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Caso Rappoccio/3 La Procura generale di Reggio Calabria da un anno si interfaccia con la Cassazione su anomalie e poteri ispettivi

Cari lettori tutto bene? Per il terzo giorno di fila vi parlo dello scontro in corso nella magistratura reggina (non è una novità? Ah lo so bene ma stavolta è qualcosa di diverso).

Lo spunto – ma per questo rimando ai post del 29 e del 30 agosto – è il cosiddetto "caso Rappoccio", il consigliere regionale arrestato tre giorni fa con una serie invidiabile di accuse (sia ben chiaro ancora una volta: tutte da provare). Come è stato possibile tutto cio? Semplice: grazie alla testardaggine del giurista Aurelio Chizzoniti, avvocato e politico reggino primo dei non eletti tra le fila del Pdl nelle elezioni regionali del 2010.

E' grazie a lui se l'indagine – ad un certo punto – è stata avocata dalla Procura generale visto l'immobilismo della Procura (non secondo me ma secondo quanto ha messo ad un certo punto nero su bianco la Procura generale). In due-mesi-due l'avvocato generale Francesco Scuderi e il Gip Vincenzo Pedone hanno dato corpo e anima ad un'ordinanza che sta facendo rumore visto che Rappoccio a Reggio non è un cognome qualsiasi e il bravo Antonio (quello arrestato)stava nell'anticamera della politica reggina, eletto nelle file del Pri per sostenere Peppe Scopelliti Presidente. Non era ancora nel salotto buono ma non ne era stato neppure escluso (come l'altro consigliere arrestato del Pdl Francesco Giusepe Morelli) o mai fatto entrare (come l'altro arrestato consigliere regiuonale, sempre del Pdl, Santi Zappalà).

A questo punto vi ricordo come conclusi l'articolo su questo blog il 29 agosto: ma è possibile che alla luce di quanto sta(va) accadendo a Reggio (e certamente non solo, anzi a prescindere, dalla vicenda Rappoccio)nessuno abbia sentito (o senta) la necessità di mandare ispettori della Giustizia nella Procura di Reggio Calabria per capire cosa sta accadendo da tanto, troppo tempo? La guerra intestina ai magistrati aveva del resto obbligato (anche se non ufficialmente) l'allora ministro Francesco Nitto Palma a scendere a Reggio il 26 settembre 2011.

Per molto (ma proprio per molto meno) di solito i ministri sono estremamente solleciti nello sguinzagliare i propri segugi. Sulle conclsuini alle quale giungono bisognerebbe poi aprire un capitolo a parte.

Bene. Il bravissimo collega Consolato Minniti di Calabria Ora in una intervista pubblicata ieri sul suo giornale concludeva così l'intervista ad Aurelio Chizzoniti:

"Può anticiparci le prossime iniziative?"

Ed ecco la risposta di Chizzoniti: «Da tempo trasmetto documentati dossier al Csm, al Primo Presidente ed al Procuratore Generale presso Suprema Corte di Cassazione, al Ministro della Giustizia e ad altri soggetti Istituzionali. Ritengo che vi siano le condizioni per una visita ispettiva presso la Procura della Repubblica reggina, per altro ex ante richiesta, ed oggi di drammatica, scottante attualità a seguito del contenuto del provvedimento avocativo assunto dal dottor Francesco Scuderi».

Nell'intervista Chizzoniti è tenero con la Procura come può esserlo Fred quando intima a Wilma di passargli la clava. Tanti i punti toccati ma su uno esprimo il mio più totale dissenso: quando Chizzoniti dice testualmente che è stato "ovvio quindi utilizzare Lo Giudice contro integerrimi magistrati e sterilizzarlo sul versante politico poiché un’eventuale indagine avrebbe coinvolto non soltanto Rappoccio  ma anche gli altri politici indicati che avrebbero potuto compromettere "la marcia su Roma" di Pignatone ed altri sodali". No, no, no, a questo proprio non ci credo!

