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Il 2012 sotto il segno del poker: l’evento più grande a Venezia – Piattaforme Usa a rischio e megatruffe

Questo sarà l’anno dei tornei di poker.

No, non è una previsione ma una certezza, come ci ricorda il dossier Azzardopoli di Libera, curato da Daniele Poto. Con una pubblicità molto “ammerricana”, suadente e al tempo stessa aggressiva, è stato lanciato il Pokeroom Challenge al Casinò di Venezia dal 26 al 29 gennaio 2012.

Il linguaggio è da uomini veri. Tosti. Di quelli che non devono chiedere mai. Molto “american”. Leggete: “Il Main event partirà il 27 gennaio: buy in di 1000 + 100 euro, 30.000 chip di stack iniziale, livelli di ogni 45 minuti e formula deepstack per consentire la maggiore giocabilità”.

Il montepremi garantito dal main event (vale a dire la manifestazione principale) è di 100mila euro ma il Pokeroom Challenge 2012 sarà soprattutto una gara per designare il miglior Team tra quelli dei 46 siti di gioco affiliati al portale www.pokeroom.it. “Alla fine, sullo sfondo – si legge nel dossier Azzardopoli – c’è la fidelizzazione l’asse portante dell’organizzazione. E anche il tentativo di rilanciare con modi atipici Casinò in crisi appoggiandosi alle loro strutture, in questo caso Venezia”.

La possibilità di far interagire i giochi d’azzardo online e la televisione sta producendo una febbrile attività imprenditoriale. Winga rivendica il merito di essere il primo canale televisivo che consente di giocare alla roulette, indicando sul digitale il canale 63 per il collegamento degli utenti interessati attraverso la sinergia con il sito di riferimento www.888.it. Nonostante tutto questo battage però nei poker a torneo sta calando la spesa e il bilancio trionfale di 533 milioni raccolti dal poker online nel solo mese di settembre 2011 è stato il principale motivo di vanto sfoggiato dagli operatori che all’Eig di Milano hanno festeggiato i dieci anni dell’I-Gaming Congress & Expo.

Al vertice c’è Winga, la società che in sinergia con il canale televisivo e la roulette show, si serve dell’interactive division. La qualità della visione televisiva innervata con telecamere ad alta definizione porta il giocatore virtualmente all’interno di un casinò senza aver bisogno di accedere (con le formalità del caso) ai quattro luoghi deputati della roulette in Italia. Ma il poker cash deve ancora entrare pienamente a regime nelle abitudini degli italiani se è vero che gli incassi hanno avuto un colpo a vuoto con un deciso arretramento nel successivo mese di novembre 2011.

Un altro leader di settore è Microgame seguito da PokerStars a un’incollatura.

E IL POKERISSIMO…

Pronti a rispondere alle contestazioni fiscali, i campioni del poker fanno quadrato ed obiettano che le trasferte costano, rivendicando il diritto a poter detrarre le perdite e le spese sostenute per vivere negli Stati Uniti, sede principale della loro attività.

E proprio gli Usa sono croce e delizia per il poker online, come si legge nel dossier. La piattaforma Full Tilt, famosa e prestigiosa per la partecipazione di alcuni campioni di Texas Hold’em, è stato denunciata alle autorità americane per aver orchestrato una clamorosa truffa ai danni di alcuni giocatori: un ammanco di circa 443 milioni di dollari. Una somma spaventosa passata – sembrerebbe secondo quanto si legge nel dossier – dalle tasche dei giocatori alle capienti casse della società. “I proprietari mentivano ai clienti sulla sicurezza dei soldi depositati” ha rivelato il procuratore di Manhattan Preet Bharara. Il risultato dell’indagine ha documentato che al 21 marzo 2011 Full Tilt Poker doveva ai suoi iscritti 390 milioni di dollari (150 ai giocatori americani), pur disponendo in cassa di soli 60 milioni. Il denaro sottratto sarebbe stato depositato presso banche svizzere. E gli arricchiti sarebbero stati tre campioni del sistema che invece di essere simboli e testimonial, in questo caso, hanno incarnato la “mala pianta” del poker. Ray Bitar, Howard Lederer e Chris Ferguson si sarebbero appropriati rispettivamente di 41, 42 e 25 milioni di dollari. Ufficialmente questa piattaforma risulta vietata ai giocatori italiani. Ma nonostante l’opera di dissuasione, legislativa e didattica dei Monopoli di Stato, sembra che alcune centinaia di giocatori italiani movimentassero attività su Full Tilt, coinvolti dunque nella truffa giudicata addirittura “planetaria” perché estesa a tutti i continenti.

IL TENTATIVO DI SALVATAGGIO

Il francese Bernard Tapie ha cercato fin da subito di salvare dal fallimento Full Tilt ma l’operazione – vista la posizione delicata dei creditori e della giustizia Usa- è stata quanto mai complicata, anche perché Tapie si è presentato sulla ribalta dell’affare con un casellario giudiziale vasto e imperscrutabile, ricco di condanne per corruzione (2 anni), frode fiscale (un anno e mezzo), falsificazione e appropriazione indebita di beni aziendali (3 anni), salvo ottenere un’assoluzione per il crac del suo impero dopo 20 anni di alterne vicende giudiziarie.

Tapie ha acquisito Full Tilt il 17  novembre 2011 a capo di una cordata che ha sborsato 80 milioni di dollari. E se si è buttato nell’affare non è certo per fare beneficenza ma perché ha fiutato un rilancio clamoroso dell’azienda. Tapie, in accordo con il figlio Laurent, ha annunciato il varo dell’International Stadium Poker Tour la cui prima edizione è attesa per il settembre 2012.

Il più grande torneo di poker texas hold’em sarà ambientato nel mitico impianto di Wembley. Un’organizzazione che promette di essere faraonica ambienterà in quella splendida location una colossale poker room e il montepremi di 30 milioni di dollari attirerà giocatori professionisti da tutto il mondo, promettendo di essere, per questa specialità, l’evento n.1 dell’intero anno. Nel frattempo i reati contestati agli imputati della società prevedono una possibile detenzione fino a 5 anni e una multa fino a 250mila dollari. La malversazione è stata scoperta con l’applicazione effettiva di una legge dell’amministrazione Bush risalente al 2006. Decisiva l’Uigea, ovvero l’Unlawful Internet Gamblung Enforcement Act, un provvedimento che proibisce il trasferimento di fondi verso i conti online destinato al gioco d’azzardo. A quel punto molti giocatori hanno abbandonato le poker room americane preferendo rivolgersi ai più sicuri mercati francesi e italiano.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – to be continued (le prime due puntate sono state pubblicate 2 giorni fa e la terza ieri, si veda in archivio)

 

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