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Frosinone, “provincia” di Casal di Principe: crocevia di affari per i Casalesi e non solo – Indagini a raffica

Cosa accade a Frosinone? Anni fa, su questo blog, avevo già dedicato un articolo a questa provincia ma – alla luce di quanto è accaduto in poco meno di tre mesi – la mia curiosità su questa area geografica è tornata a riaccendersi. Spero anche la vostra, a testimonianza che le mafie non sono un marchio di fabbrica del Sud.

Prima di passare in rassegna alcuni allarmanti episodi (troppe spie rosse per non essere prese seriamente in considerazione) vi racconto cosa scrive la Direzione nazionale antimafia (Dna) nell’ultima relazione per il periodo giugno 2011/luglio 2012 consegnata alle Camere a fine 2012.

FROSINONE SECONDO LA DNA

Frosinone, sia per la sua posizione baricentrica tra Roma e Napoli, sia per la presenza degli importanti insediamenti industriali, genera l’interesse soprattutto della criminalità di matrice camorrista.

La vicinanza dei territori direttamente controllati dai casalesi e lo scarso radicamento della criminalità locale, pongono l’esponente di un clan camorrista che si insedia su tale territorio, in una posizione di assoluta egemonia. In tali “tranquille” realtà territoriali infatti, l’assoggettamento si realizza automaticamente, senza necessità di inutili minacce, cosicché l’organizzazione camorrista si atteggia con una presenza meno invasiva, assumendo iniziative violente e clamorose solo nei rari casi in cui ciò è indispensabile.

Proprio tale situazione è quella descritta dal procedimento a carico di Gennaro De Angelis – si legge testualmente nella relazione – soggetto collegato alla criminalità campana indicato da alcuni collaboratori come capo-zona del clan dei casalesi, che aveva costituito nel territorio di Frosinone e Cassino varie società per la commercializzazione di autoveicoli. Il dibattimento – in corso per associazione di stampo mafioso, truffa, falso, estorsione, corruzione, intestazione fittizia di beni – concerne anche un’associazione a delinquere collegata, facente capo a Ciro Maresca, ed operante anch’essa nel settore della commercializzazione di veicoli”.

In tutta la zona il mercato degli stupefacenti è particolarmente attivo, come dimostrano diverse indagini attivate a carico di gruppi albanesi, o di nuclei di etnia rom, o di sodalizi italiani, sovente in contatto con fornitori campani.

A Cassino è particolarmente attivo il settore della contraffazione, gestito da gruppi di matrice cinese che sovente si legano a personaggi di estrazione camorrista. Anche in questa area sono state riscontrate infiltrazioni nella gestione di attività commerciali, soprattutto nella ristorazione e nelle concessionarie di auto.

DOPO CAPODANNO

Il 14 gennaio la Direzione investigativa antimafia (Dia) di Napoli ha confiscato beni per un valore di 90 milioni appartenenti e fiancheggiatori del clan dei Casalesi.

Il decreto di confisca di beni è stato effettuato nei confronti di tre pregiudicati:

proprio Gennaro De Angelis, 69enne di Casal di Principe, di cui abbiamo visto sopra le note della Dna; Aladino Saidi, 35enne di Sora; Antonio Di Gabriele, 67enne di Crispano.

Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Frosinone – sezione Misure di Prevenzione – presieduta da Tommaso Sciascia e composta dai giudici Marina Stirpe e Giuseppe Farinella, che è anche l’estensore del decreto, al termine di un iter processuale avviato con la formulazione da parte del direttore della Dia, Arturo De Felice, di un’articolata proposta di applicazione di misura di prevenzione che aveva visto nel 2011 il sequestro d’urgenza dei beni dei tre indagati (operazione Verde Bottiglia) .

L’operazione ha consentito di sottrarre al sodalizio criminale, contiguo al “clan dei casalesi”, un patrimonio del valore stimato in circa 90 milioni , costituito da beni localizzati a Castrocielo, Cassino, Campoli Appennino, Sora, Arce e Arpino (tutti in provincia di Frosinone), Rocca di Mezzo (L’Aquila), Gaeta (Latina), Roma e consistenti in: 20 società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati,

2 ditte individuali; 26 fabbricati; 28 terreni; 19 veicoli tra cui tre Ferrari; 114 rapporti finanziari.