LA RISPOSTA DI SFERLAZZA

In risposta all'intervista morbida come la capoccia di un montone sardo, ieri il procuratore di Reggio facente funzioni Ottavio Sferlazza ha emanato una lunghissima nota stampa che per completezza e imparzialità dell'informazione (non sta certo a me stabilire chi e se abbia ragione nella contesa) riporto integralmente:

''Le indagini sul caso Rappoccio sono state tempestivamente avviate a seguito della denuncia presentata da Chizzoniti ed il fascicolo, di competenza della Procura ordinaria, e' stato da me assegnato, in base ai criteri oggettivi e predeterminati previsti dalle tabelle, alla collega Squicciarini e stante la delicatezza del caso, ho chiesto al procuratore Pignatone di valutare l'opportunita' di coassegnarlo anche a me. Dopo il trasferimento della dottoressa Squicciarini ho continuato anche da solo a seguire gli sviluppi delle indagini, delegando ulteriore attivita' investigativa alla sezione di Pg della Guardia di Finanza anche in considerazione dell'elevato numero di persone ancora da sentire in relazione alla frequenti integrazioni di denuncia frattanto depositate dal Chizzoniti. Tutte le determinazioni inerenti sia alla qualificazione giuridica dei fatti che all'esercizio della azione penale, pur con l'osservanza dell'obbligo di informare il capo dell'ufficio, sono state assunte in piena autonomia e secondo scienza e coscienza da me e dal sostituto Stefano Musolino, cui frattanto il fascicolo era stato coassegnato in sostituzione della collega trasferita. Non e' questa la sede per svolgere disquisizioni giuridiche sulla condivisibilita' o meno delle valutazioni che hanno indotto la Procura generale ad avocare le indagini dopo che nei confronti di Rappoccio, e' bene sottolinearlo, era stata esercitata l'azione penale con richiesta di rinvio a giudizio in data 7 dicembre 2011 da parte dell'ufficio di procura per il delitto di cui all'art. 87 D.P.R. n.570/60. E' tuttavia appena il caso di rilevare che le possibili divergenze di valutazione circa questioni inerenti la qualificazioni giuridica dei fatti da parte di uffici giudiziari diversi rientrano nella fisiologia della dialettica processuale e troveranno la loro soluzione nei giudizi di merito. Va qui sottolineata l'assoluta serenita' delle valutazioni e determinazioni assunte dai magistrati della Procura ordinaria coassegnatari del procedimento (Sferlazza e Musolino). Lo si ribadisce secondo scienza e coscienza sia in ordine alla ritenuta non configurabilita' della fattispecie associativa che della stessa truffa, avuto riguardo a profili di possibile concorso apparente di norme tra quest'ultima fattispecie e quella di corruzione elettorale con modalita' fraudolente, contestata e prevista espressamente dall'art. 87 dello stesso Dpr per la quale Rappoccio e' stato rinviato a giudizio ed e' attualmente imputato dinanzi al tribunale in fase dibattimentale. La ritenuta necessita' di approfondire e valutare la problematica posizione di alcuni elettori, nonche' quella di alcuni collaboratori di Rappoccio, indusse l'ufficio ad accelerare l'adozione della richiesta di rinvio a giudizio
e lo sbocco dibattimentale per il principale protagonista della vicenda e stralciare le altre posizioni, iscrivendo in data 9 febbraio 2012 autonomo procedimento (n. 837/12 Mod.21) per altri 17 soggetti, per i reati di cui agli art..86 e 87 Dpr n.570/1960, procedimento poi avocato dalla Procura generale in data 11 giugno 2012. Quanto alla generiche dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Antonino Lo Giudice, in sede di verbale illustrativo della collaborazione e successivamente nel corso di un interrogatorio in data 14 gennaio 2011, circa l'appoggio elettorale che la sua famiglia avrebbe dato al candidato Rappoccio, (''perche' un suo zio che abita sopra di me essendo vicino mi ha ..diciamo mi ha interpellato se potevo farlo aiutare per farlo salire ecco'', solo per amicizia) la Dda non ritenne a suo tempo di adottare alcuna determinazione atteso che, come dovrebbe essere ben noto, la fattispecie dello scambio elettorale politico-mafioso richiede che la 'promessa di voti' sia ottenuta 'in cambio della erogazione di denaro'. Sicche', alla luce del quadro normativo vigente ed in mancanza di un accordo sinallagmatico avente ad oggetto anche soltanto 'altre utilita'' (locuzione, questa, il cui inserimento da parte del legislatore nella fattispecie di cui all'art. 416 ter codice penale e' stato piu' volte sollecitato da magistrati e studiosi), nessun profilo di rilevanza di penale e' ravvisabile nel fatto che una famiglia mafiosa sostenga un candidato, a prescindere ovviamente da ogni valutazione di ordine etico e politico. Per il resto le affermazioni di Chizzoniti si commentano da sole e non meritano, almeno in questa sede, alcuna risposta''.

