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Botta e risposta con il Coisp, il sindacato dei poliziotti che vuole scendere in campo per salvare l’Italia

Ricevo e molto volentieri pubblico la graditissima lettera che mi giunge da Giuseppe Brugnano, segretario regionale del Coisp Calabria.

In calce c’è la mia risposta, altrettanto gradita.

Buona lettura a tutti.

 Gentilissimo Dottore Roberto Galullo,

Le premetto che ho avuto difficoltà a comprendere la motivazione sull'impostazione del Suo articolo, anche perché mi è sembrata una "strumentalizzazione" di un qualcosa che poco ha a che fare con la realtà. E mi stupisce, ancor di più, in quanto arriva da Lei che, oltre ad essere una delle firme di maggior prestigio del nostro giornalismo, è sempre attento anche a quello che sono le dinamiche del panorama italiano legato al sistema sicurezza del Paese. Infatti, in riferimento al Suo articolo del 6 febbraio dal titolo “Chi sentiva la mancanza del Partito dei Poliziotti? Il Coisp Calabria pronto a scendere in campo con le divise”, e, richiamando una delle sue espressioni “Tutti costoro, se smettono di fare il proprio mestiere, anche solo momentaneamente, dovrebbero smettere per sempre senza possibilità di tornare indietro”, Le confido, in tutta onestà intellettuale, che io invece vorrei avere una possibilità per ritornare indietro, poiché, scorrendo su “Il Sole 24 Ore” le Sue parole, non posso che rimpiangere  l’età dell’oro di quello che era un giornalismo che raccontava i fatti, che voleva contribuire al miglioramento della società, improntato ad una forte tensione morale e ideale, perché fatto da chi tentava di capire cosa sta realmente accadendo nel mondo, scrivendolo audacemente, e “rabbrividendo al solo pensiero di dover sottostare a regole di mercato e politica ingombranti ed imbarazzanti”. Quello del giornalista, come Lei ben sa, è un compito fondamentale per la vita della democrazia, il compito di chi deve scandagliare i mutamenti reali della società, e che si risolve in uno straordinario dovere di trasparenza e di chiarezza, che, se civilmente adempiuto, consentirebbe di spiegare la realtà senza veli, facendo così rivivere il più alto giornalismo. Vede, Egregio Galullo, ciò che oggi, purtroppo, non c’è più, è la coscienza etica del giornalismo,  la cui assenza trapela innanzitutto dal linguaggio da Lei usato ("mentre mi beavo della Maggica e delle quattro pappine rifilate all’Inter") mentre discorriamo di temi fondanti della nostra società; si tratta di quella stessa coscienza etica senza la quale un giornalista non potrà mai essere incline alla ricerca la verità. Chiusa questa parentesi ahimè dovuta, anziché impelagarsi in argomentazioni sterili ed infruttuose, c’era (e c’è) un importante lavoro da fare. Aiutarci nel ricercare la vera autorità della politica, in barba ad una consuetudine anticostituzionale, che stupisce essere stata riportata proprio da Lei, secondo cui “i giornalisti devono fare i giornalisti, i magistrati devono fare i magistrati e i poliziotti devono fare i poliziotti”, e la "P"olitica, Dott. Galullo, chi la fa in Italia? Forse le ballerine? Le soubrette? I “politicanti” di mestiere? O meglio ancora gli indagati per eccellenza che hanno portato sul lastrico il nostro Paese? Se Lei avesse ragionato sulle pagine della nostra Costituzione, soffermandosi scrupolosamente sull’art. 49 che sancisce che “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, sono certo che non avrebbe neanche lontanamente immaginato l’articolo che poi, invece, ha scritto e pubblicato on-line. Voglio semplicemente significare che auspico vivamente che Lei abbia formulato tali considerazioni inconsapevolmente, poiché (ribadisco “certamente non se ne rende conto…" e la Maggica in questo caso, per fortuna, non ha causato alcuna Sua arrabbiatura…) nel Suo testo ha affermato implicitamente che i giornalisti non sono cittadini, i magistrati non sono cittadini, i poliziotti non sono cittadini. Allora, inconcepibili non sono i nostri dignitosi principi , come li ha definiti Lei nel Suo articolo, ma inconcepibile è la negazione del principio costituzionale di cittadinanza. Lei stesso, attraverso le Sue valutazioni, si è autoproclamato un “non cittadino”. Pertanto, La esorto, d’ora, in poi, con tutto il rispetto e la stima che da sempre nutro nei Suoi confronti, a guardare realmente con gli occhi di un fanciullo, perché è proprio quel fanciullino che abita nel nostro essere interiore (per rievocare il celebre Giovanni Pascoli) che è in grado di conoscere in modo autentico tutto ciò che lo circonda, meglio di quanto possa fare l’uomo adulto col suo raziocinio. Contribuisca anche Lei a  riaccendere la luce della questione morale nel pensiero e nell’azione, e a riscoprire l’essenza della politica, intesa come vocazione nel senso pieno della parola, alla quale possono e devono attingere i i giornalisti, i magistrati, i poliziotti… i cittadini italiani!

