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Lettera di Nino De Masi (Confindustria Reggio) al blog: “In Calabria va commissariata la democrazia”

Credo che il dibattito che il 30 dicembre è partito su questo blog sul futuro della Calabria sia straordinario.

E’ la prova provata che la Rete di qualità (grazie a un Gruppo editoriale di qualità) può diventare un’immensa agorà indipendente e autonoma, in cui scambiare opinioni e idee ma, soprattutto, crescere.

So per certo che gli interventi che sto (lasciatemi dire: stiamo) pubblicando, stanno dando molto fastidio a quella zona grigia, quella borghesia mafiosa come l’ha definita il magistrato Alberto Cisterna, procuratore nazionale antimafia aggiunto, dove il confine tra ‘ndrangheta, malapolitica e mala-amministrazione è labile e forse inesistente.

Bene. Anzi: meglio di così non potrebbe andare. Se il silenzio e l’omertà sono le raffinate armi che le mafie alimentano nella collettività, la parola, il dialogo, lo scambio di idee e la costruzione, sono le armi della democrazia. Le armi per sconfiggere le mafie.

Nei prossimi giorni – come promesso – ci saranno altri interventi qualificati che in queste ore stanno arrivando alla mia casella r.galullo@ilsole24ore.com. Lo spazio è aperto a chiunque abbia qualcosa di interessante da dire (non sono pochi gli interventi che ho rispedito a mittenti in cerca forse di facile pubblicità).

Oggi lo spazio è dedicato ad Antonino De Masi, imprenditore antimafia (nei fatti e non con le parole) della Piana di Gioia Tauro, e oggi membro del comitato di reggenza di Confindustria Reggio Calabria.

La sua lettera è – semplicemente – straordinaria. Un esempio di amore per la propria terra e analisi critica. In Calabria, scrive e ripete, la democrazia va commissariata per riportare i diritti che ormai sono perennemente scambiati per favori.

C’è la rabbia (nel confronto con gli imprenditori del Nord) e l’orgoglio (di  non piegarsi alle logiche clientelari). C’è la Calabria reale e quella irreale. C’è la voglia di Stato (con l’accorato richiamo al metodo “De Sena”) e il disprezzo per l’antiStato. C’è la vergogna dell’essere e la paura dell’apparire. C’è tutto.

Leggetela, perché, francamente, non c’è nulla che io possa aggiungere. A parte il fatto che sono d’accordo con lui (e per questo basti leggere il mio pezzo del 30 dicembre 2010 e le tante riflessioni comuni).

 IL TESTO DELLA LETTERA

 Egregio Dottor Galullo,

sono stato assente dalla mia regione per qualche giorno  e non ho avuto modo di poter commentare quanto di importante scritto nel suo blog, interventi dei lettori compresi.

Scrivo di getto alcune mie considerazioni sulle questioni trattate.

Credo che esista una realtà immaginaria ed una realtà “reale” , esiste una Calabria che noi immaginiamo e sogniamo ed esiste invece una Calabria reale.

La differenza tra le due realtà ad oggi è come il bianco con il nero , una l’antitesi dell’altra.

Io credo che noi dobbiamo avere la forza il coraggio di analizzare la Calabria reale; quella che è.

Quella terra che per una serie di ragioni di cui parleremo è come viene definita il “bubbone puzzolente” d’Europa.

Quindi la mia prima considerazione è: siamo d’accordo su tale dato oppure la Calabria reale e la Calabria immaginaria sono la stessa cosa?

Se la realtà è quella di una terra in cui per decenni la criminalità è divenuta (l’alternativa allo Stato), l’antiStato, in cui per tante ragione più o meno criminali lo Stato si è girato dall’altra parte facendo finta di non vedere ed a volte anche delegando ruoli e funzioni. Se  la Calabria è la terra che ha generato la più potente organizzazione criminale al mondo. Se la Calabria è la terra in cui dei criminali impongono il pizzo a dei liberi cittadini ed imprenditori affermando questa è “zona mia” di fatto esercitando il diritto di “legiferare” ed imporre sul quel pezzo di territorio vincoli e tasse.

Se la Calabria è quella terra in cui la classe politica è collusa ed è espressione della criminalità quindi di quell’antiStato. Se la Calabria è quella terra in cui l’antiStato svolge funzioni suppletive dello Stato e delle Istituzioni, in materia di Sanità, imponendo nomine e poi provvedendo ai bisogni della gente; in materia di lavoro imponendo l’assunzione di  lavoratori a lei compiacenti; in materia di ordine pubblico garantendo, dietro pagamento del pizzo, tranquillità; in materia di sviluppo imponendo che alcune imprese lavorino, organizzando una lista di aziende referenziate da loro, che debbano lavorare a discapito delle altre; e molte altre cose ancora, come ad esempio dirimere controversie e liti in alternativa alle leggi .

Se la Calabria è ciò come fare e cosa fare?

