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Camorra imprenditrice/5 Rapporti veri, presunti o millantati con i servizi segreti: dubbi e sete di verità della Commissione antimafia

Il 16 dicembre 2014 in Commissione parlamentare antimafia è andata in onda un’interessantissima audizione del capo della Procura della Repubblica di Napoli Giovanni Colangelo e dell’aggiunto Giuseppe Borrelli.

Un’audizione servita, per lo più, a ricostruire il volto della nuova camorra campana negli ultimi 15/20 anni che poi, dal punto di vista della potenza economica, altro non sarebbe che quella casalese. Ieri come oggi.

A questa interessantissima audizione ho deciso di dedicare una serie di post, cominciando da quello di martedì della scorsa settimana nel quale ho dato conto della veste imprenditorial/politica dei casalesi soprattutto attraverso il racconto del boss pentito Antonio Iovine.

Poi ho proseguito sulla falsa riga attraverso la riflessione del capo della Procura Colangelo sulla “catena corruttiva” della camorra che mette da parte la violenza (per quanto possibile) e punta sulle “buone maniere” imprenditorial/politiche che sovvertono l’ordine democratico e poi, ancora, ho trattato della forza economica e del concetto di unitarietà dei casalesi (rimando, con i link a fondo pagina, ai servizi).

Oggi, invece, analizziamo il rapporto con i servizi segreti, al quale i due magistrati rispondono sollecitati dalle domande dell’onorevole Giuseppe Lumia (Pd) che ne chiede conto sia per la cattura di Antonio Iovine che per quella di Michele Zagaria: «Avete avuto segnalazioni da parte dei servizi? Hanno avuto un ruolo o sono state, appunto, indagini fatte solo con le forze di polizia? Loro vi hanno raccontato il sistema di relazione che avevano eventualmente con gli apparati? Avete fatto domande? Su questo avete scavato? Sono in corso indagini? Anche questo, infatti, è un elemento importante che ci aiuta a capire la potenza e il grado di crescita del clan dei casalesi». Come non essere d’accordo con Lumia?

LA RISPOSTA

Il capo della Procura Colangelo risponde che l’aspetto è abbastanza evidenziato e circoscritto. «Iovine dice di avere ricevuto tramite un soggetto dei contatti con i servizi, i quali volevano pervenire alla cattura di Setola – riferisce Colangelo in Commissione parlamentare antimafia – che in quel momento appariva particolarmente pericoloso con la sua mentalità stragista e perché era assolutamente incontrollabile. Dice però Iovine che lui ha voluto in un certo senso testare anche la qualità e la serietà della proposta avanzata richiedendo immediatamente dei benefìci riguardanti sua moglie, al momento detenuta in carcere. Naturalmente, gli fu risposto che non si poteva parlare di scarcerazione o di liberazione anticipata dalla moglie e Iovine ritenne che queste proposte fossero piuttosto fantasiose e, in sostanza, questa proposta non ha avuto seguito, è diventata evanescente e il progetto, possiamo usare quest’espressione, è abortito sul nascere, non ha avuto nessun seguito».

