Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

25 anni dopo Capaci/4 Via Caponnetto, dentro Meli e all’ufficio Istruzione qualcuno voleva introdurre «un sistema di terrore come ai vecchi tempi»

Ieri, immancabilmente, abbiamo assistito ad un profluvio di lacrime di coccodrillo nel giorno della memoria della strage di Capaci. Una valle di lacrime delle quali solo alcune stille erano, sono e saranno vere.

Inevitabile, come ha raccontato a chi vi scrive Roberto Scarpinato, procuratore generale di Palermo nella videointervista che potete trovare nel sito del Sole-24 Ore.

Ora, chi come questo umile e umido blog, non si ricorda solo un giorno o al massimo due giorni all’anno di scrivere, informare, denunciare e criticare ma lo fa da 10 anni pressoché tutti i giorni che Dio manda in terra, va avanti nella sua opera di sensibilizzazione sui temi della criminalità organizzata e dell’economia criminale.

Oggi, dunque, mentre si spegne la retorica e si asciugano gli occhi dei coccodrilli di Stato, vado avanti imperterrito e continuo a raccontare la vita professionale di Giovanni Falcone, attraverso la lettura (che sto facendo) delle carte desecretate da parte del Consiglio superiore della magistratura (Csm). In vero lo sto facendo da venerdì della scorsa settimana (rimando ai link in fondo per le precedenti puntate).

Ebbene, oggi scrivo della risposta che Giovanni Falcone e, tra gli altri firmatari, il suo collega Leonardo Guarnotta, spedirono il 29 luglio 1988 al presidente del Tribunale di Palermo, in ordine all’efficienza dell’ufficio Istruzione di Palermo a capo del quale il Csm (lo abbiamo visto nei giorni scorsi e rimando ancora ai link) aveva posto Antonino Meli preferendolo proprio a Falcone.

Falcone e Guarnotta sottolinearono innanzitutto che Meli aveva cambiato i criteri di assegnazione dei processi di mafia, creando problemi e disorientamento. I vecchi criteri, disposti dal precedente capo ufficio Antonino Caponnetto, rispondevano all’esigenza di avere una visione globale della mafia siciliana e una crescente professionalità dei giudici istruttori. In particolar modo Caponnetto, prima di lasciare l’incarico, si era premurato di assegnare a Falcone l’istruttoria del cosiddetto maxiprocesso, con piena intesa del cosiddetto “gruppo antimafia”.

Bene. Accade che Falcone e Guarnotta scrivono testualmente (pagina 5 della lettera acquisita anche agli atti del Csm) che prima ancora che si insediasse Meli e quando ancora era in sede Caponnetto (e dunque a sua insaputa) , all’ufficio Istruzione di Palermo giunsero due circolari del 29 gennaio  e 5 febbraio 1988in cui il cancelliere dirigente, “«d’ordine del consigliere istruttore aggiunto dott. Motisi»”, rispettivamente, chiedevano le statistiche dei processi penali pendenti e rivolgevano una nota di biasimo a tutto il personale di cancelleria, affermando che Motisi «aveva avanzato l’idea di instaurare in tempi brevi un regime di terrore come ai vecchi tempi».

Il 18 maggio 1988 – si badi bene – tutti i magistrati dell’Ufficio Istruzione (dunque anche Falcone) ricevettero una nota di “richiamo”, che risollecitava le statistiche.

Verbalmente, si legge a pagina 6 della lettera che stiamo commentando e che troverete desecretata sul sito del Csm, i magistrati dell’Ufficio Istruzione “fecero presente al consigliere istruttore che la estrema complessità e delicatezza dei processi in corso non ne consentiva una sollecita definizione ove si fosse voluto realmente pervenire all’accertamento della verità in vicende tanto gravi e non limitarsi a una gestione burocratica dei processi”.

Da Meli l’ufficio si aspettavano una convocazione per discutere dei problemi più delicati ma nulla di tutto ciò avvenne e nella lettera si legge che “«non risulta che il consigliere istruttore abbia nemmeno visitato i locali nei quali è allocato il gruppo antimafia né essi sono stati invitati a partecipare ad alcun incontro per discutere sui problemi concernenti l’istruttoria dei processi sulla criminalità mafiosa»”.

Il 1° agosto 1988 e dunque a strettissimo giro di posta la prima commissione referente Comitato antimafia del Csm audì i magistrati “ribelli” per capirne di più, inclusi Falcone e Guarnotta e lo stesso Meli. In vero il Csm aveva già scritto a Meli per capire anche da lui cosa stesse succedendo.

Quest’ultimo respinse tutte le accuse (quelle e altre)  e in particolare, per quel che riguarda l’isolamento nel quale si era chiuso, rispose (pagina 114 del verbale) che “«Falcone, arrivando in ufficio, veniva da me e stavamo lì mezz’ora, un’ora a parlare, non certo delle donne; parlavamo  dei processi, dell’ufficio, cosa che gli altri non facevano…quello che coordinava tutto era Falcone. Quindi quando a me riferiva Falcone su quello che facevano lui e il pool era più che sufficiente” ».

Ora mi fermo ma domani continuo.

r.galullo@ilsole24ore.com

4 – to be continued (per le precedenti puntate si vedano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/05/19/25-anni-dopo-capaci1-per-lufficio-istruzione-di-palermo-la-commissione-del-csm-propose-il-piu-anziano-e-meritevole-non-era-giovanni-falcone/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/05/22/25-anni-dopo-capaci2-e-il-19-gennaio-1988-per-il-csm-meli-e-luomo-giusto-al-posto-giusto-scelto-con-criteri-giusti-giovanni-falcone-no/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2017/05/23/25-anni-dopo-capaci3-il-miglior-segnale-del-csm-era-quello-di-non-promuovere-falcone-allufficio-istruzione-di-palermo/)

  • cesare de gasperis |

    Gentile Dr. Galullo
    Non posso non rilevare l’assordante silenzio degli abituali amici con i quali, quasi giornalmente e grazie alla sua ospitalità, siamo usi scambiarci commenti e riflessioni .
    Un silenzio che comprendo e la dice lunga, molto lunga su quanto ci colpisca il suo resoconto sul tradimento riservato al Pool Antimafia da esponenti della magistratura e uomini delle istituzioni .
    Un silenzioso sgomento su quei fatti che il tempo trascorso riveste di una patina che non opacizza ma, anzi, rende più chiaro quanto accadde .
    Quei voti, quelle parole, pro e contro Falcone, sono pietre miliari della nostra storia e dovrebbero essere analizzate e studiate non da vecchi ed uggiosi lettori come il sottoscritto, ma nelle scuole italiane di ogni ordine e grado, in una ora di insegnamento di una materia nuova : “Legalità” .
    Grazie , mi pongo nuovamente all’ascolto .

  Post Precedente
Post Successivo