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L’isolamento in vita del pm Nicola Gratteri

Due o tre cose sulla vicenda Gratteri – a mente fredda – mi sento di scriverle.

Quasi inutile ricordare il caso: alcuni giorni fa, un figlio del pm calabrese è stato raggiunto a Messina da una coppia di falsi poliziotti. Insospettito, il giovane si è barricato in casa e da lì è scoppiato – doverosamente – un putiferio che per fortuna ha garantito tutela al figlio e maggiore protezione al padre, che già vive blindato.

Nel putiferio – purtroppo – si sono inseriti i politici (che hanno fatto a gara a portare la propria solidarietà di facciata nel 101% dei casi) e molti giornalisti che hanno sapientemente mischiato in un minestrone disgustoso le intimidazioni a Gratteri figlio e quelle verso alcuni politici locali.

Come se fosse la stessa cosa e solo per dire – o far passare il messaggio – che in Calabria politica e magistratura sono sullo stesso piano: entrambe fanno della lotta ai sistemi criminali evoluti una ragione di vita. Balle. La politica calabrese (come del resto quella italiana) se ne fotte della lotta alle mafie e spesso se ne alimenta in un perverso circuito che regge in piedi una baracca che distrugge ciò che resta di questo martoriato Paese.

Vorrei sottolineare che non una parola una si è levata dall’Associazione nazionale dei magistrati (Anm) che sul proprio sito, in alto a destra, orgogliosamente riporta: «L’Anm è l’associazione a cui aderisce circa il 90% dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura». Maurizio Carbone, segretario generale dell’Anm, nel corso dell’ultimo congresso nazionale aveva ribadito: «Oggi l’Anm ha la rappresentanza del 90% dei magistrati italiani e abbiamo il dovere di difendere la storia e i valori in cui ci riconosciamo».

Ho controllato sul sito dell’Anm: dal 28 ottobre 2009 al 25 settembre 2015 sono stati diffusi 51 comunicati di solidarietà a magistrati intimiditi. Di Gratteri neppure l’ombra (e dire che il magistrato di Locri/Gerace potrebbe riempirci un album di figurine Panini).

Non fidandomi, nella funzione “cerca” del sito ho digitato “Gratteri”. «Trovati zero documenti» la scontata (a questo punto) risposta.

Ho verificato anche tra i comunicati stampa: l’ultimo è dell’11 novembre 2015 (delega sulla depenalizzazione).

Poi sono andato sul sito dell’Anm calabrese. L’ultimo comunicato stampa di solidarietà ad un magistrato intimidito e minacciato è del 12 dicembre 2012.

Ho verificato infine se la Rete riportasse prese di posizione individuali di singoli magistrati nei confronti del loro (fino a parola contraria) collega: a meno di abbagli di cui chiedo venia, zero.

E il Csm? Zero carbonella.

Le conseguenze traetele voi. Qualunque mio pensiero aggiunto sarebbe superfluo. Evidentemente l’Anm, la magistratura e i magistrati trovano il tempo di scoprire che c’è un collega (non iscritto) che si chiama Gratteri solo quando costui rischia di diventare ministro della Giustizia (iattura da evitare per il carico di idee innovative, alcune delle quali a scapito della sua stessa categoria, che porterebbe con sé). Ma – comunque – senza mai farne neppure il nome. «L’inopportunità che un magistrato in servizio vada a ricoprire una funzione apicale del potere esecutivo come quella di ministro della Giustizia deriva dalla necessità di non confondere i ruoli. A prescindere dai nomi e dalle qualità delle persone. Se vogliamo difendere l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione, occorre una distinzione netta con l’ambito dell’attività politica e di governo»: così si esprimeva il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli dopo la nomina del Guardasigilli nel governo Renzi (Corriere della Sera, 23 febbraio 2014).

A mio parere – ma ovviamente sbaglio – trovo che se ci fosse (e se ci fosse stato) un abbraccio in più di un collega magistrato a Gratteri (e chissenefrega se iscritto all’Anm o alla bocciofila di Rocca Cannuccia) e un comunicato stampa in meno di un qualunque politicante calabro, Gratteri sarebbe meno solo e più forte e con lui la sua famiglia e l’intera società.

Gratteri – inutile negarlo – è sempre stato isolato e lasciato ai margini del pensiero dominante (l’unico che conta) “della” e “sulla” Giustizia, che lo ha sempre tollerato con fastidio, anche alla luce del fatto che parla senza peli sulla lingua, in un mondo nel quale la lingua serve per altro. «Si occupa di droga» – è il pensiero più mite che gli ho sentito rivolgere da parecchi suoi colleghi e qualche iscritto (purtroppo) al mio stesso Ordine – come a voler dire che è figlio di un dio minore. Senza ritegno, come a voler inoltre sottolineare che loro, invece, si occupano di “ben altro”.  Altro cosa?  Molto qui ci sarebbe da dire ma preferisco restare aderente a queste riflessioni, sottolineando una cosa talmente banale che la capirebbero persino i suoi (tanti) detrattori: il traffico di droga ha permesso alle mafie nazionali e internazionali di cambiare la società nella quale viviamo, inquinare l’economia e stravolgere le regole della convivenza. Chi è quell’idiota (in mala fede) che può ancora pensare che dare la caccia al narcotraffico è attività residua? In vero, penso con orrore al momento in cui Gratteri lascerà l’incarico a Reggio Calabria: chi proseguirà con la stessa forza, conoscenza, rete di relazioni e conoscenze nel mondo, quella vitale battaglia dal fronte reggino?

