Anvedi come ballano le mafie: il business della movida va alla grande da Milano a Messina!

Verrebbe da parafrasare la canzone di quell’insopportabile intrattenitore che è Teo Mammuccari – “Anvedi come balla Nando” – in “Anvedi come ballano le mafie”!

Ma chi l’ha detto che la vita dei boss e dei quaquaraqua che da essi dipendono è solo pane e cicoria? Leggete qui cosa scrive la Commissione antimafia nell’ultima relazione sulle mani delle mafie nell’economia e forse vi ricrederete.

Turismo, ristorazione e locali notturni sono la vera adrenalina delle cosche. “La diffusione del fenomeno è capillare, tanto che ogni ricostruzione appare parziale” si spinge persino a mettere nero su bianco il presidente della Commissione Beppe Pisanu.

Solo nel Sud? Ma certamente no! A Milano Cosa nostra ha tradizionalmente investito in locali notturni e bische fin dagli anni '60/'70. Personaggi come Joe Adonis (che dalla fine degli anni '50 e per tutti gli anni ’60 ebbe il dominio mafioso sui night-club milanesi) o Francis Turatello “Faccia d'angelo”, o Angelo Epaminonda “il Tebano”, fanno ormai parte della storia (e non più della cronaca) mafiosa milanese.

Gli investimenti della criminalità organizzata nel turismo e nella ristorazione al Sud sono una realtà riscontrate da decenni, come testimoniò già nel 1992 l’informativa su "Mafia ed appalti" del Ros dei Carabinieri, nella quale si dava atto che la mafia aveva realizzato – per mezzo del riciclaggio di enormi flussi di denaro proveniente dallo sfruttamento di finanziamenti pubblici – "il monopolio delle attività edilizie, commerciali, industriali, turistico-alberghiere e così via, con la conseguente creazione di immensi patrimoni, più o meno occulti". Già vent'anni fa, pertanto, era circostanza investigativamente confermata quella che le mafie investissero rilevanti risorse in attività turistiche.

In Calabria, ad esempio, le 'ndrine risultano avere capillari interessi nel settore del turismo. La “Relazione annuale sulla 'ndrangheta” approvata dalla Commissione istituita nel corso della XV Legislatura, ha dato conto anche di un isolato esempio di collaborazione con le Autorità, che ha  permesso di conoscere uno dei sistemi di infiltrazione nel settore: “Nel settore turistico, il meccanismo viene svelato grazie ad uno dei rari casi di collaborazione. Il rappresentante di Parmatour SpA in Calabria, con una denuncia all’autorità giudiziaria, rendeva note le sistematiche estorsioni in danno di alcuni villaggi-vacanze in Calabria, di proprietà della società. I villaggi turistici erano: il Triton Club di Sellia Marina, nonché il Sabbie Bianche e il Baia Paraelios di Parghelia (Vibo Valentia). Gli estorsori venivano indicati come incaricati o appartenenti, per il primo villaggio, alla famiglia Arena di Isola Capo Rizzuto e per gli altri due alla cosca dei Mancuso. Nello specifico, l’operatore economico spiegava che gli Arena ritiravano annualmente la somma di 40.000 euro, oltre ad imporre varie assunzioni di parenti ed amici, mentre i Mancuso, preposti al controllo del “corretto” svolgimento delle attività, avrebbero lucrato un contributo del 10% sugli introiti. Per inciso, il 28 novembre 2007, il Gip di Catanzaro ha disposto il giudizio nei confronti dei tre incaricati dei villaggi turistici oggetto delle estorsioni per favoreggiamento, aggravato dalla mafiosità, per avere negato, nel corso delle indagini preliminari, di avere mai ricevuto pressioni estorsive.:

A Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese, la 'ndrina dei Nicoscia (che vantano estese alleanze con altre famiglie locali ed il sostegno del clan “Grande Aracri” di Cutro), opera nel settore del turismo della costa.