Il mio non è un discorso politico, questo stato delle cose è figlio di decenni di criminali angherie e degenerazioni che coinvolge tutta la politica.

Quindi se la Calabria reale è questa e da qui bisogna partire per cercare di vedere la luce in fondo al lunghissimo tunnel.

Leggo studio ed osservo molto i “fenomeni” della mia regione , alcuni aspetti antropologici mi hanno colpito :

1) la Calabria credo sia una delle regione con il maggior numero di case (edifici) incompleti; girando la regione si vedono molte case rustiche all’esterno perche?

2) La Calabria , non so oggi, ma negli anni passati era una delle regione dove si vendevano di più le vasche Jacuzzi (sinonimo di agiatezza).

3) ho visto e vedo una classe media che è stata e forse lo è ancora attenta a far vedere di se una faccia “bisognosa” una faccia di chi non è affatto agiato, di chi è “povero”.

Queste osservazioni hanno una chiave di lettura che è la seguente: la gente ha paura di far vedere e dimostrare la propria ricchezza, il frutto del proprio lavoro. Si tende a  nascondere a non far vedere cosa si ha (case brutte fuori e belle dentro) per paura che la criminalità si appropri dei loro beni.

Questa analisi ha poi degli aspetti sociologici drammatici, in quanto ha creato e crea una forte insoddisfazione della classe media, in quanto la non godibilità del frutto del proprio lavoro fa perdere l’ambizione, la speranze e porta alla normalizzazione verso il basso di tutto . Stranamente avere può anche essere un problema. Per evitare di essere criticato ed attaccato su tali osservazioni, voglio rammentare a tutti che nei decenni scorsi chi operava in questa terra , e non solo, aveva sulla testa l’incubo  del sequestro di persona;
per cui era primario ed obbligatorio non apparire non avere , perché altrimenti si rischiava la vita (chi consoce tali incubi sa di cosa parliamo). Ci tengo facendo l’imprenditore a fare un esempio:  i miei colleghi del nord non vedono l’ora, nei vari incontri di categoria, a  dimostrare i loro utili i loro bilanci e dire questo anno io ho guadagnato xxxx, dimostrando la loro ricchezza, i calabresi invece stanno in silenzio, anche quando avrebbero  titolo e merito per far vedere i propri risultati ed il loro prestigio imprenditoriale ed economico .

In questo contesto abbiamo una società “assuefatta” verso il basso, stranamente noteremo che vi sono degli indicatori in netto contrasto tra di loro, le (tante)“vasche Jacuzzi” e la poca gente nei  teatri e manifestazioni culturali ; le vasche sono all’interno delle case e non si vedono ai teatri bisogna andarci e essere visibili.

E’ questa la mia terra? Si o no?

Io credo che lo sia ed allora.

Ognuno di noi pensa di avere la cura a tale male, ma quante cure sono state fatte, quanti soldi sono stati buttati per il problema Mezzogiorno ed alla fine questo territorio è indietreggiato? Perché non guardiamo dietro e analizziamo i fallimenti  per poi guardare avanti?

Questa politica o la nuova politica figlia di un territorio sotto il controllo della criminalità quale speranza e futuro può dare a questa Regione?

Una classe politica che ubbidisce ad ordini ed interessi di un potere trasversale e criminale come può ridisegnare il futuro?

Io cerco dove posso di scrivere e partecipare a manifestazioni e dibattiti dove si parla di legalità e della mia terra, e lo faccio da molti anni; ho imparato ad essere crudo, realista, il tempo della filosofia e della poesia è passato, il tempo delle speranze è finito .

Con questa realistica durezza voglio dire la mia, questa terra è ormai compromessa, perché l’unica soluzione a tale drammatica verità è una rivoluzione culturale che parta dal basso, che risvegli quelle persone, quegli animi assuefatti ed oggi anche omertosi che hanno fatto diventare normale l’anormale, dove è il prepotente “ndranghetista” è diventato il rispettabile personaggio da ossequiare ed il cittadino ricco o povero è diventato la persona da disprezzare. Quanta ricchezza criminale ci circonda, quanta gente è diventata di colpo “rispettabile” e “perbene” e da noi ossequiata?

Voglio concludere questo mio  intervento per dire altre due cose sui recenti scritti al blog :

1) Dieci, mille Doris Lo Moro. Io non conoscevo sino a qualche mese fa l’Onorevole Lo Moro, un caso di omonima mi ha messo in contatto con lei. Per quanto sopra detto io  credo che il male della Calabria non sia la cattiva politica, nel senso di cattive scelte ed incapacità amministrativa, ma bensì il condizionamento mafioso. Il vero problema non è quindi una politica partitica di destra o di sinistra ma il condizionamento che su di essa viene esercitato dalla mafia e  dai poteri ad essa affiliati. Il prezzo pagato dall’Onorevole Lo Moro è tale e tanto che mi porta ad essere certo che mai Lei scenderà a compromessi con gli assassini dei suoi familiari. Queste “referenze” per me bastano ed avanzano per sperare che Lei possa essere una delle future speranze della classe politica calabrese. Io da cittadino di questa maledetta terra a Lei sono grato per il prezzo che ha pagato per un ipotetico e difficile futuro migliore. Mi immagino la sua sofferenza per aver letto quanto scritto su di Lei, ma credo che ognuno di noi debba sapere che si può esercitare una funzione ed un ruolo politico in un contesto in cui tutti remano dalla stessa parte. L’Onorevole Lo Moro non ha bisogno della mia difesa, ma anzi della stima di tanti calabresi che apprezzano la sua dignità ed il suo attaccamento a questa terra.

