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Don Rocco Musolino/2 Il re (“vangelo e massone”) monopolista d’Aspromonte che intasca(va) miliardi dalla Regione Calabria!

Cari lettori da venerdì scorso sto analizzando il decreto (una sberla da 150 milioni) con il quale il 29 marzo il personale della Dia guidata da Gianfranco Ardizzone e i Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno eseguito il sequestro preventivo a carico di Rocco Musolino, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione, su richiesta del Procuratore aggiunto Prestipino Giarritta Michele e del sostituto Stefano Musolino della locale Dda (rimando al post di venerdi).

Le indagini a carico del “re della montagna” furono avviate dai Carabinieri nel 2008, a seguito del tentato omicidio nei confronti di Rocco Musolino, noto imprenditore nel settore dei legnami.

Venerdì abbiamo visto come il presidente della sezione di Tribunale, Maria Teresa Gentile e due i giudici Alessandra Borselli e Anna Carla Mastelli siano state abilissime a descrivere il profilo di pericolosità viva, vegeta ed attuale di Musolino, lavorando in punta di diritto sul termine ‘ndranghetista. Abbiamo messo sotto la luce la sua “autorità” che portava – per i giudici e per i due pm che hanno avanzato le richieste – a dominare uomini e cose.

Oggi proseguiamo sul crinale giuridico del termine ‘ndranghetista e sulla capacità di Musolino di risolvere disaccordi e problemi sorti a Santo Stefano in Aspromonte e a Reggio Calabria, in ragione del prestigio criminale di cui godeva.

Un decreto di sequestro “capolavoro” – ripeto come ho fatto anche venerdì –perché non v’è dubbio che dipinge sottoculture e disvalori, usando una sintesi efficace.

IL RE MASSONE?

Lo stesso fanno la Dia guidata da Gianfranco Ardizzone e il Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria che – senza saper né leggere né scrivere – in un comunicato stampa congiunto affermano che «Musolino ha esercitato la propria attività sfruttando i legami con la ‘ndrangheta, che gli hanno consentito di operare ed agire, fino a raggiungere una posizione di sostanziale monopolio, con modalità di sopraffazione e intimidazione tipiche dell’impresa mafiosa, nonché sfruttando le cointeressenze in tutti gli altri settori del mondo politico, economico ed istituzionale».

E sono proprio Dia e Carabinieri che calano l’asso descrivendo, attraverso le parole del pentito Filippo Barreca, il ruolo di vertice di Rocco Musolino: «…il suo grado all’interno della ‘ndrangheta è elevatissimo, più di “vangelo”, e questo grado di mafia cumula con quello di massone…».

Le indagini hanno accertato, sempre secondo gli uomini della Dia e i Carabinieri . che Musolino, al quale viene contestato l’abusivo esercizio dell’attività finanziaria a conclusione delle indagini preliminari avviate nel 2008 – «è un imprenditore colluso che ha tratto indubbio vantaggio dalla sua vicinanza alla ‘ndrangheta, poiché tale contiguità gli ha garantito la tranquillità necessaria ad espandere la sua impresa fino ad ottenere un consistente vantaggio patrimoniale specie quando, intrattenendo rapporti economici con la Regione Calabria, ha lavorato e/o fornito prestazioni proprio in quei cantieri in cui la presenza di esponenti della ‘ndrangheta era massiccia. La contiguità ad ambienti ‘ndranghetisti ha reso evidente come i profitti ricavati dalle sue imprese abbiano costituito proprio il profitto della sua attività illecita; gli accertamenti seguiti alle attività d’indagine svolte nei suoi confronti hanno contribuito a fare chiarezza sulla caratura del personaggio e sui modi attraverso i quali ha costruito la sua ricchezza; modi tipici caratterizzanti le condotte mafiose, con riferimento sia alle interferenze nell’economia legale, al conseguimento di profitti illeciti, agli ostacoli frapposti al libero esercizio del voto, come emerge in intercettazioni risalenti a periodi di elezioni amministrative nella sua zona d’origine».

Ma andiamo con ordine perché di trippa ce n’è in abbondanza.

I RAPPORTI IN COMUNE E REGIONE

Il “re” «saggio» (come lo definiscono i tre giudici donna) viene dipinto nei suoi rapporti con gli amministratori e/o consiglieri del Comune di Santo Stefano d’Aspromonte (di cui Rocco Musolino è stato anche sindaco!) da un’informativa dei Carabinieri di Reggio Calabria del 18 settembre 2011. Le risultanze dell’informativa, da pagina 67 e seguenti, «ben fotografano l’attività dello stesso posta in essere al fine di imporre presso il suddetto Comune, persone a lui vicine, cercando di influire sui risultati della campagna elettorale del 2010 al fine di garantirsi anche in tal modo un controllo del territorio».

Da quando, nel 1968, Musolino (classe ’27) ha iniziato l’attività di imprenditore boschivo, la sua impresa (che come concorrenti, si legge nel decreto a pagina 9, aveva comunque soggetti vicini alla criminalità organizzata) è stata caratterizzata da un trend costantemente in ascesa e, si legge ancora, senza incontrare intoppi di alcun tipo è diventato uno degli imprenditori boschivi più importanti di tutta la provincia di Reggio Calabria.

Di più! La documentazione sequestrata presso l’abitazione di Musolino nel corso delle indagini ha dato conferma del fatto che la sua impresa è diventata la prima impresa fornitrice della Regione Calabria nei cantieri della fascia jonica della provincia di Reggio Calabria!

Il culmine della sua fortuna economica è stata nel triennio 86/88, quando la sua impresa ha emesso fatture alla Regione Calabria per 2,7 miliardi (del vecchio conio, direbbe qualche nostalgico). E come ti concludono le tre giudici donna? Che Musolino ha esercitato «la propria attività sfruttando i legami con la criminalità organizzata locale che gli ha consentito di operare ed agire fino a raggiungere una posizione di sostanziale monopolio con modalità di sopraffazione e intimidazione tipiche dell’impresa mafiosa nonché sfruttando le cointeressenze in tutti gli latri settori del mondo politico, economico ed istituzionale».

Guagliò, impeccabili! Quanto sarebbe bello che qualcuno potesse scavare (lo starà già facendo?) sui meandri della pubblica amministrazione che hanno permesso a Musolino di trovare autostrade spianate negli uffici, che invece ad altri appaiono neppure imboccabili.

2 – the end (la precedente puntata è stata pubblicata venerdì 5 aprile)

r.galullo@ilsole24ore.com

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