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Raffaele Cantone candidato sindaco di Napoli: guardi i fatti oltre che ascoltare le sirene di Saviano e Veltroni

Se fossi Pierluigi Bersani mi dimetterei, chiederei scusa agli italiani e mi ritirerei a vita privata. Per sempre.

Nessun leader politico al mondo – tranne che in Italia – resisterebbe a tre cocenti sconfitte come quelle che lui ha subito in Calabria e in Campania.

Le une diverse – per modalità – dalle altre ma accomunate da un filo rosso (scusate l’ironia involontaria): l’incapacità di scegliere o governare gli uomini giusti per competere nei posti chiave della nostra Patria.

E – oggi più che mai – la rinascita di questo Paese passa attraverso il rilancio del Sud, che sta morendo giorno dopo giorno sotto le grasse risate degli uomini con quel disgustoso e rivoltante foulard verde al collo o nel taschino della giacca. Ergo: l’incapacità di rappresentare come segretario un partito che, già di suo, sta agonizzando come uno storione in secca in tutta Italia e anche nelle (ex) roccaforti del Sud.

Senza contare il vendoliano Giuliano Pisapia, ricchissimo avvocato penalista figlio di ricchissimo avvocato penalista che ha stracciato il ricchissimo candidato del Pd, l’archistar Stefano Boeri, concentriamoci un secondo sulla Calabria e poi voliamo a Napoli.

In Calabria, nel volgere di pochi mesi gli schiaffoni sono stati due: prima la scelta (subita, ragassi, subita) di Loiero Agazio come candidato Governatore in Regione.

Trombato senza neppure scendere in campo dal gaudente Peppe Scopelliti, già indimenticabile sindaco di Reggio Calabria.

Nemmeno il tempo di rialzarsi che, ragassi, arriva un altro colpo che stenderebbe anche Silvester Stallone: il no, ammantato da carezze e ringraziamenti, di Luigi De Sena alla corsa per la carica di sindaco proprio di Reggio Calabria (si veda il post su questo blog di sabato 29 gennaio).

IL RICORSO ALLE PRIMARIE

E voliamo a Napoli dove non mi dilungo sull’indecoroso spettacolo che in queste ore va in onda tra i quattro che si contendono la vittoria (reale o morale) delle primarie.

Personalmente trovo le primarie uno strumento utile solo laddove la competizione può essere chiara, disciplinata, trasparente e competitiva. Come poteva esserlo a Napoli dove già nei mesi scorsi i giornali locali erano pieni di articoli sui falsi tesseramenti del Pd, sul boom di iscritti in determinate aree e sul contemporaneo deserto che accompagnava quelle poche sedi di partito rimaste aperte?

Nel “Pdgate” – così, con sommo sforzo di fantasia, fu soprannominato dai giornali locali il rincorrersi di continui scandali nel partito campano – si scoprì che anche un presunto killer di camorra aveva corso in una lista per le primarie di Castellammare di Stabia.

Il 13 luglio 2009 il Corriere del Mezzogiorno riportava questo simpatico botta e risposta tra Ignazio Marino, candidato segretario alle primarie nazionali del Pd, e Enrico Morando, allora commissario straordinario del Pd a Napoli. Marino: «Sento dire che nel giro di poche ore ci sono state 6.000 tessere. A Napoli tra pochi giorni ci saranno più tesserati che elettori del Pd. Quanto meno è bizzarro . Vorrei chiedere a Franceschini e a Bersani se intendano avvalersi di queste tessere prese così senza controllo. Quelle tessere non le vogliamo». La replica di Morando: «Capisco che, nella fretta della preparazione della sua candidatura, il particolare gli sia sfuggito, ma vorrei informare Marino che il sottoscritto svolge la funzione di commissario provinciale di Napoli dal gennaio del 2009 ed ha – come sua prima iniziativa – insediato immediatamente una commissione di garanzia per il tesseramento, che ha svolto e sta svolgendo in modo assai puntuale le sue funzioni».

Potrei annoiarvi con decine di questi casi di assoluta “trasparenza” nella gestione della vita interna del partito a Napoli e in Campania ma mi domando: in queste condizioni era o non era prevedibile che la corsa dei quattro si sarebbe risolta in questo modo?