 

Catanzaro, 7 febbraio 2012

Giuseppe Brugnano – Segretario regionale del Coisp Calabria

La mia risposta 

Egregio dottor Brugnano,

ero certo che non avrebbe resistito alla tentazione di rispondere. Ed era quello che volevo, che ho cercato. Che ho avuto. Facilmente.

Vede – prima di entrare nel merito del discorso, nel quale lei non entra se non per sbaglio – mi piacerebbe che lei si “interrogasse” sue due cose.

La prima è la pomposità con la quale chiede il “diritto di replica” nell’oggetto della lettera e in calce alla stessa. Credeva forse che non le venisse concesso?  Questa è una piazza telematica e democratica e lei – come migliaia di lettori che ogni giorno frequentano il blog – lo sapete bene. Come scrivevo prima, la auspicavo la replica. Ma faccio di più: le pubblico la lettera con la stessa dignità con la quale ho pubblicato il mio articolo. E’ doveroso e lo faccio volentieri. Tra l’altro – per inciso – è davvero cuorioso che suoi colleghi, addirittura firmandosi con nome e qualifica Coisp da varie parti d’Italia, mi abbiano scritto privatamente ma non abbiano raccolto l’invito (o non abbiano avuto la forza) a commentare sul blog.  Forse – azzardo – la regia deve essere unica ma posso ovviamente sbagliare.

La seconda è l’incapacità di cogliere il serio dal faceto e questo è triste perché lei non lo coglie proprio. Altrimenti, nelle prime righe della sua lettera, non scriverebbe che non capisce la motivazione che mi ha scritto a riflettere sulla vostra annunciata e garrula “discesa in campo”.

Il serio sono i fatti di cui ho disquisito (e sui quali lei replica, in realtà, ripetendo le cose che a tutti sono già chiare avendole per primo io riportate con ampi stralci dei vostri comunicati stampa).

Il faceto – le annuncio – è il tono con il quale – sul blog, per quanto seguitissimo e di contenuti – a volte (ripeto: a volte) mi lascio andare. Debbo insegnarle che una cosa è scrivere sul blog, altra su un articolo di giornale. Con il suo stesso incredibile parametro di riferimento, dovrei rimproverarle  – ma lungi da me fa
rlo – che sul sito ufficiale del Coisp Calabria appare la macabra figura di tre poliziotti – in scala crescente – accoltellati di spalle, con tanto di sangue che cola ma belli ritti sulla schiena e con una specie di aureola verde sulla capa (dovrei dire capo ma vede, mi lascio andare e dico capa). Ohibo! Cosa c’entra quell’orrida scena con il contenuto serio, serissimo del vostro utile sito? A distrarre? A provocare? A far piangere? Non lo so. Non mi interessa: è una scelta opinabile ma che non oscura la bontà del vostro lavoro.

Lei – invece –si ferma all’apparenza (da me smaccatamente, a volte, voluta per alleggerire il tono) e non va alla sostanza. In me l’etica c’è e non si permetta – mai – di metterla in discussione perché io – di fatti e solo di fatti – discuto.

Ai fatti ci (ri)vado io.

Primo: poltica e sindacato non dovrebbero mai mischiarsi. Mai. Voi lo avete fatto firmando congiuntamente e camminando insieme. Buon cammino e buona fortuna. A me questo non piace e l’ho detto. La commistione politica/sindacato è stata tra i peggiori mali di questo Paese.

