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Sopaf-Delta/ Fantini davanti ai pm di Forlì: “Prima del mio arrivo la Cassa era un feudo politico per cameriere”

Una parte – in vero molto ma molto tesa – del colloquio tra l’ex ad della Cassa di Risparmio di San Marino Mario Fantini e la Procura di Forlì, avvenuto l’8 settembre 2010, verte sul ruolo dello stesso Fantini come “padrone dell’Istituto”.

Una cosa – si badi bene – non di secondaria importanza. Non solo perché, sostanzialmente, come abbiamo visto nei post che ho dedicato all’interrogatorio di Gabriele Gatti, l’attuale Capitano reggente dice che la Cassa e Fantini sono un tutt’uno (l’uno non esiste senza l’altro e viceversa) ma anche (e soprattutto) perché il punto è dirimente sulla capacità dello stesso Fantini di controllare la catena di comando e di governarla.

Fantini spiega di essere arrivato a San Marino con la fama di duro: “Licenziavo quando le persone non rispettavano le regole”. E Fantini si presenta – in questo “capitolo” del colloquio con i pm – come “un banchiere attento a valutare tutti i cambiamenti del mercato del credito”.

E giù, quindi. con la descrizione ai pm della rivoluzione apportata. “Alla Cassa di Risparmio – dice convinto Fantini – ho dato subito delle regole, in particolare di non accettare clienti sconosciuti. Del cliente volevo sapere nome, cognome, indirizzo, dove viveva, con chi mangiava e con chi andava a letto. Lei si figuri che all’epoca a San Marino non c’era la vigilanza bancaria quando sono andato a lavorarvi. Se San Marino non è diventato un covo di banditi lo si deve al sottoscritto anche perché alla politica non gliene fregava niente. Loro erogavano licenze e io revocavo i fidi. Era un feudo politico: date lavoro al figlio di X e la Cassa lo dava. Se veniva, faccio solo per dire, Gatti e diceva: “Assumente la figlia della cameriera”, la figlia della cameriera veniva assunta. Fino a pochi anni fa, come direttore della Cassa, non avevo poteri autonomi. Per dare affidamenti a qualcuno dovevo andare in Consiglio. Non era presente autonomia di credito riferibile al mio ruolo. Quando abbiamo fatto la Spa sono cambiate le regole. Si trattava di un feudo politico, almeno quando sono arrivato io. In questo feudo politico io, secondo il mio carattere, ho dato regole nuove a causa delle quali mi sono spesso trovato in contrasto. Ogni dipendente, in quegli anni, faceva 12 giornate all’anno di corso”.

Fantini racconta poi la ”svolta” indotta dal fatto che la Cassa investiva solo in titoli o in impieghi interbancari. “Io dicevo e spiegavo alla politica – racconta Fantiniche prima o poi tale situazione sarebbe finita. Abbiamo quindi pensato di andare a fare attività in altri Paesi ma ciò ci è stato bloccato a causa della mancanza di trattati. Abbiamo quindi pensato di fare credito al consumo inizialmente con Carifin, 100% Cassa di Risparmio, così come 100% Cassa di Risparmio era Delta”.

Ma chi comandava in Delta? Qui le strade si dividono e, da domani, comincerò a raccontarvele.

r.galullo@ilsole24ore.com

P.S. Vedo che i miracoli a San Marino continuano. Forse perché Gesù Bambino è nato da poco. Tra i miracoli vedo spuntare ancora – miracolosamente – brani di informative della Gdf, chissà perchè tirati fuori solo ora, su alcune (ripeto: alcune) posizioni allarmanti di cui la Procura di Forlì ha chiesto conto o avrebbe voluto chiedere conto a Fantini. Peccato che il miracolo non permetta a molti oracoli di comprendere che se la nota della Gdf è precedente agli interrogatori e se delle “posizioni allarmanti”, contenute nella informativa, si chiede conto tre mesi dopo, vuol dire che la Procura continua a guardare alla luna (le posizioni allarmanti) mentre alcuni oracoli sammarinesi guardano al dito. Un altro miracolo si estende dal Titano alla Riviera: il silenzio assordante della stampa locale e di area. E dire che i contenuti publicati (intergrali e non per stralci) dovrebbero accendere il Paese e i territori confinanti. Ciascuno, nei media, distilla gocce (c'è anche chi tace del tutto) ma nessuno apre la diga. Viva la libera stampa.

  • mario |

    CI tocca sapere le informazioni da Galullo sul suo blog, o dalla Gruber a Otto e Mezzo. Che paese è quello in cui vivo? Non peggiore di quello italico, presumo, ma fa sempre un certo effetto scoprire il marcio da fonti indirette.. come a dire che ai cittadini di sanmarino non interessa veramente sapere da dove vengono i soldi per costruire enormi palazzi vuoti. A suo tempo – 15 anni fa – mi dissero che ero scemo a vedere il male dove non c’era. Ma insomma, non ci voleva un mago di arguzie per capirlo. Questo è un commento di sfogo: Galullo abbia pazienza, almeno lui non vive obbligatoriamente con una cittadinanza ridicola!

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