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Esclusivo/6 Stragi mafiose: risolto il caso della donna bionda, campana ex Gladio ma resta il mistero sulla sua fine

Cari e amati lettori di questo umile e umido blog, dalla scorsa settimana vi racconto i contenuti del verbale di informazioni assunte l’8 ottobre 2014 dalla Procura di Catanzaro, presso la Dia di Roma, da Gianfranco Donadio, già sostituto procuratore nazionale antimafia nell’ambito di un processo intentato per calunnia dal magistrato contro il pentito calabrese Nino Lo Giudice. Un verbale – acquisito agli atti della Commissione parlamentare antimafia per merito del deputato Davide Mattiello (Pd) – che tratta dei colloqui investigativi dello stesso Donadio, alla ricerca di quell’altra mezza verità sulle stragi mafiose degli anni Novanta. Una ricerca sulla quale si stanno peritando principalmente le Procure di Caltanissetta, Palermo e quella di Reggio Calabria.

Nel servizio degli ultimi due giorni abbiamo visto come il filo rosso delle azioni terroristiche – dalle azioni della banda della Uno Bianca per finire con le stragi continentali a Roma e Firenze – compaia sempre nella ricostruzione della Dna che, con a capo Piero Grasso, delegò Donadio.

Non sta a questo umile e umido blog giudicare il lavoro di Donadio (attaccato da molte parti e ora in attesa di sapere cosa deciderà la Cassazione su quelle deleghe che, secondo molti, sono state vere e proprie indagini parallele sullo stragismo mafioso in Italia).

A me il compito di raccontare quel filo che – dovuto o non dovuto non so e non mi interessa neppure – racconta però all’opinione pubblica tanti aspetti di una lunghissima stagione sulla quale – sono certo – non si vedrà mai la luce. Tanto che – decisione della Cassazione o meno – così la pensa anche il deputato indipendente del Pd, Davide Mattiello, che ha deciso di ricominciare da quel verbale depositato agli atti della Commissione parlamentare antimafia e acquisito dalla Procura di Catanzaro, per tentare di portare nella Commissione presieduta da Rosy Bindi l’argomento stragista e le sue immense contraddizioni.

Per esempio quel verbale di informazioni raccolte a Catanzaro, racconta di una donna che affianca da sempre Giovanni Aiello, che la Dna assimila a “faccia da mostro”, un soggetto ex poliziotto, di enorme interesse investigativo per la Dna stessa e che a Caltanissetta e Reggio Calabria, dove è indagato, da tempo si è avvalso della facoltà di non rispondere professandosi estraneo a ogni coinvolgimento o fatto contestato (ed ovviamente non sta a questo umile e umido blog esprimere giudizi che competono solo ad una o più aule di Tribunale).

Ebbene Nino Lo Giudice, uno dei pentiti più veloci e controversi dell’intero globo terracqueo, racconta di questa donna, che peraltro era già nelle conoscenze della Dna (ecco dunque che Lo Gudice diventa un cosiddetto “marcatore della veridicità” e non l’unica voce).

Ebbene questa donna si inquadra perfettamente secondo la ricostruzione del filone terroristico – e dunque parallelo e infine convergente per la Dna guidata da Piero Grasso a quello mafioso – che ha  sconvolto il Paese con le stragi.

LA DONNA “PARAMILITARE”