Lumia insiste: «Mi scusi, ma siete riusciti ad accertare se fosse un collegamento, con vostre indagini, serio, se fossero realmente servizi o una millanteria di altri ?» e il procuratore aggiunto Borrelli arricchisce il ragionamento del suo capo: «Ci sono sul punto dichiarazioni assolutamente convergenti di vari collaboratori. Il problema non è questo, ma che la vicenda va collocata in un contesto particolare, che probabilmente ricorderete, lei sicuramente ricorderà. Si diceva, sostanzialmente, che Setola, dopo la strage di Castel Volturno, aveva una grossa quantità di tritolo, con la quale praticamente stava per compiere atti stragistici. L’esigenza di catturare Setola in quel momento era prioritaria, ma non voglio essere equivocato, mi faccia completare il discorso. Il punto da analizzare, sul quale ovviamente stiamo facendo tutti i riscontri da farsi anche ai fini dell’individuazione dei soggetti che hanno sicuramente avuto dei rapporti con Iovine per interposta persona, attenzione, cioè relazionandosi con soggetti liberi e non inseguiti da misura cautelare. Il problema è quello di vedere se la proposta fatta a Iovine fosse finalizzata a catturare Setola, ma non doveva poi essere mantenuta, non so se rendo l’idea o se invece dovesse essere mantenuta. Comprenderà che il punto fondamentale ovviamente è questo. Si parte dalla premessa che, per risolvere un problema di ordine pubblico, si può anche fare il gioco sporco. Iovine, invece, testa immediatamente questo gioco sporco e chiede che gli si dimostri che erano in grado di fare quello che dicevano chiedendo la scarcerazione della moglie. Lì il bluff cade subito, perché gli rispondono che non sono in grado di farlo, fine della discussione».

BOTTA E RISPOSTA CON LUMIA

Non deve esserci un gran feeling, come vedremo a maggior ragione a breve, tra alcuni membri della Commissione antimafia e i due pm, visto che Lumia sibila: «È da approfondire… » e Borrelli di seguito: «Guardi, non è da approfondire, è in corso di approfondimento. Penso che proprio oggi sia stato compiuto un ulteriore atto di acquisizione di documentazione, quindi è in corso di approfondimento».

Interviene a dar man forte anche Colangelo: «In sostanza, l’iniziativa era mossa da finalità virtuose e per certi versi «istituzionali», quelle cioè di evitare attentati o stragi. Bisognava vedere se il mezzo scelto o quanto era proposto fosse conforme alle norme di legge» ma Lumia, anziché desistere, rilancia: «Voi eravate informati? » e qui la risposta di Colangelo è allarmante: «No, certamente no. Il problema si è posto nel momento in cui si tratta di verificare se una qualsiasi ipotesi di reato si sia fermata in una fase talmente propedeutica da non assurgere neppure a livello di atti punibili o meno. È quello che stiamo verificando, quale sia l’alveo di questi movimenti preliminari. Posto che pacificamente tutto è morto sul nascere, diventa accertamento sì doveroso, ma abbastanza difficile da compiersi e delicato».

IRROMPE FAVA

La cosa non soddisfa tanto che, dopo un po’ interviene il commissario Claudio Fava (Gruppo Misto), che è anche vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia. Ci va giù con il macete, proponendo una terrificante analogia con le vicende siciliane che sono ancora oggetto di indagine da parte del pool palermitano sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra. «Voi ci dite che era un bluff e che è avvenuto per finalità virtuose. Per vedere se abbiamo davvero capito, proverò a ricostruirlo con voi. Siamo nel 2008-2009,  epoca di stragi dei casalesi, Iovine è latitante e attraverso intermediari liberi gli si fa arrivare una proposta da parte di chi rappresenta, anche se virtualmente, surrettiziamente o indirettamente lo Stato, ma una proposta. Che sia un bluff perché non è stato possibile ottemperare alla richiesta sulla liberazione della moglie è abbastanza comprensibile, nel senso che i servizi di intelligence tutto possono garantire, fuorché prendere un detenuto e liberarlo. Mi sembra un intervento un pò macchinoso. Vorrei capire se, invece, l’offerta dei servizi a Iovine, la contropartita per questa sua collaborazione, sia stata in qualche modo determinata, anche se poi mi pare di capire che questa collaborazione non è andata a buon fine e se tutto questo abbia permesso anche di identificare chi e in nome di chi ha avanzato questa proposta. Lo dico perché la finalità di evitare stragi è in astratto virtuosa, ma nella dinamica, nella concretezza, questa vicenda ci fa molto ricordare quando un signore di nome Vito Ciancimino è avvicinato affinché intervenga su un altro signore latitante per far finire le stragi di mafia. La storia ce l’ha definita e tramandata come una trattativa, anche se in quel caso forse la trattativa concretamente ci fu. In questo caso, sembra di capire non ci sia stata, ma resta il punto, se quest’intenzione ci fosse, agitata da parte di chi e proponendo cosa in cambio della collaborazione di Iovine».

