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Tripodi (PdCi): “Gli autori della bancarotta di Reggio Calabria spariscano” e rilancia l’estensione della legge Rognoni-La Torre

Cari lettori,

sui servizi relativi alla drammatica situazione che sta vivendo Reggio Calabria, (ri)pubblicati su questo blog ieri, 26 novembre (dopo l’uscita sul quotidiano il 21 novembre), ho invitato i politici a intervenire nel dibattito.

Come avevo ampiamente previsto e scritto, silenzio (anzi: omertà) totale. I politicanti sono abili a parlare. Ma con le chiacchiere e non con le idee e la forza del pensiero.

Ho ricevuto e pubblico la sola lettera, molto dura, di Ivan Tripodi, segretario cittadino del PdCI di Reggio Calabria.

Onore a lui, che ha il coraggio di esporsi. E che nessuno dica: ah, ma per lui è facile, fa parte di un partito che non ha neppure una rappresentanza parlamentare. Magari vuol farsi pubblicità.

Balle. La politica è assunzione di responsabilità e coraggio delle proprie idee che, a maggior ragione, sono e devono essere pretese dalla collettività amministrata da parte di chi ha la maggioranza dei consensi e ha amministrato o da parte di chi è all'opposizione con una larga rappresentanza consiliare. Ma in Calabria maggioranza e opposizione spesso si confondono e quanto a voti e consensi, sempre più spesso, rappresentano, scambio di favori e promesse.

Tripodi pone – nella sua crudezza – problemi molto seri sui quali mi piacerebbe che intervenissero i politici di quella città. Tutti. Di destra, centro e sinistra.

Tripodi ha rotto il ghiaccio e ha avuto il coraggio di esporsi. Sarebbe bello che altri (non solo politici ma anche i cosiddetti esponenti della società civile) lo seguissero e commentassero (anche questa lettera). Accadrà? La vedo ancora più dura….

r.galullo@ilsole24ore.com 

Gentile dott. Galullo,

ho letto con molta attenzione il suo puntuale e approfondito reportage su Reggio Calabria, pubblicato sul Sole-24 Ore di mercoledì 21 novembre e riproposto sul blog.

Ancora una volta la sua penna, chiara quanto “affilata”, ha colpito pienamente nel segno; fra l’altro, l’intervista, quasi uno scoop, al prefetto Vincenzo Panìco, Commissario straordinario del Comune di Reggio, ha rappresentato un ghiottissimo spunto di riflessione e di concreta analisi.

Si è trattato di un focus di indubbio valore sia per il merito degli argomenti trattati (su cui ritornerò), che per una solida azione finalizzata a mantenere accesi i riflettori su una realtà territoriale che, come è stato spesso affermato, è caratterizzata dal subire un costante cono d’ombra informativo. Ben vengano, quindi, la sua schiettezza e il suo costante disturbo del “noto manovratore”, il quale, già da tempo, le ha lanciato una sorta di moderna fatwa con rito calabrese, attraverso la forzosa iscrizione nella folta schiera dei “cialtroni e nemici di Reggio”: una strana e informe categoria alla quale appartengono giornalisti, esponenti politici e liberi cittadini; anche il sottoscritto, per mera informazione, è stato cooptato in questo bizzarro sodalizio.

La colpa, anzi il merito, di questa categoria di persone è quella di avere denunciato il putrido sistema di potere affaristico-mafioso che ha letteralmente distrutto e raso al suolo la città. Dopo l’auspicato, quanto inevitabile, scioglimento del Comune di Reggio, deciso lo scorso 9 ottobre, per gravi contiguità mafiose, era indispensabile e improcrastinabile che si arrivasse al redde rationem in merito all’entità e alla quantificazione del buco nelle casse comunali provocato dal nefasto decennio amministrativo caratterizzato dal famigerato “modello-Reggio”, un metodo amministrativo coniato e portato avanti dall’ex sindaco, il “manovratore” Giuseppe Scopelliti, attuale presidente della regione Calabria, e proseguito pedissequamente dai suoi due successori gli ex sindaci Giuseppe Raffa, attuale presidente della provincia di Reggio e Demetrio Arena.

Come noto, l’accelerazione si è avuta a seguito di una delibera-choc della Corte dei Conti notificata, qualche giorno, alla terna commissariale guidata dal prefetto Panìco, nella quale vi è una dettagliata quantificazione del debito che raggiunge la cifra spaventosa di circa 679 milioni e, contestualmente, si preavvisa che, tranne qualche miracolo, si è ad un passo dalla dichiarazione di dissesto finanziario.