La donna, fa mettere a verbale Donadio, era stata addestrata da Aiello ma era stata anche addestrata in campi della  provincia di Alghero, dove  per  campi si intendono  campi paramilitari. Questa circostanza era completamente ignota alla Dna, che però trova il “gancio” di straordinario interesse. «Da tempo l’Ufficio della Dna selezionava ipotesi ricostruttive di profili di donne sostanzialmente di matrice terroristica coinvolte nelle stragi – dirà Donadio ai suoi colleghi di Catanzaro – perché è noto che a via Palestro (un attentato terroristico compiuto da Cosa Nostra a Milano la sera del 27 luglio ’93 con un’autobomba che uccise cinque persone, ndr)  era comparsa una donna bionda, abbiamo  trovato imponenti tracce  dell’operatività di una  donna anche a via Farro (in realtà è via Ruggero Fauro a Roma dove il 14 maggio ’93 un’altra autobomba di matrice mafiosa siciliana esplosa era diretta a Maurizio Costanzo, ndr) e anche a Firenze a via dei Georgofili (dove nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 a Firenze perirono ancora per mano di Cosa nostra tragicamente 5 persone, ndr). Tanto è vero che ho formato delicati atti di impulso che sono stati… ora non so fino… i limiti diciamo, è una tempistica di discovery, però una circostanza        posso riferirla  perché l’ho  letta  nella delibera del  Consiglio Superiore (il Csm, ndr), quindi sostanzialmente non  è       diciamo da proteggere. Io ho formato una proposta di atto di impulso, relativa alla operatività di una organizzazione di stampo terroristico, che ha affiancato “Cosa Nostra” nella stagione stragista. E quest’atto di impulso, che è stato  accompagnato da una  serie di azioni e di acquisizioni di  informazioni  presso i servizi segreti civili,  ha determinato un’applicazione di un nostro sostituto alla Procura di Firenze. E, devo dire che, in  circostanze che personalmente non condivido,  è  stata  poi  richiesta l’archiviazione dopo  l’avocazione diciamo del coordinamento. Però questa non è materia diciamo da dire in questa sede. Per dire che noi di quella donna ci occupavamo ed avevamo ovviamente fatto anche un approfondimento su tutte le ipotesi di appartenenza a forze di polizia o a ex appartenenti a forze di polizia, transitate in quest’aria terroristica. Tanto è vero che avevo chiesto in più  occasioni all’Ucigos (l’Ufficio centrale al Viminale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali ora diventato Direzione centrale della polizia di prevenzione)  di approntare una raccolta di informazioni  su profili femminili compatibili con attivismo  nelle stragi. Ma nessuno ci aveva riferito, fino a Lo Giudice, che questa donna potesse essere, potesse avere queste caratteristiche, essere cioè stata formata ad Alghero».

Una fonte dichiarativa del filone catanese, Di Giacomo (e dovrebbe il boss ergastolano Giuseppe Maria Di Giacomo, 44 anni, capo del clan dei Laudani, pentitosi nel 2008 e che continua a prestare il suo servizio alla Giustizia, ndr) , nel parlare dell’abilità all’uso delle armi e del profilo terroristico della donna che si accompagnava a questo personaggio ex poliziotto – “guardia” lo chiamava Di Giacomo – aveva detto che questa donna aveva origini campane. Sicché la Dna, racconta Donadio, incrociò l’informazione “origini  campane” con quella “formata ad Alghero” e restrinse il focus su tutti i personaggi che sono stati coinvolti nell’organizzazione Gladio, che è stata formata a Capo Marrargiu in provincia di Alghero e che erano donne e di origine campana. E qui la Dna ha ristretto il nome sul personaggio che poi, conferma Donadio ai pm di Catanzaro, è stato ovviamente indicato negli atti di impulso trasmessi alle varie Procure della Repubblica competenti.

PARENTESI SU GLADIO

Basta andare su wikipedia per avere un’infarinatura su Gladio. Era un’organizzazione paramilitare clandestina italiana di tipo stay behind (“stare dietro”, “stare in retroscena”) promossa dalla Nato nell’ambito dell’Operazione Gladio, organizzata dalla Cia per contrastare una ipotetica invasione dell’Europa occidentale da parte dell’ex Unione Sovietica e dei paesi aderenti al Pattodi Varsavia attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture.

Fu riconosciuta dall’ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una «struttura di informazione, risposta e salvaguardia»..

L’ex Capo dello Stato Francesco Cossiga, che ebbe, durante il periodo in cui era sottosegretario alla Difesa, la delega alla sovrintendenza di Gladio, affermò nel 2008 che «i padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar (l’ex servizio di informazione delle Forze armate ora Sismi, ndr) Io ero un piccolo amministratore». Affermò anche che «gli uomini di Gladio erano ex partigiani. Era vietato arruolare monarchici, fascisti o anche solo parenti di fascisti: un ufficiale di complemento fu cacciato dopo il suo matrimonio con la figlia di un dirigente Msi. Quasi tutti erano azionisti, socialisti, lamalfiani».

