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La Regione Abruzzo paga due volte i conti: tra Pescara e L’Aquila andirivieni di politici e dirigenti

Questa è la mia inchiesta sulla Regione Abruzzo, pubblicata il 27 gennaio sul Sole-24 Ore, nella serie “I conti delle Regioni”. La ripropongo anche al pubblico del mio blog.

Ogni mattina a Pescara un corriere della Regione accende il motore e parte in macchina per raggiungere L’Aquila. Scarica i documenti, li consegna a un fattorino che li smista negli uffici e aspetta la fine del suo turno. Ogni sera all’Aquila un corriere riaccende il motore, carica altri documenti, sale in auto e ritorna a Pescara.

Nell’era in cui gli atti amministrativi viaggiano via cavo più veloci della luce, in Abruzzo la staffetta dei documenti di Giunta e Consiglio corre su quattro ruote. Per colpa della “doppia” capitale regionale e dell’attesa della banda larga. Morale: milioni buttati a palate dalla finestra in una regione colpita da tre sismi. I primi due virtuali: spesa sanitaria e debito astronomico. Grazie alla cura da cavallo del Governatore Gianni Chiodi, Pdl, la sanità regionale, che inaugurò la stagione dei commissariamenti, nel 2010 ha raggiunto il pareggio di bilancio anche se continua ad assorbire 2,3 miliardi sui 3,2 complessivi del bilancio di previsione 2012. Il debito record di 4 miliardi nel 2008 sta gradatamente rientrando: è sceso a 3,2. Il terzo terremoto, quello reale di tre anni fa, drena attenzione ed energie che potrebbero essere rivolte allo sviluppo.

L’Abruzzo paga il suo doppio e anche il suo triplo. Una sede della Giunta regionale all’Aquila e una a Pescara. Per il Consiglio regionale la situazione è ancor più paradossale. La vecchia sede è stata distrutta dal terremoto ed è in fase di ricostruzione ma nel frattempo, a meno di 10 metri dall’ingresso principale, un palazzo è stato riqualificato per ospitare la presidenza e l’aula consiliare. Inaugurato due anni fa, dopo pochi giorni è stato sigillato e ora quando i consiglieri devono riunirsi in assise, partono e si fanno ospitare nella sede del Comune di Pescara. L’ultima volta hanno acceso i motori delle auto è stato martedì 24 gennaio: appuntamento alle 11. “La proposta di un pulmino – dice un dirigente regionale che vuole rimanere anonimo – in questi anni è caduta nel vuoto…”.

Ma come, direte voi, che bisogno c’è di chiedere asilo politico al Comune, Pescara non ha anche una sede del Consiglio regionale? Certo che ce l’ha. E’ costata polemiche e, tra acquisto a fine 2006 e ristrutturazioni, circa 7 milioni ma non viene utilizzata per le assemblee consiliari. Perché? “Sappiamo solo che il palazzo non è idoneo”, afferma Maurizio Acerbo, consigliere di Rifondazione comunista.

Il Governatore Chiodi – che nel 2010 ha chiuso le sedi di rappresentanza in Romania e Brasile con un risparmio annuo di 756mila euro e paga in termini di consenso interno alla maggioranza la lotta ai costi della politica con la riduzione per mano della Giunta delle indennità e l’eliminazione dalla prossima legislatura dei vitalizi – allarga sconsolato le braccia di fronte a doppioni e triploni. “Una politica seria – ammette nel suo ufficio dell’Aquila – dovrebbe davvero porsi il problema dell’inutilità di tutte queste sedi. La tragedia del terremoto ha sospeso il dibattito perché oggi, in questa città, non saremmo in grado di unificare tutti gli uffici”.

La polemica è sospesa a tempo indeterminato visto che la ricostruzione del centro storico è ferma e i politici sono in una botte di ferro: è lo Statuto regionale, all’articolo 1, comma 3, che solennemente sancisce: “Il consiglio e la Giunta si riuniscono all’Aquila e a Pescara”. Basta fare un giro sul sito della Regione e vedere la bella mostra che otto assessorati sui 10 complessivi, fanno della doppia sede per capire che, a furia di campanilismi, neppure tra 50 anni ci sarà la riunificazione sotto un unico tetto. Quest’anno le spese di trasferta e missione del solo personale iscritte in bilancio sono di 325 mila euro: una buona parte se ne andrà per fare su e giù tra L’Aquila e Pescara.

Non bastasse la politica arroccata su se stessa, ci si mettono anche le scelte sulla società dell’informazione che, anziché contenere i costi, li moltiplicano. Per spiegare cosa accade basta andare alla seduta del 15 novembre 2011. Quel giorno, in consiglio, Riccardo Chiavaroli, Pdl, fu l’unico ad affermare che a lui, l’idea dell’I-Pad fornito dalla Regione a tutti i consiglieri – per un costo stimato di 38.368,55 euro a carico della cassa pubblica – piaceva e piaceva assai. Fu l’unico a premere per lo strumento in comodato gratuito. Votarono invece per l’acquisto personale anche chi – come Cesare D’Alessandro, Idv e Giorgio De Matteis, Mpa – stimarono un risparmio complessivo, derivante dall’invio e dalla visione in tempo reale di atti, delibere, ordini del giorno, disegni di legge e chi più ne ha più ne metta, di circa 72mila euro all’anno e un risparmio di almeno il 50% dei due milioni annui di fotocopie . “Peccato – spiega il consigliere Acerbo che mandò all’aria il regalo di Natale obbligando, di fatto, all’acquisto del gioiellino informatico – che la Regione Abruzzo abbia un protocollo informatico solo per alcune direzioni, gli uffici dialoghino telematicamente poco tra loro e gli atti che giungono sull’I-Pad possono essere spesso solo visionati ma per l’ufficialità della firma o della presa visione di prammatica, serve quasi sempre che un corriere accenda il motore e parta da un capo all’altro dell’Aquila e Pescara e poi torni indietro. Anche quest’anno, secondo i nostri calcoli, la società dell’informazione telematica riceverà altri 3,5 milioni”.