Il clan Mancuso di Vibo Valentia (che include nella sua area di influenza, oltre che la provincia di Vibo, anche il reggino, il catanzarese, Isola Capo Rizzuto ove vanta rapporti con il clan degli Arena, Lametia Terme dove è contigua al gruppo Cerra-Torcasio-Giampà e diverse altre zone del nord Italia), ha accertati interessi nella gestione delle attività economiche connesse alle strutture turistiche e di intrattenimento ubicate sulla fascia litoranea.

La famiglia dei La Rosa (originaria di Tropea, rinomata località turistica) ha acquisito sul territorio costiero – Ricadi, Parghelia, Zambrone, Briatico, Porto Salvo, Vibo Marina, Pizzo Calabro – un ruolo predominante nel controllo della gestione e della manutenzione delle forniture di numerose grosse strutture alberghiere, imponendo gli acquisti presso ditte riconducibili alla cosca.

La famiglia Scerbo, collegata alla 'ndrina degli Arena, risulta avere il controllo di uno dei più grossi complessi turistici di Isola Capo Rizzuto, Il Tucano, con 800 appartamenti (per tali fatti risultano applicate misure cautelari custodiali nei confronti di affiliati della famiglia).

Legata allo sviluppo turistico della costa ionica reggina è l'inchiesta (la cosiddetta Operazione Naos) della Dda di Perugia, che ha riguardato una rete di interessi criminali – dal settore energetico al turismo ai centri commerciali – distribuiti tra Umbria, Calabria e Sardegna, e che ha portato all’applicazione di decine di misure cautelari, accertando collegamenti tra il clan camorristico dei Casalesi e la cosca 'ndranghetista dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti.

 

CAMPANIA, SICILIA E PUGLIA

In Campania gli interessi maggiori sembrano riguardare la provincia di Salerno, dove sono emersi con evidenza rischi di reimpiego di proventi illeciti (e non soltanto della camorra ma anche di altre associazioni mafiose) in aree di grande attrazione turistica come la costiera amalfitana. Nella stessa provincia sono stati registrati  sequestri antimafia di strutture agroturistiche.

Anche nel napoletano sono noti interessi camorristici nel settore: nell'area Flegrea (Pozzuoli, Quarto Flegreo, Monteruscello), i clan dominanti, Longobardi e Beneduce, sono in contrasto tra loro presumibilmente proprio a causa dei forti interessi economici sulla zona, a forte vocazione turistica; a Giugliano e nelle zone limitrofe (a nord di Napoli), il clan Mallardo – collegato al clan Licciardi attraverso la cosiddetta Alleanza di Secondigliano – controlla in particolare il settore edilizio e turistico.

Solo per fare un esempio, alcuni giorni fa è stata eseguita la misura cautelare emessa dal Gip presso il Tribunale di Napoli nei confronti di 7 persone.

I provvedimenti sono stati eseguiti dalla Dia di Napoli: il materiale investigativo costituisce lo sviluppo del filone che ha condotto alla precedente ordinanza cautelare eseguita il 30 giugno 2011 e che ha avuto ad oggetto l'individuazione dei canali di riciclaggio della criminalità organizzata nelle attività di ristorazione riconducibili al gruppo Potenza- Iorio, con conseguente sequestro di numerose attività di ristorazione a Napoli e altre località, ora in amministrazione giudiziaria.

E' stato dunque già accertato in fase cautelare ed è attualmente al vaglio diba
ttimentale il reimpiego di capitali illeciti riferibili a Salvatore Lo Russo, al vertice dell' omonimo sodalizio camorristico di Miano ed oggi collaboratore di giustizia, ed alla famiglia Potenza, in particolare a Mario Potenza (soprannominato o' chiacchierone) e Potenza Bruno, esponenti storici fino a tutti gli anni '90 del contrabbando di sigarette, e poi stabilmente dediti all'usura nel cui ambito investono gli stessi proventi così accumulati negli anni.

