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La lotta alla mafia del Governo Berlusconi? Come i precedenti: parole – Lo scotto da pagare per i voti mafiosi

È bene essere subito chiari: nella lotta alla mafia nessuno dei governi che si sono alternati negli ultimi 20 anni ha fatto poco o nulla di concreto.

Buttare la croce addosso a Silvio Berlusconi per gli scarsi risultati nella lotta alle mafie sarebbe dunque ingiusto e sbagliato. Chi lo ha preceduto – il Governo Prodi e indietro nel tempo fino alla sua stessa prima investitura – non ha fatto nulla di più e nulla di meno. E a niente serve – come ha fatto il Governo Berlusconi e come hanno tentato di fare con meno forza i precedenti – mettersi sul petto la medaglia degli arresti dei latitanti e dei sequestri dei beni.

Gli arresti non li fa il Governo e comunque per un boss arrestato ci sono 1.000 soldati semplici che si addestrano per diventare generali. E in tempo di crisi i caporali fanno di tutto per scalare le tappe rapidamente.

Semmai c’è da chiedersi perché una volta arrestati escano e continuino a delinquere. Semmai c’è da chiedersi se – anziché restringere le ipotesi di carcere duro – non si debba pensare di ampliarne la portata. Un esempio per tutti? Il reato di usura, il cui mercato è ormai per un terzo in mano alle mafie e lo sarà sempre di più. Impopolare proporlo? E allora fora di bal, come direbbe uno statista come Umberto Bossi che con la sua Lega sta alla lotta alla mafia come io sto al secessionismo. E già che ci sono apro una parentesi: la Lega Nord è stata, è e sarà sempre uno dei più grandi ostacoli nella lotta alle mafie per il semplicissimo motivo che gli interessi delle mafie e delle leghe sono convergenti: il secessionismo che renderebbe per le cosche più corta la scalata al potere. Lo Stato centrale (se solo funzionasse) è semmai un repellente per gli affari mafiosi.

I sequestri neppure sono un vanto dei Governi. Casomai c’è da chiedersi perché per una confisca passino in media 15 anni e nessun Parlamento sia riuscito negli ultimi 20 anni a “zippare” i tempi infiniti e casomai c’è da chiedersi perché nessuna assemblea sia riuscita a impedire che le banche stringessero in un credit crunch senza eguali le imprese sottratte alle mafie al punto che molte stanno morendo e le eccezioni vengono esaltate come se rappresentassero la regola.

Semmai c’è da chiedersi perché la neonata Agenzia nazionale per i beni sequestrati stia morendo in culla.

Semmai c’è da domandarsi perché le Forze dell’ordine sono ridotte a pagarsi carta igienica e pietire benzina attraverso petizioni e collette da clochard tra la popolazione. Cosa che del resto fanno anche le Procure. Semmai c’è da chiedersi perché questo Governo – e, ripeto, con lui i precedenti – abbia lasciato scoperte le sedi di frontiera, ridotto la Direzione investigativa antimafia ad una burla, dato vita ad un codice antimafia che è una patacca senza uguali.

Semmai c’è da domandarsi perché nessun Governo abbia proposto e poi fatto approvare modifiche legislative che per i pm antimafia sono l’abc della lotta alla mafia, come – e ne cito una per tutte – l’introduzione del reato di autoriciclaggio.

Semmai c’è da domandarsi perché i politici parolai che infestano i nostri Parlamenti abbiano lasciato morire la collaborazione internazionale ed europea, al punto – e anche qui cito un esempio per tutti – oggi l’Italia è tra i Paesi che non ha reciprocità legislativa con altri Paesi Ue per i sequestri e le confische dei beni. Sapete cosa vuol dire? Che se viene sequestrato un bene in Germania di una cosca (e i beni all’estero sono ormai migliaia perché le mafie investono globalmente), la cosca ne rientra in possesso perché la Germania (dico la Germania!) ha recepito la normativa europea sulla reciprocità dei sequestri in ambito europeo e l’Italia (dico l’Italia, madrepatria delle mafie) no!

