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ESCLUSIVO/Da Reggio a Milano la ‘ndrangheta finanzia con propri agenti di società di intermediazione

Nei giorni scorsi i giornali hanno dato una qualche rilevanza al decreto di fermo della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria con la quale la Procura ha rivelato i retroscena dietro il ritrovamento il 21 gennaio 2010 della macchina parcheggiata lungo il tragitto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all’interno del quale c’era un mezzo arsenale di armi.

Una messa in scena abilmente e, al tempo stesso, maldestramente orchestrata tanto che, in otto mesi, i magistrati ne sono venuti a capo.

La stampa nazionale – in attesa forse di sapere che fine farà l’interrogazione parlamentare di 34 deputati sui miei servizi in questo blog e sul Sole-24 Ore a proposito del ruolo dei servizi segreti deviati su quanto accade da tempo a Reggio Calabria – ha messo in evidenza il ruolo di Giovanni Zumbo di cui nel mio archivio troverete appunto diversi servizi (oltre a quelli che scriverò a breve).

Bene. Gli articoli di stampa usciti sembravano fatti con il ciclostile: tutti uguali e la sintesi, oltre a quella che vi ho descritto, ruota intorno all’arresto di tale Demetrio Domenico Praticò il cui nome suppongo, familiari a parte, non dica niente a nessuno.

Vero è, invece, che la lettura del provvedimento di fermo delle 3 persone coinvolte (oltre a Praticò e Zumbo anche Giovanni Ficara) contiene straordinari aspetti che mettono in luce, a mio modestissimo avviso, quattro cose che elenco e che saranno oggetto, da oggi, di alcuni approfondimenti su questo blog: 1) la ‘ndrangheta che si fa banca e l’asse con Milano; 2) il ruolo vitale negli equilibri calabresi dei sanlucoti ; 3) il rinsaldato matrimonio tra ‘ndrangheta di lotta e ‘ndrangheta di potere e infine, 4) l’ambiguo ruolo di Giovanni Zumbo del quale (sarà solo un impressione?) si spaventano gli stessi magistrati.

Scusate cari lettori ma – a differenza di molti scribacchini e pennivendoli – ho il viziaccio di leggere le carte, scavare e capire oltre le veline.

Oggi partiamo proprio con il ruolo della ‘ndrangheta, rectius della cosca Ficara-Latella nel “sostentamento” dell’economia mafiosa. Specifichiamo: secondo quanto emerge dalle carte dei pm che hanno firmato il decreto di fermo a partire dal capo della Procura Giuseppe Pignatone, saldo nel suo posto di leader del gruppo. Quel che emerge è un vero e proprio polmone finanziario alternativo a quello ufficiale.

 

PAGINA 34 DEL DECRETO DI FERMO

 

In coda a pagina 33 del decreto di fermo (l’evoluzione è dunque dalla pagina seguente) c’è un capitolo straordinariamente interessante intorno alla cui tematica – vi preannuncio – presto esordirà anche la Commissione parlamentare antimafia: le società di intermediazione finanziaria e creditizia.

L’attività di indagine ha posto in luce un settore di interesse degli affiliati al gruppo facente capo a Giovanni Ficara, vale a dire quello relativo alle pratiche di finanziamento erogate attraverso la società di intermediazione finanziaria ‘Liberty Point’, grazie alla attività compiacente posta in essere da affiliati alla cosca, tra i quali in primis Demetrio Domenico Praticò, che agendo, per alcuni mesi nel 2008 (aggiungo io) come procacciatori d’affari per conto della Liberty Point per la zona di Pellaro, hanno di fatto favorito altri affiliati e/o soggetti contigui al gruppo, consentendo agli stessi l’accesso a pratiche di mutuo e di finanziamento anche in assenza delle condizioni commerciali, e comunque nella consapevolezza di trovarsi di fronte a soggetti che, una volta ottenuta l’erogazione della provvista, non avrebbero adempiuto ai pagamenti rateali rimanendo insolventi, a danno del soggetto erogante.

   

IL SOGGETTO DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA

 

Per ente finanziario si intende un’impresa diversa dalla banca, che, come previsto dal decreto legislativo 385/93, svolge attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi. Queste imprese vengono definite "intermediari finanziari" e sono iscritte in un apposito elenco tenuto dall’Uic (Ufficio italiano cambia). Gli intermediari finanziari possono svolgere esclusivamente attività finanziarie, fatte salve le riserve di attività previste dalla legge.

