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Calcestruzzo e funerali: i Casalesi dettano i prezzi e stravolgono concorrenza e libero mercato

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Come sapete da alcuni giorni sto analizzando l’operazione il “Principe e la (scheda) ballerina” della Dda di Napoli.

Oggi mi soffermo su un punto che, ancora pochi giorni fa vedendo le interviste ad alcuni casalesi dopo l’arresto di Michele Zagaria, mi è tornato in mente. Il punto è quello secondo il quale un certo tipo di vulgata popolare vuole che le mafie portino lavoro e benessere.

Ebbene, ad un certo punto nell’ordinanza si legge che Nicola Di Caterino, Alfonso Letizia e Luigi Letizia, al fine di trarne un ingiusto profitto con violenza e minaccia, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, hanno indotto in modo diretto Aniello Formisano, subappaltatore dei lavori del costruendo centro commerciale “Il Principe” a rifornirsi presso la Beton Ducale (dei Letizia) di calcestruzzo a prezzo maggiorato: circa 2 euro al metro in più rispetto al prezzo di mercato. Sicché complessivamente, Formisano avrebbe speso circa 100mila euro in più per realizzare le opere a lui sub appaltate, visto che la fornitura era di circa 50mila metri cubi. Inoltre – sempre secondo l’accusa – hanno costretto Formisano ad acquistare un non meglio specificato quantitativo di calcestruzzo necessario per l’effettuazione delle opere preliminari di cemento armato al prezzo maggiorato (non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla sua volontà).

Ma nell’ordinanza questo tipo di episodi si ripete.

Raffaele Bidognetti, Bernardo Cirillo, Francesco Cirillo, Gaetano Iorio e Salvatore Iorio in concorso e previo accordo, “avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo, prima compivano atti idonei diretti in modo non equivoco, a costringere Tammaro Diana e Francesco Paolo Diana a rifornirsi di calcestruzzo a prezzo maggiorato presso gli impianti di pertinenza di Salvatore Iorio e Gaetano Iorio, non verificandosi l’evento per cause indipendenti dalla loro volontà e poi, agendo Cirillo Bernardo e Raffaele Bidognetti costringevano i predetti Diana a versare nelle casse a versare nella casse del sodalizio camorrista denominato “clan Bidognetti”, una somma pari al 3% dell’importo dei lavori per la costruzione del centro commerciali “Giolì” e una ulteriore somma pari a 5 euro per ogni metro cubo di calcestruzzo acquistato dai Diana da rivenditori diversi dagli Iorio ed utilizzato per la costruzione del citato centro commerciale. Fatto commesso con le modalità previste dall’art 416 bis cp e al fine di agevolare il sodalizio camorrista denominato “clan Bidognetti”.

Se dal ciclo del cemento si passa a quello della…vita il discorso non cambia. Leggete qui cosa dichiara Francesco Della Corte il 28 febbraio 2011 ai magistrati: “ Mi si chiede di riferire quanto è a mia conoscenza sui rapporti tra il clan dei casalesi ed i produttori di calcestruzzo casertani. Le riferisco che il settore del calcestruzzo per certi aspetti è, tenuto conto delle ovvie differenze di settore merceologico, è in qualche modo assimilabile a quello delle onoranze funebri. In sostanza in entrambi questi settori, fatte salve le ovvie eccezioni, la presenza del clan è talmente forte che il controllo di queste attività non si limita ad un taglieggiamento per quanto capillare ed a tappeto, ma si è trasformato nel corso degli anni ad una vera e propria partecipazione agli utili da parte dei più importanti capi del clan dei casalesi. In altri termini i capi hanno delle vere e proprie quote delle società che gestiscono la produzione e commercializzazione del calcestruzzo. Stabilito quindi che alcune calcestruzzi sono anche di proprietà di esponenti del clan, succedeva e ritengo succeda ancora, che allorquando viene aperto un nuovo cantiere edile nella zona controllata dall’organizzazione, il clan non si limita a richiedere la tangente al costruttore, ma impone anche la ditta di calcestruzzi che deve effettuare le forniture. Preciso che naturalmente viene imposta la ditta di calcestruzzi più legata al capo clan che controlla una determinata zona….omissis…”.

Chissà se c’è ancora qualcuno convinto che le mafie portino lavoro e benessere diffuso.

r.galullo@ilsole24ore.com