La tragica realtà sta finalmente emergendo nella sua cruda drammaticità di numeri e cifre paurose che sono un pesante pugno nello stomaco di tutti i reggini. Per lunghi anni abbiamo denunciato, spesso in perfetta solitudine, subendo minacce e quotidiani attacchi personali, la vergognosa spregiudicatezza di una gestione amministrativa che si è caratterizzata per mera occupazione militare del potere che veniva esercitato in maniera esclusivamente clientelare e senza alcun limite etico e morale (le inchieste e gli arresti dei protagonisti non si contano più…). Infatti, come ha scoperto la Magistratura, le cosche della ‘ndrangheta hanno co-gestito grandi fette del business istituzionale reggino, a partire dalle società miste Multiservizi e Leonia che hanno rappresentato il vero grumo di tutti gli interessi, nonché il crocevia degli affari della città. Società miste, quindi, alla stregua di moderne galline dalle uova d’oro nella piena disponibilità delle famiglie mafiose che, nei fatti, erano addirittura in società con il Comune.

Una vera e propria follia amministrativa che non ha eguale da nessuna parte del pianeta.

A Reggio si è, pertanto, oltrepassata anche la più florida fantasia. L’ultima mela avvelenata, diretta conseguenza del decennio di Scopelliti (in primis), Raffa e Arena, è costituita dal recentissimo avviso con il quale è stato comunicato che, per la prima volta nella storia cittadina, l’accredito degli stipendi dei dipendenti comunali del mese di novembre subirà un rinvio sine die. Tenuto conto che a Reggio il Comune rappresenta un  grosso polmone occupazionale, si potrà immaginare l’effetto che la notizia, a meno di un mese dalle festività natalizie, ha avuto sui dipendenti e, più in generale, sulla città.

Finalmente i reggini si sono svegliati; un triste risveglio. Oggi, sono scioccati e nauseati per la violenza morale che hanno incolpevolmente subito. Un vero e proprio tradimento consumato alle spalle di una città che, oggi, è devastata e massacrata.

Su un punto è, però, doveroso esprimere una posizione chiara e netta; si deve tentare, in tutti i modi e con ogni mezzo, di evitare la dichiarazione di dissesto finanziario.

Sarebbe un’ulteriore ingiusta punizione nei confronti dei cittadini che dovrebbero pagare per questa sit
uazione drammatica provocata dai famigerati personaggi del centrodestra.

E’, quindi, errato scaricare sui reggini gli effetti di precise, personali e soggettive responsabilità. I Commissari hanno deciso di aumentare le tariffe e le aliquote al massimo consentito. Specie in questa drammatica fase di pesantissima crisi finanziaria, non è, assolutamente, una ricetta opportuna, né risolutiva. Occorre un intervento straordinario del governo nazionale per evitare il dissesto; un aiuto che, però, deve coincidere con l’immediata rimozione da ogni incarico amministrativo dei massacratori di Reggio, a partire da Scopelliti e Raffa, che, peraltro, con il dissesto finanziario sarebbe automatica.  Le parole del prefetto Panìco, per quanto legate alla cruda realtà dei fatti e delle casse vuote, lasciano, oggettivamente, pochi spazi di manovra ed evidenziano la difficoltà del percorso, decisamente strettissimo, che separa la città dal dissesto.

A Reggio, tutt’oggi, accadono cose molto strane. Infatti, nonostante l’evidente drammaticità degli eventi, è incredibile il tentativo di strenua resistenza che, senza alcun senso del pudore, stanno portando avanti tutti i vertici, Presidenti e Cda, delle società miste o in house del Comune di Reggio. Si tratta di personaggi che sono diretta e inequivocabile emanazione della giunta comunale sciolta per mafia. Banale correttezza e basilare garbo istituzionale avrebbero suggerito, anzi obbligato, la presentazione delle immediate irrevocabili dimissioni nelle mani dei Commissari straordinari. Invece no, niente di tutto ciò: queste facce di bronzo sono ancora comodamente sedute nelle ben remunerate poltrone di vertice delle società comunali. Una situazione di imbarazzo che i commissari sono costretti a vivere e subire, speriamo, ancora per poco tempo.