Secondo: l’articolo della Costituzione che lei riporta. Non deve insegnarmelo. Il punto è un altro: fare politica è doveroso ma – per come interpreto io il ruolo di categorie fondanti della nostra civiltà moderna tra cui le Forze dell’Ordine e le altre da me richiamate, compresa la mia – tornare indietro non si può. Non si può e non si deve per come interpreto io l’etica, la professione e la politica (lei dice di seguire quel che scrivo: come ha fatto allora a non accorgersi che questi concvetti li ripeto da anni?).

 Se dovvessi buttarmi io in politica – e come me i magistrati, i carabinieri, i poliziotti – non dovrei più tornare a scrivere o ad amministrare la giustizia o a tutelare l’ordine pubblico (sempre più spesso in ufficio e non per strada ma, anche su questa provocazione, non ha risposto). Non sarei credibile. Il magistrato neppure e neppure gli uomini delle Forze dell’ordine che sono super partes per definizione e non dovrebbero avere coloriture politiche. Il punto non è “entrare” in politica: il punto è “non rientrare” in ciò che si faceva prima. Questo è il nodo della questione che lei – non posso credere cosciamente – ignora.

Poi vivadio, lei – voi – fate come volete ma la critica è legittima e dovrebbe imparare che è il sale della democrazia. Qundi le critiche lei non solo deve accettarle ma deve cercarle. Altrimenti è dittatura. Se ne faccia una ragione, soprattutto che ora molti suoi colleghi si stanno catapultando dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno nell’agone politico.

Terzo: un partito per fare cosa? Me lo dice di grazia? E – già che ci siamo – mi dice anche quali sono quei partiti con i quali state dialogando? Per fare cosa? Involontari inciuci con nane e ballerine (le ha richiamate lei, non io) che putroppo popolano tutti i partiti? O strame di inciuci? Comunque sia auguri e liste maschie.

Quarto: come scegliete i vostri “incorrotti e incorruttibili”? Come li hanno scelti e proposti gli altri partiti? O solo voi avete il "verbo" dell'incorruttibilità e onesta? O basta solo la parola “poliziotto”? O "Carabiniere" forse? Se così fosse, mi permetto sommessamente di (ri)ricordarle le indagini e i processi in corso che riguardano le divise (latu sensu e dunque poliziotti compresi). Se ne faccia una ragione: poliziotto non è una parola magica.

Termino come ho iniziato: non avverto la mancanza di un partito dei poliziotti e delle Forze dell’ordine e anzi mi fa anche un po’ paura ma continuerò ovviamente a fare il tifo per le Forze dell’Ordine indipendenti ora e sempre da qualunque commistione – anche solo temporanea – con la politica. Così come continuerò a dare notizia delle vostre denunce ogni qualvolta meriteranno. Le ricordo che fui io, a esempio, il primo a dare la vostra notizia sui poliziotti spinti a lavare le macchine di servizio; la diedi, dopo il vostro comunicato stampa, ancor prima delle agenzie di stampa e ancor prima che gli altri colleghi ne cogliessero la valenza che poi apparve, infatti, in quasi tutti i siti e i media.

Non mi chieda, però, di essere indulgente con la vostra discesa in campo in plotone schierato ma con un salvagente pronto a riporatrvi a galla se le liste non dovessero premiarvi.

Cordialmente, nella speranza di avere ancora costruttivi scambi di opinione con lei e con tanti suoi colleghi

