Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Caso Rappoccio/2 A Reggio Calabria scontro epocale tra Procura della Repubblica e Procura generale: le carte

Per capire quanto grave e profondo sia lo scontro in atto a Reggio Calabria nella magistratura basta leggere con attenzione l'ordinanza firmata dal Gip Vincenzo Pedone sul cosiddetto "caso Rappoccio", il consigliere regionale di centro destra arrestato ieri (si veda da ultimo il mio post sul blog).

Sia ben chiaro che – come sempre – mio compito è descrivere i fatti e non prendere parte a quelle contese che invece caratterizzano la vita professionale di tanti. L'informazione è un bene supremo e su questo scontro senza precedenti la collettività e l'opinione pubblica devono (non possono: devono) essere informate in maniera oggettiva. L'opinione sarà poi a carico del singolo lettore. Così è per me, così è sempre stato, così sarà sempre.

Orbene l'avvocato generale Francesco Scuderi ha avocato a sè l'indagine l'11 giugno 2012 "avendo la Procura della Repubblica omesso di procedere verso il Rappoccio…". Questo è un fatto: non lo dice chi vi scrive ma lo trovate a pagina 3 dell'ordinanza.

Già questo basterebbe a segnare un mondo ma le carte vanno lette altrimenti si corre il rischio di sparare solo minchiate (come fanno molti pennivendoli al soldo).

Orbene, la Procura generale non si è svegliata una mattina e ha deciso di avocare a sè l'indagine. No. La lettura delle carte aiuta a capire il tatto con il quale l'avvocatura generale si è mossa e perchè – al termine di un percorso – ha deciso di farlo.

La prima denuncia dell'avvocato Aurelio Chizzoniti – senza il quale staremmo tutti a pettinar le bambole e Rappoccio starebbe felice al suo posto pronto a spiccare il salto verso il Parlamento secondo quanto scritto nero su bianco dall'accusa – è del 16 giugno 2010 e viene depositata presso la Procura. Lo stesso avvocato Chizzoniti nel corso dei mesi rinforza la denuncia originale con altre denunce e solo il 21 novembre 2011 – stanco di attendere – si rivolge alla Procura generale chiedendo di avocare l'indagine.

La Procura generale che cattiva non è ma fa solo il suo dovere, dimostra di farlo al meglio e infatti chiede alla Procura quelle informazioni di cui necessita per esprimere un giudizio. E il giudizio – dopo aver preso visione il 14 novembre 2011 del fascicolo "Rappoccio" – è che – attenzione: è un fatto – la Procura "stava operando senza ritardi nè omissioni nella gestione delle indagini". Anzi: la richiesta di proroga delle stesse era ampiamente giustificata e così – il 24 novembre 2011- con buona pace dell'avvocato Chizzoniti, la Procura generale rigetta la richiesta di avocazione. Nulla da eccepire? Nulla. E' un fatto? E' un fatto.

CAMBIANO LE CARTE IN TAVOLA

Il 13 aprile 2012 l'avvocato capoccione Chizzoniti torna alla carica e denuncia alla Procura generale che – nel frattempo – era accaduto quanto segue: 1) la presenza, non rilevata, di artifici e raggiri per strappare un voto; 2) era stata omessa la contestazione del reato di associazione a delinquere e truffa; 3) nessuna indagine era stata svolta sulla società Sud Energia che avrebbe dovuto assumere i giovani raggirati e che era a detta del denunciante pienamente coinvolta nel processo criminoso; 4) Rappoccio era più arzillo che mai continuando a tenere riunioni in vista dell'imminente, a suo dire, competizione elettorale per il Parlamento; 5) la Procura aveva omesso tutta una serie di indagini.

Non contento Suo Capoccione Chizzoniti presenta un'altra valanga di carte a corredo il 21 maggio 2012.

L'11 maggio 2012 il Procuratore della Repubblica – ergo all'epoca il facente funzioni Ottavio Sferlazza *– sollecitato sui punti dalla Procura generale risponde quanto segue (e a dimostrazione che i fatti sono fatti il resto sono chiacchiere, riproduco l'originale dell'ordinanza):