Semmai c’è da chiedersi che fine abbia fatto la lotta alla corruzione che rappresenta l’altra faccia della mafia!

Un’inerzia innocua e rassicurante la definirei l’azione del Governo (dei Governi) nella lotta alle mafie.

Il motivo è semplice, oserei dire quasi banale e ostinarsi a non vederlo vuol dire avvitarsi in un giro di considerazioni e riflessioni senza fine: il voto delle mafie conta e conta sempre di più.

Al Parlamento nazionale il baricentro si è spostato: l’abolizione delle preferenze ha di fatto bloccato l’ingresso diretto dei mafiosi per mano dell’elettore (consapevole o inconsapevole di votare un punciuto, un colluso o un connivente) e ha messo nelle mani dei padroni delle tessere il potere di mettere in lista gli uomini d’onore senza onore. La scalata al Parlamento è dunque sempre possibile. Anzi: deve avvenire ma la “palestra” politico-mafiosa è ancor più dura. Esige – per chi ambisce allo scranno parlamentare – una guerra senza esclusione di colpi in periferia. E’ li – sul territorio – che il politico si forma ed è lì, sul territorio, che deve combattere la sua battaglia per racimolare voti e consenso in cambio di favori. Chi raccoglie voti senza scrupoli (e sono sempre di più) in cambio deve dare e fare qualcosa. La prima palestra è il territorio e poi – se sarà bravo, ubbidiente e sottomosso – farà favori anche dagli scranni parlamentari, dove basta non presentarsi o semplicemente astenersi per lasciare l’albero della cuccagna delle mafie così com è. Un’inerzia innocua e rassicurante che moltiplica il potere delle mafie…

Vedete, in Commissione parlamentare antimafia, il pm torinese Antonio Patrono, il 21 giugno 2011, ha descritto bene il meccanismo: sotto elezioni amministrative, regionali ed europee i contatti tra mafie e gli aspiranti amministratori si moltiplicano.

Abbiamo verificato che le occasioni in cui si realizzano con maggiore evidenza i contatti tra esponenti della 'ndrangheta ed esponenti politici – ha detto infatti il pm antimafia – sono le competizioni elettorali. Sono stati accertati numerosi episodi in cui l’organizzazione si è impegnata a raccogliere voti a favore di determinati esponenti politici dietro corrispettivo di denaro o promessa di futuri vantaggi. Sarà un caso ma il contatto immediato, più diretto, forse anche perché è più facile scoprirlo, l’abbiamo rilevato quando c'erano di mezzo elezioni di vario genere. Non pensate, quindi, solo alle elezioni politiche e agli esponenti più noti, perché in realtà le interferenze politiche, e i nomi dei politici che sono stati coinvolti lo dimostrano, si sono rivelate più significative in contesti territoriali e istituzionali circoscritti”.

E questo accade – si badi bene – in Piemonte e non a Napoli! Ma la stessa cosa accade in Liguria e in Lombardia. Figuriamoci nelle regioni del Sud dove il voto è sempre – ripeto: sempre – meno libero.

Un membro della Commissione parlamentare antimafia, l’onorevole del Fli Angela Napoli è stata derisa, oltraggiata e spernacchiata per non aver avuto il coraggio di accettare la candidatura a sindaco di Reggio Calabria. Una candidatura rifiutata – disse lei – perché a Reggio Calabria la democrazia non esiste e il voto non è libero.

Sapete cosa vi dico? Ha ragione Angela Napoli. Ha ragione, senza se e senza ma. Ha ragione e basta e i f
atti che ultimamente stanno emergendo a Reggio Calabria e non solo, ne rappresentano la prova provata. E da questo nazismo mafioso che oggi governa la Calabria tutta e il Sud sempre più, nascono e nasceranno i futuri kapò che, addestrati nelle palestre territoriali, sfileranno gaudenti in Parlamento per contribuire, con un sorriso e un duro discorso antimafia (che nessuno si nega), a corroborare, corroborare e corroborare quell’inerzia innocua e rassicurante…

