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Agenda Monti/1 Lotta alla corruzione e all’evasione: principi generici che vanno rafforzati per colpire nel segno

Per il momento poca cosa, che stupisce ma non spegne la speranza che i fili si rafforzino e diventino una trama a maglie d’acciaio.

Parlo e scrivo dell’Agenda Monti, che ormai da giorni campeggia sui media.

Doverosi i riflettori accesi sulle parte dedicata allo sviluppo economico, alla finanza, al fisco. Incomprensibile che quei riflettori non siano stati accesi (e non si accendano) sulle ultime pagine di quell’Agenda, dedicate a corruzione, evasione fiscale, economia sommersa, giustizia, sicurezza e mafie. Temi vitali per un Paese allo sbando.

A queste pagine faccio riferimento (non al resto dell’Agenda che lascio ai competenti delle singole materie) ai post che dedicherò alle riflessioni scritte dal Presidente del consiglio dimissionario. Oggi il primo.

Forse tutti i torti – chi i riflettori non li ha accesi – non li ha, perché quelle pagine sembrano non riflettere sul punto vitale: i principi di legalità e di lotta all’evasione e alle mafie (due volti della stessa medaglia) devono essere scolpiti nell’incipit dell’Agenda. Senza non si va da nessuna parte perché la legalità e la sicurezza sono premesse e non appendici per la rinascita economica e sociale di questo Paese e per poter attrarre investimenti da parte di chi all’estero, pensa ancora che l’Italia sia pizza, spaghetti e mandolino.

Due pagine – in alcuni passi ripetitive, forse per allungare il brodo per mancanza di idee, forse per rimarcare principi cari – che devono essere prese per quello che lo stesso Professor Monti dichiara in premessa: un primo contributo ad una riflessione aperta per cambiare l’Italia e riformare l’Europa con un impegno comune.

Alle voci corruzione, evasione fiscale, economia sommersa ci sono dichiarazioni di principio. L’evasione fiscale, si legge, va combattuta identificando “innanzitutto le grandi aree di illegalità”. Strano. Da parte di chi da decenni siede negli osservatori economico-finanziari nazionali, europei e mondiali, ci si sarebbe aspettata l’indicazione delle grandi aree di illegalità. Si conoscono. Le conoscono tutti. Perché non darle un nome e magari anche un cognome? Perché non dire come aggredirle? Per non inimicarsi una parte del possibile ed eventuale elettorato? Sarebbe un brutto segnale perché l’Italia e gli italiani non ne possono più delle parrocchie e delle parrocchiette, delle caste e dei privilegiati, dei feudi e dei reami.

Molto interessante invece l’accenno fatto alla necessità di “introdurre meccanismi di tracciabilità dei pagamenti”. Se vuol dire bando ai contanti e largo all’uso delle carte di credito, benvenga. Se vuol dire meticoloso e trasparente percorso di tutta la filiera dei pagamenti – tra pubblico e privato e tra privati – benvenga.

Benvenga anche l’annuncio dell’introduzione di una “coerente disciplina del falso in bilancio”, pressoché smantellata colpevolmente negli ultimi anni. Ma come? Ecco, gli italiani vorrebbero saperlo, così come vorrebbero sapere come andrebbe “completata la normativa sull’anticorruzione, l’antiriciclaggio e l’autoriciclaggio” e come andrebbe rivista la “riduzione dei termini di prescrizione per garantire in modo più adeguato l’azione di prevenzione e contrasto di diversi gravi reati”.

Norme rigorose – si legge nelle ultime righe del paragrafo dedicato a questi argomenti – devono essere introdotte per favorire l’emersione dell’economia sommersa, che costituisce una forma di concorrenza sleale per le imprese e i lavoratori onesti.

Bene: queste cose le sanno tutti. Anche gli studenti del primo anno di ragioneria. Ma, di grazia, nel secondo “contributo ad una riflessione aperta”, come si legge nell’incipit dell’Agenda, è lecito saperne di più?

La risposta è si, partendo magari da una frase scolpita: “Sarà possibile aggredire la corruzione solo e quando tutti i rapporti tra pubblico e privato saranno completamente trasparenti e certi: dalla fase informale a quella contrattuale”. L’Italia non è un Paese più corrotto degli altri. Nossignori. Ha solo un piccolo problema: sulla corruzione (il cui pallino è in mano alla cosa pubblica) si fondano percorsi di vita, carriere e profili economici. Ergo: fa comodo a molti. Ma non è più sopportabile, non è più tollerabile: la parte sana del Paese è stufa di pagare, soprattutto al Sud, un prezzo altissimo, vale a dire il diritto scambiato per favore.

Ne vogliamo prendere atto? Bene. E allora va spiegato come aggredire la corruzione fissando regole chiare e trasparenti e scolpendo sanzioni certe. Il resto sono chiacchiere e distintivo.

1 -to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

  • pasquale montilla |

    Sinceramente non vi e’ alcun dubbio sulla necessita’di riflettere che lo stato da solo puo’ poco contro le mafie se infiltrate nel proprio midollo spinale.Basta leggere la drammatica ultima lettera del fratello di Borsellino per capire in che stanza putrida siamo finiti.Borsellino e le stragi di mafia ci insegnano che la partita si e’ chiusa contro le mafie nel 92 e i nuovi partiti un regime in maschera.
    Lo stato mafioso ha vinto ,la Medusa osserva ogni singolo tentativo di rivolta partigiana fermandola.Li chiamano equilibri mafiosi necessari.Ai pecorai la mano armata del sistema politico colluso e guai ad opporsi.L’angenda Monti una promessa inutile o un probabile nuovo accordo non ben decifrato tra le parti.
    Pasquale Montilla

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