In particolare – scrive la Dia nel comunicato stampa ufficiale – Gennaro De Angelis, giunto nel basso Lazio all’inizio degli anni ’70, ha rappresentato, per lungo tempo un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne "caporegime", dapprima nell'organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone "Sandokan" con il quale è imparentato.

Secondo quanto emerso dalle attività della Dia, De Angelis, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza alla camorra, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso, definito “deangelisiano”, realizzando, nella propria zona d’influenza la commissione sistematica di numerosi reati, estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di autovetture, in regime di evasione Iva.

Per un periodo – continua il comunicato stampa della Dia – ha svolto anche la funzione di "procacciatore" e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di "Sandokan" ai "bardelliniani". Ha partecipato alle attività estorsive nella zona d’influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud‑pontino.

Per le capacità imprenditoriali e di intermediazione bancaria, De Angelis si era accreditato, in seno al clan, come “incaricato” dal boss "Sandokan" ad operare investimenti in Italia ed all'estero dei capitali illecitamente accumulati dall'organizzazione criminale;

Aladino Saidi è ritenuto dalla Dia organico al sodalizio camorristico deangelisiano. Socio di Gennaro De Angelis sotto un profilo finanziario ed economico, si è impegnato, in particolare, nell’articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio;

Antonio Di Gabriele è ritenuto dalla Dia un uomo di fiducia e prestanome di De Angelis, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni
di beni, nonché reati  contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro.

«Gennaro De Angelis – ha ribadito Maurizio Vallone capo della Dia di Napoli – punto di riferimento del clan dei Casalesi nel basso Lazio, nel corso degli anni ha commesso numerosi reati, come truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione automobili in regime d'evasione Iva. Al sodalizio dedito all'evasione dei tributi si è unito Aladino Saidi, socio di De Angelis sotto il profilo finanziario ed economico, il quale si è impegnato nell'articolazione della frode all'Erario. Antonio Di Gabriele sarebbe un semplice prestanome di De Angelis».

Al provvedimento di confisca è stata annunciata opposizione presso la Corte d'Appello di Roma da parte degli avvocati Arturo Buongiovanni e Pier Paolo Dell'Anno. «Premesso che appelleremo il decreto – hanno detto i due avvocati – c'è da specificare che non c'è alcuna ipotesi di reato che lega la figura di Gennaro De Angelis e di Aladino Saidi all'associazione a delinquere di stampo camorristico».

Per correttezza – visto che il giornalista non è un giudice – ho riportato ambo le campane (anzi, se la Corte d’Appello di Roma si fosse pronunciata, spero che mi venga comunicato da chi ne fosse a conoscenza. Ho girato per saperlo ma non ne ho avuto traccia).

21 GENNAIO: TOCCA AI ROM

Andiamo avanti in questa carrellata sui fari accesi dalle Forze dell’ordine e dalla magistratura su questa provincia. Il 21 gennaio la Guardia di finanza di Fiuggi ha dato esecuzione ad un provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Frosinone, provvedendo a confiscare: 56 rapporti bancari; 6 auto di grossa cilindrata; 5 terreni; 2 immobili di pregio con annessa piscina e dependance, per un importo complessivo di oltre 4 milioni.

Nel corso dell'operazione i militari della tenenza di Fiuggi hanno rilevato che su un terreno sottoposto a confisca era stata realizzata una scuderia di cavalli, costruita con materiali di pregio, già sequestrata da altra forza di Polizia per violazioni alla normativa urbanistica.

