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ESCLUSIVO/1 Il pentito Nino Lo Giudice a Pignatone: nessun favore dai pm antimafia Cisterna e Mollace

In questi giorni ho assistito alla pubblicazione e alle conseguenti polemiche del cosiddetto memoriale “Nino Lo Giudice”, il capocosca senza territorio – come dire: un calciatore senza pallone – che con una combriccola di allegri incapaci avrebbe organizzato a Reggio in appena 9 mesi, nel 2010, tre falliti attentati, contro la Procura generale, il procuratore generale Salvatore Di Landro e il procuratore Giuseppe Pignatone

Costui – senza né arte né parte e nei prossimi blog scoprirete perchè – chiama in causa nel suo memoriale tre magistrati, per la seconda volta. I tre magistrati sono Alberto Cisterna, Francesco Mollace e Francesco Neri.

Cosa lascia intuire di costoro? Inutile girarci intorno: che sono corruttibili e corrotti.

Possibile in astratto? Certo che si! La magistratura è piena di corrotti, quasi quanto nella mia categoria (che è inarrivabile).

Ma nel concreto? E qui, dopo avervi raccontato nel passato (si vedano i post del 20,21,22, 23 e 26 aprile) dell’inattendibilità del racconto di Antonino Lo Giudice certificato dalla stessa Procura di Catanzaro, che ritiene lo spennato pentito vago, impreciso e omertoso, vi racconto in esclusiva cosa racconta il 13 ottobre 2010 Lo Giudice dalle ore 12.25, a Roma, nella Casa Circondariale di Rebibbia, alla presenza di Giuseppe Pignatone, del procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, di Renato Cortese Capo della Squadra mobile di Reggio Calabria, dell’Ispettore superiore Gioacchino Capparoni del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato di Roma e dell’avvocato Fernando Catanzaro del Foro di Roma.

Considerate questa anticipazione un gustoso regalo rispetto alle cose straordinarie che vi racconterò nelle prossime ore.

Nel corso dell’interrogatorio – il primo in assoluto, quello in cui Nino Lo Giudice, terza media, ufficialmente nullatenente, decide di collaborare e di cui stranamente non mi pare ci sia traccia negli atti dell’ordinanza di Catanzaro – Lo Giudice stesso risponde così a Pignatone: “…E allora dopo l’arresto di Luciano ho preso  tutto in mano io, tutto nel senso che provvedevo io alla sua famiglia, ai suoi figli per quanto riguardava (incomprensibile) per quanto riguardava andare  a trovarli ai colloqui tutto io, se c’erano soldi da uscire li uscivo io, ma erano soldi suoi, quindi … allora voglio fare una premessa Procuratore allora Luciano è confidente e neanche io … se aveva un’amicizia con questo Spadaro Stracuzza, aveva amicizia pure con il Procuratore Mollace, aveva amicizia con il Procuratore Alberto Cisterna, ma non significa che era infame o che pure i Procuratori gli abbiamo fatto qualche favore, no! Questo non significa niente, nessuno (incomprensibile) nessuno perché il Procuratore può essere amico pure con me come con lo spazzino, come con il dottore con tutti non significa che può essere corrotto oppure che siano confidenti uno con l’altro, giusto? (incomprensibile) per quanto riguarda Stracuzza invece la cosa è diversa, Stracuzza portava, Procuratore, Stracuzza portava, portava nel senso che non era solamente Luciano con Stracuzza era amico anche dei Serraino di Aldo Sconti, Stracuzza portava certi documenti privati a Luciano”.

LA CONOSCENZA DI UNO SPAZZINO

Alt fermi un attimo. Nel primo interrogatorio – quello in cui il “tragediatore” si presenta ai magistrati e deve convincerli del suo micidiale potere criminale e delle sue profondissime conoscenze (“mi voglio liberare di tutto quello che ho dentro e voglio collaborare” dice letteralmente), quello in cui deve vomitare tutto quel che sa, quello in cui deve convincerli di essere uno con due palle grosse come due mongolfiere e di avere la stessa sete di sangue e potere che può avere una belva assatanata – cosa fa costui? Dice che suo fratello non è un infame, che Mollace e Cisterna – gli stessi che a distanza di pochi giorni e pochi mesi diventano corrotti – li conoscono sì, ma come si può conoscere uno spazzino. Nessun favore! Capito: nessun favore!

Quei favori, quei regali, quegli oggetti di corruttela che invece il “tragediatore” tira fuori a distanza di pochi giorni e pochi mesi. Dico: ma vi rendete conto o no dell’(in)affidabilità di questo Lo Giudice cari lettori?

Ora – premesso, ammesso e concesso che l’unica persona incorruttibile sulla faccia della terra sulla quale sarei pronto a scommettere sono soltanto io – il “tragediatore” dice invece che “Spadaro Stracuzza”, che altro non sarebbe poi se non il capitano dei Carabinieri in servizio presso la Dia Saverio Spadaro Tracuzzi (sul quale torneremo nelle prossime ore), è ben altra cosa. Il capitano fu arrestato a Livorno il 20 dicembre 2010.

Dunque il “tragediatore”è in grado fare differenze, è in grado di dire il 13 ottobre 2010 – esordio come pentito, ricordatevelo – che Mollace e Cisterna, l’uno alla Procura generale e per anni alla Dda di Reggio Calabria, l’altro numero due di Pietro Grasso alla Dna, non avevano mai fatto favori, ovviamente illeciti, a lui e al fratello. Favori che – per quale regia? O per quale abile strategia di verità e bugie a “lento rilascio”? – alcuni giorni e alcuni mesi dopo il “tragediatore ” vomiterà addosso ai due magistrati, aggiungendo lungo il percorso Francesco Neri.

Bene per il momento ci fermiamo qui ma continuate a seguire questo blog perché da oggi metterò in fila uno dopo l’altro notizie che neppure vi sognereste azionando la più fervida fantasia.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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