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Via del Regresso, Lamezia Terme/2 Imprenditori muti e impauriti – L’associazione antiracket pensa alla chiusura

Da ieri sto analizzando l’Operazione Medusa con la quale la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha inferto un durissimo colpo alla cosca Giampà.

Leggendo le carte non si possono che condividere le amarissime conclusioni di investigatori e inquirenti che allargano le braccia di fronte ad una città che silenziosamente accetta la prevaricazione delle cosche.

Quello che colpisce è il silenzio degli imprenditori e – debbo essere come sempre sincero – non ho ancora capito se sia un male peggiore o minore rispetto all’antimafia di facciata che questa città sventola da anni in faccia a tutti (fatta eccezione per i pochi che davvero ci mettono faccia e vita; da questo punto di vista ringrazio le migliaia e migliaia di lettori che hanno letto il post di ieri e i tanti che hanno commentato e rimbalzato su facebook il post. Alcuni commenti li ho trovati davvero interessanti, sul atri è meglio stendere un velo pietoso ma la cosa più incredibile, a testimonianza di quanta paura regni in città sono le mail private che mi sono giunte e che contenevano davvero annotazioni interessanti ma che evidentemente gli autori non hanno il coraggio di rendere pubbliche).

Proprio in relazione al controllo delle estorsioni su Via del Progresso da parte dei Giampà bisogna sempre ricordarsi quanto accertato con le pronunce giudiziarie che riguardano l'estorsione ai danni dell'imprenditore Rocco Mangiardi, uno dei pochi imprenditori che ha deciso di denunciare.

Tra le altre cose Rocco Mangiardi riferiva che " quando tentava di offrire una somma inferiore a quella richiesta da Pasquale Giampà classe 64, detto "Millelire" e "Zù Pasquale", quest'ultimo gli rispondeva testualmente: " io l'elemosina non l'ho mai chiesta ha nessuno, "omissis" che io con la legge sono rimasto senza casa e potevo benissimo chiedere, chiedere di più a tutti in via Del Progresso, perché in via Del Progresso pagano tutti dalla A alla Z e potevo chiedere di più e avere una o due case o tre case. capito omissis..." .

Il fatto che l’imprenditore che denuncia appare l’eccezione e non la regola è un filo rosso di tutta l’indagine. “Si noterà nel prosieguo – si legge a un certo punto nell’ordinanza – come gli stessi imprenditori Cantafio Antonio e Costantino Gregorio, assumeranno un atteggiamento diverso, di sostanziale chiusura, di fronte ai Carabinieri che nell'ambito di questo procedimento li interrogavano per invitarli e stimolarli a denunciare le vicende estorsive di cui erano vittime in epoca attuale”.

In 48 minuti intercettati dai Carabinieri con una microscopia all’interno della sede lametina dell’Associazione antiracket Ala, si dice chiaro e tondo che a parte le denunce di Mangiardi, nessun altro denunciava, tanto che ci si interroga pure sulla necessità di tenere in vita l’associazione.

Sulla possibilità poi di coinvolgere imprenditori affermati e con un ampio giro di affari, alcuni si dichiarano perplessi, facendo l'esempio di un commerciante di auto, il quale avvicinato da alcuni soci per collaborare con l'associazione, avrebbe alzato un muro, nel senso che non aveva minimante mostrato di condividere gli obiettivi dell'associazione.

Sempre in quei 48 illuminanti minuti di dialoghi intercettati si parla di due commercianti di auto di Lamezia Terme, i quali si presterebbero a favorire certi soggetti legati alle cosche nell'acquisto di autovetture. Si afferma che soggetti, che notoriamente non svolgono alcuna attività lavorativa, acquisterebbero autovetture presso questi concessionari, e che in un eventuale controllo nessuno potrebbe trovare la traccia di un assegno. di una cambiale o di un finanziamento, e quindi la prova del pagamento.

In questo frangente, la conversazione si sposta su un altro imprenditore, anche lui titolare di azienda nella Via del Progresso. Viene suggerito di coinvolgerlo nell'associazione antiracket anche perché aveva ampliato i suoi interessi oltre Lamezia ma niente da fare.

