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ESCLUSIVO/1 Il rapporto di Bankitalia sul Credito di Romagna, schermo della banca sammarinese Ibs

Quando, a maggio, si conclude la lunga ispezione della Banca d’Italia presso il Credito di Romagna (per la cui amministrazione straordinaria si veda il mio articolo di oggi, 30 luglio, sul Sole-24 Ore a pagina 2) manca solo la firma dei 4 ispettori alla lunghissima relazione fitta di dati, riflessioni e considerazioni.

La firma del’incaricato degli accertamenti, Sandro Smussi, arriva il 18 maggio e a quel punto, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alle prese in quel momento con la più spinosa vicenda del viceministro Nicola Cosentino, poi dimessosi, non ha potuto far altro che decretarne l’amministrazione straordinaria e il commissariamento firmando il decreto il 20 luglio.

L’analisi della Banca d’Italia è impietosa. A pagina 12 c’è la valutazione sulla banca: “In prevalenza sfavorevole”, si legge. Quasi il massimo, che è “sfavorevole”, nella scala di valori che gli ispettori adottano: 1 vuol dire favorevole, 2 in prevalenza favorevole, 3 parzialmente favorevole, 4 parzialmente sfavorevole, 5 appunto in prevalenza sfavorevole e 6 sfavorevole.

Nel mirino non solo mancate segnalazioni in materia di riciclaggio ma anche un’abile ma sconsiderata mossa secondo Bankitalia: dietro il Credito di Romagna, in realtà, si cela in gran parte l’Istituto bancario sammarinese (Ibs) che così, eludendo la normativa italiana che vieta a una banca extracomunitaria di operare in Italia, finanziava e operava sul nostro territorio. Su questo e altri profili sta indagando la Procura di Forlì, che ha spedito avvisi di garanzia a 19 indagati tra cui il presidente (fino a un mese fa) del Credito, Manlio Maggioli (noto editore e presidente della Camera di commercio di Rimini), l’ad Giovanni Mercadini e rappresentanti del cda, ex consiglieri.

Da oggi comincerò una serie di approfondimenti su questo commissariamento che, a mio modesto avviso, non solo è sintomatico di alcune patologie nei rapporti clienti-banca-territorio, ma è anche destinato a riservare sorprese su più fronti sui quali, al momento, preferisco tacere.

 

I SINGOLI PUNTEGGI

 

Nella griglia valutativa il profilo è davvero increscioso. Nel “Rischio strategico e nei sistemi di governo e di controllo”, il voto è addirittura 6, così come per il “Rischio operativo e di reputazione”. Alla voce “Redditività” il voto è 5, che diventa 4 per il “Rischio di credito”, il “Rischio finanziario” e l’ “Adeguatezza patrimoniale”.

 

L’INTRECCIO CON SAN MARINO

 

Nel mirino degli ispettori c’è soprattutto l’intreccio con San Marino.

L’assetto proprietario, costituito da un ristretto numero di imprenditori della Romagna e appunto di San Marino, è stato oggetto di informative non corrette alla Vigilanza di Bankitalia, in relazione alla misura delle interessenze detenute dai principali soci (l’amministratore delegato Mercadini e la famiglia Rossini, residente a San Marino).

Le prime cinque famiglie azioniste, detentrici di circa il 60% delle quote, risulterebbero possedere allo stesso tempo la quasi totalità delle quote nell’Ibs, la cui nascita, anch’essa riconducibile a Mercadini, precede di pochi anni quella del Credito di Romagna. “La contiguità tra le due banche – scrivono gli ispettori – è confermata anche dai numerosi legami, di natura operativa e finanziaria, mantenuti tra di esse. E’ pertanto ragionevole ipotizzare l’esistenza di un progetto imprenditoriale mai correttamente rappresentato al nostro Istituto, comprendente la banca sammarinese”.

 

IL SISTEMA DI GOVERNO

 

Il sistema di governo, secondo Bankitalia, non è equilibrato, per l’eccessiva concentrazione di poteri in capo all’amministratore delegato e per la debolezza di contrappesi e sistemi interni di controllo. Inconsistente, in particolare, la sorveglianza esercitata dal collegio sindacale.