Se avessi potuto intervistare io il procuratore Sferlazza avrei fatto una sola domanda: ma il provvedimento avocativo della Procura generale è stato o memo impugnato – come era suo diritto – dalla Procura? Se non lo è stato, perchè? (si è vero, sono due domande ma conseguenziali e logiche).

Questi sono – finora perchè vedrete che irromperà nuovamente Chizzoniti – i fatti ma la domanda che mi facevo e che altri si sono posti era dunque: non sarebbe il caso di mandare ispettori a Reggio Calabria?

Visto che quando mi incaponisco su una cosa comincio a fare domande, qualche risposta l'ho avuta. E ho così scoperto che il Procuratore generale Salvatore Di Landro fin dallo scorso anno ha mandato numerosissime segnalazioni alla Procura generale della Cassazione in occasione di numerosi episodi anomali riscontrati nella gestione della Giustizia in quel di Reggio. La Procura generale della Cassazione

è incaricata di occuparsi dei procedimenti disciplinari che riguardano tutti i magistrati, la procura e la sede centrale. La Procura condivide questa competenza con il ministro della Giustizia. Dopo la riforma del 2006, il procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati è divenuto obbligatorio per il Procuratore generale, ma resta facoltativo per il Guardasigilli.

Questa serie di segnalazioni – se il filo logico non inganna – presuppone la conseguente richiesta di invio da parte del Procuratore generale di ispettori o, in subordine, l'autorizzazione della delega a esercitare quei poteri ispettivi prerogativa della Procura generale della Cassazione e/o del ministero della Giustizia. Una cosa è certa: finora ispettori a Reggio non se ne sono visti e deleghe non sono state autorizzate e, di conseguenza, esercitate.

A questo punto – seguendo ancora e in conclusione il filo logico – la domanda è: al ritorno in ufficio l'11 settembre (data evocativa di ben altre sciagure) il Procuratore generale Di Landro spedirà altre segnalazioni alla Procura generale della Cassazione? E nel contempo chiederà o solleciterà anche l'esercizio – diretto o indiretto – dei poteri ispettivi? E se finora – come è logico supporre – nessuna decisione di ispezione è stata presa o delegata, sarà così anche ora, alla luce delle nuove e dirompenti contese sul pubblico suolo di Reggio? O questa volta si muoverà autonomamente (avendo già ricevuto numerosi solleciti) la Procura generale della Cassazione e/o il Guardasigilli?

Per il bene della Giustizia – e non certo per compiacere una fazione o l'altra – sarebbe bene compiere qualche passo avanti perchè così – e il mio è un parere opinabile come tutti i pareri – andare avanti è difficile.

3 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com 

(le precedenti puntate sono state pubblicate il 29 e il 30 agosto)