Tra i destinatari della precedente ordinanza vi era il capostipite della famiglia Potenza, Mario, o 'chiacchierone, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, e poi deceduto per cause naturali il 15 gennaio 2012.

Grazie ad attività di intercettazione ambientale eseguita all'interno della abitazione di quest'ultimo (luogo in cui lo scorso 2 maggio è stata rinvenuta la somma di circa otto milioni occultata nelle pareti domestiche) si è avuta conferma degli stretti legami tra la famiglia Potenza e il clan Lo Russo, ed in particolare delle cointeressenze economiche del capoclan nella attività di ristorazione, oltre che dei legami attuali con Antonio Lo Russo, latitante.

Inoltre, dal contenuto inequivocabile delle numerose conversazioni registrate all'interno della casa del Pallonetto, in uno ai dati offerti dalla documentazione rinvenuta nel corso della perquisizione, si è riusciti ad identificare ulteriori vittime di usura; usura che nel corso di questi ultimi mesi è proseguita senza soluzione di continuità coinvolgendo anche ulteriori soggetti non individuati in precedenza.

Si tratta di persone, per lo più piccoli imprenditori, vessate dallo stesso Mario Potenza e dai suoi più stretti collaboratori: il nipote omonimo ed un vicino di casa, che hanno a pieno titolo sostituito nelle attività illecite i soggetti già raggiunti da ordinanza di custodia cautelare e tuttora detenuti.

Altro filone di indagine ha, invece, rivelato come non tutti i proventi delle illecite attività della famiglia Potenza sono state raggiunte dal provvedimento di sequestro nella prima fase investigativa, in quanto una parte consistente delle ricchezze illecite accumulate sono state trasferite all'estero e depositate presso conti svizzeri intestati a membri della famiglia.

Le indagini si sono quindi concentrate, in particolare, su altri soggetti che potevano fare da prestanome ai Potenza per la salvaguardia del loro patrimonio ed hanno evidenziato come la stessa famiglia Potenza, grazie anche alla complicità di un prestanome, tale Franco Russo, fosse riuscita a trasferire su conti svizzeri ingenti somme di denaro.

In collaborazione con la polizia svizzera ed a seguito di attività transfrontaliera condotta con la collaborazione del Centro operativo Dia di Milano, è stato accertato che tale soggetto, in seguito ai sequestri ed agli arresti, si era attivato per far rientrare in Italia parte dei capitali. La cooperazione avviata con la Procura Federale di Lugano, ha consentito, poi, di accertare l'esistenza di conti accesi presso istituti bancari elvetici riferibili alla famiglia Potenza e di sequestrare oltre un milione in contanti che erano stati prelevati dai conti svizzeri per essere utilizzati in Italia.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche hanno poi consentito di fotografare minuto dopo minuto l'intera fase dell'operazione posta in essere dai membri della famiglia Potenza (tra cui anche Aragione Nunzia Maria moglie di Bruno, ed Assunta Potenza sorella di Bruno e Salvatore) grazie al fidato Franco Russo.

Non mancano poi, all'interno delle mura domestiche di casa Potenza, riferimenti espliciti sia a Marco lorio, che Mario definisce "amico di Bruno", sia al ristorante Pizza Margherita al cui interno Mario afferma essere investito un milione e mezzo di euro di Salvatore Lo Russo, sia al dottor Pisani (ex capo della squadra mobile di Napoli) che il chiacchierone ricorda come "quello che gli faceva avere tutto quello che voleva".

Per quanto riguarda la Sicilia, è dal almeno un paio di anni accertato l’interesse della criminalità mafiosa della fascia tirrenica della provincia di Messina (quella che si sviluppa verso Palermo e ha sempre mostrato la tendenza ad organizzarsi secondo modelli mafiosi tipici di Cosa Nostra) ai grandi insediamenti turistico-alberghieri. Di recente, è stato accertato un’interesse diretto nel settore dell’agriturismo del boss Sebastiano Rampulla (rappresentante della famiglia di Mistretta, affiliata a Cosa nostra e fratello di Pietro, condannato per la partecipazione alla strage di Capaci), al quale il Tribunale di Messina – Sezione Misure di prevenzione ha sequestrato un’azienda agrituristica intestata a prestanome.

