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Agli interpreti cinesi e albanesi 5 euro all’ora (e sono a rischio morte). Il pm antimafia Tommaso Coletta: “Meno della mia cameriera!”

Cari amici di blog, proseguo con il racconto dell’audizione in Commissione antimafia, il 24 ottobre, del procuratore capo della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi e dei sostituti procuratori Tommaso Coletta ed Ettore Squillace Greco. E proseguo con il raccontare ciò che ha aggiunto il prefetto di Firenze Luigi Varratta.

Il tema – dopo aver affrontato quelli della criminalità russa e di quella cinese – è quello delle mafie internazionali, sempre più presenti in Italia. In particolare la difficoltà di capire cosa mai dicano tra di loro (e quindi di quali traffici parlino e di quali azioni criminali disquisiscano).

Nel post di ieri abbiamo visto della incredibile difficoltà nel tradurre non tanto dal mandarino (la lingua più parlata in Cina) in italiano quanto dai vari dialetti (vere e proprie lingue) al nostro idioma.

Un problema, si badi bene, comune a tutti gli interpreti, ben inteso, e non soltanto a quelli cinesi, perché ci sono traduzioni anche dall'albanese, dall'arabo e così via. Gli interpreti vengono pagati a vacazione, termine con il quale si intende un'unità temporale di due ore e quindi le Procure devono liquidare quello che dice la legge. Per la prima vacazione – quindi per le prime due ore di lavoro – vengono liquidati 14 euro; per la seconda vacazione – quindi per le seconde due ore – 8,15 euro: ciò significa che per fare un lavoro di quattro ore gli interpreti ricevono circa 23 euro. “La mia cameriera ad ore prende molto di più”, conclude amaramente Coletta.

Il capo della Procura di Firenze Giuseppe Quattrocchi, va giù ancora più duro. “Tenete presente che per rimediare un po' a questa miseria e raddoppiare il compenso succede che spesso ci si inventi, perché a volte ce lo inventiamo – afferma di fronte a sbigottiti commissari – la difficoltà nell'operazione di traduzione e qualche volta io, che sono a capo dell'ufficio, sono costretto a tagliare queste operazioni di raddoppio, sia pur con la morte nel cuore, per non incorrere nelle responsabilità contabili sulle quali potrei essere chiamato a rispondere”.

“Inoltre, essendo quella cinese una comunità chiusa – ha affermato il sostituto Squillace Greco – , è molto più semplice di quanto si possa immaginare riuscire a condizionare il soggetto che fa da interprete. Abbiamo, ad esempio, un'enorme difficoltà a celebrare i processi, perché hanno paura: pensiamo al famoso taglio della mano, di cui ha parlato il collega Coletta”.

Non c’è che dire: la lotta alle mafie, in Italia, è una cosa seria. Ma perché non chiamare le cameriere (alle quali va tutto il mio rispetto) a combatterla? Magari, visto che guadagnano un po’ di più dei traduttori e degli interpreti, sarebbero un pizzico più motivate!

3- the end (le precedenti puntate sono state pubblicate l’11, 12 e 13 dicembre)

r.galullo@ilsole24ore.com

  • mario deidda |

    Io sono un interprete e con molto piacere ho letto l’articolo , e speriamo che legalmente si metta fine a questo tipo di pagamento che è quasi ridicolo . Non solo combattere le mafie significa anche assumere a livello statale , personale straniero che può diventare un poliziotto e quindi tutelato dalla legge –
    distinti saluti – mario deidda

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