"L'articolo 87 Dpr n 570/1960 descrive un reato a pluralità di fattispecie, tra cui quella caratterizzata dai "…raggiri o artifici…" volti a "…limitare la libertà degli elettori o esercitare pressioni…" e così conseguire illecitamente uno o più voti di preferenza. In conseguenza si è ritenuto come l'imnputazione modulata secondo lka predetta fattispecie fosse assorbente e comunque speciale rispetto alla generica norma di cui all'articolo 640 c.p; quanto al secondo: "Si è poi ritenuto come la fattispecie emergente dall'attività di indagine nonchè dalle caratterristiche tipiche del reato associativo avuto riguardo sia alla precarietà, sia all'evanescenza della struttura organizzativa criminale (…) sia in relazione alla sicura ed esclusiva funzionalità del sistema criminale investigato al fine di conseguire lo scopo di far eleggere Rappoccio Antonio al consiglio comunale (…) è evidente come la cadenza periodica (e non semore prevedibile) delle scadenze elettorali sia tendenzialmente incompatibile con il requisito della permanenza del vincolo associativo; sicchè su un piano dell'id quod prelumque accidit non è agevole inquadrare la fattispecie delittuosa accertata in un contesto di programmata permanenza, nè sono emersi elementi che depongano in tal senso, anzi (…) ve ne sono di segno opposto che testimoniano della provvisorietà dell'accordo criminale, funziuonale a garantire l'elezione del Rappoccio al consiglio regionale, in un contesto relazionale tipicamente riconducibile allom schema di cui all'articolo 110 e non 416 del codice penale".

Il 28 maggio 2012 Chizzoniti cala un ulteriore asso: deposita il verbale con il quale il 7 aprile 2011 il pentito di 'ndrangheta ritenuto ipermegasuperextra attendibile dalla Procura, tal Nino Lo Giudice, dichiara "sull'incontro voluto dal politico Rappoccio che aveva incaricato Lo Giudice Antonino di raccogliere voti per lui; Lo Giudice aveva accettato per via dell'amicizia con uno zio del Rappoccio, suo vicino di casa; Rappoccio era poi stato eletto".

Suo Capoccione Chizzoniti pone un quesito da primo anno di Giurisprudenza: ma su queste dichiarazioni sono state svolte indagini? Dice o' vero l'iperaffidabile Lo Giudice? E già, perchè uno mica può essere affidabile se spara a palle incatenate contro il numero 2 della Dna Alberto Cisterna e non esserlo se ci si avventura in un caso piccolo-piccolo come raccogliere voti per un politico!

RISPOSTA DELLA PROCURA GENERALE

Alla luce di tutto ciò parte in tromba l'avvocato generale Francesco Scuderi che fa strame delle risposte ricevute dalla Procura* (anche questa non è un'opinione, è un fatto, anzi una serie di fatti messi nero su bianco dalla pagina 8 e seguenti dell'ordinanza che per voi, amati lettori di questo umile e umido blog, ho letto).

1) gli artifici e i raggiri posti in essere non possono essere assorbiti nel reato di truffa ma vivono di viva autonoma e sono di per sè reato (articolo 87 Dpr 570/1960) visto che gli indagati hanno chiesto ai raggirati 20 euro per il concorso e 15 euro per l'iscrizione alla coop

2) non è vero che non si poteva contestare l'associazione a delinquere alla luce dell'"evanescenza" e della "precarietà" della struttura criminale sventolata dalla Procura. Ma quale evanescenza? Ma quale precarietà mette nero su bianco il Gip Pedone a pagina 9 dell'ordinanza! "La struttura organizzativa realizzata da Rappoccio per conseguire i propri illeciti fini – si legge nell'ordinanza – si è rivelata talmente solida da restare operativa per circa un lustro, ovverossia dal 2007
a oggi
".

E giù con 9-pagine-9 di dichiarazioni rese da persone interrogate sui fatti che lo testimoniano e lo avallono – per l'accusa ovviamente – senza sorta di smentite!

3) nessuna indagine è stata svolta sull'ipotesi di peculato

Conclusione: indagine avocata e chiusa – ripeto: chiusa – in neppure due mesi. E' un fatto? E' un fatto.

Ora questa è la cronaca. I fatti sono fatti. Il resto sono chiacchiere e distintivo usati – in tutte le professioni – per fare carriera e prendere in giro la gente (siano essi cittadini o lettori).

Io sono qui per raccontarvi – se ci saranno sviluppi e state certi che ci saranno – come proseguirà la vicenda. Come sempre senza prendere parte a contese.

 

* questa mattina avevo scritto erroneamente Pignatone (lapsus dovuto alla quasi automatica associazione tra la Procura di Reggio e chi l'ha guidata per anni, che ho corretto non appena ho avuto modo di riaccendere il pc, cioè alle ore 20.07)

2 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

(la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 29 agosto)

  • bartolo |

    caro galullo. ieri, su zoomsud.it antonio calabrò, in merito al fatto che il terremoto nello stretto di magnitudo 4,6 non ha fatto notizia, ha scritto che la calabria è degna di attenzione solo quando a provocare i terremoti è la ndrangheta.
    ora, galullo, lei può scrivere quanto vuole, ma, la guerra tra magistrati nel tribunale di reggio, che ha avuto inizio nei primi anni novanta e che può continuare in eterno, non sarà mai una notizia! la ndrangheta, infatti, non è l’oggetto del contendere. bensì, un arma! ben usata, ora da una fazione, ora dall’altra.

  Post Precedente
Post Successivo