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L’evoluzione dell’homo mafioso svelata dal magistrato Roberto Scarpinato: dalle mafie ai sistemi criminali

Ho trascorso gli ultimi giorni a leggere (e rileggere) la splendida relazione di Roberto Scarpinato, Procuratore generale presso la Corte di appello di Caltanissetta presentata a Bruxelles lo scorso 29-30 marzo nell'ambito delle discussioni al Parlamento Europeo "Verso una strategia europea per combattere il crimine organizzato transnazionale".

Una relazione di profilo alto, altissimo che, per una minima parte (quella relativa ai capitali mafiosi russi) ho utilizzato nel post del 6 aprile (si veda archivio).

Oggi sento il bisogno di sottoporvi le riflessioni di questo magistrato sull’evoluzione della specie criminale: dall’uomo mafioso all’uomo sistemico.

Scarpinato dipinge in un capoverso il “sistema criminale”. Tutto nasce – in questa evouzione al contrario del genere umano che dunque diventa involuzione – dalla combinazione tra abuso del potere pubblico e abuso del potere privato delle mafie. Eè la nuova formula criminale vincente. “In Italia il fenomeno in quest’ultimo ventennio – ha affermato Scarpinato di fronte a un auditorio, presumo, allibito – si è sempre di più aggravato anche perché in vari modi la discrezionalità politica-amministrativa è stata dilatata, sottratta a controlli da parte di organi superiori e resa insondabile da parte della magistratura. Si è  creata così un’amplissima zona di opacità nel settore pubblico che offre ampia copertura ad una vertiginosa crescita dell’illegalità”.
E la magistratura ben poco ha potuto per incidere nella piaga della corruzione, “stante l’omertà granitica che domina nel mondo dei colletti bianchi”. Se qualcosa ha fatto è stato solo (o quasi) grazie alle intercettazioni  telefoniche ed ambientali.
La corruzione è divenuta il principale terreno di penetrazione delle mafie nelle istituzioni e nell’economia, oltre che il principale  luogo  nel quale si costruiscono quelle alleanze tra politici, amministratori, imprenditori e mafiosi di élite che danno vita ai “sistemi criminali”.
Nel panorama italiano, spiega Scarpinato, i “sistemi criminali” dal Nord al Sud “stanno divenendo i nuovi soggetti emergenti del panorama criminale  nazionale, soppiantando progressivamente  le mafie tradizionali nei segmenti alti del mercato illegale, la cui gestione richiede apporti di competenze diversificate e multilivello”.
Alle mafie tradizionali sono riservati i rami di attività a più alto rischio penale – traffico di stupefacenti, estrazione violenta di risorse dal territorio tramite le  estorsioni – nonché i settori del mercato a bassa tecnologia o in via di esaurimento, come quello edilizio.

Il nuovo capitalismo mafioso si presenta con il volto rassicurante di manager e colletti bianchi che offrono alle imprese una serie di servizi illegali molto  appetibili perché consentono di realizzare una serie  di ingenti risparmi sui costi di produzione e di lucrare  extraprofitti. “Per limitarsi solo a pochi esempi – ha spiegato Scarpinato a Bruxelles – basti considerare che le imprese mafiose offrono lo smaltimento di rifiuti a prezzi ridotti sino al 50% rispetto al mercato, perché eseguito con metodi illegali in discariche abusive e con danni per l’ambiente. Si consideri il caso che occorra abbattere un edificio di dieci piani contenente una grande quantità di amianto per realizzare al suo posto un nuovo grattacielo. L’impresa mafiosa offre un dimezzamento dei costi perché abbatte l’edificio e smaltisce i materiali di risulta compreso l’amianto in modo illegale”.
Inoltre le imprese mafiose, a capo di filiere di decine di imprese operanti anche all’estero, operano come “cartiere” offrendo alle imprese legali fatture per operazioni inesistenti che consentono l’evasione fiscale per importi ingentissimi, a volte di milioni di euro. I profitti così conseguiti in parte sono reinvestiti nell’impresa e in parte utilizzati per creare fondi neri destinati alla corruzione sia in campo nazionale, sia in campo internazionale
.

Sono sempre più numerose le inchieste che dimostrano la crescita e la diffusione in quelle regioni dei “sistemi criminali”, nati dallo stabile matrimonio di interessi tra il mondo della corruzione politico-ammnistrativa, quello imprenditoriale e quello mafioso. I media, dice Scarpinato, utilizzano varie espressioni per definire questo nuovo fenomeno criminale: cricche, P3, P4, comitati di affari ma “al di là della varietà dei termini e delle vicende, l’elemento strutturale costante è la presenza simultanea in ciascuna di tali strutture criminali di esponenti politici, pubblici amministratori, uomini d’affari e faccendieri collegati alle mafie, tutti concordi nell’utilizzare influenza politica, potere amministrativo, capitali legali e capitali di origine mafiosa, per arricchirsi nei più svariati campi, distorcendo le regole del mercato e della pubblica amministrazione”. 
Sicché oggi non si è più in grado di stabilire se la vera emergenza nazionale italiana sia costituita dalle mafie oppure dalla corruzione, o ancora dal mix micidiale tra l’una e l’altra. Se non è zuppa è pan bagnato ma la sostanza non cambia: chi governa le principali leve di questo Paese (e non solo) è frutto di un patto diabolico tra gli attori del “sistema criminale”, tra gli homines un tempo (solo) mafiosi. Che bella consolazione sapere che non si chiama più mafia!

r.galullo@ilsole24ore.com

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 00.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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  • mauro la spisa |

    La sofisticazione della prassi mafiosa fa toccare con mano quanto concreta sia l’influenza del comportamento etico sulla vita sociale: ce ne accorgiamo quando non c’è.

  • mauro la spisa |

    Illegalità fattasi sistema pubblico e imprenditoriale dunque ‘legalizzata’ secondando l’antico detto ‘ungere le ruote’. Perchè essere legali quando a non esserlo si guadagna? Quanto agli effetti collaterali (avvelenamento ambientale e sottrazione di risorse per il sociale) è questione di moralità ossia di una carta non spendibile ma vitale per la sopravvivenza della società.Chi vuol sopravvivere?

  • Roberto Rabacchi |

    Mi associo ai ringraziamenti per l’articolo.
    Ci vorrebbe un piccolo ma fidato pool di volenterosi, riconosciuti come onesti, informati, determinati e buoni conoscitori del territorio, per ogni città! Che non parli in politichese ma pronto a segnalare ogni cosa utile. Chissà se funzionerebbe.

  • Stefano Palmieri |

    grazie per l’articolo.
    E’ un contributo essenziale per incominciare a cambiare nei cittadini l’idea che la mafia è quella che parla dialetto nei territori del sud.
    Soprattutto direi che deve cambiare l’idea secondo cui un politico mafioso è colui che agevola la mafia. No, un politico mafioso è colui che fa parte di una lobby che aiuta la sua elezione, sostiene il suo operato, lo difende e ne divide i proventi…le vittime di questo sistema sono i contribuenti…naturalmente.

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