Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Balle e bombe a Reggio Calabria/2: le confessioni di Nino Lo Giudice mandano la giustizia su “Scherzi a parte”

Carissimi amici di blog da ieri sto ragionando sull’ordinanza del 15 aprile 2011 della Procura di Catanzaro che ruota intorno alla serie di falliti attentati alla Procura generale di Reggio Calabria e ai procuratori Salvatore Di Landro e Giuseppe Pignatone.

I Lo Giudice – colpiti nel portafoglio e arrabbiati per essere stati lasciati soli dallo Stato – sarebbero i soli responsabili. Una cosca reggina di seconda o terza fila avrebbe fatto tutto ‘sto casino senza una strategia che viaggiava molto ma molto più in alto di loro? Impossibile da credere e infatti la Dda di Catanzaro parla di “reticenze”.

Ma vogliamo leggerli insieme alcuni dei più gustosi passaggi di Antonino Lo Giudice?

TIRA E MOLLA

Rimanendo alla lettura dei verbali di interrogatorio di Nino Lo Giudice, si legge che “non può non osservarsi sin da ora che le dichiarazioni dell’indagato sono connotate da precisione, quanto ad alcuni aspetti (come quelli relativi all’esecuzione materiale) e voluta genericità quanto ad altri particolari (quali la genesi degli attentati, le motivazioni della scelta, degli obiettivi, il ruolo del fratello Luciano)”.

Non so se mi spiego: sconosciute le motivazioni e gli obiettivi!!! Ma non è finita qui. Subito dopo si legge che “…il dichiarante ha talvolta modificato le dichiarazioni rese in precedenza, offrendo comunque le relative motivazioni e giustificazioni. Le dichiarazioni, inoltre, possiedono una generica logicità interna nelle ricostruzioni offerte”.

Ma andiamo ancora avanti (pagina 8 dell’ordinanza della Procura di Catanzaro) perché il bello deve ancora venire. La stessa Procura ribadisce che la valutazione dell’attendibilità intrinseca delle dichiarazioni del Lo Giudice non può estendersi sic et simpliciter alle dichiarazioni rese sulla genesi dei tre delitti, la loro causale e la scelta degli obiettivi. “Le dichiarazioni sul punto…appaiono generiche e non individualizzanti – si legge – e mancano, infatti, specifiche indicazioni suscettibili di preciso riscontro sulla natura delle pregresse vicinanze dei Lo Giudice con precisi soggetti istituzionali e in particolare magistrati (Alberto Cisterna e Francesco Mollace ndr); i motivi per cui i rapporti con almeno due magistrati inducevano i fratelli Lo Giudice (e in specie Luciano) a pretendere una riconoscenza così forte da richiedere un intervento in relazione alla vicenda cautelare che li aveva inaspettatamente colpiti”.

CONSOLATO CONSOLATUM

Ma a pagina 9 c’è una chicca che conferma la voce che a Reggio Calabria corre da quando mio nonno aveva i calzoni corti. Consolato Villani, diventato collaboratore di giustizia, non risparmia negli interrogatori giudizi sprezzanti nei confronti dei fratelli Lo Giudice, motivati “dal loro essere stati in passato confidenti occulti delle Forze di polizia”. E chi gioca a fare i confidente non sa forse quanto sia rischioso il gioco stesso e che lo Stato può lasciarti al tuo destino in qualunque momento? E non sa forse che per le stesse cosche regine (con una g sola), che hanno propri uomini ovunque (dalla magistratura alla Chiesa) non esiste confessionale che tenga e dunque conoscono per nome e cognome tutte le “spie” degli sbirri?

Andando oltre nella lettura si scopre che Antonino Lo Giudice, parlando con Villani, non fa mai riferimento all’attentato della notte del 3 gennaio ma si limita a dire: “Lascia che li arrestino tutti”. Da ciò  – deducono i magistrati – “fornisce al Villani la conferma del suo coinvolgimento”. Qualcuno mi spiega – di grazia – come si fa da quella frase a dedurre il coinvolgimento? Atteso ovviamente il fatto che il coinvolgimento, reale, è un fatto “minore” in questa abile strategia da “tragedia”.

Sempre Villani poi “intuisce” che Antonio Cortese aveva partecipato all’attentato. Intuisce!??! E come? “Dalle modalità dell’attentato e dalla visione dei filmati che venivano trasmessi da tutte le reti”, si legge nell’ordinanza.

Scorrendo qualche riga Villani deduce” che Antonino Lo Giudice guidava lo scooter. Da cosa? “Dal fatto – scrive il Gip Assunta Maioreche secondo il collaboratore la visione del filmato e l’altezza del Lo Giudice e le sue fattezze fisiche gli consentirebbero agevolmente di travestirsi da donna…

Per il momento mi fermo qui. La lettura in controluce dell'ordinanza continua a breve.

2 – to be continued (la precedente puntata è stata pubblicata ieri)

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo.