Nicola Gratteri: “Don Mico Oppedisano? Un venditore di piantine! La vera ‘ndrangheta parla 4 lingue e fa affari”

Sabato scorso – mentre la mano di un folle colpiva il futuro dei ragazzi e delle ragazze di Brindisi – ero a Reggio Emilia con i pm antimafia Nicola Gratteri e Ignazio De Francisci, l’uno calabrese e l’altro siciliano. L’occasione è stata la seconda Festa della Legalità organizzata dalla Provincia di Reggio Emilia.

Nella prima parte della sua relazione Gratteri ha parlato dell’origine dell’Operazione Il Crimine, scivolato sull’asse Milano-Reggio Calabria il 13 luglio 2010.

Rimando al post di ieri per la parte che riguarda la “sciocchezza” della cupola che sarebbe patrimonio comune di ‘ndrangheta e Cosa nostra.

Il meno. Perché in realtà ha sferrato un colpo senza precedenti alle “favole” che veline e giornalismo compiacente hanno diffuso a piene mani in questi due anni, creando danni enormi dai quali ci vorrà tempo (tanto tempo) per uscire.

Quel che Gratteri ha sfatato (me misero, me tapino, lo sto scrivendo da appena…due anni) è infatti il ruolo di don Mico Oppedisano, colui il quale la miscela esplosiva di cui sopra ha spacciato per il capo della “cupola”, il boss dei boss della ‘ndrangheta calabrese (già che ci siamo, direi mondiale).

Come sapete ho spesso appellato Oppedisano come “venditore di meloni” (per gusto del paradosso come, per gusto del paradosso, appello Bernardo Provenzano "mangiatore di ricotta e cicoria" ma ahimè l'ironia è un arte ad eletti riservata) . Beh sbagliavo. Ooohhhh! Leggete qui.

OPPEDISANO…L’AGRICOLTORE

Don Mico Oppedisano – ha dichiarato Gratterivendeva piantine al mercato. Ma come lo si può paragonare a Totò Riina, come si fa dico io. Oppedisano per un momento storico è stato il capo crimine della ‘ndrangheta ma non faceva affari, era semplicemente il custode delle regole. Era il custode delle 12 tavole della ‘ndrangheta. Chi fa business, chi fa affari nella ‘ndrangheta, non vende piantine e non gioca a San Luca con Osso, Mastrosso e Carcagnosso”.

E qui Gratteri ha profilato la ‘ndrangheta imprenditrice, quella che sa come fare affari e che siede al tavolo del potere. Quella – in altre parole – che alleva politici, imprenditori, professionisti, magistrati, giornalisti e via di questo passo. Quella “vera” come scrivo spesso e quella alla quale – tanto per fare un esempio – sta dando la caccia da ani (e tra mille difficoltà) il pm Giuseppe Lombardo il quale ha capito una verità elementare: la cosca De Stefano ha allevato una genia di politici e professionisti e ha corrotto una genia di servitori infedeli dello Stato e ha sguinzagliato i propri cani in tutto il territorio lombardo., “La ‘ndrangheta che fa affari – ha spiegato Gratteri di fronte a studenti e studentesse – si muove tra Reggio, Milano e il Belgio, solo per citare una nazione dove è di casa, parlando quattro lingue. Ci è capitato di arrestare uno di questi boss che addirittura parlava il fiammingo, che è una lingua difficilissima anche per chi è madrelingua”.

Del resto Gratteri già alcuni mesi fa aveva cominciato a “rispolverare” l’operazione Il Crimine, allorchè don Mico Oppedisano, il falso “capo dei capi”, l’8 marzo 2012, in primo grado, nel corso del processo a Reggio Calabria si prese 10 anni di carcere «Lui – affermò Gratteri durante la requisitoria – è il custode delle 12 tavole, è il custode delle regole, apre e chiude i locali, osserva e fa osservare le regole, anche i locali al nord ed all’estero fanno riferimento al crimine. La nomina di Oppedisano è il frutto di un compromesso, dopo la morte di ’Ntoni Pelle Gambazza; compromesso tra le forze della ndrangheta jonica e le forze della ndrangheta della Piana, e come in tutti i compromessi non si sceglie mai il migliore. Ma Oppedisano non è anche il povero vecchio, morto di fame che si vuol fare apparire. Ha una storia antichissima di ndrangheta. Ed era di casa a Polsi».

Nicola Gratteri l’ha sempre pensata così e ora ha semplicemente “affinato” la visione visto che, per il momento, a Reggio Calabria la nebbia si è parzialmente dissolta.

Ecco disvelata, in prospettiva, la vera mafia. Tutto il resto è avanspettacolo*.

A presto con una nuova puntata nel segno di Gratteri.

* Avverto i poveri di spirito che dico anche questo con ironia. So anche io – bambino di modesta intelligenza – che questa mafia fatta di venditori di piantine e mangiatori di cicoria e ricotta che uccide, spara e commercia morte, deve essere braccata senza pietà. Ma le mafie evolvono, come i Pokemon, e a quelle mafie che evolvono – fatte di impasti deviati con lo Stato e con la cupola politico-professionistica – la magistratura riserva spesso (ancora) un'attenzione lontana salvo riempirsi di belle parole e grida di battaglia. Nulla di nuovo: l'esempio viene dallo Stato e di questo mi vergogno nel giorno in cui piango la morte di Giovanni Falcone, sua moglie e gli uomini di scorta. Non capire tutto questo vuol dire creare danni incommenusrabili per il futuro di questa Italia martoriata.

2 – to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri, 22 maggio)

r.galullo@ilsole24ore.com

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