Si tratta di operazioni di:

prestito (credito al consumo, credito con garanzia ipotecaria, factoring, cessioni di credito, credito commerciale e forfaiting). Quale unica eccezione, il credito al consumo si considera comunque esercitato nei confronti del pubblico anche quando sia limitato all'ambito dei soci;

leasing finanziario;

servizi di pagamento;

emissione e gestione di mezzi di pagamento (carte di credito, carte revolving, traveler's cheque, lettere di credito) ;

rilascio di garanzie e di impegni di firma;

operazioni in conto proprio e in conto terzi su strumenti di mercato monetario,

cambi, strumenti finanziari a termine e opzioni, contratti su tassi di cambio e di interesse, partecipazione alla emissione di titoli e servizi connessi ;

consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, strategia industriale e questioni connesse, concentrazioni e acquisizioni;

servizi di intermediazione finanziaria tipo money broking;

gestione o consulenza nella gestione di patrimoni;

custodia, amministrazione, negoziazione di strumenti finanziari;

altre attività aggiunte all’elenco allegato alla II direttiva in materia creditizia del Consiglio delle Comunità Europee, n.89/646/Cee del 15 dicembre 1989 (direttiva intermediari).

Liberty Point – scrivono i magistrati – è una società di intermediazione finanziaria, facente capo al gruppo Liberty Hall*, società a responsabilità limitata, con sede a Milan, avente ad oggetto  l’attività di intermediazione creditizia. La società "casa-madre" Liberty Hall, è bene specificarlo, è assolutamente estranea a qualunque indagine e nulla ha a che vedere con la storia così come emerge dalle carte.

Nel giugno 2008 una filiale della Liberty Point venne aperta in località Pellaro di Reggio Calabria. Tra gli agenti finanziari che fanno capo alla predetta società figuravano Santo Siclari, Girolamo Malara e, appunto, Demetrio Praticò. In particolare quest’ultimo – per ciò che rilevava in quel momento alla Procura – si è reso protagonista di episodi assai significativi sotto il profilo sia della compartecipazione “di fatto” di Giovanni Ficara alle attività finanziarie della Liberty Point, sia della particolare “agevolazione” nell’accesso ai finanziamenti, riservata in favore di soggetti segnalati dal Ficara stesso, così come avvenne per la Procura in occasione del finanziamento da erogare ad Alessandro Lattuada, autotrasportatore milanese con il quale Giovanni Ficara è in rapporti di lavoro.

 

I RAPPORTI CON IL “MILANESE”

 

Giovanni Ficara richiede, in diverse occasioni, a Demetrio Praticò e Santo Siclari, l’istruzione di pratiche per la concessione di finanziamenti nei confronti di vari personaggi a lui vicini.

Tra questi Alessandro Lattuada, imprenditore di Milano operante nel settore del trasporto merci su strada. Ficara, difatti, si interessa con Praticò in modo da consentire a Lattuada di ottenere un finanziamento, assicurandosi come contropartita, dal diretto interessato, la promessa di inserire alcuni suoi autisti a lavorare nel’impresa del Lattuada stesso.

Circostanza significativa, soprattutto alla luce della qualità e della connotazione della presenza imprenditoriale di Giovanni Ficara nel milanese, è costituita dal fatto che Lattuada, imprenditore residente e operante a Milano, al fine di beneficiare dell’erogazione di finanziamenti e mutui per la sua impresa, si rivolge a Demetrio Praticò, che opera a Reggio Calabria, attraverso Giovanni Ficara.

Dal tenore delle conversazioni – scrivono i  magistrati – “si evince, infatti, che l’imprenditore si trova in una situazione economica assai dissestata e, per tale motivo, non possiede i requisiti necessari per usufruire di forme di finanziamento. Ed è per questa ragione che si rivolge a Giovanni Ficara – e conseguentemente a Demetrio Praticò – unica persona che, all’evidenza, gli garantisce di ottenere ciò di
cui ha bisogno
”.