L’ex capo dell’ufficio amministrazione del Luigi Tagliamonte, poi capo dell’ufficio programmazione e bilancio del comando generale dell’Arma dei Carabinieri, durante una delle varie inchieste che ruotarono intorno alla base di addestramento di Gladio dichiarò: «Sapevo che presso il Cag si effettuavano dei corsi di addestramento alla guerriglia, al sabotaggio, all’uso degli esplosivi al fine di impiegare le persone addestrate in caso di sovvertimenti di piazza, in caso che il Pci avesse preso il potere…»

E VENIAMO A CAPO MARRARGIU

Il “nano pentito e spentito” scrivevo già in un post su questo umile e umido blog il 14 giugno 2013 (nel suo secondo memoriale, infatti, Lo Giudice scriveva di Gladio e campi di addestramento con una attendibilità che, ora come allora, non sta a me verificare) con Capo Marrargiu tocca un nervo delicatissimo e fa galoppare la fantasia nella prateria del Centro addestramento guastatori (Cag) di Punta Poglina a Capo Marrargiu, pochi chilometri a sud di Alghero. E chi si addestrava lì? Secondo la storia e la leggenda, i “gladiatori” della Stay Behind de noantri.

Insomma anche Aiello e la misteriosa donna bionda si addestravano alla pugna come i gladiatori. Ne facevano parte? Visto che la fantasia corre, la faccio correre anche io richiamando un pezzo del mio ex collega al Sole-24 Ore Beppe Oddo che il 3 maggio 2012 scrisse: «Falcone non doveva occuparsi d’altro che di mafia militare e lasciar perdere le indagini sui colletti bianchi: questo era il messaggio che veniva dall’alto. E quando cercò di capire le eventuali connessioni tra gli omicidi eccellenti e la Gladio (la struttura paramilitare segreta, creata per contrastare l’avanzata della sinistra) gli fu impedito di farlo. Nella sua agenda elettronica c’è un appunto su una richiesta di incontro ai magistrati romani che seguivano quella pista. Prosegue Scarpinato (l’attuale capo della Procura generale di Palermo, ndr): “Falcone aveva preso degli appuntamenti in seguito a un esposto della parte civile del processo La Torre (il segretario regionale del Pci assassinato da Cosa nostra, ndr) da cui emergevano possibili collegamenti tra Gladio e questo omicidio. Ma l’allora procuratore capo di Palermo, Pietro Giammanco, li disdisse”».

La domanda che oggi mi pongo, alla luce questo verbale è: ma se Aiello è stato alla fine individuato, indagato ed è sentito (o è stato sentito) dalle Procure di mezza Italia del centro-sud, che fine ha fatto la donna che si accompagnava, secondo i racconti dei pentiti e i riscontri della Dna, a lui? E’ stata rintracciata (lo scrive Donadio e c’è stato addirittura un atto di impulso investigativo) ma è stata anch’essa ascoltata dalle procure – che so – di Caltanissetta, Palermo, Catania o Reggio Calabria? E’ viva? E’ morta? Sta bene? Viva e lotta insieme a noi?

Credo che la ricerca delle altre “mezze verità” sulle stragi mafiose non possa che passare anche dalla risposta a queste banali domande.

Ora mi fermo ma domani proseguo.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • 6 – to be continued

(per le precedenti puntate si leggano anche

Esclusivo/1 Stragi mafiose: dal 2008 al 2013 oltre 30 atti di impulso della Dna – La lettera mai giunta in Dna

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/16/esclusivo2-stragi-mafiose-latto-di-impulso-investigativo-della-dna-su-faccia-di-mostro-scompare-nella-procura-di-palermo/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/17/esclusivo3-stragi-mafiose-le-infinite-rette-calabresi-che-per-la-dna-passano-per-faccia-da-mostro/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/18/esclusivo4-stragi-mafiose-quella-strane-ricorrenze-terroristiche-tra-capaci-bagnara-e-i-crimini-della-uno-bianca/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/11/22/esclusivo5-stragi-mafiose-faccia-da-mostro-terrorista-fuori-di-testa-secondo-lo-giudice-ma-a-caltanissetta-zero-riscontri/)

  • roberto |

    Salve,sono un suo lettore,nondimeno un grande appassionato dei misteri italiani,da Moro a Gladio..dlla Somalia alla Alpi..e via dicendo….e tengo un piccolo archivio ,il mio hobby…ho letto che anche lei scrive un articolo dove compare la famosa bionda….
    ma questa misteriosa bionda compare parecchio nei misteri italiani,almeno che tutte usano la stessa parrucca…compare da Moro…una donna bionda insieme ad un uomo lascia la Renault in via Caetani…compare assieme a faccia di mostro..compare in Gladio(una donna operativa qui???strano…)questo è accertato,compare in diversi libri scritti da autori diversi..in varie situazioni,tutti concordi..maneggia bene gli esplosivi,spara bene…sembra proprio una della famosa ed estinta(forse) settima divisione SISMI..quella in cui operav aLi Causi per capirsi…insomma,lei che dice?????

    Robi

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