Chiodi conosce bene il problema e, per la prima volta, con il Sole-24 Ore snocciola le cifre sulla banda larga che, anziché potenziare il protocollo informatico, certificazione dei documenti e velocità dello scambio dati, grava per 106 milioni sulla testa degli abruzzesi. “Tutto nasce – spiega – dall’incapacità di assolvere al ruolo della società in house Abruzzo engineering, che ha avuto sino a 265 dipendenti, assunti perlopiù in maniera clientelare e senza un reale know how. La Regione gli ha girato 40 milioni di fondi Ue per sviluppare la banda larga ma di questi, alla Selex, ne sono andati solo nove. Il resto, vale a dire 31 milioni, sono serviti per mantenere la struttura. Non solo. Scopriamo ora che l’Unione europea, sui 40 milioni concessi, ne certificherà solo 5 e dunque 35 saranno a nostro carico. Morale della favola: questo giochetto ci costerà complessivamente 106 milioni e per fortuna che dal 2010 Abruzzo engineering è in fase di liquidazione dopo aver presentato un debito di 19 milioni che non potevo ancora accollare sulla testa dei corregionali”. E’ un fiume in piena Chiodi mentre disegna il futuro della società dell’informazione in regione, che sarà affidata a una cabina di regia di 5 persone (riunite nel Crit, il Comitato tecnico regionale informatica e telematica), con una direzione strategica, il Sir (Servizio informativo regionale) e un braccio operativo, l’Arit (l’Agenzia regionale per l’informatica e la telematica). Chiodi non si ferma neppure quando si accenna al fatto che l’Idv ha chiesto una commissione d’inchiesta su Abruzzo engineering o si ricordano le interrogazioni parlamentari sulla società o le inchieste in corso della magistratura sul filone dell’informatica che, ancora poc
hi giorni fa, hanno portato ad un sequestro di documenti proprio nella sede dell’Arit di Tortoreto. Gli appalti del resto, nell’informatica, sono tanti, frazionati e milionari. “Sa qual è il paradosso? Che da quando è stata messa in liquidazione – conclude Chiodi per la prima volta, lavorando con il Comune e Provincia dell’Aquila sul post terremoto, con appena un centinaio di tecnici, Abruzzo engineering, ogni giorno produce utili”. Meglio tardi che mai.

 

I COSTI DELLA POLITICA

 

Sui costi della politica e del personale si può discutere una vita. Da quando si è insediata nel 2009, la Giunta di Gianni Chiodi ha già ridotto 250 poltrone politiche, eliminato 24 consigli di amministrazione di enti e agenzie regionali, portato da 78 a 10 i Consorzi fidi e da 19 a 11 le comunità montane.

Numeri che per la maggioranza sono un successo e che la minoranza, specie quella più agguerrita che qui fa rima con Idv e Rifondazione comunista, spesso contesta. A una diminuzione delle persone, non sempre, dice il consigliere Maurizio Acerbo, corrisponde un decremento della spesa.

Prendete i dirigenti. Cifre alla mano, l’assessore regionale alle Risorse umane, Federica Carpineta, una dei due amministratori (l’altro è il suo collega Luigi De Fanis alle Politiche culturali) a non avere una sede anche a Pescara, afferma che nel 2008 erano 113 e a fine 2011 erano rimasti 89. Nelle stesse date i dipendenti erano 1.323 per poi scendere a 1.250. Nel 2010 – per non disperdere soldi a pioggia – la Giunta ha varato il cosiddetto “ciclo delle performance” che dovrebbe consentire di premiare solo il merito.

Principi che non fanno una grinza ma poi ti chiedi come mai – e lo hanno fatto con aspre polemiche sia l’Idv che Rifondazione comunista – ad agosto 2011, rispetto a 10 mesi prima, ben 10 dirigenti (di cui una, Giovanna Andreola, arrestata e ai domiciliari il 16 gennaio nell’ambito di un’inchiesta in cui è indagato anche il vicepresidente della Giunta, Alfredo Castiglione, l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso e l’ex capogruppo del Pd in Regione, Camillo Cesarone) siano stati premiati con una retribuzione di risultato uguale per tutti, senza distinzione e con ben 7.584 euro in più.

L’opposizione se lo chiede e Chiodi risponde. “La retribuzione è stata più alta – spiega – perché quella cifra era il cumulo di due annualità, 2009 e 2010. E’ però vero che bisogna cambiare passo. Tifo per la disparità di trattamento economico. Se accadrà ancora che tutti saranno premiati allo stesso modo, sarò costretto a intervenire drasticamente”.

r.galullo@ilsole24ore.com

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