Per quanto riguarda specificamente il rapporto Ficara-Praticò, non sembrano necessari commenti al ‘tono’ perentorio con il quale Ficara Giovanni, che è il ‘boss’, dà letteralmente ordini a Praticò, che è un semplice affiliato, rimproverandolo aspramente anche solo per il ritardo con cui risponde al telefono.

Scrivono i  magistrati che : “risulta evidente come sia Giovanni Ficara a dettare le regole a Mimmo Praticò in merito alla possibilità o meno per Lattuada di accedere al finanziamento: si tratta di ‘un amico suo’, ed anche in presenza di difficoltà economiche bisogna fare di tutto per aiutarlo”.

In una telefonata Lattuada espone sinteticamente tutti i propri problemi aziendali e finanziari a Praticò, il quale dà ampie rassicurazioni sulla possibilità di ottenere a Reggio Calabria quello che non è possibile ottenere a Milano, vale a dire un paio di conti correnti con apertura di credito su sconto fatture, anche in presenza di un protesto su un conto bancoposta.

 

GLI APPETITI SU MILANO

 

Giovanni Ficara è molto interessato al buon esito del finanziamento in favore di Lattuada per la prospettiva di inserirsi nel settore del trasporto per conto terzi nella zona del milanese.

Nel tempo si verifica un problema legato al fatto che Alessandro Lattuada subisce un ricovero ospedaliero e al fatto che Mimmo Praticò riscontra parecchie difficoltà a ottenere il via libera per i finanziamenti in quanto l’azienda di Lattuada è messa veramente male, e addirittura nell’anno precedente non ha di fatto svolto alcuna attività risultando improduttiva. Gli sviluppi della vicenda, per come emersi dal contenuto delle conversazioni  intercettate, danno conto del fatto che, a seguito del prodigarsi a fondo di Mimmo Praticò, viene ottenuto un finanziamento in favore dell’azienda di Lattuada di 50mila euro, che però sono insufficienti per le esigenze dell’imprenditore milanese.

Altri interessanti elementi sul conto di Praticò emergono dal contenuto di alcune conversazioni ambientali, nel corso delle quali vi sono espliciti riferimenti al fatto che Praticò stesso, grazie alla sua attività di agente del gruppo Liberty Point, è in grado di ottenere e fare ottenere mutui e finanziamenti da impiegare in operazioni immobiliari alle quali sono direttamente interessati Giovanni Ficara ed altri appartenenti alla cosca. Da una conversazione telefonica, ad esempio, i magistrati evincono esplicitamente che tale Stefano Sapone è incaricato da Giovanni Ficara di ottenere, tramite Praticò e Santo Siclari (che non risulta indagato), un mutuo per una operazione immobiliare relativo alla realizzazione di alcune villette.

Per ora mi fermo qui ma non vi perdete i prossimi post. Ne leggerete delle belle.

r.galullo@ilsole24ore.com

 

*Il 5 ottobre 2010 un'inchiesta sul tema che qui affronto è stata pubblicata anche Sul Sole-24 Ore. Il presdente di Liberty Hall, Fabrizio Capardoni, è stato da me intervistato. Ho scritto qui e sul Sole che Liberty Hall nulla ha a che vedere con le attività investigative di Reggio e con quanto emerge. Anzi, appare chiaro che la casa madre era all'oscuro di quanto accadesse in Calabria e come scrivo sul Sole quella filiale fu chiusa, come altre al Sud, perchè Capardoni si era accorto che qualcosa non quadrava.

Oggi alle ore 11.30 il dottor Capardoni, scosso dalla vicenda, mi spedisce questa mail che pubblico con piacere. Chi fosse interessato oggi può leggere sul Sole servizio e intervista.

"Ho letto l’articolo, la informo che i signori menzionati Mai hanno avuto da noi un codice, né un mandato, che Mai hanno presentato pratiche o richieste di finanziamento alla nostra società, che Mai abbiamo erogato alcunché a Pellaro, e mi hanno appena comunicato che a radio padania affermano che noi finanziamo l’andrangheta, veramente pazzesco, Non possiamo erogare,mai abbiamo dato mandato a questi signori, Mai abbiamo collaborato. Fabrizio Capardoni".