Roberto Galullo

  • galullo |

    Egregio Brugnano,
    detto che io non avevo nessun obbligo a pubblicare la sua lettera e detto che appare sinistro (molto sinistro) per un paladino della democrazia che sta per schierare un esercito nelle elezioni prossime venture quel “avremmo dovuto denunciare 9 suoi colleghi su 10” e detto che la pomposità con la quale lei ha chiesto – e doverosamente avuto il diritto di interloquire con i lettori come faccio per tutti – è quantomeno fuori luogo, le posso solo rispondere che le sue risposte (scusi il gioco di parole) non schiodano di un millimetro il mio convincimento e la mia avversione ad un partito delle divise commisto con il sindacato. E non schiodano di un millimetro il mio convincimento che alcune categorie professionali mai e poi mai dovrebbero non scendere in politica ma – lo ridico ancora – tornare a fare il mestiere di prima. Non saremmo più credibili. Lei è convinto del contrario. Lei dice che io mi sbaglio. Può darsi ma io non solo dico che a sbagliarsi è lei ma aggiungo anche che – come cittadino – di un partito di divise ho timore. Si figuri un po’ lei. La democrazia è questa: libertà di opinione che questo blog concede a tutti e sono lieto di dibattere con lei su questi temi al netto del fatto che non accetterei lezioni di etica dal Papa, figuriamoci da lei o da un qualunque altro poliziotto. Ma se lei dubita – anche in un solo mio articolo o un solo mio pensiero espresso in questo blog o nel mio mestiere – di mancanza di etica da parte mia, le consiglio vivamente di non confrontarsi più con me. Non posso confrontarmi ancora con chi dubita dell’unica cosa che nessuno può permettersi di mettere in dubbio.
    Il suo lunghissimo epistolario di risposte – che giunge solo dopo l’appello e non alla prima chiamata – è “vuoto”. Fatto di luoghi comuni, di un linguaggio “politichese” trito e ritrito, addirittura del tentativo di dare un significato “scientifico” e retrospettivo all’immagine dei poliziotti accoltellati ma saldamente ritti sulle gambe. Il suo epistolario lo lascio “nature” ai lettori: ognuno si farà l’opinione che crede. Io non debbo convincere nessuno. Ho già detto la mia e lei ha avuto un palcoscenico (che sapevo già dall’inizio di darle ma il dibattito questo contempla) per spiegarsi ma non venga a dire a me che voglio strumentalizzare e salire in cattedra. Se lei confonde esprimere le proprie opinioni con il salire in cattedra stiamo freschi.
    Una cosa, però, prima di lasciarla, le voglio dire perché mi ha colpito. Quando dice che voi non dialogate con i partiti perchè sono i partiti…che vengono a voi. Alleluja!
    Quanto a Santino (mi fa davvero piacere che non ci sia il cognome) vorrei solo dire che del trasferimento fuori della circoscrizione e il resto a me non interessa nulla. Dettagli, quisquilie, pinzillacchere. Chi indossa una divisa (fino a che la indossa) per me non dovrebbe scendere in politica per poi tornare indietro. Che lo faccia a 500 metri o a un miliardo di km non cambia nulla.
    Cordiali saluti

