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Il boss Peppe De Stefano, l’insofferenza per i pentiti e la verità lontana sulla morte del padre

In questo ultimo aticolo dedicato all'interrogatorio di Giuseppe De Stefano sostenuto su sia richiesta il 20 aprile 2011 nel carcere milanese di Opera con i pm Giuseppe Lombardo e Pignatone Giuseppe, mi soffermo su due fronti: l'abilità con la quale il boss di Reggio (e non solo) riesce a scansare l'insofferenza per il pentimento di Antonino Fiume e la capacità che De Stefano ha di respingere (con perdite) l'accusa di essere al centro del "sistema", vale a dire quella cupola mafiosa che governa Reggio Calabria e la regione (e ben oltre) al coperto di una loggia…coperta!

Usa tutte le armi De Stefano (rimando al post del 3 agosto) per passare per vittima, compresa quella – e qui sottolineo l'argomento con il massimo, massino rispetto cristiano che si deve a tutti i morti, indistintamente – della morte di suo padre, per la quale De Stefano confessa a Lombardo di cercare ancora la verità per la sua famiglia. Il padre, Paolo, dopo essere scampato alla morte nel '7, viene ucciso il 10 ottobre 1985. Da quel momento Reggio non trova pace: oltre 700 morti fino a che non interverrà la mediazione tra le cosche da parte di Cosa nostra che, in cambio, chiederà l'uccisione da parte della 'ndrangheta del magistrato Antonino Scopelliti (ma su questo tornerò).

LA FIBRILLAZIONE

 

 

Lombardo – è andato in fibrillazione mi pare si dica la famiglia De Stefano nel momento in cui Fiume si presenta in Questura.

De Stefano – la famiglia De Stefano

Lombardo – si presenta in Questura

De Stefano – perfetto…è andata in fibrillazione quando Fiume si presenta in questura io ero detenuto al carcere di Messina, mi viene raccontato che erano andati i familiari la notte che volevano a mia sorella per andarselo a riprendere, mia madre e mia sorella gli hanno detto de che? Vai e te lo riprendi tu a tuo fratello. Quindi tutta questa fibrillazione non c'era perché sennò mia sorella sarebbe dovuta andare lì a dirgli che stai facendo? Invece nel modo più assoluto. Esco dal carcere a marzo…maggio 2003 quando sono uscito…marzo 2003 mi sono dato latitante dottore mattina alle sette…voi non le sapete ste cose ed è giusto che ve le dica, la mattina alle sette andavo alla Comunità Nazzareno del prof. Calabrò e stavo fino alle quattro del pomeriggio, alle quattro di pomeriggio…all'una andavo dai carabinieri a firmare.-.alle quattro di pomeriggio tornavo a casa prendevo a mia moglie e andavo a sbrigare qualcosa perché non ho avuto una vita matrimoniale purtroppo comprare qualcosina ancora…mi sono sposato il primo dicembre del 2001 e il 15 gennaio mi hanno arrestato quindi…quante cose c'erano da fare. Nel settembre 2003 mi pare…quindi io non ho avuto problemi né di Fiume né di nessuno sennò mi sarei dato alla latitanza prima se c'era questa fibrillazione. Dottore Lombardo o sbaglio? Vi sto dicendo la mia verità che risulta anche dagli atti…quando nel 2003 dovevo fare cinque anni di carcere, mi erano rimasti, non è che dovevo fare chissà che cosa…avevo già fatto la maggior parte della carcerazione non…con mia moglie non riuscivamo ad avere figli, queste sono cose che neppure i miei familiari sanno quindi per dimostrarvi come mi sto aprendo dottore e mi sono dato alla latitanza per farmi una famiglia con la promessa che avuti i bambini io mi sarei presentato, mi sarei costituito. Questa era…e potete io rimango qui e potete chiedere a mia moglie domani mattina. La mia latitanza dottore…non mi sono visto con nessuno, non ho fatto l'estorsore non ho mandato unìimbasciata a nessuno il mio emissario che purtroppo non mu pizzicati l'emissario dottore Lombardo, l'emissario è stato parecchio da Marino non mu pizzicati mu sacciu cu è l'emissario e se è vero sempre se è vero che sia andato lì perché quel nome Peppe e che il nome Peppe è lui Peppe De Stefano nell'intercettazione noi non lo troviamo..non lo troviamo. Troviamo Peppe De Stefano insieme a Mico Tegano deceduto nel 90 quindi chissà (incomprensibile) che si stava girando, Peppe De Stefano nel 90 aveva venti anni

CHE SOLITUDINE!