I beni fanno capo ad un'organizzazione criminale riferibile ad un nucleo familiare di etnia rom, stabilmente dimorante tra Frosinone ed Alatri e attiva, sin dagli anni '90, in tutta la provincia di Frosinone, per il compimento di vari reati, principalmente truffe, estorsioni, falsi e lesioni personali, che hanno consentito all'organizzazione di disporre anche di grandi liquidità.
Il continuo coinvolgimento in attività criminali, ricorrenti e sistematiche ha creato, nel tempo – si legge con non poco stupore nel comunicato stampa delle Fiamme Gialle – all'interno del tessuto sociale anche un timore reverenziale nei confronti dei soggetti sottoposti a misura di prevenzione”.

7 FEBBRAIO: PARLO CON LE ANTILLE?

Dopo circa 6 mesi di indagini la Guardia di finanza di Ceprano ha concluso una complessa ed articolata attività investigativa, coordinata dall’Autorità giudiziaria di Frosinone, che ha permesso di assestare un duro colpo all'evasione fiscale.

A finire nel mirino delle Fiamme Gialle sono stati alcuni operatori economici operanti nel frusinate, i quali intrattenevano rapporti d’affari – ritenuti sospetti – con una società operante nel settore della telefonia, con sede a Roma, amministrata da un cittadino inglese.

Lo sviluppo e l'approfondimento degli interessi economici sul cittadino inglese, riconducibili a vari soggetti economici operanti sul territorio nazionale e con collegamenti in altri Paesi, anche extra europei come le Antille olandesi – noto paradiso fiscale – hanno consentito di individuare la società, che negli ultimi anni ha effettuato un volume di vendite per importi considerevoli grazie ai numerosi clienti sparsi in tutta Italia, omettendo tuttavia, in maniera sistematica, di presentare le dichiarazioni fiscali.

Le investigazioni eseguite hanno consentito di ricostruire il volume di affari realizzato dalla società romana negli ultimi anni e di quantificare una base imponibile sottratta a tassazione per un ammontare complessivo di 16 milioni e violazioni all'Iva per oltre 3 milioni in termini di imposta evasa.

Il legale rappresentante della società è stato segnalato per i reati di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali e di occultamento delle scritture contabili; nei suoi confronti, inoltre, è stata richiesta l'applicazione dell'istituto del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per valore equivalente all'imposta complessivamente evasa dei beni mobili ed immobili di proprietà.

21 FEBBRAIO: UN SALTO IN BULGARIA

Dopo oltre un anno di complesse indagini, la Guardia di finanza di Ceprano ha portato a termine un'attività investigativa che ha consentito di scoprire un’altra, ingente evasione fiscale.

Le indagini delle Fiamme gialle, coordinate dalla Procura della Repubblica di Cassino, sono scaturite dall'approfondimento della posizione fiscale di un soggetto economico con interessi economici in Ciociaria, proprietario di diversi beni immobili nei più importanti Comuni della provincia.

Lo sviluppo ha consentito di individuare rapporti economici ritenuti sospetti intrattenuti dal soggetto con una società romana attiva nel settore delle costruzioni edili, il cui amministratore, già gravato da specifici precedenti penali per reati tributari e societari, al fine di evadere le imposte e sottrarsi al pagamento dei tributi dovuti, ne ha affidato la gestione ad un prestanome, di nazionalità bulgara, che ha fittiziamente trasferito la sede in Bulgaria.

Successivamente, tale società è stata fraudolentemente svuotata di tutti i beni e dei crediti, in maniera da sfuggire all'azione di recupero, anche coattiva, di tutti i creditori (incluso il Fisco), rendendosi di fatto irreperibile nel territorio nazionale.

Lo sviluppo e l'approfondimento della posizione fiscale della società romana – che già, prima del fittizio trasferimento all'estero, aveva omesso di presentare parte delle dichiarazioni annuali ai fini delle imposte sui redditi e dell'Iva – eseguiti anche attraverso lo strumento delle indagini finanziarie, hanno consentito di pervenire alla quantificazione di una base imponibile sottratta a tassazione per un ammontare complessivo di oltre 18 milioni e violazioni all'Iva per circa 3 milioni in termini di imposta evasa.