  • brugnano |

    Gent.le Dott. Galullo,
    lieto di poter proseguire nel dibattito, affronterò in maniera esaustiva alcuni punti cardini da Lei portati alla luce, anche perché non riesco ancora a capire il motivo per il quale Lei tende a “strumentalizzare” a tutti i costi una nostra legittima posizione, credendo di poter salire in cattedra per dettare i tempi ed i modi nel dialogo che mi auguro possa essere costruttivo, analizzando punto per punto quello che Lei dice.
    1) “Credeva forse che il diritto di replica non le venisse concesso”?
    Il diritto di replica deve essere concesso e su questo non deve discutersi minimamente, nel senso che non è una “Sua concessione”, in quanto, appunto, “diritto”. Anche se i suoi colleghi, in 9 casi su 10, avremmo dovuto denunciarli.
    2) “Sul sito del Coisp appare la macabra figura di tre poliziotti accoltellati di spalle… cosa c’entra quell’orrida scena con il contenuto serio, serissimo, del vostro utile sito? A distrarre? A provocare? A far piangere?…
    Ebbene, quelle sagome di cui Lei parla con estrema superficialità, non sono altro che i baluardi della nostra democrazia, con una campagna di denuncia e di sensibilizzazione che ha visto il Coisp essere il protagonista del dissenso contro il Governo uscente che aveva promesso, in campagna elettorale, mari e monti a tutto il Comparto Sicurezza ed a quello Difesa. Promesse che sono rimaste solo spot elettorali ed annunci propagandistici, come ronde ed altre invenzioni sterili per la sicurezza del cittadino. La campagna di denuncia, che è stata in piedi per circa 2 anni, si chiama “Ci hanno pugnalato alle spalle!” e si è svolta in tutta Italia con quelle sagome in cartone dei poliziotti pugnalati alle spalle, che sono state esposte ogni qualvolta un rappresentante del Governo Berlusconi ce ne offriva l’occasione. Quelle sagome, quella denuncia, per Sua informazione, ha fatto la sua comparsa anche a Venezia sul red carpet del Festival Internazionale del Cinema facendo accendere i riflettori della protesta dei poliziotti su tutti i mass media anche fuori Italia. Dietro quei poliziotti pugnalati dal Governo, si cela una triste realtà, che è il triste contesto sociale in cui oggi siamo costretti a vivere, un contesto in cui prevale una concezione della democrazia meramente formale e strumentale, proprio come quella che ha ispirato le Sue argomentazioni. Noi non vogliamo né distrarre, né provocare e nemmeno far piangere, ma soltanto risvegliare l’opinione pubblica e, quindi, accrescere nella gente la consapevolezza sulla realtà sociale, che continua a mietere vittime, soprattutto tra gli Operatori della Sicurezza. Non è una orrida scena quella che compare sul sito del Coisp della Calabria, ma un’orrida realtà, che esprime la drammaticità dell’attuale condizione umana.
    3) In me l’etica c’è e non si permetta mai di metterla in discussione perché io di fatti e solo di fatti discuto.
    Le ribadisco, Dott. Galullo, la mia stima ed il mio rispetto nei Suoi riguardi, anche per l’attenzione che presta spesso alla questione “Sicurezza”, ma è con rammarico che l’etica, in Lei, questa volta, non l’ho colta. Ho sempre creduto, al riguardo, che l’etica sia una componente essenziale di ogni formazione umana, e, per questo, deve essere la costituente di qualsiasi ragionamento, discussione o fatto.
    4) politica e sindacato non dovrebbero mai mischiarsi…La commistione politica/sindacato è stata tra i peggiori mali di questo Paese.
    Il male peggiore per questo Paese sarebbe quello di continuare a far dipendere il suo destino da banali pregiudizi e conformismi che inaridiscono le nostre vite. Quello che ancora oggi molti di noi non riescono a cogliere è il reale significato della parola “politica”. Forse perché è una parola che suggerisce una miriade di interpretazioni, ma tra le infinite interpretazioni, …che la politica riunisce in sè tutte quelle componenti che fanno della nostra società un quadro armonico, come le parti sociali, e, quindi, i sindacati. Io credo che l’errore più grave che noi possiamo commettere sia quello di concepire la politica l’erronea e obsoleta concezione che i leaders politici investiti dal voto elettorale, una volta ottenuta la guida del governo o della opposizione, siano gli unici e diretti interlocutori di un corpo elettorale.
    Come giustamente ha affermato Lei, i sindacalisti devono occuparsi della tutela dei diritti dei lavoratori, ed è proprio il fine per il quale sono nati che li legittima a “fare politica”.
    Non è forse vero, Dott. Galullo, che politica vuol dire prima di tutto riconoscere e tutelare il valore del lavoro in tutte le sue forme? Non è forse vero che politica vuol dire difendere l’espressione dei diritti dei lavoratori? Non è forse vero che politica vuol dire ricreare le condizioni per il superamento della crisi che ha colpito profondamente il mondo del lavoro?
    E allora, Egr. Dott. Galullo, è ancora convinto che politica e sindacato non dovranno mai fondersi? Io invece Le rispondo che politica e sindacato non hanno bisogno di fondersi, poiché sono tra loro innati.
    5) Fare politica è doveroso ma – per come interpreto io il ruolo di categorie fondanti della nostra civiltà moderna tra cui le Forze dell’Ordine e le altre da me richiamate, compresa la mia – tornare indietro non si può.
    Guardi Dott. Galullo, che noi non abbiamo intenzione alcuna di tornare indietro, ma di guardare avanti. Anzi, se Lei mi consente, arretrate ed anacronistiche sono le Sue considerazioni, in quanto contribuiscono a perpetuare gli errori del passato, causati dalla presenza di Istituzioni territoriali deviate, che accettano la realtà così com’è e sono conniventi con il potere costituito. Quello che invece, d’ora in poi, dobbiamo perpetuare è la nostra capacità di porre in essere le condizioni per uno Stato democratico, sull’esempio di coloro che si sono immolati per costruire uno Stato di diritto, basato sull’equità e sulla giustizia sociale.
    6) Se dovessi buttarmi io in politica – e come me i magistrati, i carabinieri, i poliziotti – non dovrei più tornare a scrivere o ad amministrare la giustizia o a tutelare l’ordine pubblico. Non sarei credibile. Il magistrato neppure e neppure gli uomini delle Forze dell’ordine che sono super partes per definizione e non dovrebbero avere coloriture politiche. Il punto non è “entrare” in politica: il punto è “non rientrare” in ciò che si faceva prima…
    Si sbaglia anche in questa Sua considerazione Dott. Galullo, Lei crede di non poter rientrare in ciò che si faceva prima perché succube di un costume anticostituzionale, ma che, ribadisco, è solo un costume…