Ammesso e non concesso (e non è infatti vero)  che Gratteri si sia occupato solo di narcotraffico, faccio fatica a pensare che il gesto – indiretto – di intimidazione sia legato solo a qualche vendetta (sull’asse Italia/Sud America) di cosche e famiglie i cui guadagni milionari sono andati in fumo.

No, non sarebbe sufficiente e – soprattutto – per un gesto così eclatante non sarebbe bastata la sola scelta di qualche mammasantissima, senza una benedizione più alta e corale. E quando scrivo più alta e corale mi riferisco al fatto che la ‘ndrangheta – nella cupola che governa le sorti della Spa criminale – è azionista di minoranza seppur di grandissimo e mortale peso.  Una cupola – date rette ad un vecchio imbecille come chi vi scrive – che mette nel conto di perdere qualche carico di droga ma che non tollera invadenze dei magistrati capaci in altri campi, meno redditizi ma dai quali si gioca la partita del governo delle leve marce del Paese.

Le analisi e i commenti dei più tendono a descrivere il fatto accaduto a Messina come una “prova di forza” con la quale mandare un ulteriore messaggio di morte a Gratteri. Ma siamo sicuri che quel gesto non avrebbe dovuto avere ben altro finale drammatico se il giovane non fosse stato così sveglio da tapparsi in casa? Credo che staremmo a parlare e scrivere d’altro se davvero il finale doveva essere diverso.

Chissà, forse in quel caso avremmo trovato un comunicato stampa in più.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Ettore Ferrero... |

    Caro Roberto Galullo,

    Effettivamente, come riscontrato da altre testate giornalistiche online, la nomina del nuovo Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Catanzaro doveva avvenire nel mese di Gennaio.
    Inoltre danno per certa la candidatura del Dottor. Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria.
    Vorrei mai che la Commissione degli incarichi direttivi preposta alla scelta del candidato, privasse il Dottor. Gratteri della possibilità di occuparsi ancora di ‘Ndrangheta – essendo trascorsi gli otto anni massimi presso una Direzione Distrettuale Antimafia – dalla sponda opposta con – ammissione dello stesso Dottor. Gratteri – l’avocazione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catanzaro.
    Grazie!…

  • Ettore Ferrero... |

    Caro Roberto Galullo,

    E’ ora di suonare la tromba vista la risonanza della notizia sulla nomina del nuovo Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, che dovrebbe avvenire – ma la davano già per certa a Gennaio – entro il mese di Febbraio.
    Dovrà essere la Commissione degli incarichi direttivi del Consiglio Superiore della Magistratura che invierà al Csm il nome del prescelto.
    Ben sapendo – anche attraverso i Suoi articoli – qual’è la predisposizione del Dottor.Nicola Gratteri sul fronte della lotta alla ‘Ndrangheta, ma ancora più incisiva sulla tematica storiografica che possiede dal 1989 capace di metterla in pratica proprio presso la Procura della Repubblica del Capoluogo calabrese.
    Grazie!…

  • Ettore Ferrero... |

    Caro Roberto Galullo,

    Il Procuratore, Dottor. Nicola Gratteri, aggiunto della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, esponente di rilievo della Direzione Distrettuale Antimafia, fuori mano per essere un Magistrato che non fà parte di corporazioni politiche quali le correnti della Magistratura.
    E’semplicemente un Magistrato calabrese, nato nella Regione Calabria, che evidenzia – dall’alto della Sua professionalità acquisita negli anni – i problemi correnti della città di Reggio nati in simbiosi tra ‘Ndrangheta e malaffare, composto dagli intrecci politici ed imprenditoriali che per anni sono andati a braccetto elargendo favori a gogò.
    Non chiudendo gli occhi, ma manifestando grazie al Suo lavoro di responsabile Magistrato quanto avviene intorno ed in mezzo alla gente dello Stretto, cercando di convogliare a sè la partecipazione collettiva di chi dovrebbe sostenerlo.
    Grazie!…

  • bartolo |

    Beh…Galullo, assodato che la mia solidarietà è piena e assoluta, non potrò mai, però, essere un fan di Gratteri (anche se, mai indagato dal suo ufficio, so di una sua inchiesta che su 101 arrestati, a processo concluso, gli assolti sono stati, esattamente, 101) commenterò, quindi, in controtendenza, rispetto al “senso unico”. Anche, soprattutto, per evitargli qualche eventuale accusa di organicità alla ndrangheta; in considerazione del fatto che siccome ANM (non è iscritto), Quirinale (entrò da Ministro uscendo da procuratore aggiunto), CSM (non poche le sue critiche a detto organismo) e Parlamento (infinite le critiche) non lo amano è logico pensare di trovare tra questi i minacciatori (Anche se, immaginare Napolitano per le scale di un condominio di Messina con un cappuccio in testa dopo essersi qualificato al citofono come poliziotto è impensabile) mentre a proteggerlo sarebbe la ndrangheta. Conclusioni: può essere stata una goliardata universitaria del figlio (andata male perché con il nuovo status di tutelato, ha finito con questo tipo di divertimenti); oppure, una mossa dello stesso Gratteri, così da acquisire vantaggi rispetto all’ostile CSM che da qui a breve dovrebbe affidargli importanti incarichi. Comunque sia, l’augurio di vero cuore è che sull’episodio ci sia immediata chiarezza.

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