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I “magnifici” 7 del Pd chiedono a Monti di accendere i riflettori sullo scontro Scopelliti-Giardina

Cesare Marini, Marco Minniti, Rosa Villecco Calipari, Maria Grazia Laganà Fortugno, Franco Laratta, Doris Lo Moro e Nicodemo Oliverio: ricordatevi di questi nomi e di questi cognomi.

Al di là del fatto di essere parlamentari del Pd (cosa di cui me ne pò fregà de meno ma lo scrivo perché è doveroso citarne l’appartenenza politica) hanno un enorme, gigantesco, incalcolabile merito: oggi hanno presentato un'interrogazione al presidente del Consiglio Mario Monti chiedendo un intervento del Governo sulla vicenda della testimonianza del colonnello dei carabinieri Valerio Giardina nel corso del processo Meta alla quale ha replicato il presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, direttamente chiamato in causa (si veda anche il mio post del 21 febbraio).

''Giardina, per anni comandante dei Ros di Reggio Calabria – e' scritto nell'interrogazione firmata dai “magnifici” sette – in una deposizione in un processo, ha descritto una città governata da una lobby affaristico-massonica diretta da una cupola formata da cosche e l'attuale Presidente della Giunta regionale. Se è giusto non criminalizzare il presidente Scopelliti, dando come verità acquisita la testimonianza di Giardina, è in pari misura difficile immaginare che l'alto ufficiale si sia inventato la grave accusa. Si comprende lo sconcerto, la preoccupazione, i timori dell'opinione pubblica nell'apprendere il coinvolgimento, vero o infondato, del capo dell'Esecutivo, in complicita' mafiosa. La magistratura non manchera' di verificare le affermazioni dell'ufficiale dei carabinieri, approfondendo con le indagini la eventuale esistenza, nella citta' dello Stretto, di rapporti innaturali, inquinanti e delittuosi tra la ndrangheta e i politici. I calabresi hanno il diritto di sapere da chi sono guidati: se hanno un governo presieduto da un Presidente onesto ed estraneo a qualsiasi coinvolgimento mafioso, come tutti si augurano, oppure si tratti di persona amica e sodale con la delinquenza. Appare quanto mai opportuno accelerare le indispensabili verifiche su quanto affermato dal colonnello Giardina per evitare che lungaggini, sempre che non siano necessarie per esigenze istruttorie, possano dare l'impressione che la ricerca della verita' venga offuscata dal porto delle nebbie''.

'Si preannunciano sfilate innocentiste del tutto inopportune perchè danno l'impressione di voler sostituire le procedure costituzionali di accertamento dei reati con la giustizia popolare, o, per usare un felice detto del tempo passato, 'conl'ammuina'. La giustizia non puo' essere confusa con le tifoserie contrapposte, chi organizza spettacoli indecorosi si assume la grave responsabilita' di mortificare le regole dello Stato di diritto''.

I parlamentari chiedono quindi a Monti ''se non ritiene di porre particolare cura alle vicende della Calabria, magari sollecitando i ministri competenti a seguire con attenzione, nel rigoroso rispetto del principio della divisione dei poteri, i fatti gravi denunciati per evitare che la polvere dell'oblio possa coprire una pagina inquietante”.

Ebbene, sottoscrivo parola per parola ogni riga di questa interrogazione, augurandomi che possa essere anche sottoscritta (o ne venga presentata una analoga) da parte dei parlamentari del centrodestra (pensate quanto sono ingenuo nel credere all’armonia bipartisan della politica!).

La condivido riga per riga – ovviamente – nella misura in cui sollecita la magistratura a fare chiarezza su quanto dichiarato dal colonnello Giardina e nella misura in cui sottolinea che la Calabria e l’Italia tutta siano messi in condizione di non avere il minimo dubbio sulla cristallinità dell’operato del Governatore Peppe Scopelliti (lui, come gli altri, sono innocenti e cristallini fino a parola contraria provata e non solo millantata o raccontata).

Le accuse, le ricostruzioni e le testimonianze di pentiti che coinvolgono o interessano non solo il Governatore ma anche, a esempio suo fratello Consolato (entrambi, per quel che mi riguarda e lo ripeto per l’ennesima volta, innocenti anche perché non indagati in questa vicenda e comunque tirati in ballo da persone sulla cui affidabilità è doveroso che la magistratura indaghi a fondo e senza guardare in faccia a nessuno) non possono lasciare adito a dubbi e non possono restare sospese per aria.

Bravi i sette parlamentari (ma perché solo sette e, scusate l’invadenza, ma che c’azzecca il reggino per mancanza di indizi contrari Marco Minniti, che finora non ha espresso una mezza parola sulla situazione reggina?) a sollevare una questione vitale per la nostra democrazia.

Perché delle due l’una: o ha ragione (ergo lo provi o qualcuno lo provi per lui) il colonnello Giardina o ha ragione Scopelliti. Ancora delle due l’una: o la magistratura trova riscontri ai tanti anelli che sembrerebbero tirare in ballo il Governatore Scopelliti (già indagato a Reggio e Catanzaro ma per altre vicende) oppure si torni indietro con tante scuse a Ciccio-Peppe Scopelliti. E. magari, con la beatificazione del modello-Reggio e dell’attuale modello-Regione.

