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ESCLUSIVO Rapporto Onu/ il mercato mondiale delle armi vale 2 miliardi di dollari – Le mani di mafie e ribelli

La Stampa, quotidiano piemontese, a parte, nessuno ha curato il rapporto dell’Onu sulla globalizzazione del crimine curato dall’italiano Antonio Maria Costa, direttore dell’Unodc (United nations office on drugs and crime). Forse perché, anche questo rapporto, è in inglese e come è risaputo l’ignoranza dei giornalisti è tale per la quale a malapena si riesce a scrivere in italiano, figuriamoci a leggere l’inglese.

Il rapporto di 303 pagine – dato alle stampe il 16 giugno e dunque ancora fresco d’inchiostro – è splendido, ricchissimo, perché mette in primo piano aspetti che, magari ritenuti secondari, continuano ad arricchire le mafie di tutto il mondo.

Vorrei, in questo umile blog, trattare due temi: traffico d’armi e )la prossima volta) la pedopornografia, vere e proprie piaghe in ciò che resta della società globalizzata.

Le armi da fuoco – a differenza di molte delle altre merci oggetto di traffici criminali – sono merci durevoli. A differenza dei farmaci, dei prodotti farmaceutici o del corno di rinoceronte (non ridete perché il commercio è più florido di quanto voi possiate pensare) un AK-47 ben tenuto avrà una durata a tempo indeterminato. Come risultato, non c'è bisogno di un continuo flusso di contrabbando.

 

TECNOLOGIA MATURA

 

Una pistola o un fucile d’assalto rappresentano una "tecnologia matura". Chi ne ha il possesso non ha bisogno di aggiornare regolarmente le proprie scorte per rimanere competitivo.
Di conseguenza, il numero di nuove armi leggere acquistate ogni anno è solo circa l’1% di quell0 già in circolazione. Anche le Forze armate più innovative al mondo  aggiornano le proprie armi di piccolo calibro ogni dieci anni circa.
Il fatturato mondiale nel settore degli armamenti leciti è statico e lo stesso può presumibilmente affermarsi per quello illecito. Molte armi ancora funzionanti sono stati distribuite nei Paesi in via di sviluppo durante la Guerra fredda. 

Il valore complessivo documentata per il commercio autorizzato di armi da fuoco è stato stimato in circa 1,58 miliardi dollari (aggiornamento al 2006), mentre le operazioni non registrate ma comunque lecite valgono altri 100 milioni di dollari circa. La valutazione più accreditata stima la dimensione del mercato illecito in 10-
20% del mercato legale, il che equivarrebbe a una forbice oscillante tra 170 e 320 milioni all’anno di dollari.
In tutto, dunque, circa 2 miliardi di dollari (dollaro più dollaro meno).

 

LE MANI DELLA CRIMINALITA’

 

Per i criminali, ci sono spesso fonti più immediate di approvvigionamento che quelle derivanti dal traffico internazionale.
Nella maggior parte delle città del mondo sviluppato c’è un uso limitato di armi di tipo militare e quindi la domanda è soprattutto per le pistole. Per esempio, nonostante la disponibilità di una vasta gamma di piccoli armi negli Stati Uniti, tra cui semi-automatiche e fucili d'assalto, l'88% degli omicidi arma da fuoco nel 2008 sono stati commessi con pistole. Le armi da fuoco usate dalla criminalità sono spesso sottratte al mercato lecito delle pistole che esiste in molti Paesi. Se i controlli sono rigidi in un Paese, possono essere più flessibili nel Paese vicino, e sebbene il flusso transfrontaliero di queste armi possa essere considerato traffico a tutti gli effetti, i volumi sono raramente elevati o non sono abbastanza elevati per essere considerati flussi di un traffico organizzato.

 

FLUSSI MINORI RISPETTO AD ALTRE FORME DI CONTRABBANDO


Per avere un'idea del valore relativo del mercato delle armi da fuoco rispetto ad altre forme di contrabbando è necessario ricorrere ad esempi concreti.

Il 16 novembre 2009 il Governo nicaraguense ha effettuato quello che fu salutato come "uno dei più grandi sequestri di armi mai fatti dalle autorità nicaraguensi" .
Si trattava di una partita di armi per i rappresentanti locali del cartello messicano di Sinaloa. La spedizione comprendeva 59 fucili d’assalto, due granate a gittata, 10 bombe a mano, otto chili di Tnt e quasi 20.000 cartucce. A fronte di questo strombazzamento mediatico, il valore totale della merce era di circa 200mila dollari al commercio. Poca cosa direi!
Tre giorni dopo la marina militare nicaraguense sequestrò 2,4 tonnellate di cocaina al largo della costa caraibica. Il valore di questa spedizione era di almeno 400 volte superiore a quello del traffico di armi, vale a dire circa 80 milioni di dollari nei mercati all'ingrosso degli Stati Uniti.
Un settore i cui flussi illeciti, teoricamente, potrebbero fornir
e interessanti profitti a lungo termine per i gruppi organizzati, è la circolazione delle armi dagli Stati Uniti al Messico. La maggior parte delle armi fatte entrare illegalmente in Messico è effettivamente acquistata legalmente e poi trasportata clandestinamente attraverso il confine.


I CONFLITTI IN GIRO PER IL MONDO

La seconda fonte di domanda per le armi illecite – da parte di gruppi i cui obiettivi sono politici – deriva dalla richiesta di gruppi non autorizzati o dai tentativi degli Stati di aggirare l'embargo.
Come la criminalità, anche i ribelli (cioè i gruppi militanti di cui parla l’Onu n nel Rapporto) potrebbero essere in grado di accedere alle armi da fonti locali o attraverso il furto, il noleggio o l’acquisto di armi da polizia e militari. In particolare i ribelli si riforniscono da quegli Stati “navetta” disposti a ad aggirare in un modo o nell’altro gli accordi internazionali. E’ quello che viene spesso definito il "mercato grigio". Non è chiaro per l’Onu quale sia la quota di armi di traffico transnazionale imputabile alla criminalità organizzata e quale possa essere attribuita a motivazioni politiche piuttosto che economiche.
Sebbene fiorisca il movimento clandestino transfrontaliero, è spesso più facile trovare navi che trasportano armi attraverso regolari canali commerciali, basandosi su documenti falsi o illegali o sulla corruzione del personale di frontiera.

Per arrivare agli utenti finali, la combinazione di trasporto lecito e clandestino è comunque attualmente una tra le più richieste.

I flussi dei traffici dovrebbero essere relativamente semplici da documentare, dal momento che ogni arma dovrebbe contenere numeri di serie unici che potrebbero permettere di risalire al produttore e al proprietario originale. Come minimo, la marca e il modello di un’arma contenere qualche indizio sull’origine. Ma incredibilmente, spiega l’Onu, non esiste una database internazionale dei sequestri di armi da fuoco.

r.galullo@ilsole24ore.com

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