A rispondere è Borrelli, secondo il quale «i fatti sono in corso di accertamento, ma non sono in corso di lento accertamento, credo che oggi o ieri sia stata fatta una nuova acquisizione documentale sul punto per verificare, per dare un nome alle persone che hanno avuto i contatti ai quali ci siamo riferiti. Sul punto vi sono dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia. In questo momento, non sono in grado ancora, personalmente, di definire come trattativa questa vicenda o aborto di trattativa o tentativo di truffa, non so se rendo l’idea. Non sono in questo momento in grado di definirla. Ovviamente, sarò in grado di farlo quando avrò accertato tutti i fatti. I fatti sono costantemente in via di accertamento. Fino a ieri, all’altro ieri e a oggi, abbiamo assunto dichiarazioni, abbiamo fatto acquisizioni documentali, perché ovviamente il nostro fine è quello di dare un nome alle persone che hanno avuto un ruolo nella vicenda, per poi ovviamente acquisire anche spiegazioni dirette. Questo è il punto fondamentale. È chiaro e comprenderà che il fatto che Iovine abbia chiesto a un certo punto che gli fosse data subito una prova di serietà e che quelli non siano stati in grado di darla pone, ovviamente, un problema probabilmente in futuro, ma dico probabilmente, perché dobbiamo completare gli accertamenti, di dare una qualificazione giuridica a questa vicenda».

Colangelo concluderà dicendo che «una volta che saranno compiute, come lei diceva in termini assolutamente ineccepibili, le valutazioni di natura penale, se avranno un rilievo penale, saranno note a tutti; se non avranno un rilievo penale, comunque rimarranno agli atti e saranno possibili le valutazioni di altro genere, che non ci competono».

Il finale (mi sbaglierò) ma sembra scritto naturalmente: nessuna trattativa, bluff era e bluff è stato svelato ma sarebbe straordinariamente importante che la Commissione parlamentare antimafia si ricordasse di riconvocare, a tempo debito, i due procuratori per aggiornare la vicenda che, come tutte le altre, fino a che resta nei recinti di un’Istituzione (vuoi una Procura, vuoi una Commissione parlamentare) è come se non fosse mai esistita o avvenuta per l’opinione pubblica. Maledetti giornalisti…

Ora mi fermo ma domani torno con l’ultima puntata dedicata a questa interessante audizione.

r.galullo@ilsole24ore.com

5 – to be continued (per le precedenti puntate si leggano

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/01/13/camorra-imprenditrice1-il-racconto-del-boss-casalese-antonio-iovine-prende-forma-in-commissione-antimafia-grazie-alla-procura-di-napoli/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/01/14/camorra-imprenditrice2-il-capo-della-procura-di-napoli-colangelo-la-catena-corruttiva-sovverte-lordine-democratico/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/01/15/camorra-imprenditrice3-la-potenza-economica-dei-casalesi-solo-per-gli-stipendi-36-milioni-allanno/

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2015/01/16/camorra-imprenditrice4-lunitarieta-dei-casalesi-si-reggeva-intorno-alla-cassa-comune/)

  • bartolo |

    Ad ogni trattativa stato-mafia Falcone e Borsellino vengono ri-uccisi. Dal 1992, quindi, continua incessantemente il loro stillicidio da parte, maggiormente, dei propri colleghi eroi post-stragi.
    La verità, Galullo, è che questo stato, dopo Falcone e Borsellino, non ha mai pensato di abbattere le mafie. Solo di controllarle attraverso i pentiti e/o i mafiosi-confidenti. Cioè, s’è fatto mafia esso stesso!
    Saluti, bartolo.

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