Terminato questo dialogo De Stefano si incammina sull'impervio cammina della verginità, come dimostra il tentativo di dare – ancora una volta – per morta la sua cosca. La 'ndrangheta, a lui, proprio non gli appartiene. Leggete qui.

 

De Stefano – dottore Lombardo che i De Stefano sono finiti nel 77 sono mie considerazioni non vi posso..o sbaglio?

Lombardo – assolutamente

De Stefano – la mia…i miei periodi di solitudine mi portano anche a pensare quando magari era vivo mio padre succedeva qualcosa alla nostra famiglia e poi io oggi ancora sento…dice non può succedere senza che lo vogliano i De Stefano come succedevano determinate cose verso mio padre che era in vita figuriamoci se non succedono oggi

Lombardo – ma questo…

De Stefano – quando..

Lombardo – De Stefano questa è storia assolutamente

De Stefano – per quanto mi riguarda personalmente non c'è dottore Lombardo e dottore Pignatone…non metto in dubbio il vostro lavoro anzi c'è da inchinarsi ai vostri sacrifici e che tutto converge, queste chiacchiere perché solo chiacchiere convergono sulla mia persona non abbiamo

Lombardo – come le avevo detto all'inizio noi giocavamo a carte scoperte

De Stefano – perfetto dottore ma non che da parte mia dottore Lombardo non c'è minimamente…non c'è mai stata…no oggi che sono al 41 che non sono uomo da venirmi a difendere perché sono chiuso in un 41 bis…no

Lombardo – De Stefano

De Stefano – sono qui davanti a voi da uomo

Lombardo – che le ho detto all'inizio?

De Stefano – da padre di famiglia per dirvi non mi appartengono signori miei non mi appartengono, spero e sono a vostra disposizione processualmente e in qualsiasi momento per far venire fuori la verità…io con il collaboratore…quando sento che c'è un collaboratore nuovo spero sempre che dica la verità sull'episodio Cordon Bleu (un bel locale centrale di Reggio nel quale venerdì 27 luglio mi sono fermato a spizzicare delle splendide grispelle con le acciughette n.d.r.), sulla morte magari di mio padre perché io ancora non so la verità per fare luce sulle disgrazie della mia famiglia

Lombardo si, si, si

De Stefano – ma non che oggi posso essere..

Lombardo – ma lei sarà d'accordo con me

De Stefano – sono d'accordissimo dottore che quando parla…che Fiume Antonino

Lombardo – che quando si parla…veda la ndrangheta qui in questa indagine e in altre importanti viene affrontata non in maniera settorializzata eh cioè si cerca di fa
re un discorso diciamo che possa in qualche modo abbracciare anche un discorso più ampio del singolo episodio criminoso no…questo è il caso di quei passaggi di cui parlavamo prima…perché io all'inizio le ho detto che quando fanno riferimento a lei, fanno riferimento a lei in un accezione più ampia della singola estorsione o di un singolo episodio da mille euro. Le ho detto subito che quando fanno riferimento a lei fanno riferimento a delle regole…perché nell'imputazione partendo da quello che ha detto Fiume sul Crimine si arriva a costruire la sua figura in quel modo? Perché voglio dire non è che parlano di Peppe De Stefano dicendo Peppe ha mandato tizio e caio per estorcergli cinquecento euro…quando parlano di lei e le leggo testualmente…dicono Peppe De Stefano ha cambiato tutte le regole

