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Operazione Ada/5 La cosca di ‘ndrangheta Iamonte sfida le altre mafie in Lombardia: a Desio e in Brianza si muove come a casa propria

Se avete letto i miei post del 13, 14, 15 e 19 febbraio ai quali rimando, sapete che – con l’operazione Ada eseguita dal comando provinciale dei Carabinieri, orchestrata e diretta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri e dal pm Antonio De Bernardo – è stato arrestato il sindaco di Melito Porto Salvo, Gesualdo Costantino, eletto con una lista civica al Comune ma vicepresidente della Provincia di Reggio Calabria in quota Pd dal 2006 al 2011. Il prefetto di Reggio Calabria, Vittorio Piscitelli, lo ha sospeso dalla carica.

Da giorni sto trattando alcuni spunti di particolare interesse di questa operazione. Prima gli appetiti della cosca Iamonte sulla centrale a carbone di Saline Joniche (si veda il post del 13 febbraio), poi il condizionamento del voto degli extracomunitari (si veda il post del 14), il tentativo di porsi al riparo di figure istituzionali del Pd (si veda il post del 15) e di figure istituzionali del Pdl (si veda il post di ieri). Al netto delle eventuali millanterie (le persone chiamate in causa non sono comunque coinvolte nell’indagine giudiziaria e sono dunque estranee ai fatti) resta il fatto che il tentativo di agganciare la politica (come vedremo anche nell’articolo di domani) è una costante per la cosca Iamonte.

Oggi comincerò ad entrare nel dettaglio degli affari economici della cosca in Lombardia.

In una conversazione intercettata, Giovanni Tripodi (arrestato e così descritto in un passo dell’ordinanza: “il suo rapporto con i vertici della cosca: Remingo e Carmelo Iamonte è di subordinazione ma anche alle volte di insofferenza con aneliti di autonomia puntualmente frustrati dal continuo ricorso al boss, soprattutto Remingo, al quale risponde di continuo dell’intero suo operato”) sottolinea come non tema affatto la concorrenza di imprenditori collegati alla criminalità organizzata di altre regioni (…io ti posso dire sono qua e non c'è problema…sono a Milano e non c'è problema…sono a Roma e non c'è problema…ci possono essere napoletani, ci possono essere siciliani, ci possono essere greci, ci possono essere…che ce la discutiamo…come vuoi e dove vuoi…problemi zero!…).

L’indiscusso potere acquisito nel circondario del capoluogo lombardo, si legge nell’ordinanza a pagina 523, è il frutto di una costante azione prevaricatrice che, come a Melito Porto Salvo, prevede azioni di forza nei confronti di quanti non vogliono sottostare alle regole imposte dalla cosca (ecco ad esempio cosa dice in una telefonata intercetta Tripodi:“…se voglio soldi…che voglio…quello che voglio…io arrivo…che voglio?…cinquanta persone che vengano con me per rompergli le corna a Antonio …omissis…?…dico per dire…io non vengo nemmeno…basta che glielo indichi… ed Antonio …omissis… è finito là...”).

Giovanni Tripodi, classe 71, detta all’ascoltatore, si legge ancora testualmente nell’ordinanza firmata dal Gip Cinzia Barillà, parole pesanti come la pietra per descrivere il motto su cui si fonda il suo potere e più in generale quello degli uomini che rivestono un ruolo di vertice nell’ambito delle consorterie mafiose: ignoranza e miseria (anzi serve prima la gente ignorante, perché la gente ignorante e che non ha soldi), che genera paura e bisogno, che danno vita alla soggezione e che rendono possibile ed impunito uno spregiudicato uso della forza per decretare la fine economica e morale di ogni potenziale rivale… La matrice di tanto potere è sempre la stessa, con le sue variegate ramificazioni, come si è visto nei capitoli, che precedono e si colloca in via inequivocabile sotto l’ampia egida della cosca Iamonte, allorché non a caso viene citato Desio…”.

A domani con la marcia su Roma della cosca Iamonte.

5 – to be continued (le precedenti puntate sono state pubblicate il 13, 14, 15 e 18 febbraio)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Andrew |

    Andrew Verduci Io penso che sul 41 bis, su questi fatti di Melito P.S. e sui magistrati, procuratori, prefetti eccetera, che fanno propaganda e scrivono libri pieni di sensazionalismo e pregiudicano casi di cui si deve interessare la corte di giustizia, bisogtna che s’interessi la corte d’Europa e l’Assemblea delle Nazioni Unite….E’ chiaro che in Italia esiste solo il caos ed i diritti umani sono stati abbrogat…In oltre, ci sono giornali ed altri mezzi di media che vogliono, dico vogliono, la mafia e la ndrangata…Come farebbero a sopravvivere e prosperare altrimenti?…Senza la ndrangata certi giornali non venderebbero nemmeno una sola copia…La calunnia non e’ liberta’ di espressione: una volta si chiamava “INFAMITA’ e veniva pagata caramente…Intanto, per colpa di gente che vuole far carriera a tutti i costi, ci sono quelli che languiscono nelle galere con accuse non provaten…accuse che ormai sono state irreperibilmente contaminate…se tirate abbastanza fango in faccia ad un innocente,eventualmente gli sporcherete il viso…una parte del fango rimane…

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