Quei voti sporchi, quella valanga di voti sporchi che si irrobustisce marciando sulla disperazione della gente del Sud e sulle sfrenate, disinibite e cieche aspirazioni della gente del Nord, diventano una bufera di voti che tutto può comprare e disporre: a partire da quell’inerzia innocua ma non innocente, rassicurante ma non sicura per il nostro Paese, che in in Parlamento e poi al Governo, senza distinzione di colore politico, lascia ingrassare le mafie e le lascia sempre più libere di agire.

r.galullo@ilsole24ore.com

P.S. Tra due giorni, il 15 novembre 2011 nelle edicole di tutta Italia, in allegato al quotidiano il Sole-24 Ore, al prezzo di 12,90 euro, uscirà il mio nuovo libro “VICINI DI MAFIA – Storie di società ed economie criminali della porta accanto”. Richiedetelo agli edicolanti e acquistatelo e fate girare la voce: la parola scritta è quel che più temono le mafie! Oggi più che mai.

p.p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.08 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

  • bartolo |

    perfetto galullo,
    ma l’onorevole napoli, da parlamentare calabrese, non può dire che a reggio calabria la democrazia non esiste; e, quindi, rifiutare per questo la candidatura a sindaco. rimanendo però, parlamentare e membro della commissione antimafia che, in quanto tale, aggiunge oltre alle prerogative di deputata anche quei poteri inquirenti assimilabili a quelli del magistrato. no caro galullo, la deputata angela napoli in quanto rappresentante del popolo ha il dovere di difenderlo, il popolo. e in quanto a componente della commissione antimafia ha il dovere di intervenire sulle ingiustizie perpetrate contro gli indifesi comuni mortali massacrati dal famigerato articolo 416 bis del c.p.. si ricordi l’onorevole napoli che anch’essa è stata indagata nel cosiddetto caso reggio.
    galullo, considerato che lei ha l’opportunità di interagire con tutti questi infiniti eroi dell’antimafia, provi a chiedere all’onorevole napoli se sia mai esposta a difesa dei tanti casi di false accuse di pentiti che negli anni sono stati riscontrati nei tanti processi che riguardavano i comuni mortali. per rimanere soltanto nel mio processo, d-day, quando dopo un anno si stava per celebrare l’udienza preliminare il gup, che era la medesima persona del gip che ci aveva arrestati, è stato costretto a prosciogliere un paio di “assassini”. sa perché? la difesa aveva documentato che il killer che aveva riferito al pentito di aver fatto parte del commando di morte di un tale sventurato egli stesso era morto diversi anni prima. ha capito galullo? cisterna continuava a tenere in carcere delle persone accusate di un omicidio sulla base di dichiarazioni di un pentito che aveva appreso le stesse da un killer morto prima del suo assassinato. questo era l’eroe cisterna, che poi, nel silenzio dell’eroina napoli scalava l’antimafia nazionale fino a diventare il n 2.
    caro galullo, la ndrangheta esiste grazie a questi eroi e non soltanto a quei criminali che di nascosto vanno a chiedere i voti a questi caprai e poi pubblicamente varano le leggi di emergenza che si applicano soltanto ai comuni mortali. ho scritto diverse volte anche all’onorevole napoli, come a tanti altri suoi colleghi…l’unico a rispondermi manifestandomi solidarietà e chiedendomi cosa avrebbe potuto fare in mio favore, è stato l’allora presidente della camera dei deputati bertinotti. gli ho risposto che aveva fatto già abbastanza esprimendomi la solidarietà e che io continuavo a confidare nella giustizia italiana. allora, dopo un decennio, ero ancora in attesa di giudizio e credevo, nonostante, nella giustizia. oggi bertinotti non è più neppure deputato, approfitto, se mi legge, per informarlo che la giustizia in italia esiste solo per loro. per gli onorevoli! e per i criminali con le facce pulite delle istituzioni.

  • Gian Luca |

    Grande pezzo, Roberto. Sono le persone come te che mi spronano, nonostante tutto, a continuare a credere nella professione del giornalista. Grazie. E buon lavoro. Di cuore.

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