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“Assediamo Sangineto”: grido di guerra tra animalisti infoiati, pacifisti, cultori della morte e della vita

Migliaia di animalisti infoiati in mezzo ai quali si celerà – spero imbarazzato – un nocciolo duro di animalisti capaci di ragionare senza ricorrere a urla belluine e minacce assassine, domani si raduneranno a Sangineto (Cosenza). Manifesteranno contro l’uccisione di un cane, chiamato Angelo, lì barbaramente bastonato, impiccato e filmato pochi mesi fa da alcune giovani persone del luogo. Sono attesi decine e decine di bus da ogni dove e migliaia di persone, quante ormai Sangineto non ne vede più da tempo, avendo perso da decenni (per propria colpa, ingordigia e incapacità) glamour e fascino turistico.

La premessa – l’avrete capito dal tenore del penultimo periodo – è che un gesto del genere non trova assolutamente giustificazioni. Semmai deve trovare risposte: nell’educazione e nella formazione. In famiglia, nelle comunità, nei luoghi di culto e nelle scuole. Non da oggi. Da ieri e prima ancor.

Scrivo e sottolineo questa premessa a prova di imbecille (la cui mamma tra gli infoiati animalisti è sempre incinta) affinché nessuno possa travisare da che parte sto. Sto dalla parte di Madre Natura (che non ha fatto con il cane Angelo il suo corso) e con la Giustizia (che farà il suo corso e che punirà, secondo codice e buon senso, i colpevoli). E dico che Giustizia – a mio avviso – non sarà il carcere (pur previsto per legge) ma un periodo di rieducazione psicologica accompagnato da un percorso di impegno civile e civico, magari in un canile. Il carcere, per i giovani, è una palestra di diseducazione e criminalità e va utilizzato solo quando non ci sono altre strade da battere. Così la penso e così scrivo.

Scrivo e sottolineo questa premessa anche perché ciò che scriverò da adesso in poi sul tema non farà piacere a quelle migliaia di animalisti infoiati, di ogni parte d’Italia, ai quali accennavo nell’incipit del mio pezzo e che, in quota parte, minacciano di mettere a ferro e fuoco, spero solo a colpi di slogan, il povero paesello calabro. Credo che se la Prefettura di Cosenza avrà il minimo buon senso, impedirà agli infoiati di salire nel paese per concentrarli invece nel lido dove lo spazio per manifestare non manca.

A loro e solo a loro mi rivolgo e non a quel pugno (spero di sbagliarmi e spero che sia la maggioranza) di organizzatori e manifestanti pacifici che si uniranno all’onda lunga di un raduno che – dal tam tam dei social e dalla brutta tappa di luglio andata già in onda a Sangineto – non si preannuncia né facile né indolore per questa innocua cittadina calabrese.

Per continuare il mio ragionamento faccio innanzitutto riferimento ad un rapporto: Ecomafia 2016 presentato il 5 luglio 2016 da Legambiente.

Orbene (si fa per dire), secondo questo rapporto nel 2015 sono stati commessi 8.358 contro gli animali, con la conseguenza di 7.270 denunce, 7 arresti e 2.204 sequestri.

Bracconaggio, commercio illegale di specie protette, abigeato, allevamenti illegali, macellazioni in nero, pesca di frodo, combattimenti clandestini e maltrattamenti sono solo alcuni dei reati più diffusi ai danni degli animali d’affezione e/o di reddito.

Nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa se ne sono contati quasi 4.000, più del 47% dei reati consumati su tutto il territorio nazionale. In Sicilia se ne sono registrati 1.641, quasi il 20% su scala nazionale, in Sardegna 1.146, in Campania 1.001, in Puglia 679, in Calabria 638 e nel Lazio 772. Le province più colpite sono, in ordine, Sassari (666), Napoli (630), Roma (479), Catania (395) e Palermo (346).

Orbene (sempre per dire) a fronte di migliaia di reati di questo tipo mai si era assistito negli ultimi tempi ad un clamore e ad una tensione come quella sollevata dall’uccisione del povero cane Angelo. Si dirà: sono i social bellezza! Un gesto drammatico e ingiustificabile, amplificato dai network digitali che ha fatto irruzione nelle coscienze di centinaia di migliaia di italiani (e no) e che ha fatto sponda in media locali su per li rami fino alle Iene di Italia1 che hanno fatto esplodere il caso, anche giocando abilmente e maliziosamente con il ritratto visivo e la parola di paesani che non rappresentano certo l’intellighenzia locale per ragioni che sarebbero apparse evidenti anche al cieco di Sorrento.