Auspichiamo che gli stessi Commissari, – ai quali, ovviamente, nessuno deve tentare di tirare la giacca, – siano molto cauti e attenti anche negli aspetti della quotidiana azione amministrativa. A Reggio i simboli hanno valore e anche i piccoli segnali sono percepiti e vissuti con profonda partecipazione. In tal senso, vi sono altissime figure della burocrazia comunale, nominate su base fiduciaria dal centrodestra, che stanno tentando di riciclarsi e di resistere incollati alle poltrone. Mantenere nei posti apicali questi soggetti che hanno avuto piena corresponsabilità nella bancarotta etica, morale e finanziaria della città non è assolutamente “potabile” per tutta la città e, inoltre, rappresenta un serio rischio nella chiara azione di discontinuità che il prefetto Panìco, come ha dichiarato nella citata intervista, vuole portare avanti nella sua gestione amministrativa.

E’, quindi, ovvio che le precise e ineludibili responsabilità relative al buco finanziario di Reggio sono da addebitare nei confronti di Scopelliti, Raffa e Arena e di tutti quegli amministratori (consiglieri e assessori) e quei dirigenti comunali (molto spesso esterni e strapagati) che hanno avallato, condiviso e votato scelte e decisioni che hanno prodotto l’odierna situazione di default. Per essere chiari fino in fondo, auspichiamo che paghino i diretti responsabili: si proceda rapidamente ad aggredire, senza se e senza ma, i patrimoni personali (beni mobili e immobili) dei protagonisti del tragico decennio amministrativo procedendo alla loro confisca. In tal senso, la proposta di applicare la legge La Torre-Rognoni nei confronti di sindaci e amministratori che causano danni contabili è giusta e opportuna (si veda su questo blog il suo servizio del 23 novembre).

Una riflessione finale è doverosa: ben due tra gli ex sindaci che hanno portato Reggio Calabria alla bancarotta sono gli attuali, speriamo ancora per poco, presidenti di provincia e regione. Preso atto degli enormi danni che hanno prodotto al comune di Reggio reputiamo offensivo che, al di là dell’odierno iter legislativo in materia di dissesto, proseguano a guidare due enti come la Regione e la Provincia.

Pensare che Raffa e Scopelliti gestiscano, ancora oggi, la cosa pubblica è fonte di enorme preoccupazione. Sarebbe, quindi, opportuno che rassegnassero immediatamente le dimissioni. E’ la nostra richiesta che coincide perfettamente con l’unanime sentire comune dell’opinione pubblica stanca, tradita e schifata dai personaggi che hanno la responsabilità storica del totale fallimento della città.

La vicenda reggina consegna nitidamente alla storia della città una verità limpida e incontrovertibile: i veri cialtroni e nemici di Reggio sono coloro i quali l’hanno barbaramente distrutta e ridotta nella tristissima situazione odierna.

Grazie dott. Galullo, per il suo impegno a favore di questa terra e per il coraggio, non comune, che quotidianamente evidenzia nel lottare contro la ‘ndrangheta e il malaffare.

Con grande stima,

Ivan Tripodi

Segretario cittadino del PdCI di Reggio Calabria

  • Pasquale |

    Bisogna arrivare a sentenze che facciano emergere la verita’, dopodiche’ pignorare tutti i beni ( a titolo di rimborso ) con effetto immediato di questi personaggi che hanno derubato il futuro nostro e dei nostri figli.

  • nuccia |

    BRAVO IVAN
    E’ il coraggio che manca alla stragrande maggioranza, il tuo.
    grazie

  • Gabriele |

    Condivido al 100%. Bisogna recuperare il maltolto e non dare scampo ai ladri che hanno saccheggiato Reggio. Fortunatamente, nella complicità trasversale che vige da sempre, c’è qualcuno che ha gli attributi per dire queste cose. Bene Tripodi

  • bartolo |

    dal vangelo di giovanni: (8,32) “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.
    ecco, bisogna far ricorso al vangelo di giovanni per capire il motivo per cui reggio calabria è la città più incatenata esistente al mondo.
    in terra di ndrangheta, chiunque va al potere è obbligato a dialogare con essa: dopo il varo delle leggi razziali, l’accesso nelle stanze dei bottoni, rimase libero per il transito degli allocchi (raffa e scopelliti), mentre tutti i gatti, ma acor più le volpi, si leccavano sconsolati le ferite delle sonore sconfitte elettorali.
    avanti. è il momento dei gatti e delle volpi; ma, non quello della verità!
    p.s.
    ovviamente, ivan non rientre nelle metafore.

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