La risposta – di una banalità sconcertante agli occhi degli osservatori esterni – è solo una: sì. Anzi: sta andando fin troppo bene e lo spernacchiamento dei vertici nazionali del Pd (ergo innanzitutto di Bersani, immune da schiaffi e lazzi) da parte dei contendenti e dei ras locali è il minimo che possa verificarsi.

Ora ci sta tutto nella vita. Anche che Bersani, invece che farsi lui da parte per sempre, chieda al delfino supremo di Antonio Bassolino, quell’Andrea Cozzolino che avrebbe prevalso, e a tutti gli altri, di fare un passo indietro. Ci sta anche che Bersani commissari il pd napoletano e campano. Tanto è solo una sceneggiata: gli esiti saranno gli stessi, perché gli apparati locali di lotta e di potere sono in-scal-fi-bi-li.

LA SORTITA DI SAVIANO

Quel che non ci sta  – che non deve e non può starci – è che qualcuno, e spiace che il primo sia stato un uomo di massima integrità morale come Roberto Saviano, tiri per la giacchetta e inciti alla lotta un Servitore dello Stato come Raffaele Cantone, magistrato antimafia di rara capacità, promesso sposo con la morte dai Casalesi perfino quando ha lasciato Napoli per raggiungere Roma.

Questa mossa – che mette in orbita politica un Servitore dello Stato super partes – non a caso è stata fatta propria dai lupi della politica. Walter Veltroni ha definito la proposta di Savianoforte e intelligente”. Personalmente la trovo insipiente e vi spiego il perché.

Mettere in campo – a Napoli come a Reggio Calabria, a Caserta come a Palermo, a Crotone come a Catania – un fuoriclasse non, si badi bene, della politica ma della società civile e delle Istituzioni nella parte più limpida e trasparente, in queste condizioni è pura demagogia.

E’ uno specchietto per le allodole che viene infranto senza pietà dagli apparati affaristico-mafiosi che dominano la scena. Mettere in campo Maradona in una squadra di brocchi e smidollati può far vincere una partita ma non il campionato.

Già la squadra. Ripeto per Cantone l’ovvio ragionamento già svolto per De Sena a Reggio: quale squadra di governo locale potrebbe far scendere in campo Cantone ammesso e non concesso che prestandosi al Pd riesca a vincere le elezioni amministrative? Una squadra scelta dagli apparati politici che al Sud – è la cruda realtà – sono inquinati come i terreni accanto alle discariche dal percolato.

Su quale Giunta potrebbe mai contare Cantone, su quali spazi di manovra autonomi e lontani dai partiti mangi
atutto, su quali ambiti che non ledano l’affarismo trasversale che regna a Napoli?

Spiace constatare una realtà ovvia: prima di scegliere il capitano bisogna saper crescere una classe dirigente nuova, limpida, onesta, innovativa, preparata e che sappia proporre un programma di Governo specchiato e di rottura con il passato. Senza questo brodo di coltura (e di cultura) ogni progetto del singolo fuoriclasse tirato demagogicamente fuori dal cilindro è destinato a fallire miseramente. Oggi la classe politica del Sud – a destra come al centro e a sinistra, senza dunque eccezione alcuna – è formata da affaristi, giovani spesso senza scrupoli, nuovi borghesi mafiosi e grembiulini sporchi. E’ lì, è sotto gli occhi di tutti. Come è possibile non vedere una realtà così sconcertante e vera e come – dunque – è possibile chiedere l’estremo sacrificio ad un capitano moralmente eccelso ma senza ciurma?

La politica –almeno così penso e la intendo  – prima di chiedere dovrebbe dare e dare significa preparare negli anni una classe dirigente scelta e capace, che possa trovare al proprio interno le forze di governo e i “pezzi di ricambio”. Chiamare a coorte chi non ha mai fatto parte della squadra può essere un extrema ratio ma solo se chi entra trova un team coeso che manchi solo dell’allenatore e del motivatore giusto, non del salvatore della Patria. I miracoli a Napoli può farli solo Cristo. Neppure San Gennaro.

