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Mario Maiolo, consigliere regionale calabrese Pd, scrive al blog: “Sorical, terreno di interesse dell’economia illegale”

Cari lettori, la scorsa settimana – e quella in corso – ho trattato e tratterò ancora dell’operazione Ceralacca  con la quale il 7 marzo la Procura e la Gdf di Reggio Calabria hanno accertato che alcuni funzionari pubblici consentivano ad alcuni imprenditori di accedere alla cassaforte dove erano conservate le offerte delle varie ditte che partecipavano alle gare di appalto. Gli imprenditori prendevano tutto l'incartamento e lo portavano nei propri uffici dove, dopo avere rimosso la ceralacca sulla busta (ecco dunque il nome dell'operazione), controllavano le offerte degli altri e inserivano la propria che risultava quindi la migliore. Poi richiudevano la busta e la sistemavano al proprio posto in cassaforte. Così facendo, quattro imprenditori riuscivano ad aggiudicarsi le gare di appalto.

Sorical, la società di gestione idrica in Calabria sembra – da quanto emerge da indagini, intercettazioni e riscontri – un terreno di conquista per un motivo molto ma molto semplice: gestisce appalti miliardari e garantisce un ritorno economico straordinario agli investitori. Nelle pieghe delle ingenti risorse non è possibile dunque solo speculare ma anche arricchirsi.

Nell’ultimo articolo che ho dedicato all’argomento (si veda post in archivio del 22 marzo) ho accennato alla (a mio modesto avviso iper inutile) commissione d’inchiesta che, sulla vicenda, è stata invocata da due consiglieri regionali: Giuseppe Giordano (Idv) e Mario Maiolo (Pd).

Quest’ultimo – oltre ad essere graditissimo lettore – è anche graditissimo mittente di questa lettera sulla questione Sorical, che vi sottopongo. Spero che ci siano altri contributi (la classe dirigente calabrese, con mio enorme orgoglio, divora e disprezza quel che scrivo e non ha praticamente mai il coraggio di replicare o dare il proprio contributo. Onore, dunque, al merito di Mario Maiolo).

Il contributo di riflessioni di Mario Maiolo

Egregio dottor Galullo,

in Italia nel 1994 e' stata approvata la legge n.36 nota come "legge Galli" (proponente l'onorevole Giancarlo Galli del Ppi) per regolamentare la gestione delle risorse idriche e, attesa la ristrettezza delle risorse pubbliche oltre la spinta alle liberalizzazione dei servizi proveniente dall'Europa, inserisce la "tariffa" quale corrispettivo di un servizio sostituendola al "ruolo" da tassazione comunale.

Si introduce, in sostanza, il " mercato dell'acqua" assicurando ai "gestori" l'unitarietà del servizio dalla sorgente alla depurazione delle acque usate.

Dopo di 18 anni questa "rivoluzione" e' lontana dal diventare "maggiorenne" e, comunque, non ha centrato l'obiettivo perchè il Paese non era pronto a questo "avanzamento" dal punto di vista culturale, sociale, economico e in un certo senso, malgrado l'approvazione della legge, anche politico.

In Calabria l'attuazione della legge Galli, recepita con la legge regionale n. 35/97, e' avvenuta in modo a dir poco singolare e ha risentito di una "mediazione politica al ribasso" come, purtroppo, non e' infrequente. Innanzitutto la "legge Galli" c’entra poco con la "legge di attuazione calabrese" proprio perchè prevedendo la costituzione della Sorical (quale "grossista della distribuzione") si è privati gli Ato (Ambiti territoriali provinciali) della loro autosufficienza (implicita nella stessa denominazione).

La previsione della Sorical, quale società mista (con la previsione di un partner privato al 49% del capitale) rispondeva a due esigenze politiche: una generale nazionale e una più particolare locale.

La prima rientrava nel percorso di "costruzione" di una holding tutta italiana, intorno a Enel Hydro, che doveva contrastare sul "mercato" i concorrenti francesi e inglesi che potevano "sbarcare" in Italia.

La seconda rispondeva alle "esigenze" contingenti di "spazi politici" di gestione per figure politiche regionali che rischiavano di non svolgere più ruoli di rappresentanza politica elettiva. Cosi' venne fuori il "pasticcio" Sorical-Ato. Solo le Province, (e io ero "al fronte") e l'Anci, allora guidata da Sergio Abramo sindaco di Catanzaro e oggi presidente Sorical e ricandidato a sindaco di Catanzaro, tentarono di impugnare la legge al Tar, sostenute da una "tiepida" osservazione alla legge da parte del Governo che evidenziava la non unitarietà del sistema.

La "politica" che tutto aveva determinato vinse e tra il 2002 e 2004 la Sorical divenne operativa. Nel frattempo il "progetto politico nazionale" naufraga e l'Enel Hydro esce di scena e i francesi di Veolia acquisiscono senza colpo ferire la quota privata di Sorical. Con il silenzio quasi assoluto della "politica calabrese". Falliscono (o sono stati fatti fallire?) anche gli Ato provinciali e, quindi, tutta la gestione del sistema idrico integrato, in segreto modo, lo si sta conducendo sotto il governo di Sorical, o meglio sotto il governo della parte privata di Sorical.

E' un caso che Veolia, che sta rivedendo tutte le sue partecipazioni, decida di lasciare la Calabria? E' un caso che ci siano "strani movimenti" di "strani soggetti privati" intorno alla Sorical?

Forse no comunque un dato e' certo: una società, i bilanci e le attività della Sorical sono di sicuro interesse per l'economia illegale. E, allora, la contingenza che il partner privato vuole andar via e la imminente ricorrenza del decennale di operatività della Sorical non sono un buon motivo per fare un bilancio? Chi ci ha guadagnato fino ad oggi? Quali sono stati i benefici per i calabresi? E' ancora utile avere una società mista pubblico-privato? La governance della società e' corretta? Rispetta gli equilibri societari? Della gestione di un bene di prima necessità quale l'acqua (oltre l'ameno dibattito acqua pubblica acqua privata) la politica deve o non deve occuparsene? Lo Statuto della Regione Calabria prevede che queste attività possano essere svolte da una Commissione di inchiesta e io ho chiesto che venga istituita. A questi e a tanti altri interrogativi occorre dare risposte.

Non si vuole la Commissione di inchiesta? Bene! Qualcuno però si alzi in Consiglio regionale e dia le risposte che la politica deve dare, anche per trasparenza e per non favorire, anche solo con il silenzio, il perpetrarsi di azioni in danno dei cittadini calabresi. Infine, a colpire il malaffare, le infiltrazioni dell'ndrangheta e le eventuali collusioni ci devono pensare le forze dell'ordine e la magistratura, come egregiamente stanno facendo.

Cordiali saluti

Mario Maiolo

Consigli
ere regionale Pd

 

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • mario.g.siniscalchi |

    Gentile Galullo, ho letto con sconcerto la lettera del signor Maiolo; mi chiedo, tra l’altro, come questo signore possa definire “ameno” il dibattito acqua pubblica vs acqua privata, sul quale si è tenuto un referendum che ha detto una parola chiara e forte.

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