 

p.s. Invito tutti ad ascoltare la mia nuova trasmissione su Radio 24: “Sotto tiro – Storie di mafia e antimafia”. Ogni giorno dal lunedì al venerdì alle 6.45 circa e in replica poco dopo le 21.05. Potete anche scaricare le puntate su www.radio24.it. Attendo anche segnalazioni e storie.

p.p.s. Il mio libro “Economia criminale – Storia di capitali sporchi e società inquinate” è ora acquistabile con lo sconto del 15% al costo di 10,97 euro su: www.shopping24.ilsole24ore.com. Basta digitare nella fascia “cerca” il nome del libro e, una volta comparso, acquistarlo

  • Alessandro Chionaky |

    Per esempio, una delle rare volte in cui mi recai negli uffici di Liberty Hall, trovai proprio assiso nell’ufficio di Capardoni un certo Scopelliti che mi fu presentato come cugino del “chiacchierato” presidente della Regione Calabria, collaboratore (non so a che titolo) di Liberty Hall. Ho in mano un biglietto da visita del dott. Fabrizio Capardoni con sul retro il nome ed il numero di cellulare di Scopelliti. Scritto di suo pugno.

  • Filippo |

    Mi riferisco alla risposta di ALESSANDRO CHIONAKY, che mi piacerebbe poter contattare !
    Sono venuto a contatto con il Signor Capardoni per un intermediazione creditizia, incontrandolo presso una società di riassicurazioni in Milano, ma non essendo del tutto convint prima di versare delle commissioni anticipate da loro richieste..ho fatto qualche ricerca !
    Ed i risultati non mi convincono molto.
    Qualcuno sà dirmi qualcosa di più ! E ‘ora di finirla con gente che specula sui problemi e le speranze di tante imprese e imprenditori in difficolta !
    Grazie

  • Alessandro Chionaky |

    Egr. Dott. Galullo, spero che Le pervenga questo mio breve flash. Ho purtroppo conosciuto Capardoni e ne sono rimasto truffato; inoltre. Le posso confermare che Liberty Hall è fallita ed il Signor Capardoni potrebbe trovarsi a Dubai. Pare (e insisto sul “pare”) che abbia intascato qualche milione da una cliente che ora si trova a mani vuote, di fronte ad un fallimento. Potrei fornirle maggiori notizie, se mi contattasse personakmente, data la delicatezza dei fatti, in quanto non escludo affatto la presenza della criminalità organizzata. Checchè ne dica il buon Capardoni…
    Mi contatti, grazie. Chionaky

  • galullo |

    Cara Irene, caro Ale, alcune riflessioni.
    Come italiano sono io che ringrazio lei per la sua passione politica. E’ stata una delle poche a denunciare la infiltrazione della ‘ndrangheta nella provincia di Pavia e se non sbaglio (ne scrissi sul Sole il 14 luglio dopo la raffica di arresti sull’asse Milano-Reggio) per questo è stata anche attaccata in pieno consiglio comunale.
    Quanto ad Ale la privacy non c’entra una beata fava. Il mio blog non è un circolo per massoni ma un luogo di confronto fra persone che hanno il coraggio di metterci nome, cognome e faccia. Quanto al Vescovo calabrese che lei balugina, credo che sia il caso di citarlo. Ma deve farlo lei, non io. Questo Vescovo ha dei problemi? Non lo so e non mi interessa e non vedo cosa c’entri con quanto io scrivo e con il fariseismo Mah! Misteri…della fede. Se è a conoscenza di cose che noi comuni mortali non conosciamo, ce le racconti.
    saluti
    roberto

  • ale |

    Buonasera grazie della risposta, per privacy non ti rispondo dandoti nome e cognome, semplicemente sono uno che quando posso seguo gli sviluppi sulla mafia del sud. Per quanto riguarda il fariseo mi riferivo ad alcune tue dichiarazioni su un vescovo Calabrese, che non ha parlato di ‘ndrangheta; credo abbia già i suoi problemi di suo, ma ovviamente non è una polemica.
    Ti ringrazio anche di avermi segnalato le cose sul ponte di Messina.
    Volevo segnalarti al proposito già che ci sono che sarebbe interessante parlare oltre che di Cosa Nostra anche della mafia locale che sta prendendo piede in quella città, dopo essere stata un’organizzazione satellite dell’andrangheta negli anni ’80. Al proposito nella penisola dei mafiosi di Bruno de Stefano si parla di città e provincia ad alta densità criminale, credo che i pentiti del luogo ne sappiano parecchio.

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