Ho trovato nella sua lettera molta di  quella passione , quella rabbia e quell’orgoglio che la Fallaci ha trasmesso col  suo libro. Grazie Onorevole Lo Moro

Per quanto riguarda l’intervento del Senatore Luigi De Sena voglio fare alcune osservazioni.

Con la premessa che l’esperienza “De Sena” è la risposta ai mali della Calabria. Dopo l’uccisione di Fortugno arrivò con il ruolo di superprefetto il dottor De Sena. Tutta le gente per bene calabrese vide in lui il salvatore di questa terra. Quante speranze, quante attese ed aspettative i miei corregionali hanno riversato sull’Uomo dello Stato con pieni poteri. Il superprefetto è stato l’ancora di salvataggio di tanta gente onesta , per bene, vittime di un territorio “maledetto”. Il superprefetto De Sena ha incarnato quel ruolo , ha ribaltato su di se le speranze ed il miraggio di uno Stato che per anni, decenni, era stato assente. Certamente in Calabria vi erano stati e si sono poi susseguiti prefetti ed altri uomini, ma mai nessuno aveva ed ha suscitato le aspettative e le speranze rivolte al prefetto De Sena.

Io credo, per aver avuto il piacere e l’onore di conoscerlo, che lui ha esercitato il ruolo non solo come meglio ha potuto, ma dando autorevolezza a quelle Istituzioni che negli anni molto avevano lasciato a che dire. Mi ricordo una frase che mi disse l’allora Prefetto De Sena, che uno Stato prima di pretendere dai cittadini deve essere autorevole e credibile. Senatore De Sena, oggi in Calabria manca l’autorevolezza e la credibilità delle Istituzioni. Non le Istituzioni che ci sono, ma che rispondano a rispondano ai cittadini ai loro bisogni e non certo ai potenti e potentati di turno, siano essi criminali che lobbysti criminali. La sua venuta in Calabria , quello che Lei ha fatto e quello che la gente ha visto in Lei è la prova e la conferma di quello che serve in Calabria. Negli anni scorsi io ebbi modo di dirle una cosa che suscitò la sua attenzione ma da uomo dello Stato la prese male le dissi :”Eccellenza in Calabria , secondo me, bisogna commissariare  la democrazia”. “Mi guardò come per dire che ero un malato di mente. A distanza di molti anni le cose sono peggiorate, ed io ritorno sulla mia provocazione. Commissariamo la democrazia.

Queste mie forse lunghe e noiose osservazioni mi portano a concludere con il racconto di un sogno, dove io ho un sogno e vorrei che noi avessimo un sogno. Vorrei vivere in una terra  dove le imprese non paghino il pizzo; vorrei vivere in una terra dove le grandi aziende del Nord che vengono a eseguire lavori al Sud, non si accordino preventivamente con i mafiosi per pagare la mazzetta, riconoscendo loro non solo un potere criminale ma un autorità che non dovrebbero avere; vorrei vivere in un paese in cui la gente si diverta e dimostri con tranquillità e gioia il frutto del proprio lavoro andando al teatro a comprarsi quello che ritiene, Ferrari pellicce o altro; vorrei vivere in un paese in cui non bisogna essere raccomandati dalla mafia per avere lavori pubblici; vorrei vivere in un paese in cui la politica risponde ai bisogni della gente e non agli interessi dei criminali.

Vorrei… Vorrei….. Vorrei che ognuno di noi, rendendosi conto di dove siamo e come viviamo, non chieda più cosa può fare il proprio Paese per noi ma quello che noi dobbiamo fare per esso; per ripristinare liberta democrazia ed il rispetto per il prossimo.

Ma tutto ciò è un’ utopia.

Antonino De Masi

Comitato di reggenza Confindustria Reggio Calabria

 

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia nuova trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica alle 0.15 circa. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

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  • pasquale montilla |

    In Calabria non va commissariata la democrazia ma disarticolare con una sana giustizia la corruzione politica nel fango della peggiore massoneria deviata.
    La “scorta” va tolta definitivamente a tutti i calabresi onesti.
    Dr.Pasquale Montilla

  • Livia Leardini |

    Credo che De Masi abbia detto tutto. Finchè ci saranno persone come lui realizzare il sogno non sarà mai solo un’utopia.

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