    Se Lei riflettesse attentamente, risveglierebbe la Sua mente sul fatto che non sussiste norma alcuna nel nostro ordinamento giuridico che preveda espressamente: “chi svolge attività giornalistica non può esercitare attività politica”. Ciò vuol dire, semplicemente, che nel nostro ordinamento giuridico non v’è esimente alcuna atta a supportare le Sue credenze.
    Per …l’art. 81 della Legge 121 del 1981 (Legge che ha smilitarizzato e sindacalizzato la Polizia di Stato oltre un quarto di secolo addietro) che al 2° comma recita testualmente: “Gli Appartenenti alle Forze di Polizia candidati ad elezioni politiche o amministrative sono posti in aspettativa speciale con assegni dal momento della accettazione della candidatura per la durata della campagna elettorale e possono svolgere attività politica e di propaganda, al di fuori dell’ambito dei rispettivi uffici e in abito civile. Essi, comunque non possono prestare servizio nell’ambito della circoscrizione nella quale si sono presentati come candidati alle elezioni, per un periodo di tre anni dalla data delle elezioni stesse”.
    Dal testo della norma si evince in maniera chiara ed inconfutabile che alle Forze di Polizia non è fatto espresso divieto di esercitare attività politica, pena l’esclusione dall’amministrazione di appartenenza, ma prevede alcune limitazioni, peraltro alcune gravose ma non permanenti, anche se facilmente superabili mediante una “proposta di revisione”.
    Lei Dott. Galullo, se riuscirà a liberarsi di tali preconcetti, potrà in tutta tranquillità “buttarsi in politica” e scrivere una bella pagina di giornalismo. Anzi, sarebbe doveroso, al fine di poter dare un prezioso contributo alla collettività, che non aspetta altro che cogliere la possibilità di costruire una nuova realtà, che poi è la realtà da sempre predicata dalla nostra Costituzione, è che noi, e ribadisco “noi”, sino ad ora, ignoravamo.
    7) Terzo: un partito per fare cosa? Me lo dice di grazia? E – già che ci siamo – mi dice anche quali sono quei partiti con i quali state dialogando? Per fare cosa? Involontari inciuci con nane e ballerine (le ha richiamate lei, non io) che purtroppo popolano tutti i partiti? O strame di inciuci? Comunque sia auguri e liste maschie.
    Per rispondere puntualmente alla Sua domanda, Le dico che noi del Coisp non dialoghiamo con nessun Partito in modo prioritario, poiché da sempre siamo un Sindacato di Polizia “Indipendente”, esule da qualsiasi ingerenza esterna alla Polizia di Stato (cosa che, invece, non avviene in tutte le altre Organizzazioni Sindacali del Comparto Sicurezza), ma sono i Partiti a dialogare con noi, poiché hanno compreso che la nostra società avverte incessante l’esigenza di realizzare quel grande contenitore politico-sindacale che saprà restituire la centralità ai bisogni dell’uomo, inteso sia come singolo, e sia nelle formazioni sociali in cui esplica la propria personalità e professionalità.
    Riguardo, invece al Suo augurio di formare liste maschie, anche qui Lei è assalito dai soliti pregiudizi, e Le spiego anche il perché. E’ vero, oggi viviamo in una società in cui predomina quel senso di immoralità da parte della prevalenza delle donne, che usano il proprio corpo per avere successo nella società, e, sappiano benissimo, che quando la morale femminile è debole, è debole tutta la società. Tuttavia, nello stesso momento in cui la prevalenza delle donne ritiene che per raggiungere i propri obiettivi non ci sia altro appiglio se non quello di ricorrere ad un uso spregiudicato della propria persona, ne esistono altre che invece come appiglio usano le proprie qualità morali, l’intelligenza, la fermezza.
    Insomma non è detto che, oggi, in tutto questo marasma (frutto di una classe politica che richiede sempre di più e, nello stesso tempo, concede privilegi a donne che non hanno la lucidità di capire che quel tipo di potere non corrisponde all’emancipazione femminile) possano manifestarsi donne con la schiena dritta come sono tante mie Colleghe.
    8) Come scegliete i vostri “incorrotti e incorruttibili”? Come li hanno scelti e proposti gli altri partiti? O solo voi avete il “verbo” dell’incorruttibilità e onesta? O basta solo la parola “poliziotto”? O “Carabiniere” forse? Se così fosse, mi permetto sommessamente di (ri)ricordarle le indagini e i processi in corso che riguardano le divise (latu sensu e dunque poliziotti compresi). Se ne faccia una ragione: poliziotto non è una parola magica.
    Sono pienamente d’accordo con Lei quando afferma che Poliziotto o Carabiniere non sono parole magiche, ed io aggiungo, “né devono essere parole magiche”; proprio per questo siamo alla continua ricerca del verbo dell’incorruttibilità, poiché l’incorruttibilità, tra i vari appartenenti al Comparto Sicurezza o a quello della Difesa non l’abbiamo mai data per scontata. Però, è mio dovere ricordarLe che così come vi sono processi in corso che riguardano la corruzione di alcune divise, vi sono anche processi che hanno sancito per le divise la possibilità di dimostrare la loro incorruttibilità attraverso la concessione del diritto di esercitare attività politica. Le rammento, a tal proposito, la recente sentenza del Tar Umbria, che ha prosciolto un Carabiniere sospeso dal servizio perché esercitava attività politica, condannando al rimborso delle spese l’amministrazione militare; la recentissima sentenza del Tribunale Militare di Verona, che ha prosciolto un Maresciallo dei Carabinieri accusato di insubordinazione e di ingiuria aggravata per aver osato richiedere ai vertici dell’Arma la sindacalizzazione della stessa;
    da ultimo l’audizione pubblica delle sottocommissione Giustizia del Parlamento Europeo, nel corso della quale si è convenuto di approfondire i diritti spettanti ai militari di riunirsi in organizzazioni politiche. Tutte queste sono battaglie che il COISP ha fortemente sostenuto!
    Vede, Dott. Galullo, non esiste alcuna parola magica (…non si offenda per la Sua “maggica” Roma), ma esistono, invece, possibilità per tentare di salvare l’Italia.
    Chiudendo, per essere ancora più chiaro in questa discussione, Le dico che io personalmente, oggi, non ho alcuna voglia di candidarmi da nessuna parte e di non essere tifoso della Lazio, tifo solo per il “magico” Catanzaro, la squadra della mia città.
    Sempre che Lei non voglia mettere delle preclusioni anche ai Poliziotti tifosi…
    La ringrazio per aver dato vita ad un confronto costruttivo.
    Catanzaro, 8 febbraio 2012