Siffatte connotazioni  continua la relazione di Bankitalia – si sono negativamente ripercosse sul presidio dei rischi operativi e sul rispetto delle normative in tema di antiriciclaggio e di trasparenza. Interrogativi, poi. Sono emersi con
riferimento a un importante investimento partecipativo, l’immobiliare Credito di Romagna, che coinvolge gli interessi diretti della quasi totalità degli amministratori, non comunicati al nostro Istituto né resi noti ex articolo 2391 del codice civile
”.

 

IL RISCHIO DI CREDITO

 

Anche il rischio di credito per Bankitalia non risulta sufficientemente governato, data la considerevole crescita dei volumi conseguita soprattutto nei confronti di clientela ad elevata complessità, senza un adeguato rafforzamento delle strutture di supporto. Per carità, la dotazione patrimoniale è adeguata ma viene assorbita dallo sviluppo operativo, mentre la redditività è fragile, alla luce degli elevati costi operativi e gli spread contenuti.

 

CONCLUSIONI

 

Il risanamento del quadro aziendale – scrivono nelle considerazioni di sintesi gli ispettori Sandro Smussi, Andrea Lesti, Massimo Bellato e Davide Spadarichiede un profondo ricambio degli organi e una rivisitazione dei meccanismi di governante che assicurino, attraverso un valido sistema di contrappesi, oltre al recupero di un corretto rapporto con l’organo di vigilanza, una sostanziale revisione del progetto industriale e adeguati presidi organizzativi”.

1 – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com

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  • Charles Bukowski |

    Salve
    Vedo con piacere che è molto e correttamente informato, e vorrei aggiungere alcuni particolari e precisazioni alle informazioni già in suo possesso, seguendo l’ordine da lei proposto in merito all’intreccio con San Marino vorrei informarla che la composizione sociale è la stessa fin dalla nascita del Credito di Romagna e Banca d’Italia ha sempre conosciuto anche i nomi dei soci dell’IBS, e quindi questo presunto intreccio era stato a suo tempo ampiamente esposto ed autorizzato, mentre per quanto riguarda i legami operativi e finanziari tra i due istituti in 5 anni sono state effettuate non più di 15 operazioni. Per quanto riguarda il rischio di credito risulta che dopo l’ultima ispezione di Banca d’Italia, le sofferenze di questa banca siano circa il 90% inferiori a quelle medie del sistema.
    A Presto.

  • loris |

    In effetti ora è come sparare sull’ambulanza.
    Facile fare i moralisti.
    Troveranno sempre argomenti per definire san marino un covo di evasori.
    La questione è che se le stesse cose le fanno in Svizzera o a Montecarlo sono fenomeni, se succedono a San Marino sono ladri di polli.
    Della famiglia Agnelli con il tesoro occultato ne vogliamo parlare? Berlusconi con tutti i suoi conflitti di interessi? Il regalo dell’Alfo Romeo alla famiglia Agnelli?
    Dobbiamo certamente dare moralità, ma basta sparare a zero!!!!
    La situazione stà già degenerando da sola, con un atteggiamento degli italiani nei confronti di San Marino come difronte ad un appestato, ma c’è gente che lavora seriamente e che continuerà a sostenere il proprio territorio perchè ci sono aziende serie e figli che devono avere opportunità.

  • Libero Bancario |

    C’è una ricetta fin troppo semplice. Il Legislatore introduca, alla stregua della durezza delle norme in tema di responsabilità della persona giuridica ex 231/07, l’ipotesi di reato allorquando gli organi di governo aziendale bancario influenzino le valutazioni di carattere tecnico nelle istuttorie delle pratiche di fido. L’operatore bancario che ponesse valide obiezioni sul merito creditizio, andrebbe protetto alla stregua dei pentiti di mafia in modo da non subire ripercussioni sul prosieguo del suo lavoro.

  • Luca |

    Leggo l’articolo e mi chiedo…. Ma quando la banca e’nata… Chi erano i soci? Sono cambiati da allora? Se sono sempre gli stessi… Banca d’Italia se ne accorge dopo 7 anni? Forse anche loro devono andare a casa…. O peggio… Prima gli andava bene… Oggi ha cambiato idea e l’ha comunicato cosi’…. Boh… Difficile capire bene

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