Si continua a parlare degli imprenditori, soprattutto quelli con un largo giro di affari, che non sembrano essere sofferenti rispetto all'imposizione del fenomeno estorsivo, fatto a più livelli e secondo varie forme.

A questo proposito viene raccontata una vicenda, nella quale si parla di una estorsione ai danni di un commerciante di abbigliamento di Lamezia Terme. Si racconta che un esponente della famiglia venne visto entrare nella boutique di grandi firme e dopo aver prelevato alcuni capi di abbigliamento, con sguardi e gesti con la testa rivolti al personale della cassa, andò via senza neppure passare dalla cassa.

In quei “48-minuti-48” che sono una vita, si fanno altri nomi di commercianti, con possibilità di essere coinvolti nell'antiracket: un commerciante di mobili e il titolare di un centro commerciale lungo Via del Progresso. Armando Caputo, presidente dell’Ala, a proposito di questi imprenditori dice di avere fatto un buco nell'acqua quando li aveva contattati, in quanto nessuno dei due si era dimostrato collaborativo.

La conversazione si conclude con l'intento da parte di tutti i presenti di ricercare in tempi brevi altri imprenditori del luogo che mediante le loro testimonianze potessero alimentare le speranze dell'associazione, al fine di essere funzionale allo scopo che si era preposta.

E da questo punto di vista va sottolineato quel che coraggiosamente continua a proporre Armando Caputo: “Io penso che se noi ci impegniamo insomma, scavando e facendo insomma, parlando con quelli che noi più o meno sappiamo che il problema ce l'hanno e su Via del Progresso ce l'hanno in tanti, potrebbe, non è facile però secondo me potremmo riuscire a qualcuno a convincerlo. Non a fare, a scrivere, però a dare qualche informazione. Cioè, basterebbe sapere, dire eh, questo,  quello, insomma passano di là, vanno e tornano. Quelli poi magari, farebbero loro l'attività investigativa e quindi poi magari i riscontri li trovano loro, e quindi farebbero in maniera, sicuramente, da non fare esporre nessuno!”.

Si discute anche del fatto che gli appartenenti alle famiglie che controllano il territorio non si rivolgono più direttamente agli imprenditori per estorcergli il "pizzo" ma aspettano che fossero proprio gli stessi a rivolgersi ai loro ambienti. A questo proposito viene fatto l'esempio di un imprenditore, il quale sarebbe stato per due volte vittima di attentati mediante esplosione di colpi di arma da sparo, e senza che mai nessuno gli avesse fatto richieste estorsive nemmeno con una telefonata. Alcuni dei presenti sostengono che nei tempi addietro queste cose non si svolgevano come adesso, infatti gli "affiliati" erano soliti "avvicinare" le vittime scelte, mediante richieste dirette o perlomeno implicite. E fanno ancora il caso dell'imprenditore Rocco Mangiardi che, tuttavia per errore si rivolse alla famiglia "sbagliata" subendo poi le dovute ripercussioni dalla famiglia effettivamente "richiedente".

L
amezia Terme città antimafia? Ma di cosa stiamo parlando…

A domani

2- to be continued (la prima puntata è stata pubblicata ieri, 2 luglio)

  • Massimo Di Stefano |

    A Lamezia pagano quasi tutti, compresi qualche avvocato, notaio e propietari terrieri, i concessionari di auto in primis, io vi posso dire uno per uno chi pagava, e secondo me paga ancora, perchè quando inizi a pagare, anche se cambia gestione di famiglia, non smetti più, nel senso quando entri in quel vortice, non esci piu … pena vivere infelice x il resto dei tuoi giorni, a volte fare la fine di Antonio Perri – Lamezia è una citta ricca, molto ricca, ma voi veramente pensate che uno come il Sig. B…..(omissis ndr) a lamezia non paga la mazzetta? 🙂 comunque io sono pronto ad elencarvi uno per uno chi paga a lamezia, assumendomi la responsabilita come ho sempre fatto. A lamezia e dintorni anche i privati che hanno i soldi pagano, persone che da sopra il pulpito invitano gli imprenditori a collaborare, bene alcuni pagano la mazzetta, io quando li leggo mi metto a ridere … anche se ci sarebbe da piangere … e mi domando: ma come cazzo potrà cambiare la “mia” città con queste merde di personaggi??
    F.to Massimo Di Stefano.

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