  • angelo |

    Io sono un ex sindacalista,designato a livello Nazionale per rappresentare,la nostra categoria(forze di Polizia).Quando mi sono addentrato all’interno della C.G.L,ho sciolto tutto il mio gruppo,consigliando ai miei iscritti,di comprarsi un kg di fettine di carne al mese.Fatta questa premessa il mio giudizio,sul diverbio è positivo ed anche costruttivo,non dimenticate che i vostri compiti sono diversi,ed ognuno deve rimanere dentro il proprio recinto.Liberi di fare,fino a quando è possibile.Oggi viviamo in una Dittatura nascosta,ed in dittatura l’economia non funziona e con essa tutto il resto.Saluti e auguri a noi.

  • santino |

    penso che il principale obiettivo sia quello della “legalità”.
    riguardo ai precedenti (Serra – Pappalardo ma non sono i soli ad essere seduti al parlamento) essendo eletti in partiti tradizionali debbono rispondere agli indirizzi che ha il partito di riferimento. Molte sono le volte che hanno votato contro gli interessi degli uomini in divisa (loro colleghi) per disciplina di partito.

  • Balqis De Cesare |

    Nessuno nega loro il diritto di entrare in politica .
    Vi sono precedenti illustri come quello dell’ex prefetto Serra o del Gen. Pappalardo .
    La cosa grave di quello che propongono, e penso fosse quello il senso del suo articolo, e’ porre come esclusiva base del governo auspicato o di una qualsiasi loro partecipazione politica, l’ordine e la sicurezza .
    Si inizia cosi’ e poi si finisce con i golpe all’Egiziana .

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