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Alla faccia della crisi: i clan di camorra si alleano e fatturano 450mila euro al mese con stipendi da 5 mila euro!

L’Italia dovrebbe prendere esempio dalla camorra. Quella si che è un’organizzazione seria. Per battere la crisi economica – seppure in previsione di una riduzione dei margini di profitto – e per tenere testa all’azione repressiva dello Stato, tra gennaio e febbraio 2009 le famiglie criminali Bidognetti, Mallardo e Licciardi-Contini si accordano per creare un “gruppo misto”.

Mente dell’organizzazione  – secondo l’indagine della Procura distrettuale antimafia di Napoli di pochi giorni fa che ha portato all’arresto di una cinquantina di persone – era Francesco Diana (diventato poi collaboratore di giustizia), al quale l’idea geniale salta in testa successivamente alla disarticolazione della fazione dei “bidognettiani” che facevano capo a Giuseppe Setola, per consentire al gruppo Bidognetti di continuare a esercitare sul litorale domitio e sull’intera area della provincia di Napoli e Caserta le attivita tipiche di un organizzazione di tipo mafioso.

Nello specifico, le indagini hanno ricostruito l’esistenza di un accordo operativo tra le famiglie criminali destinato principalmente alla commissione di estorsioni, commesse ai danni di tutti gli operatori commerciali del litorale domitio a Villa Literno, Mondragone, Castelvolturno e Giugliano, Licola ma anche in Parete, Villaricca, Qualiano. Operava prevalentemente nei territori di Lusciano, sul litorale Domizio

(la porzione di litorale a ridosso delle province di Caserta e Napoli che va da Ischitella per finire a Pescopagano, Parete, Cancello Arnone. Ogni territorio aveva il suo referente (il capo zona).

IL RACCONTO DEL PENTITO

Da settembre 2009 Francesco Diana comincia a parlare e riferisce che l’accordo era stato raggiunto, dopo una serie di incontri, avvenuti a Giugliano in Campania, presso le abitazioni nella disponibilita di Giuseppe Pellegrino figlio di Vincenzo detto “il casalese¨. A seguito di questi incontri si stipularono i nuovi accordi e venne cosi costituito il “gruppo misto”.

Ogni famiglia doveva mettere a disposizione del gruppo alcuni propri affiliati i quali, a loro volta, avrebbero dovuto seguire le direttive di Francesco Diana. La famiglia Bidognetti era quella che impiegava il maggior numero di affiliati nel gruppo misto.

Il gruppo – secondo la ricostruzione degli inquirenti – seguiva le indicazioni di Francesco Diana, Giuseppe Pellegrino e Francesco Avolio che lo dirigevano senza partecipare attivamente alle estorsioni, salvo alcune eccezioni. Gli stessi si limitavano, in condizioni normali, a comunicare agli esecutori materiali le indicazioni su dove andare e quanto chiedere.

Secondo quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Francesco Diana, il ricavato delle attivita illecite commesse dal gruppo misto era cosi suddiviso: in primo luogo si provvedeva agli stipendi per tutti i partecipanti al gruppo misto, poi si provvedeva a pagare le famiglie dei detenuti del gruppo Bidognetti. Quest’ultima circostanza era un’immediata conseguenza del fatto che la maggior parte degli episodi estorsivi riguardavano attivita commerciali presenti sul territorio storicamente controllato proprio dalla famiglia Bidognetti.

La parte residua di ricavi, una volta, quindi, sottratta la somma necessaria al pagamento degli stipendi, era poi divisa in tre parti uguali tra i tre rappresentanti delle rispettive famiglie criminali, ovvero Francesco Diana (per la famiglia Bidognetti),

Giuseppe Pellegrino (per la famiglia Mallardo) e Francesco Avolio (per la famiglia Licciardi/Contini).

La previsione degli introiti del gruppo, considerati gli esercizi commerciali da estorcere, doveva aggirarsi, nel mese di agosto 2009, intorno ai 450mila euro.

Francesco Diana in un interrogatorio riferì che, agli inizi di luglio 2009, prima del suo arresto, avvenuto il 17 luglio 2009, un tale detto “Calimero”, responsabile delle estorsioni per la zona di Lusciano (Caserta) gli aveva consegnato la riscossione delle estorsioni effettuate.

Dunque Francesco Diana predispose e consegnò gli stipendi per lui e i suoi affiliati nonchè ai detenuti del gruppo Bidognetti di quella zona.

Ovvero:

5.000 euro al responsabile delle estorsioni della zona di Lusciano;

2.500 euro per il figlio che era detenuto;

2.500 euro per un affiliato di Lusciano all’ergastolo;

1.000 euro ciascuno per i tre figli anch’¦essi detenuti,

500 euro per…omissis…;

1.500 euro per un detenuto;

500 euro per un altro detenuto,

500 euro per “Gigino Pallamoscia¨ detenuto;

2.000 euro per un’altra persona;

2.000 euro per ‘o giostraio.

Dalla somma consegnata, al netto degli stipendi residuavano 15 mila euro che, pertanto, venivano divisi in parti uguali tra Francesco Diana, Giuseppe Pellegrino e Francesco Avolio.

POKER E CALCIOSCOMMESSE

Oltre alle estorsioni commesse ai danni di tutti gli operatori commerciali dell’area domitia e al traffico degli stupefacenti, il gruppo misto gestiva l’affare del poker on line e del calcio scommesse.

I profitti andavano nella cassa del gruppo misto e allo stesso modo i proventi venivano divisi per tre. Il gruppo misto imponeva a tutti gli esercizi adibiti ad effettuare le scommesse on line di utilizzare i siti di loro proprietà.