Il Governatore in una conferenza stampa organizzata oggi (ma per la precisione vi rimando a www.corrieredellacalabria.it che svolge un preziosissimo lavoro di cronaca in tempo pressoché reale) si è difeso evidenziando contraddizioni nelle ricostruzioni del colonnello Giardina, falsità nel racconto dei pentiti, oltre che assoluta trasparenza nel suo operato e in quello, ad esempio, del fratello.

Tutto – ripeto – legittimo e reale. E lo dico in maniera convinta e a prova di bomba visto che, per il mio ruolo di implacabile cane da guardia del potere in qualunque forma esso si presenti, mi sono guadagnato (e per me è una medaglia) la definizione di “cialtrone, membro di una cricca” da parte di Ciccio-Peppe Scopelliti. Prima di lui il Governatore Loiero Agazio mi vedeva come il fumo negli occhi e non ne faceva mistero con nessuno, a partire dall’allora direttore Ferruccio de Bortoli che, proprio per questo motivo (Dio gliene renda sempre grazie) mi esortava a fare ancora di più e meglio il mio mestiere. E, ancor prima di lui, Giuseppe Chiaravalloti. Basta andare a rileggere le centinaia di articoli riservati alle loro gesta per averne contezza. Il fatto di essere detestato dal potere di centro, destra e sinistra o dalla classe dirigente connivente o marcia dentro mi galvanizza e mi esalta. Vuol dire che svolgo il mio lavoro nella maniera più alta e degna.

Chiedo anche io a gran voce che il pres
idente del consiglio spinga l’Esecutivo tutto ad accendere i riflettori su Reggio (dopo che l’hanno già fatto nell’ordine una parte della magistratura, gli ispettori del ministero dell’Economia e il ministero dell’Interno con l’accesso agli atti del Comune capoluogo) e sull’intera Regione.

Chiedo anche io a gran voce che la magistratura pulita di Reggio approfitti di questo straordinario momento politico-sociale per colpire a fondo la vera cupola mafiosa reggina (quella grigia, formata da colletti bianchi, dirigenti, politici, imprenditori, massoni deviati e servizi deviati e chi più ne ha più ne metta).

Chiedo a gran voce che si sappia se in giro c’è una cricca di mestatori del modello Reggio (si veda in archivio il mio post del 21 febbraio, cosa nella quale non credo assolutamente perché si scambia la libertà di stampa, giustizia, espressione, opinione e critica con il complotto) o se invece il modello-Reggio ha davvero qualcosa che non funziona.

Chiedo anche io a gran voce che la politica (quella con la P maisucola) si astenga da pagliacciate. E’ vero che è Carnevale ma anche le sfilate debbono avere una propria dignità. Altrimenti meglio andarle a fare a Viareggio con i carri.

Chiedo infine a gran voce che si aprano gli occhi di fronte al modo in cui negli ultimi anni è stata governata Reggio in ogni ganglo vitale della sua esistenza: dalla A (amministrazione) alla G (giustizia), giu giu fino alla Z (come Zumbo).

In fin dei conti ciò che si chiede non è molto. C'è chi chiede altro, non dimentichiamo. Il Pdci di Reggio, a esempio, con il suo segretario regionale Ivan Tripodi che scrive: "Tutto ciò dovrebbe comportare un gesto che in altre realtà e per ragioni molto meno gravi avviene normalmente: le dimissioni dalla carica per poter liberamente e pienamente svolgere tutte le attività necessarie per la tutela della propria immagine.

Solo pochi giorni fa ci è giunta la notizia delle dimissioni del Presidente della Germania Cristian Wulff travolto dallo scandalo che lo ha visto coinvolto in relazione a un finanziamento a tassi di favore ottenuto da un imprenditore per costruire una casa in Bassa Sassonia. E qualche mese fa Chris Huhne, ministro dell'Ambiente britannico si è dimesso in seguito alla seguente, per gli standard britannici, "pesantissima" incriminazione: aver mentito alle autorità riguardo a una multa per eccesso di velocità nel 2003 poiché l’allora ministro avrebbe convinto la moglie ad addossarsi la colpa.

Come si vede si tratta di vicende di scarsissimo peso e importanza se paragonate alla gravità di tutto quello che riguarda il presidente Scopelliti. Ma saremmo illusi se pensassimo che in Calabria e in Italia possa vincere la normalità. Qui chi denuncia viene criminalizzato e chi è colpevole grida al complotto e fa la vittima". 

E allora facciamo tutti il tifo – senza distinzione di colore politico – affinchè il Governo Monti tenga acceso questo riflettore su Reggio e sulla Calabria tanto a lungo da portare la luce.

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • bartolo |

    Chiedo infine a gran voce che si aprano gli occhi di fronte al modo in cui negli ultimi anni è stata governata Reggio in ogni ganglo vitale della sua esistenza: dalla A (amministrazione) alla G (giustizia), giu giu fino alla Z (come Zumbo).
    BRAVO … GALULLO!
    aggiunga pure che la ndrangheta, o meglio i p-d-c, in tutto questo è stata soltanto un alibi per l’amministrazione truffaldina, la giustizia amministrata in nome del malaffare, e le carriere e gli encomi all’insegna dei servizi deviati…
    miserabili e figli di puttana …

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