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Camorra a San Marino/ Debito di 13 milioni miracolosamente sanato da Vallefuoco – La borsa nelle mani di Marika

Francesco Vallefuoco, il simpaticone che a San Marino è tanto di casa quanto lo è a Barra, a Scampia e a Casal di Principe, oltre alla camorra, secondo quanto emerge nelle carte della Procura di Napoli, tiene agli amici.

E ci tiene assai, tanto da avere un gruppo di fedelissimi per i suoi affari che vanno, come testimonia l’Operazione Staffa condotta dalla Dia di Napoli su delega della Dda, da Livio Bacciocchi a Oriano Zonzini, da Roberto Zavoli a Gennaro D’Amore (i primi tre sono sammarinesi).

Ma c’è un personaggio che è più “fedelissima” degli altri, vale a dire Marika Carcas. Come scrive la Procura di Napoli “è lei che tiene la borsa”.

E’ una dipendente dell’Ises – la società di recupero crediti con sedi a Napoli, Firenze, Rimini e San Marino – ma è lei, altro che Bacciocchi, a tenere a freno tutti.

Alle 22.13 del 21 gennaio 2008 Vallefuoco è al telefono con la compagna Lucia Esposito e le racconta che “quando iniziò la sua attività aveva solo 500 euro nelle tasche, mentre oggi ha un patrimonio di cinque società, di cui ognuna con sette uffici”.

E lì Vallefuoco comincia a parlare della sua segretaria, Marika, che è la persona di cui più si fida, è anche la sua confidente ed è colei che “mantiene” la sua “borsa”. Racconta che il padre di Marika è un agente di polizia penitenziaria in pensione che lui ebbe modo di conoscere 12 anni prima, originario di Benevento, che la ragazza ha 29 anni e lui la conosce da 4 anni.

Marika era fidanzata con un ragazzo e quando rimase incinta lui la picchiava per farla abortire.

Quando gli fu presentata da alcuni amici di Rimini e seppe del comportamento del fidanzato, nella stessa serata, davanti a tutti, lo picchiò e gli fece fare 6 mesi di ospedale.

Marika perse comunque il bambino e cominciò a frequentare il bar sotto casa di Vallefuoco a Rimini, che le chiese se volesse lavorare per lui e la plasmò per assecondarla alle sue esigenze.

Sempre Vallefuoco racconta che Marika si “era messa” con Roberto Zavoli – suo socio nonchè interfaccia, scrivono i magistrati, con Bacciocchi – per motivi di soldi, ma quando cominciò a lavorare con lui e si rese conto che i soldi erano suoi (di Vallefuoco ndr) e solo formalmente i conti correnti erano intestati a Zavoli e che dietro alle società Itecnici, Mod’s, Ises c’era solo il nome di Vallefuoco, lo aveva lasciato ed era andata a casa dello stesso Vallefuoco per spiegargli tutto quello che faceva Roberto Zavoli, tanto da conquistarsi la sua fiducia.

Vallefuoco precisa che quando venne a sapere che Zavoli aveva utilizzato i suoi soldi, quelli delle società, impose di restituirli tutti e poi passa a raccontare il suo rapporto con lo stesso Zavoli.

STORIA STRAPPALACRIME

Un bel dì Zavoli  invita a casa Vallefuoco e dopo avergli detto che nella zona lo indicavano come “mafioso”, piange raccontandogli di avere una impresa di costruzione con un fabbricato di 58 appartamenti e che ha una settimana di tempo per procurare 13milioni di euro di debiti nei confronti di due persone.

Il giorno dopo, Vallefuoco lo chiamò, si fece presentare le due persone a cui doveva dare i soldi e andò a parlare con loro. Queste volevano prendere tutti gli averi di Zavoli e farlo protestare, ma in due giorni riuscì ad evitargli i problemi e lo risanò "zero a zero".

Ragazzi è o non è una storia meravigliosa da raccontare ai vostri figli al posto di Cappuccetto Rosso per farli addormentare? C’era una volta il Lupo Vallefuoco che incontrò Cappuccetto Zavoli etc etc etc

Ma leggete il resto. Vallefuoco fece entrare Zavoli in società con lui e da quel momento Zavoli diventa intestatario di un conto sul quale ci sono 50 mila euro che però sono al 50% suoi.

Vallefuoco aggiunge di avere la visura dei conti online di Zavoli e ogni sera li va a controllare per timore che Zavoli possa ancora utilizzare i suoi soldi. Vallefuoco dice che, oramai, “qua sopra” (sul Titano ndr), quando vedono Lucia Esposito, vedono lui, “quindi Napoli” e pertanto sgarri non gliene faranno.

Insomma, una proprietà transitiva dell’uguaglianza per la quale Vallefuoco diventa nell'immaginario sinonimo di camorra e tutti sul Titano tremano. E c’è pure chi si domanda chi li abbia fatti entrare….

4 – to be continued (le precedenti 3 puntate sono state pubblicate ieri, 22 settembre e oggi)

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • mery |

    certo che ne avete di fantasia èh? ahahahhah queste cose mi fanno fare una grassa risata sapete perchè ? è facile denunciare gesti eclatanti di persone che sono ‘ fuori san marino’ un pò meno facile è denunciare chi per tanti anni fa il pappone alle spalle degli altri sotto magari nomi buoni non vi aggrappate a queste stupide cose … sono specchi sui quali la vostra incolumità scivola .. nessuno stato è privo di pecche ne tanto meno il vostro =)
    un caloroso saluto

  • toni |

    credo che state esagerando , vi state aggrappando a specchi , solo per le vostre frustazioni, queste sono cose che nella vostra piccola e cara republica succedevono gia anche prima della presenza del vallefuoco

  • Livia Leardini |

    Caro Dott. Galullo,
    io non solo continuo a chiedermi chi li ha fatti entrare ma pretendo che vengano individuati i soggetti che hanno coperto, se non favorito, tali presenze, al di fuori degli attuali indagati ormai arcinoti. E che sicuramente non erano i soli. Mi aspetto altre indagini ed altri arresti. E, pio desiderio, vorrei vedere entrambe le cose effettuate dalla mia Magistratura, da quella sammarinese. Ma accetterei ben volentieri anche l’azione della Magistratura italiana o di qualunque altro Paese. Tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, così come ogni crimine, anche il più piccolo, deve essere prevenuto, rigettato e perseguito da ogni Stato. In particolare da un minuscolo e bellissimo Stato come il mio. Quanto emerso nel caso Bacciocchi non è isolato, come Lei ben sa da tempo, al pari di noi onesti cittadini sammarinesi. Bastava lanciare uno sguardo dalla cima del Monte alle gru presenti in territorio ed al numero esorbitante di immobili sfitti…. Gli anni novanta hanno dato il via al degrado del mio Stato, dove la commistione politica affari ha confuso ed annebbiato le menti dei nostri Capifamiglia. Nella nostra storia l’Arengo dei Capifamiglia del 1906 è simbolo di democrazia, non certo delle famiglie mafiose. Sono certa che i prossimi anni saranno quelli del riscatto. Dobbiamo puntare tutta la nostra azione di Stato sulla trasparenza virtuosa e sulla piena collaborazione con le autorità esterne, fattivamente e non sulla carta. Se le manette, che umanamente mi fanno male, serviranno a questo sarebbe già un inizio. La mia sola paura è che possano essere inutili. Per cui spero che Lei continuerà a seguire il nostro Stato, non per massacrarlo come pensano molti, ma per salvarlo. Lo stesso Avvocato, se fermato per tempo, avrebbe avuto beneficio. E invece ha trovato libera strada e …l’inferno!

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