Anche in Puglia, il grande sviluppo turistico comincia ad interessare la criminalità organizzata della zona (che pure non ha una dimensione paragonabile alle grandi mafie tradizionali). Il clan tarantino del quartiere “Paolo VI”, capeggiato da Michele Ciaccia, reinvestirebbe i ricavi delle proprie attività illecite nell’acquisto e gestione di bar, ristoranti e discoteche a Lecce.

AL CENTRO-NORD

Gli interessi delle cosche nel settore turistico non si fermano al Sud ma mostrano una tendenza ad estendersi in tutte le zone del territorio nazionale che possono rappresentare un investimento turistico interessante.

La 'ndrina degli Iamonte (originaria di Melito Porto Salvo) ha proiezioni in Valle d’Aosta. Sempre in Valle d'Aosta risultano presenze di affiliati alle 'ndrine dei Facchineri di Cittanova, degli Asciutto e dei Grimaldi di Taurianova, che hanno compiuto investimenti comuni nel settore turistico (alcuni affiliati ai Facchineri e degli Albanese di Cittanova, sono presenti e operanti anche in un'altra regione a particolare vocazione turistica come l'Umbria).

È poi ormai comprovata l'espansione nel Lazio, e in particolare a Roma, nel settore turistico e della ristorazione, tanto della 'ndrangheta quanto della camorra.

La 'ndrangheta, ad esempio, ha riciclato i suoi profitti illeciti, costituendo società fittizie nel settore della ristorazione in generale (gestione di bar, paninoteche, pasticcerie e ristoranti). Si pensi a questo proposito all'operazione che ha portato (nel luglio del 2009) al sequestro di beni per un valore stimato di circa 250 milioni di euro, tutti investiti in società con sede a Roma e attive nel settore della ristorazione di lusso: l'indagine della Dda di Roma ha messo in luce la penetrazione degli Alvaro–Palamara (provenienti dal reggino) nei più alti livelli della ristorazione romana, avendo acquisito tra l'altro il controllo di locali storici e rinomati quali il Cafè de Paris di Via Veneto ed il ristorante George's.

La camorra investe da tempo nella Capitale, nella maggior parte dei casi in ristoranti o esercizi commerciali e lo fa sfruttando i collegamenti tra i clan che
risiedono in Campania e i soggetti affiliati o collegati che si trovano nel Lazio. Non mancano gli investimenti in strutture agroturistiche del Molise di capitali riconducibili a clan camorristici: in tal caso, la camorra sfrutta il vantaggio logistico derivante dalla circostanza che diversi suoi affiliati, colpiti da divieti di soggiorno in Campania, si siano stabiliti proprio nella provincia di Isernia.

In Lombardia, si assiste invece a patti ed accordi tra le mafie italiane per fare insieme affari illeciti e riciclarne i proventi in primis nel settore della ristorazione e della grande distribuzione.

Anche in Abruzzo la mafia arriva e investe proprio nel turismo, con un profilo soggettivo altissimo: l'Operazione Alba d'Oro della Ddda dell'Aquila ha permesso di accertare investimenti di denaro della Sirco spa – società della quale erano soci occulti Gianni Lapis e Giorgio Ghiron (professionisti vicini all'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino) insieme a Massimo Ciancimino (il figlio di don Vito, cui egli ha lasciato la gestione dei suoi beni) – nella Alba d'Oro Srl, con sede sociale in Tagliacozzo (L’Aquila), il cui oggetto sociale consisteva nel creare e gestire strutture turistiche ed alberghiere sul territorio.