Salire su quella nave, per Cantone, significherebbe affondare per sempre e, ciò che è peggio, essere costretto, da buon capitano, ad affondare per ultimo dopo aver visto affondare la nave Napoli.

LE RAGIONI DI CANTONE

Saviano e Veltroni (mi vengono i brividi solo a pensare che i due possano condividere un’idea) e tutti gli altri lascino in pace Cantone che al Mattino di Napoli, in un’intervista sulla sua possibile discesa in politica, dichiarò: "…non ho intenzione di candidarmi alle primarie e a questa conclusione sono giunto non per spocchia o per snobismo culturale ma semplicemente perché credo sia la scelta più corretta e più giusta, non solo per me. Effettivamente ho ricevuto varie proposte di candidatura. Amministratori non ci si improvvisa e soprattutto una candidatura in una realtà difficile come Napoli di un Magistrato (o comunque di un tecnico completamente estraneo o a digiuno di quanto accade nel complicato mondo della politica) non può essere una scelta estemporanea”.

E ha poi aggiunto: "La ragione vera è che non sono tagliato per questo ruolo; mi riconosco un'intransigenza che mi rende difficile anche solo l'idea del compromesso (parola in sé non certo soltanto disdicevole) e non ritengo di avere le doti del demiurgo, capace di risolvere gli enormi problemi di questa città. Ed inoltre non ho alcuna esperienza nella gestione amministrativa di una complessa macchina come quella del Comune di Napoli ed ho scarsissima (o meglio nessuna) conoscenza del mondo della politica cittadina e regionale. Non prendere in considerazione nemmeno l'idea di candidarmi è quindi il migliore servizio che posso fare per la Città; non è più tempo di ingenerare aspettative di grandi cambiamenti se poi c'é il rischio, per tante ragioni, di deluderle”.

Parole sublimi, altissime, rare. E perché mai dovrebbe cambiar idea? Perché glielo chiede Veltroni?

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • victor lustig |

    Caro Galullo, ci siamo di nuovo.
    Un altro colpo assestato a vantaggio dello psiconano.
    Dopo la proposta di candidatura al magistrato De Sena, la proposta di candidatura al magistrato Cantone, poi al magistrato De Magistris.
    A questo punto, per dirla alla “barba finta” è appalesato che Bersani e Veltroni altro non sono che sublimi agenti del cainano. Candidano toghe, loro sono rossi, ergo le toghe sono rosse. Mini sillogismo aristotelico, ma vendibile via telemessaggio, telefonata, lettera, etc. Ormai, tanto, il nostro (?) presidente del bunga bunga è come Bin Laden. Non compare in pubblico se non alle feste di compleanno alle falde del Gianicolo. Se Bin Laden ha a fianco un Heckler & Koch (e non un Kalashnikov), cosa metterà il bisunto del signore? Un cotilllon? Un preservativo? Un cd di Apicella? La saluto. Con affetto, e molta amarezza. Dagli amici mi guardi Iddio….

  • galullo |

    Caro Mattia,
    premettendo che la situazione di Napoli è talmente incancrenita da spaventare anche San Gennaro e premesso altresi che per Giginiello De Magistris varrebbero tutte le premesse fatte per Cantone (vale a dire la classe dirigente che non esiste), dico che De Magistris è senza dubbio un nome che la sinistra può spendere.
    Mi ravvedo subito: che l’Idv può spendere. Credo però che nè l’Idv sia convinta di farlo (le cancrene allignano ovunque) nè tantomeno il Pd (figuriamoci). Ergo: credo che sia una pia illusione anche se, personalmente (e salvo prova contraria che mi faccia ricredere(, non nutro dubbi sul rigore morale di De Magistris e sulla possibilità che possa spendersi per il bene della sua città
    roberto galullo

  • mattia |

    Bravo,condivido tutto l’articolo.Raffaele Cantone è magistrato di notevole competenze su molti fatti che perseguitano Napoli e dintorni ma fare l’amministratore di una città cosi complessa è cosa divera.Per questo ti chiedo..vista la possibile candidatura di Luigi De Magistris come lo vedi in questa ottica di sindaco?.Esperienza politica ne ha fatta in Europa quindi potrebbe essere un buon candidato?(vale sempre la regola che uno da solo senza una buona squadra non combina nulla).

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