Frequento quel paesello da 28 anni (con zero passione ma tant è) e tutto si può addebitare alla stragrande parte dei cittadini, tranne che di essere barbari omicidi di cani, gatti e canarini. In verità neppure di cristiani. Ed è forviante e falsa la rappresentazione che è stata fatta sui social di cittadini compiacenti e addirittura felici per il gesto.

Il punto è che la ribalta nazionale ha stordito questo paese – sulle prime, per tipica cultura locale, colpevolmente silente e incapace di difendersi ma poi ben rappresentato da chi, Municipio, Pro Loco, Chiesa e volontari,  ha avuto l’intelligenza e la capacità dialettica di dare voce e volto alla ragione di una comunità coesa e ferita da quel barbaro gesto, duramente condannato – che ora si trova ad essere omologato, dal manipolo di infoiati, ad un paese di antianimalisti. Nulla di più falso. Se una rondine non fa primavera, figuriamoci se quattro gatti possono legittimare un sigillo criminale vita natural durante nei confronti di una comunità.

Un paese – per gli infoiati smanettoni di facebook, instragam e compagnia cantante – da radere al suolo: il fatto stesso che il raduno di domani si chiami “Assediamo Sangineto” la dice lunga sulla passione civica e civile (!) che attende il paese del Cosentino. Un assedio – dal latino classico obsidere – per la Treccani è l’azione di circondare con forze armate (ebbene si!) una piazzaforte, un castello, una città, una fortezza, impedendo che riceva soccorsi di uomini e di mezzi e mettendo in opera gli apprestamenti necessarî per costringerla ad arrendersi. Si vuole tanto? Vi sembra ambientalista ed ecologista, civile e doveroso, democratico e condivisibile tutto ciò? Umano?

Vi sembra umano e corretto che i volti dei quattro (ripeto: moralmente ed eticamente colpevoli, per il resto c’è la Giustizia) siano stati affissi in mega poster pubblicitari nella provincia cosentina? Un linciaggio che manco Totò Riina.

Gli indemoniati animalisti del Web – ripeto: a loro e solo a loro mi rivolgo con disprezzo – in questi mesi hanno incendiato la Rete con messaggi e promesse di morte agli autori di quel gesto (le responsabilità dei quattro non saranno però tutte eguali di fronte alla legge) e analoghe e simpatiche (sic!) promesse di morte sono state indirizzate ad amici o anche semplici conoscenti dei quattro.

Alcuni di questi imbecilli e/o loro sodali – dal latino imbecillus, vale a dire debole fisicamente o mentalmente per difetto naturale, età o malattia – sono riusciti persino nella meschina impresa di augurare ai residenti di Sangineto la stessa sorte toccata alcune settimane fa ad un ragazzo di appena 13 anni tragicamente morto sotto una porta da calcio in una comunità di accoglienza a Sangineto.

C’è bisogno di commentare? E’ animalista questo augurio di morte collettiva? O non è forse il peggior istinto animalesco dell’uomo?

Ma andiamo avanti: centinaia di ragazzi e ragazze che sono amici o conoscenti dei quattro, attenzione, non direttamente, ma perché magari frequentano un loro amico o più semplicemente un vicino di casa o di ombrellone, sono stati insultati, derisi o minacciati e invitati ad avere il coraggio di farsi vivi per avere il dovuto. Il dovuto – in soldoni – sarebbe una giustizia sommaria, pecoreccia e fai-da-te ad opera degli infoiati di cui sopra. Il far west, insomma. Provate a digitare su un motore di ricerca “cane angelo sangineto” e vedrete che razza di roba vi esce fuori dai social. Commenti che richiamano morte, occhio per occhio dente per dente  e tribali leggi del taglione. Da brivido!

Il mio appello – lo capirete – è alle Forze dell’Ordine, che in un servizio delle Iene non hanno fatto certo bella figura, invitando l’inviata del programma ad andarsene per evitare rischi, come se si trovasse a Scampia alle 2 di notte o a Tor Bella Monaca alle 3 di notte nelle piazze di spaccio e non, invece, chiedendole di rimanere, protetta dalla Legge, per continuare a fare il suo lavoro. Brutta figura anche per l’inviata. Col piffero che io avrei levato le tende! Spero che la dignità della divisa sia onorata permettendo ai manifestanti di esercitare il proprio diritto civilmente, senza temere di sedare gli animi infoiati che trovano il coraggio di esprimersi, confusi di testa e di fisico, solo al riparo della massa dedita alla violenza.

