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Termina la contestata latitanza di Hugo Balestrieri, indagato a Reggio Calabria per concorso esterno in associazione mafiosa

Giorgio Hugo Balestrieri, 71 anni, ex capitano della Marina Militare, ex ufficiale Nato, ex tessera 2191 nella P2 di Licio Gelli, per 24 anni presidente della potentissima sede del Rotary di New York, sospettato da alcuni magistrati di essere stato un agente dei servizi segreti americani in Calabria, è tornato in Italia.

Dopo circa sei mesi il Marocco, Paese nel quale era recluso, ha infatti accolto la richiesta di estradizione dell’Italia, partita della Procura generale di Reggio Calabria.

Per Balestrieri, che è cittadino statunitense dal 1981, pende l’accusa della Dda di Reggio Calabria (indagine Maestro del 22 dicembre 2009) di concorso esterno in associazione mafiosa per aver favorito, pur senza farne organicamente parte, la ‘ndrina Molè di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

Il suo ritorno in Italia, però, era attesissimo anche per un altro motivo: è lui il titolare della cassetta di sicurezza C073 presso la Euro commercial bank di San Marino nella quale è conservato il Cristo ligneo attribuito a Michelangelo, sequestrato dal 1° marzo 2012 e la cui proprietà è reclamata da Angelo Boccardelli, di cui Balestrieri è stato segretario. Valore prudenziale: 50 milioni.

Le accuse di riciclaggio ed esportazione clandestina dell’opera, ipotizzate a San Marino, proprio nei confronti di Boccardelli e Balestrieri, potrebbero però cadere grazie alle prove portate sul Titano dalla difesa dei due indagati. La eventuale riconsegna dell’opera all’Italia, passa attraverso continui colpi di scena, a distanza di oltre due anni dal sequestro e a cinque dalla prima indagine.

In volo da Casablanca.

Il 24 marzo con un volo da Casablanca (dove era recluso dopo essere stato arrestato il 22 settembre 2014 in virtù di un mandato di arresto dell’Interpol del 2011), Balestrieri è atterrato in serata a Fiumicino e da qui portato subito nel carcere romano di Rebibbia.

Ieri è stato interrogato in carcere dal Gip di Roma su rogatoria del Gip di Reggio Calabria, alla presenza dell’avvocato di fiducia Francesco Ciabattoni del Foro di Ascoli Piceno.

Balestrieri risiede a New York. Per la giustizia italiana è latitante dal 2009 ma sostiene da tempo, attraverso il suo legale Ciabattoni, che è sempre stato a casa sua, negli Usa, dove nessuno è andato mai a cercarlo. Una ricostruzione che non coincide con quella della magistratura. Su di lui c’è un mandato di cattura europeo e una richiesta di estradizione spedita agli Usa, come ha confermato nel passato al sole24ore.com la Procura di Reggio Calabria che nel 2009 ne stralciò la posizione (dunque per lui il procedimento è pendente, così come l’ordine di custodia cautelare).

Balestrieri, che negli ultimi anni ha più volte dichiarato di non voler fare ritorno in Italia per il timore di essere nel mirino delle cosche e che più volte ha lanciato messaggi in tal senso alle agenzie di sicurezza statunitensi, dal Marocco (dove si era recato per lavoro) aveva fatto sapere, dopo l’arresto, di essere disponibile ad affrontare la Procura e i giudici di Reggio Calabria.

L’interrogatorio

Nel corso dell’interrogatorio nel carcere di Rebibbia Balestrieri avrà senza dubbio toccato il tasto della struttura alberghiera di Villa Vecchia di Monte Porzio Catone, vicino Frascati (Roma), del valore di circa 20 milioni ed ereditata da Boccardelli e l’episodio del pestaggio che il 24 ottobre 2008 lo stesso Boccardelli ricevette nel parcheggio di Villa Vecchia da due energumeni, mentre Balestrieri veniva immobilizzato.

In particolare, secondo la Dda di Reggio Calabria, Boccardelli con Balestrieri, avrebbe instaurato rapporti con Cosimo Virgiglio (poi diventato collaboratore di giustizia) ed altri vertici della cosca Molè, «concordando con i medesimi strategie operative, condividendone interessi ed approvando e stimolando azioni intimidatorie finalizzate al conseguimento dei detti scopi che coincidevano con quelli di essi medesimi che, dalla conclusione della compravendita della struttura avrebbero tratto un vantaggio economico».

La difesa di Balestrieri, alla luce della disponibilità al ritorno in Italia per chiarire la posizione, della sua età e in assenza di pericolosità sociale, presenterà un’istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame.

Vicenda aperta.

La vicenda è tutt’altro che semplice e chiusa perché il coimputato Boccardelli è stato condannato in appello a 7 anni e sei mesi per concorso esterno in associazione mafiosa, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la sottoposizione, dopo la pena espiata, per tre anni alla misura della libertà vigilata.

La quinta sezione della Corte di cassazione il 4 giugno 2014, ha però annullato la sentenza della Corte di appello di Reggio Calabria del 24 aprile 2013, rinviandola per un nuovo esame ad una diversa sezione della stessa Corte di appello di Reggio «limitatamente alla posizione di Angelo Boccardelli».

Il procuratore generale di Reggio Calabria, nel processo che si sta celebrando, ha chiesto l’assoluzione per Boccardelli perché il fatto non sussiste e il 22 maggio toccherà all’arringa della difesa.

Il punto è che il capo di imputazione per Boccardelli e Balestrieri (per il quale la posizione è stata stralciata in questi anni) è lo stesso. I destini dei due, da Reggio a Calabria San Marino, passando per Roma, si incrociano, dunque, ancora una volta.

r.galullo@ilsole24ore.com

 

  • eligio |

    Come è finito nelle mani di questi individui così “puliti” quel crocifisso Michelangiolesco? Se realmente trattasi di opera di tal valore! Non dovrebbe appartenere allo Stato?

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