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ESCLUSIVO/ De Sena, Tassone, Napoli: “In Commissione antimafia la trattativa per la cattura di Provenzano”

Come lei sa – mi spiega il senatore Luigi De Sena (Pd) mentre a passeggio per Roma si gusta un gelato – abbiamo una Commissione antimafia che sta approfondendo la questione sulla presunta trattativa che anticipò la stagione delle stragi e come lei sa altrettanto bene abbiamo una Commissione antimafia che non può non approfondire anche questo delicato aspetto della presunta trattativa per la cattura di Bernardo Provenzano”.

Come lei sa – mi spiega anche Mario Tassone (Udc), che come De Sena siede in quella spesso inutile Commissione parlamentare antimafia – stiamo approfondendo la questione stragi. Le sembra possibile lasciar fuori dagli approfondimenti della Commissione le inquietanti notizie che stanno emergendo sulla presunta trattativa che ha condotto all’arresto di Provenzano?”.

Come lei sa – mi spiega infine Angela Napoli (Fli) che siede con i precedenti colleghi nella stessa Commissione – ho fatto mettere agli atti dell’Ufficio di presidenza gli articoli dell’Unità, di Calabria Ora e i suoi articoli sul blog, relativi al gravissimo quadro che sta emergendo”.

Troppo buoni De Sena, Tassone e Napoli: per loro so (rimando ai post in archivio del 24 e del 25 aprile con approfondimenti esclusivi sulla presunta trattativa tra Stato e Cosa Nostra che portò all'arresto di Provenzano).

In effetti so che esiste una Commissione antimafia (lo sanno anche gli studenti del primo anno di Giurisprudenza) ma so anche che la Commissione stessa è diventata troppo spesso un’inutile stanza di compensazione tra interessi politici contrapposti che trova il modo di compattarsi (ed essere utile) solo quando il caso è “conclamato”: si veda il caso Falcone-Borsellino. Facile così prendersi le responsabilità: non c’è bisogno di coraggio.

Ben altro spirito ci vuole quando la “bomba” deve ancora esplodere e capire e far capire agli italiani è determinante, soprattutto per non lasciare ulteriori zone d’ombre in questa povera democrazia.

Onore al merito – dunque – a chi per primo si espone, vale a dire Tassone. “Ci chiamiamo Commissione antimafia afferma senza pensarci – secondo lei di cosa dovremmo occuparci se non di queste cose? Ciò che il suo blog sta portando alla luce con puntualità distaccata e ciò che hanno scritto altri organi di informazione non può non essere portato all’attenzione dell’Ufficio di presidenza che dovrebbe riunirsi la prossima settimana. Il periodo delle presunte trattative è uno dei momenti più bui della nostra Repubblica e che lezioni daremmo ai nostri figli e alle future generazioni se non scavassimo a fondo? Lo scriva che farò di tutto per alzare non un velo pietoso sulla vicenda Provenzano ma un velo che sarebbe omertoso”.

Onore anche al merito di De Sena che la pensa nello stesso modo. “Può scriverlo chiaro e tondo che la Commissione non può non approfondire il tema. E bene ha fatto lei a non prendere posizione per Tizio, Caio o Sempronio ma a porre domande serie alle quali dare possibilmente risposte”.

Onore al merito anche di Napoli che – per prima – si è resa conto della gravità della questione e ha battuto i pugni in Commissione.

E bene, anzi benissimo, ha fatto a prendere posizione anche Giovanna Maggiani Chelli, Presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili. “Non ci è ancora chiaro come sia andata per il novello caso “trattativa Provenzano” ha dichiarato in un comunicato stampa – e malgrado tutta la buona volontà della stampa e delle trasmissioni televisive, l’unica cosa che abbiamo capito è che tutto decadde quando, insediatosi alla Pna, Grasso chiude questa spinosa vicenda, perché il tramite di Provenzano non ha dato alcuna garanzia, anzi.
Resta quindi un punto oscuro da sciogliere che è quello cosa sia avvenuto negli anni prima della nomina di Piero Grasso alla Dna. Ovvero chiediamo da cittadini e per giunta vittime di Provenzano, che cosa è successo esattamente in seguito, quando stabilito che il problema degli eventuali due milioni di euro chiesti dall’intermediario di Provenzano, condizione affinchè il boss si consegnasse alle autorità, diventa politico perché “trattare” in fatto di soldi non spetta alla magistratura. Crediamo sarebbe molto giusto chiarire, se dopo quella sciagurata “trattativa” del 1993 a suon di 41 bis sulla pelle dei nostri parenti lasciati massacrare in via dei Georgofili con la scusante di fermare le stragi, si è ancora pensato di “trattare” con la mafia addirittura pagandola fra il 2003 e il 2005, perché si facesse arrestare in questo caso
”.

Ora io so – per tornare agli incipit di De Sena, Tassone e Napoli – che la tentazione di fare della Commissione antimafia una camera di compensazione degli interessi in questa vicenda sarà forte, fortissima. Troppi gli interessi, appunto, da compattare: quelli delle menti raffinatissime che, in ambito giudiziario e investigativo, hanno stroncato carriere e fatte lievitare altre; quelli della massoneria di altissimo e segretissimo livello che hanno concorso al punto precedente; quelli della politica consapevole che ha agevolato e spianato la strada a questo disegno.

C’è un solo interesse che la Commissione antimafia non può permettersi di compattare: quello dei servitori dello Stato infedeli che – nella vicenda delle stragi e in questa della cattura di Provenzano – hanno eventualmente e presumibilmente tirato le fila di interessi mortali per la nostra democrazia. E non ci sono terreni di coltura migliore, in Italia, per raggiungere questo scopo, che la Calabria e la Sicilia.

  • bartolo |

    forza galullo!!!
    le sono vicino, però, aspetto che lei scriva della tragedia del fantomatico esercito della ndrangheta al quale è stato imposto, dallo stato mafioso, il passaggio sotto le forche caudine.

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