De Stefano – lo dice Angelo Chirico

Lombardo – si

De Stefano – però voi mi dovete consentire di difendermi con altre intercettazioni

Lombardo – certo

De Stefano – di persone che parlano come il Barbieri come il Buda come compagnia bella dove non esiste…signori miei

Lombardo – De Stefano lei ha visto che quando si parla di Diego Rosmini lei non viene messo assolutamente

De Stefano – e non è che viene messa quella…dottore quella l'avete messa in prima…per carità io sono qui apposta…quando dottore Lombardo parlano i Vitaliano e altri stanno facendo un giro in macchina con Barbieri parlano…fanno una panoramica criminale qua c'è tizio qua c'è caio

Lombardo – si

De Stefano – nomina qualcuno Giuseppe De Stefano dottore Lombardo? Io mi…perdonatemi non mi sto aggrappando agli specchi perché sono ben altro. Nelle intercettazioni stu Giuseppe De Stefano stu un ruolo che si vorrebbe…non c'è ma non…vi dico che non lo sono perché non c'è nell’intercettazione, ve lo assicuro che non appartiene

Lombardo – non lo è perché non lo è

De Stefano – non lo è perché non lo è no dottore Lombardo, non mi appartiene, non ho una..

Beh, per il momento mi fermo qui ma a breve torno da voi!

r.galullo@ilsole24ore.com

5 – the end

 

(le precedenti puntate sono state pubblicate il 31 luglio, 1, 2 e 3 agosto)

  • bartolo |

    torni pure quando vuole, galullo, su de stefano, ma se crede che le mafie per vivere aspettino il ritorno di un boss dal 41 bis, allora vuol proprio dire che tanti anni di cronista sul fronte del porto reggino, non le hanno insegnato nulla!
    la mafia è potere! e, il potere, a reggio, da decenni, è prerogativa dell’antimafia.
    la medesima paura che una volta riscontravo quando si nominavano i nomi dei mammasantissima ndranghetistici, dentro il carcere, e anche fuori, la riscontro oggi quando si parla di gratteri, pignatone, prestipino e altri… ho visto il terrore persino negli occhi del magistrato di sorveglianza dentro il carcere quando ogni mese mi segnavo per incontrarla e ribadire la mia estraneità al mondo criminale…era terrorizzata dai suoi colleghi dell’antimafia (altro che dalla mafia) al punto che per rigettarmi una richiesta di scarcerazione in base ad alcune leggi che la consentivano è stata costretta a scrivere nel decreto di rigetto una clamorosa inesattezza. provo tanta pena, a constatare questo! la medesima che prima degli anni novanta mi affliggeva nel vedere le persone terrorizzate dalla mafia.

  • lucia |

    egregio galullo,ma io mi chiedoesiste la tortura in italia o no?oppure esiste solo per i ragazzi tossico-dipendenti come stefano cucchi?i boss che sono in carcere DEVONO PARLARE!e non le mamme o le sorelle o le fidanzate ma loro con qualunque mezzo!certo è che le carceri in italia devono essere messe bene visto l”andazzo.E poi alcune domande a lei e a tuuti:perchè qui nella mia città non abbiamo saputo più niente sul presunto suicidio in un ridente paesino della provincia del sovrintendente allae carceri Quattrone?perchè probabilmente non sapremo mai nulla sulle famose bombe in procura?come ha potuto il giudice rimandare il processo di non so quanti mesi per l” assenza di un avvocato difensore? e a quell”avvocato non è stata data alcuna sanzione?i magistrati iluustri dicono che le pene per mafia sono ridicole ed è vero.ma le pene ai servitori dello stato infedeli esisrono?E se fossero proprio i famigerati servizi segreti a curare la latitanza dei boss?le sembra un”ipotesi così malsana?e poi i magisrati non possono avere contatti con quelli dei servizi,ma le loro mogli o i loro figli?i boss devono parlare;di cosa hanno paura di morire?ma se sono già morti….

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