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LOMBARDIA CRIMINALE/ Il tiro a volo nelle nebbie pavesi della Lomellina dove si spara e si danno cariche mafose

Chi di voi – fuori dalla provincia di Pavia – sa cos è la Lomellina alzi la mano. Ve lo dico io con sintesi brutale: è una zona piena di risaie, di zanzare, di nebbia, di gente laboriosa e taciturna.

Insomma: il luogo ideale nel quale mimetizzarsi. Bene lo sanno Rosario, Pasquale e Salvatore Fraietta, fratelli originari di Guardavalle (Catanzaro) ma residenti in due paesi della Lomellina: Tromello e Robbio. Uno – Pasquale – è da tempo domiciliato nel carcere milanese di Opera per l'omicidio di Francesco Calabretta commesso il l0 luglio 2010 (fu colto in flagranza di reato) e precedentemente condannato per la cosiddetta "strage di Guardavalle" (22 anni di carcere per omicidio plurimo commesso a Guardavalle il 4 agosto 1991 ai danni di Francesco e Cosimo Emmanuele e Primo Antonio Procopio).

 

Vi chiederete: chi sono costoro? Ve li fotografo attraverso la testuale descrizione che ne fanno i magistrati della Procura distrettuale antimafia di Milano Alessandra Dolci e Cecilia Vassena  nell'ordinanza che la scorsa settimana ha portato all'arresto di 37 persone  – e tra queste i tre fratelli Fraiettaindagate a vario titolo per associazione di tipo mafioso, porto e detenzione illegale di armi, usura ed estorsione, aggravati dalle finalità mafiose. L'operazione è stata chiamata "Ulisse" (rimando ai post in archivio dal 12 al 15 settembre).


I TRE FRATELLI

Rosario Salvatore

già facente parte della "locale" (vale a dire una "cellula" strutturata di 'ndrangheta) di Guardavalle con la dote di "camorrista", entra a far parte della "locale" di Giussano (Monza-Brianza) su richiesta del fratello Pasquale, promosso alla dote di "sgarrista". Riceve in custodia armi in dotazione della locale, tra le quali due fucili mitragliatori. Partecipa a summit in occasione dei quali vengono conferite doti e cariche. Tiene i contatti con gli esponenti delle locali di riferimento in Calabria in particolare con Cosimo Gallace, figlio di Vincenzo. Fa avanti e indietro con la Calabria per portare le cosiddete "ambasciate" a chi di dovere. Sebbene gravato da un solo precedente modesto anche se significativo (una condanna per favoreggiamento personale emessa dal Pretore di Catanzaro il l3 aprile 1993), scrivono i magistrati nell'ordinanza firmata dal Gip Andrea Ghinetti, "è stato coinvolto in diverse indagini dalle quali emergono in modo inequivocabile i suoi legami con la 'ndrangheta ed in particolare con la locale di Guardavalle riconducibile a Vincenzo Gallace".

Pasquale

(oltre alle cose di cui ho riferito sopra), già facente parte della locale di Guardavalle con la dote della "santa", entrato a far parte della locale di Giussano, riceve la dote del "vangelo" (scrivono sempre gli inquirenti) in un summit presso il tiro a segno di Tromello gestito dal fratello Nicola. Partecipa a summit in occasione dei quali vengono conferite doti e cariche fino alla data del suo arresto (10 luglio 2010); mantiene i contatti con gli affiliati non attinti da misure cautelari tramite colloqui in carcere con i propri parenti, ricevendo da questi "ambasciate" e viceversa.

Pasquale viene indicato dal collaboratore di giustizia Antonino Belnome, al pari del fratello Rosario Salvatore, come uno di quegli affiliati "storici" della locale di Guardavalle che si "chiamarono il posto" nel locale di Giussano una volta riaperto.

Nicola è descritto infine dal pentito Belnome che ne parla nell'interrogatorio de 10 dicembre 2010 quando descrive la nascita e la composizione della locale di Giussano (ovviamente è la parola di un pentito, ma che viene ritenuto attendibile dalla Procura di Milano).

Secondo quanto riferito dal collaboratore e riportato nel verbale, Nicola Fraietta, a differenza dei fratelli Pasquale e Salvatore che erano affiliati da tempo alla locale di Guardavalle, venne "rimpiazzato" ovvero affiliato per la prima volta alla locale di Giussano dopo che i fratelli si "chiamarono il posto".

In tale veste prende parte ad importanti "summit" e "mangiate" nel corso della quali vengono distribuite cariche e doti. Alcuni summit, almeno tre, si tennero proprio presso il tiro a volo di Tromello da lui gestito.

Nicola risulta gravato da diversi precedenti penali tra cui una condanna

per reati (detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi) tipici di chi è pienamente inserito in contesti criminosi di stampo 'ndranghetistico.

IL TIRO A VOLO

A Nicola Fraietta è dunque riconducibile il bar "Tiro a volo Lomellina" di Tromello (Pavia), gestito dalla società "Tiro service srl".

