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La “copula nella cupola”/5 Enorme comitato d’affari tra mafie: confessioni dei pentiti siciliani Pennino e Calvaruso al pm Lombardo

Cari amici di questo umile e umido blog, da inizio settimana tratto l’audizione del 13 ottobre 2016 in Commissione parlamentare antimafia della Dda di Reggio Calabria (rimando ai link a fondo pagina per le precedenti puntate).

Nel corso dell’audizione, oltre al capo della Procura Federico Cafiero De Raho, sono stati auditi anche i pm Stefano Musolino e Giuseppe Lombardo.

Quest’ultimo ha raccontato come mettendo insieme le risultanze (totali o parziali) di 52 procedimenti giudiziari del passato, la Procura della Repubblica sia giunta all’indagine Mammasantissima nella quale esplode (in realtà parzialmente, ma molto parzialmente!) il sistema criminale reggino (e dunque calabrese) fatto di visibili e invisibili.

Un ruolo in questa ricostruzione lo hanno giocato i pentiti ma – attenzione – l’opera di riscontro della magistratura è stata intensa.

Dal 2010 Roberto Moio, Consolato Villano e Antonino Lo Giudice, con linguaggi diversi, hanno spiegato che esisteva una «’ndrangheta dell’apparenza» e una «’ndrangheta della sostanza», che è la ’ndrangheta che non si vede ma c’è, ah se c’è!
La prima risposta la Procura l’ha trovata in un processo di Milano del 1996, in cui il collaboratore di giustizia Antonio Zagari, dopo aver illustrato la struttura dell’organizzazione criminale e soprattutto la strutturazione di quella che poi nel 2010 sarà individuata come la Lombardia, diceva: «attenzione, questi sono i gradi a tutti noti, poi ci sono le cosiddette cariche speciali». La carica speciale più importante è quella di invisibile, cioè di soggetto che all’interno della ’ndrangheta non è noto neanche agli appartenenti di livello medio-alto.
Se sul fronte calabrese le cose appariva chiare, bisognava che la Procura di Reggio approfondisse quello siciliano, per verificare se anche i collaboratori di giustizia siciliani risentissero di una doppia compartimentazione di Cosa nostra.
Ebbene la prima conferma giunge da Giovanni Brusca che, nel corso di un lungo interrogatorio sostanzialmente dice: «io avevo un ruolo di grande peso all’interno di Cosa nostra, però, se voi mi chiedete episodi specifici che collegano ’ndrangheta e Cosa nostra, in questo momento non ne ricordo. Io ricordo soltanto una cosa: che già ai tempi di mio padre quando si parlava di ’ndrangheta non si parlava di ’ndrangheta, si parlava di De Stefano e sostanzialmente si diceva che esistevano rapporti di altissimo profilo tra Stefano Bontade e i fratelli De Stefano».
Partendo da questo dato, la Dda ha cominciato a ipotizzare che esistesse una componente riservata di ’ndrangheta, che fa capo ai De Stefano, Piromalli, Nirta (non i Nirta Strangio, ma i Nirta Pelle, cioè i cosiddetti Nirta La Maggiore, la “maggiore” non per caso), le tre componenti che si riferiscono ai tre mandamenti con il maggior peso operativo all’interno della struttura criminale di tipo mafioso.
Gaspare Spatuzza, altro storico pentito siciliano, indicava rapporti tra i Graviano e i Nirta, dicendo che cosa nostra acquistava armi pesanti proprio attraverso i Nirta. Da qui la Procura ha ipotizzato – ovviamente collaborando con le procure siciliane – che anche Cosa nostra avesse un livello riservato.

E qui – un  po’ per fortuna, un po’ per l’attenzione prestata – le conferme sono giunte dai collaboratori direttamente collegati a Leoluca Bagarella, soggetto imprescindibile già nell’indagine Sistemi criminali della seconda metà degli anni ’90 su Palermo, che hanno spiegato come una serie di progetti politici di matrice separatista avesse interessato soggetti che sapevamo essere parti della componente riservata, tra cui Paolo Romeo, e soggetti di vertice di Cosa nostra.
Anche il pentito siciliano Gioacchino Pennino ricorderà in interrogatorio  una serie di particolari di lui bambino a Reggio Calabria, portato da suo zio, il quale ogni quindici giorni si recava in Aspromonte in un poligono di tiro al volo, per discutere di temi collegati – da quanto aveva appreso successivamente – a un enorme «comitato d’affari» (lo definisce così), in cui si incontravano ’ndrangheta, Cosa nostra, pezzi delle istituzioni, pezzi delle professioni e appartenenti infedeli ai servizi di sicurezza.
E per finire uno degli uomini di maggiore fiducia di Bagarella, il suo autista Antonio Calvaruso, che per primo dice chiaramente al pm Lombardo: «guardi che, se lei va a chiedere a cento collaboratori di giustizia che non erano all’interno del nucleo ristretto di cui si avvalevano questi soggetti – e ci fa i nomi: Riina, Bagarella, Matteo Messina Denaro, i fratelli Graviano e Antonino Gioè, che muore suicida nel carcere di Rebibbia nell’estate del 1993 – le diranno che i rapporti non ci sono, perché non è questo un rapporto che deve essere conosciuto dal livello medio-basso. Le dico invece io, che di Bagarella ero autista, che questo rapporto esiste e il tramite (perché il tramite è sempre ben individuato, non è casuale) con la componente riservata della ’ndrangheta e quindi tra le due componenti riservate per quanto riguarda noi sono i Graviano». Conferme che poi ci sono state, visto che sul versante calabrese le famiglie che gestiscono questo tipo di rapporto sono le famiglie De Stefano e Piromalli.
Questa ricostruzione ha consentito alla Procura di Reggio Calabria di (ri)collocare esattamente nella sua veste l’avvocato Paolo Romeo, che anche in Sicilia era venuto fuori in maniera chiara nell’ambito dell’indagine Sistemi criminali dell’allora pm Roberto Scarpinato.
r.galullo@ilsole24ore.com

5- the end (per le precedenti puntate si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/10/24/la-copula-nella-cupola1-levoluzione-della-ndrangheta-nellaudizione-del-capo-della-procura-di-reggio-calabria-in-commissione-antimafia/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/10/25/la-copula-nella-cupola2-a-reggio-calabria-non-e-chiara-lidentita-delle-persone-con-cui-ci-si-rapporta-parola-del-capo-della-procura/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/10/26/la-copula-nella-cupola3-ormai-anche-la-massoneria-ufficiale-e-superata-riservati-e-invisibili-volano-al-di-sopra/ )

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/10/27/la-copula-nella-cupola4-lintimidazione-dolce-della-ndrangheta-parte-integrante-di-reggio-calabria-parola-al-pm-musolino/)