Il mio appello – lo capirete – è ancor più ai manifestanti e organizzatori civili ed educati: che abbiano il coraggio di condannare gli estremisti e di condannare ancor più le urla belluine di chi vorrà – come è già accaduto nella riunione animalista di luglio a Sangineto – una giustizia riparatrice fatta in casa o, peggio, una morte straziante, come quella di un anima innocente di 13 anni, spalmata sull’intera cittadinanza di Sangineto, oltre ad amici e conoscenti vari. Che abbiano il coraggio anche di urlare che la Giustizia non è nelle mani dell’uomo ma è nelle mani di uno (o più) giudici, il cui compito non è certo agevolato dalla canea montata in questi mesi con motivazioni valide, talaltra disgustose.

Il mio appello – infine – è agli infoiati smanettoni che augurano la morte a chi ha una vita davanti per difendere quei principi e quei valori che non sono certo loro proprietà esclusiva. Anzi. Che si ravvedano, evitando ragionamenti da linciaggio morale erga omnes e termini da guerriglia.

Se proprio hanno coraggio, che gli animalisti infoiati e acciecati assedino i posti nelle quattro regioni a stampo mafioso dove si fanno – e sono solo esempi – gare clandestine di cavalli, incontri mortali tra cani, bracconaggio di specie protette o martirio di specie tutelate, il tutto sotto l’egida di floridi interessi delle mafie. E non ditemi che molti di voi, così attenti alle sorti di ogni stormir di fronde, non sanno dove si riuniscono per gareggiare, dove si appostano per sparare o dove si incontrano per scannare i loro cani tra scommesse e latrati. Rivolgetevi alle Forze dell’ordine per i posti già scoperti (dove potrete radunarvi per protestare contro le ecomafie) o leggete le cronache.

Vi do un suggerimento cari (si fa per dire!) infoiati: consultate i rapporti Ecomafia di Legambiente con i nomi delle famiglie mafiose che sulla pelle degli animali lucrano interessi miliardari. Ecco, abbiate il coraggio di manifestare sotto la casa del boss in questione (le famiglie mafiose citate da Legambiente sono centina) o affiggete le foto del boss  e dei familiari per le strade. Se lo farete o lo avete fatto avrete o avete già avuto tutto il mio rispetto.

A violenza – ricordo a voi e ancor prima a me stesso – non si risponde con violenza o incitamento alla violenza. Se credete che la vita di un animale equivalga a quella di un uomo dimostratelo con i fatti e, ancor prima, con le parole. Nel nome della Giustizia. E del cane Angelo.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Roberto Galullo |

    Ottima idea ma come ho fatto a non pensarci prima! Magari anche con taglie milionarie stile far west per chi riesce a catturali vivi o morti! Ma come ho fatto a non pensare prima alla genialità di questa idea!

  • Lorenzo P. |

    Ciao Roberto, ho letto come al solito con interesse questo tuo ultimo post. Letto e riletto, per cui mi trovi daccordo su tutto. Anche nella insistenza su alcuni concetti, in modo che il tuo pensiero risulti chiaro a chi avesse un eventuale problema di comprensione.
    Anche se risiedo, come sai, in una regione del Nord Italia, conosco molto bene Sangineto, i paesi vicini e la gente di Calabria, e non posso che confermare che c’è tanta, tantissima gente onesta, laboriosa e colta. Sono anche persuaso, forse anche più di te, che le vocazioni turistiche di molta parte della Calabria siano state frustrate dalla incapacità generale, dalle piccole beghe politiche, dalla abitudine di guardare al dito e non alla luna, dalla inadeguatezza delle infrastrutture e da molti altri motivi, che potremmo analizzare in altra sede. Sia chiaro che di tutto questo mi spiace molto, ma anche io, da giornalista, ho l’abitudine di analizzare e tentare di capire quelli che sono i fatti, partendo da quelli essenziali.
    Per quanto riguarda la vicenda di Angelo, ho visto all’inizio un gruppetto di giovani che hanno compiuto gesti terribili nei confronti di un animale indifeso. Sono stati individuati e risponderanno nelle sedi opportune, secondo legge. Possiamo chiederci in che contesto sociale vivano, che tipo di scuola abbiano frequentato, e tante altre cose, ma i fatti essenziali sono questi.
    Poi c’è stata la seconda fase. Tu stesso, caro Roberto, fai riferimento alla potenza dei social. La notizia si è diffusa, la TV l’ha ripresa e amplificata e in poche settimane è diventata una notizia che possiamo identificare, con una terminologia orrenda “virale”.
    Da qui i commenti, le minacce, l’organizzazione di eventi e non ultima la manifestazione di Sangineto. Alcune delle cose che è possibile leggere sui social, sarebbero addirittura preoccupanti, se non fosse che oramai questo genere di commenti si possono leggere ovunque e sono diventate qualcosa di assolutamente comune, in riferimento a qualsiasi argomento: a partire da un innocuo articolo di un qualsiasi giornalista a finire per esempio a un delirante post che tenta di far passare per vere invenzioni fantasiose, come le cosiddette scie chimiche. Si tratta di un fenomeno sociale interessantissimo, che stiamo studiando ormai da diversi anni.
    La Democrazia è una cosa bellissima, e anche il diritto di parola e il diritto di esprimere il proprio pensiero. Cose sacrosante. Ma quando leggo certi pensieri, non posso non pensare a Umberto Eco quando, appena poco tempo prima di andarsene, disse che «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli». (http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html)
    Naturalmente il discorso di Umberto Eco era da contestualizzare, e non tutti sono stati subito in grado di capirlo. Alcuni non lo capiscono ancora oggi.
    Buon lavoro e grazie per l’attenzione.
    Lorenzo P.

