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A Reggio Calabria dove le cosche controllano anche le affissioni elettorali è guerra di manifesti tra Pdl e Pd

Per chi è in politica niente è privato sig. sindaco dr. Arena”, aveva aulicamente scritto l’8 dicembre 2011 in una lettera aperta Antonia Lanucara, del coordinamento regionale del Partito democratico e già presidente della commissione regionale Pari opportunità della Calabria.

Sono certo che Lanucara la penserà così anche dopo l’operazione “San Giorgio”, che il 22 febbraio ha portato al fermo di sei persone che gli inquirenti ritengono vicine alla cosca Borghetto-Caridi-Zincato. L’operazione fa seguito all’operazione “Alta tensione”, alla quale il 21 dicembre 2011 ha fatto seguito “Alta tensione 2”, nell’ambito della quale era finito in manette Pino Plutino, consigliere comunale Pdl (ora sospeso), ex assessore all’ambiente.

Il suo nome entra nell’indagine (ma non è assolutamente indagata) quando appare sulla scena Carmelo Mandalari, nato a Reggio Calabria il 16 maggio 1985, soggetto che precedenti indagini avevano rivelato essere particolarmente vicino agli esponenti della cosca Rosmini.

In una conversazione del 26 aprile 2011, alle 15.10, emerge in modo netto – secondo quanto si legge nel provvedimento di fermo presentato dal pm Marco Colamonaci – che “l’attività di raccolta delle preferenze in favore di Plutino era stata effettuata anche con metodi intimidatori, impedendo perfino l’affissione di manifesti elettorali di altri candidati”.

Alle 15.10 a bordo di una Fiat 500 si trovano Carmelo Mandalari e Antonia Lanucara. Illuminante il discorso che vi riporto testualmente.

Lanucara:  …(Inc.)…

Mandalari:   Che si dice?

Lanucara:  Si dice che sono la capolista del Pd al Comune!

Mandalari:   Eh.–\

Lanucara:  …(Inc.)…

Mandalari:   Ma vostro figlio forse è, ma vi portate voi?\

Lanucara:  Si, si, io sono.

Mandalari:   Vi portate voi…

Lanucara:  Io non sapevo dove trovarvi

Mandalari:   Là dietro abito!\

Lanucara:  Comunque ora devo portare il bambino dal medico, se poi siete così gentile, se mi suonate e poi…(inc. a causa di voci accavallate)…

Mandalari:   Ma più tardi siete a casa?

Lanucara:  Verso le tre e mezzo

Mandalari:   Va bene\

Lanucara:  Vostra mamma?

Mandalari:   Al lavoro

Lanucara:  E lo so, allora guardate, l’unica cosa è questa, se siete impegnato…più amici di prima, se non siete impegnato e mi potete dare qualche voto…

Mandalari:   …abitiamo qua…

Lanucara:  Poi guardate c’è un’altra cosa, questi del bar…questi del bar non gli hanno fatto attaccare i manifesti!

Mandalari:   A chi?

Lanucara:  A quelli che attaccavano i manifesti che…

Mandalari:   Eh.–\

Lanucara:  …gli hanno detto no, qua c’è Plutino! E che significa…

Mandalari:   E perché non siete venuta a dirmelo a me?

Lanucara:  Ma io vi cercavo, vi cercavo, ora c’è quello che sta attaccando i manifesti…erano due…uno è senza macchina, e, io sto cercando a qualcuno che lo aiuti, ed è Mimmo questo qua sotto che me li attaccava, avete capito, se venite poi ve lo dico

Mandalari:   Va bò, poi parliamo meglio allora

Lanucara:  Va bene?

Mandalari:   Vi saluto

Lanucara:  Salutatemi la mamma

Mandalari:   Grazie e arrivederci

Lanucara:  Scusatemi se vi ho fermato

Mandalari:   No, fi…figuratevi.–\

Lanucara:  No, no, no…–\

Mandalari:   Vedete che è là vostro figlio

Lanucara:  …no, io vi dico scusate!–\

Mandalari:   Non vi preoccupate, salve…

Mandalari dopo aver salutato avvia la marcia da solo. Successivamente parla al cellulare riferendo all’interlocutore che si trova in Via Lia e sta andando a portare una multa a tale Pietro Nappa. Chiude la conversazione e dopo un pò telefona a un tale Pietro. Gli parla della multa che gli hanno fatto, si tratta di un limite di velocità a Brancaleone, l’importo è di 480 euro. Si ferma e scende. Cade la linea.

Cosa sottolinea la Procura prima di giungere alla conclusione? Due cose: 1) Lanucara informa Mandalari delle ultime notizie che la riguardano (“si dice che sono la capolista del PD al Comune!”; 2) Lanucara riferisce a Mandalari di averlo cercato (“Io non sapevo dove trovarvi, e lo invitava ad andare a trovarla a casa, Comunque ora devo portare il bambino dal medico, se poi siete così gentile, se mi suonate e poi…Verso le tre e mezzo”).

E qual è la conclusione alla quale arriva il pm che pone il decreto di fermo alla firma? “Duplice era il motivo dell’incontro, cioè sia la richiesta di procacciamento di voti (“E lo so, allora guardate, l’unica cosa è questa, se siete impegnato…più amici di prima, se non siete impegnato e mi potete dare qualche voto…) ma soprattutto la necessità della donna di affiggere i suoi manifesti elettorali in quella zona, atteso che ai suoi sostenitori incaricati di svolgere quel compito era stata impedita l’affissione dai proprietari o frequentatori di un bar (“Poi guardate c’è un’altra cosa, questi del bar…questi del bar non gli hanno fatto attaccare i manifesti!) … che avevano motivato il diniego imposto rimarcando che in quella zona era possibile affiggere solam
ente quelli del candidato Plutino gli hanno detto no, qua c’è Plutino! E che significa…). Mandalari pertanto chiedeva alla donna il perché non si fosse rivolta a lui (“E perché non siete venuta a dirmelo a me?”) e di rimando la stessa rispondeva che lei era alla cerca di qualcuno che potesse svolgere quel compito (“Ma io vi cercavo, vi cercavo, ora c’è quello che sta attaccando i manifesti…erano due…uno è senza macchina, e, io sto cercando a qualcuno che lo aiuti, ed è Mimmo questo qua sotto che me li attaccava, avete capito, se venite poi ve lo dico”).

Il tenore della conversazione – scrive il pm Colamonaci – non lasciava dubbi sulle modalità mafiose con le quali era effettuata la campagna elettorale in favore di Plutino da parte dei suoi sostenitori. E in tal senso significativi sono stati gli esiti sull’ individuazione dei soggetti che avevano materialmente impedito l’affissione dei manifesti della candidata Lanucara: soggetti che erano certamente legati a Domenico Condemi e, di conseguenza, al candidato Plutino.

Così va la Calabria…delle pari opportunità.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • bartolo |

    gentile francesca,
    …eh che ci fa’… sindaci, consiglieri e presidenti provinciali e regionali, negli anni, hanno invocato ai loro padrini romani leggi “terribili” contro le mafie. e questo, con l’avallo dei loro “padrini” locali …
    aspettiamo la riscrittura della lotta contro le mafie, solo così si può capire la demenza dei tanti organismi governativi e non, che, hanno ispirato la lotta alle mafie con le reti a strascico, dalle quali, però, gli unici pesci a rimanere liberi e prolifici, nei mari dello stretto, sono stati soltanto quelli grossi…

  • francesca |

    se la memoria non mi inganna la signora delle pari opportunità di Reggio Calabria, riveste anche la carica di Presidente dell’Associazione Donne contro la Mafia……………

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