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Economia, massoneria e ‘ndrangheta: «Reggio Calabria è una Repubblica a parte»: parola di imprenditore

Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata il 13 maggio nell’ambito dell’indagine Fata Morgana (alla quale rimando con i link sotto) c’è uno spaccato straordinario sulla fusione in Calabria tra ‘ndrangheta, massoneria deviata e grande impresa altrettanto deviata. Abbiamo cominciato a leggere – in particolare negli ultimi due giorni – quanto, sul punto, il Gip di Reggio Calabria Barbara Bennato che, quell’ordinanza, ha firmato, ha recepito del lavoro svolto dai pm (Rosaria Ferracane, Giuseppe Lombardo, Luca Miceli e Stefano Musolino.

Oggi vorrei ancora approfondire questo discorso, la cui soluzione è vitale per la rinascita (ove possibile) della Calabria e dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

Ebbene la Dda di Reggio Calabria, come abbiamo visto, ipotizza una perversione totale tra massoneria deviata e ‘ndrangheta che colpisce ogni settore della vita economica e sociale, che poi in un sud dove i diritti vengono tramutati in favori è esattamente la stessa identica cosa.

C’è un passaggio drammaticamente sublime che interpreta bene questa commistione mortale, che si configura con le sommarie informazioni testimoniali rese il 19 marzo 2016 (quindi pochissimi mesi fa) da un imprenditore del settore della grande distribuzione organizzata, che si vede revocare l’aggiudicazione provvisoria nella gestione di alcuni rami d’azienda. Come lui stesso dirà al pm Stefano Musolino, si troverà di fronte all’opposizione dei sindacati che, ad un certo punto, diventerà ostruzionismo indirizzato a favorire altri concorrenti.

Già questo basterebbe a dare l’idea di un quadro quantomeno inquinato, torbido, difficilmente districabile in uno scenario economico e sociale in cui nessuno svolge il suo compito, ma quel che dirà dopo l’imprenditore siciliano ai pm è davvero l’”istantanea” di Reggio Calabria e dell’intera regione. «…in effetti il territorio reggino è una repubblica a parte che cammina per i fatti suoi».

Oltretutto l’imprenditore messinese «navigato e scaltro», come lo fotograferà il Gip Bennato a pagina 426 dell’ordinanza, «non è un imprenditore di primo pelo e non ha costruito la sua attività d’impresa in regioni a cui sono tradizionalmente estranei fenomeni di criminalità organizzata». Dunque questo imprenditore, che non è ndagato e che anzi trasferisce le sue conoscenze, secondo le conclusioni della Procura avallate dal Gip, evidenzia la peculiarità (chiamiamola così) di un territorio e di un settore imprenditoriale «dominato dalla ‘ndrangheta in cui l’imprenditore non a perfetta conoscenza delle dinamiche sociali e criminali non trovava più i riferimenti sulla base dei quali orientare la sua azione».

Ma la conferma di questa visione – chiamiamola così, “forestiera” – viene avallata proprio dall’imprenditore reggino, anch’egli non indagato, ex titolare di un ramo d’azienda assegnato in via provvisoria. Intercettato il 10 novembre 2013 al telefono dirà: «…è come quando si salinizzano le falde acquifere, se entra il sale non lo cacci più».

Davvero efficace la metafora dell’imprenditore reggino – conclude il Gip – che dimostra di aver preso consapevolezza che avere dato troppo spazio alla ‘’ndrangheta l’ha fatta sedimentare nella classe dirigente cittadina di cuì è divenuta «soggetto stabile e riconosciuto».

Ecco allora che la metafora della la “Libera Repubblica di (Reggio) Calabria”  dell’imprenditore messinese converge con quella del suo omologo reggino, in un’efficacissima descrizione del mercato della grade distribuzione alimentare reggina, in cui gli squali della ‘ndrangheta (lo scrive il gip a pagina 427!) si muovono a perfetto agio.

Ma è poco dopo – a pagina 429 – che l’istantanea è definitivamente messa a fuoco da Procura e Gip: a Reggio le dinamiche economiche sconvenienti possono avere una logica se servono a mantenere determinati equilibri, che sono equilibri mafiosi.

Una logica – non lo dice il Gip né i pm ma lo dico io – che porta ad una sola conclusione: la morte di un territorio. Ammesso che respiri ancora.

r.galullo@ilsole24ore.com

9 – to be continued (per le precedenti puntate si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/05/11/con-lindagine-fata-morgana-la-dda-continua-la-caccia-alle-logge-selvagge-che-governano-la-calabria/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/05/12/il-ricatto-per-la-dda-in-calabria-diventa-arte-e-reggio-e-governata-da-un-circolo-di-pescatori/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/05/13/le-mire-delle-logge-occulte-sui-finanziamenti-miliardari-nellarea-metropolitana-dello-stretto-di-messina/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/05/19/i-comitati-daffari-riservati-in-calabria-lindagine-meta-apre-la-strada-fata-morgana-ne-segue-la-scia/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/05/20/i-riservati-in-calabria-per-la-dda-ce-chi-galleggia-al-di-sopra-della-triade-mortale-de-stefano-tegano-condello/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/06/28/dio-quanto-piace-il-ponte-sullo-stretto-al-network-scoperto-dalla-dda-di-reggio-calabria/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/06/29/indagine-fata-morgana7-ecco-la-fusione-della-ndrangheta-con-la-massoneria-in-calabria/)

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2016/06/30/il-pentito-cosimo-virgiglio-i-clan-indicano-i-signori-della-reggio-bene-autorizzati-a-vestire-il-grembiule/)

  • paolo |

    Ma perché scrivere ancora cose tipo “fusione in Calabria tra ‘ndrangheta, massoneria deviata e grande impresa altrettanto deviata.” oppure “in un sud dove i diritti vengono tramutati in favori”? Così facendo si sottintende che nel resto d’Italia la situazione sia diversa o meno drammatica. Non è assolutamente vero e lo sapete bene in tanti. Purtroppo la norma che continuate a chiamare “la parte deviata”, ha dimensioni internazionali, iniziazioni e membri coperti e mille altre analogie con la ‘ndrangheta di tutto il mondo…

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