In Toscana, invece, emerge chiaramente l‘infiltrazione di clan camorristici (Terracciano di Pollena Trocchia, Mazzarella del quartiere Barra di Napoli e Gallo di Torre Annunziata) nella gestione di locali notturni ed attività alberghiere, anche per realizzarvi attività di sfruttamento della prostituzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

ALL’ESTERO

Risultano poi ulteriori campi di proiezione del fenomeno (non ancora esplorati fino in fondo) da e verso l'estero. Infatti, da un lato le mafie italiane allargano l'orizzonte dell'investimento a Paesi stranieri; d'altro canto, si assiste sempre più all'ingresso in Italia di capitali illeciti stranieri, reinvestiti nel mercato immobiliare di lusso, in alberghi e ristoranti.

Sono accertati gli investimenti, ormai tradizionali, della camorra in Spagna La Spagna è stato, da sempre, territorio di elezione del clan dei Casalesi per la gestione dei traffici internazionali di stupefacenti. Nel territorio spagnolo aveva fissato la propria base Nunzio De Falco (boss del gruppo De Falco-Caterino-Quadrano, contrapposto al clan dominante Iovine-Schiavone-Bidognetti), dove gestiva ristoranti e pizzerie.

Il dato più preoccupante è di certo quello della capacità di espansione della 'ndrangheta, per la quale sono accertate estese proiezioni estere: in Germania, Svizzera Olanda, Francia, Belgio, Penisola Iberica, Canada e Australia. Intermediari delle ‘ndrine calabresi, inoltre, sono stati individuati in Europa orientale, Usa, America centrale e meridionale. Emerge poi una rete di pericolosi rapporti con i paesi dell’Est e con le mafie autoctone (in particolare, Bulgaria ed Albania). La 'ndrangheta controlla da tempo in Germania una rete di ristoranti, alberghi e pizzerie, attraverso la quale, presumibilmente, sono stati riciclati prima i profitti dei sequestri di persona, e poi quelli del traffico di droga. Emblematicamente, la strage di Ferragosto a Duisburg (15 agosto 2007) avviene all'uscita del ristorante “Da Bruno” e ha tra le sue vittime il gestore del ristorante Sebastiano Strangio e tra i responsabili del fatto Giovanni Strangio, anch'egli proprietario di ristoranti in Germania.

Se ciò avviene spesso in relazione agli interessi ‘ndranghetisti nel mercato della droga, è anche vero che altrettanto spesso l’espansione in territorio estero viene accompagnata da investimenti diretti in imprese commerciali di ristorazione o comunque di intrattenimento.

Si pensi, ad esempio, al Canada: l’Operazione Il Crimine” del 13 luglio 2010 sull’asse Milano-Reggio Calabria ha svelato che nella sola città di Toronto esisterebbero sette famiglie criminali formate perlopiù da soggetti di origine calabrese (Tavernese-Andrianò, Figliomeni, Coluccio, legata alla famiglia Tavernese, Commisso, Figliomeni, Demaria, Russo) che avrebbero reinvestito gran parte dei propri illeciti guadagni in esercizi commerciali, come bar e ristoranti, nel centro di Toronto e nell’area di Woodbridge (il cosiddetto nuovo quartiere italiano).

D’altro canto, è sempre più chiara e visibile la presenza di ricchezze straniere nel nostro Paese: capitali russi ed ex sovietici in genere hanno garantito acquisti di strutture turistico-alberghiere in Lombardia, Liguria, Riviera adriatica e di immobili di lusso nel pieno centro di Milano, mentre è inarrestabile il flusso di cinesi e dei loro capitali dalla misteriosa provenienza, sempre più investiti in ristoranti ed immobili, nelle principali città italiane.

A presto con nuovi approfondimenti

r.galullo@ilsole24ore.com

7 – to be continued (le prime puntate sono state pubblicate il 26, 27, 31 gennaio, 2 e 3 febbraio)

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  • giampaolo rossi |

    Ma dove si può trovare sta relazione?!?!?!?!

  • rob72 |

    Ed il problema del rilancio dell’economia (legale) è l’articolo 18…

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