Il 28 febbraio 2010 in questo posto lontano da Dio e dagli uomini, c'è un summit tra

Antonino Belnome, Michael Panajia, Rocco Cristello, Claudio Formica, Francesco Cristello, Daniele Demasi, Ulisse Panetta, Agostino Luigi Caristo, Antonino Carnovale, Cosimo Leotta, Rosario Salvatore, Pasquale e Nicola Fraietta, Basiglio Greco e Domenico Tedesco.  Insomma un summit di 'ndrangheta visto che dentro ci sono nomi pesantissimi di vecchi e futuri capi della "locale" di Giussano e Sergeno.

Ed è proprio il pentito Belnome che racconta agli inquirenti come in quella occasione fu

data a Ulisse Panetta l'importante dote del "vangelo" con una cerimonia nel corso della quale furono svolte varie "celebrazioni" tra cui il conferimento del "vangelo" ad altri due affiliati: Luigi Caristo e Antonio Carnovale, entrambi sottoposti a custodia cautelare e rinviati a giudizio per associazione mafiosa e omicidio.

Nell'interrogatorio del 18 maggio 2011, Belnome nel quale riferisce maggiori dettagli dicendo che in quella occasione Ulisse Panetta si recò al summit accompagnato, come era solito fare spesso, dal nipote Michael Panajia o da Daniele Demasi.

Le dichiarazioni di Belnome circa l'effettivo svolgimento di un incontro presso il tiro al volo di Tromello sono state pienamente riscontrate da ben due servizi di osservazione effettuati il 28 febbraio 2010 da personale del Ros di Milano e, in contemporanea, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Monza di fronte al tiro al volo di Tromello.

Sebbene non sia stato individuato specificatamente Panetta, le dichiarazioni di Belnome sulla partecipazione di quest'ultimo al summit – scrivono i magistrati nell'ordinanzadebbono ritenersi pienamente riscontrate dalla convergenti dichiarazioni rese sul punto da Michael Panajia (pentitosi) che ha parlato diffusamente della medesima riunione nel corso degli interrogatori del 26 marzo 2012 e del 4 maggio 2012.

LA DESCRIZIONE PERFETTA

Nell'interrogatorio del 23 febbraio 2011 Belnome descrive compiutamente il summit di Tromello del 28 febbraio 2010 riconoscendo i partecipanti anche in un album fotografico in cui ha riconosciuto persino le auto parcheggiate fuori.

Nel corso dell'attività di indagine denominata Tenacia , i Carabinieri del Ros di Milano, come detto sopra, hanno eseguito un servizio di osservazione presso il bar "Tro a volo Lomellina" e hanno filmato e fotografato una serie di autovetture parcheggiate nello spiazzo.

Leggete questo stralcio di interrogatorio

Belnome

Ci fu più di una mangiata in quel posto, non ci fu solo quella mangiata, ce ne sono state almeno tre.

Pm Dolci

– Mi faccia finire la domanda …. che concedeste nel tiro al volo di Tromello le doti del vangelo a Carnovale Antonio …

Belnome

Anche a Ulisse Panetta.

Pm Dolci

– … e Panetta Ulisse …

Belnome

E anche a Pasquale Fraietta.

Nel corso dell 'interrogatorio del 22 aprile 2011, Belnome traccia una descrizione di Pasquale Fraietta che ne ripercorre, per così dire, il percorso criminale, dicendo che questi, una volta conseguita la carica di "vangelo", ebbe una sorta di parabola discendente in quanto si dedicò in via quasi esclusiva al traffico di sostanze stupefacenti e da fornitore diventò anche consumatore dello stupefacente; errore che determinò il suo progressivo allontanamento dalla famiglia Gallace prima e dai suoi stretti sodali e parenti poi.

C'è da farsi una domanda alla fine della descrizione: le riunioni che si svolgevano a Tromello e che sono state inequivocabilmente descritte, filmate e fotografate servivano – secondo gli inquirenti -  per fare affari e distribuire cariche mafiose nelle "locali" di Giussano e Seregno, dunque in due importantissimi centri della provincia di Monza-Brianza, cuore del sistema produttivo lombardo. Ma sarebbe mai stato possibile incontrarsi in Lomellina – zona a malapena tracciata e censita dalle mappe geografiche – senza che in questa area ci fosse (e ci sia) una forte "contaminazione" 'ndranghetista? Del resto – non dimentichiamolo – l'indagine Crimine/Infinito sta svelando importanti presenze di uomini di 'ndrangheta nella provincia di Pavia e – soprattutto – va ricordato che risale alla fine degli anni Sessanta l'insediamento in questa provincia degli "arcoti" Cotroneo e Valle.

Che dire? Se neppure la nebbia e le zanzare allontanano le cosche non resta che alzare le mani!

r.galullo@ilsole24ore.com