  • Lena Sokolowska |

    propongo di creare una pagina o blog dove si segnalerà tutti casi di maltrattamento dei animali con tanto nomi cognomi la città, foto dei delinquenti e tante altre informazioni che potrebbero risultare utili per farli riconoscere dalla società ovunque cerceranno di nascondersi. cosi magari un pò di vergogna per qualche anno di vita potrebbe farli pentire di ciò che hanno fatto. altro che i “programmi rieducazione psicologica accompagnato da un percorso di impegno civile e civico”! nessuna privacy per i delinquenti di ogni genere e crimine!

  • Roberta Dalla Vecchia |

    Buona sera, ho appena letto tutto l’articolo. La manifestazione si è svolta la settimana scorsa. Mi permetta alcune considerazioni, in primis sul fatto che è stata sciolta. Penso che si sia persa un’occasione importante, io non c’ero, ho visto alcuni video, mi sono venuti i brividi nel vedere la polizia schierata in assetto di guerra, erano manifestanti pacifici e in gran parte donne. L’errore degli organizzatori è stato quello di non avvertire chi sarebbe andato del cambio di percorso, avrebbero deciso poi loro se andare o no. Il paese di Sangineto aveva detto che li avrebbe accolti, sinceramente non ho visto bagni provvisori, persone che offrissero acqua o ristoro. Da quello che ho capito il paese è così preso di mira perchè non c’è stata una presa di posizione chiara di condanna fin da subito contro questo REATO da parte dei compaesani ed in primis dal sindaco stesso che solo ora parla di reato ma all’inizio l’aveva definita una bravata, non mi risulta inoltre che si sia ancora costituito parte civile al processo ma potri sbagliarmi. Il suo collega toscano fin dall’inizio ha preso una posizione chiara e precisa, infatti è portato come esempio positivo. Sul fatto poi che le immagini dei quattro siano così diffuse ed in evidenza è conseguente al loro atto, io di legge non me ne intendo, ma penso che abbiano perso il diritto alla privacy nel momento stesso in cui si sono ripresi mentre commettevano quel reato e postato su fb, tanti hanno visto loro e la loro povera vittima. Entro adesso in un campo che per lavoro mi è più familiare, lei usa impropriamente il termine “rieducazione psicologica”, è inesatto, si riferisce ad un percorso di psicoterapia? non ha niente a che vedere con la rieducazione, si riferisce ad interventi psicoeducativi? E chi pagherebbe eventualmente questi interventi? Che efficacia avrebbe una psicoterapia con loro? Sull’esito, professionalmente parlando, ho qualche dubbio. Lei è una persona molto colta e informata, sa cosa dice l’OMS su questi reati? Per molti sono il primo passo per fare, usando un eufemismo, un salto di qualità e ci siamo capiti a cosa mi riferisco. Condivido appieno tutto il discorso sul problema delle ecomafie, dei canili lager ecc. Ha ragione, infatti io penso che le grandi associazioni per la protezione e tutela degli animali dovrebbero fare di più, con denunce e altri mezzi legali che potrebbero usare. Per concludere, io mi auguro che si arrivi ad un inasprimento delle pene per chi tortura, uccide, gli animali, e pene certe. Ho letto recentemente che in alcuni stati degli Stati Uniti, la gravità di reato per chi uccide un animale è la stessa che per chi commette un omicidio. Mi auguro che anche in Italia si arrivi a questo, in fin dei conti anche l’uomo appartiene al regno animale.

  • Roberto Galullo |

    Patetico per chi? Per lei? O per me? Per gli infoiati? Siamo tutti in trepidante attesa, il dilemma ci sta dilaniando

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