L'imprenditore italiano e il prestanome bulgaro, entrambi domiciliati a Roma, sono stati segnalati per i reati di infedele e di omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali, di occultamento delle scritture contabili e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

28 FEBBRAIO: DALLA FRANCIA CON FURORE

La Guardia di finanza di Cassino ha portato alla luce l’ennesima – in poco
meno di due mesi – rilevante evasione fiscale posta in essere da due società collegate, entrambe del Cassinate, operanti nel settore del commercio di autoveicoli che, nel periodo tra il 2007 e il 2011, ha sottratto alle casse dell'Erario basi imponibili ai fini delle imposte dirette per oltre 26 milioni, rendendosi altresì responsabile di violazioni in materia di imposta sul valore aggiunto per oltre 2,6 milioni.

Le Fiamme Gialle hanno eseguito due complesse verifiche fiscali nel corso delle quali hanno fatto ricorso anche alle indagini finanziarie (accertamenti bancari) nei confronti delle società e di tutte le persone che le hanno gestite individuando un articolato sistema fraudolento che ha consentito al soggetto seguito dalle Fiamme Gialle di conseguire consistenti e indebiti risparmi di imposta nel corso degli ultimi anni.

In particolare, è stato appurato che l'amministratore di entrambe le società, un quarantaduenne di origini francesi e residente a Cassino, effettuava transazioni riferibili all'azienda attraverso i propri conti correnti personali, con ciò occultando al Fisco gran parte delle risorse finanziarie correlate alle operazioni economiche delle sue imprese. L'imprenditore è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino per i reati di dichiarazione infedele relativamente agli anni dal 2007 al 2010 e omessa dichiarazione dei redditi per gli anni 2010 e 2011, per i quali lo stesso è risultato un evasore totale.

5 MARZO: MANCAVA SOLO CASAL DI PRINCIPE

La Guardia di Finanza di Cassino ha recuperato a tassazione basi imponibili per circa 64 milioni nei confronti di una holding societaria operante nel Cassinate, nel settore della rivendita di autoveicoli, composta da più imprese tra loro collegate la quale, in modo completamente sconosciuto al Fisco, gestiva – di fatto – una pluralità di soggetti economici, quasi tutti dediti alla perpetrazione di una pluralità di frodi fiscali.

L'attività ispettiva è stata avviata a seguito di indagini di polizia giudiziaria disposte da diverse autorità giudiziarie e, da ultimo, di un procedimento di prevenzione del Tribunale di Frosinone, il quale ha, tra l'altro, ribadito l’esistenza di patrimoni sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati ai fini fiscali in capo al soggetto investigato, un sessantanovenne originario di Casal di Principe (Caserta) e residente a Cassino.

Le indagini avevano permesso agli organi di polizia giudiziaria inquirenti di rilevare sostanziali collegamenti tra detto soggetto, autentico "dominus" della holding verificata e la criminalità organizzata campana, in quanto lo stesso risultava fungere da punto di riferimento per il territorio frusinate di un sodalizio camorristico della Provincia di Caserta. Nei suoi confronti erano stati ipotizzati vari reati, tra cui quelli di intestazione fittizia di beni, falso e frode fiscale, aggravati dall'aver agevolato un'organizzazione di stampo mafioso, nonché reati associativi proprio in materia di criminalità organizzata ed erano stati altresì sequestrati ingenti patrimoni ad esso riferibili.

L’esame analitico degli atti di indagine e dei provvedimenti delle Dda di Roma e Napoli e del Tribunale di Frosinone ha permesso di accertare l'esistenza di una vera e propria holding occulta, che faceva capo al soggetto investigato, che era il beneficiario economico degli indebiti vantaggi fiscali ottenuti grazie a varie frodi fiscali poste in essere da un gruppo di società tra loro collegate, formalmente intestate a terzi ma, di fatto, tutte gestite dall'indagato.

La quantificazione dei proventi illeciti ha consentito di accertare che la holding dell'indagato (denunciato alla Procura della Repubblica di Cassino per reati di natura tributaria) ha conseguito, dal 2001 al 2008, illeciti proventi per ammontare complessivo pari a circa 64 milioni, rimanendo completamente sconosciuta al Fisco.

r.galullo@ilsole24ore.com