La Regione Calabria new model: il Governatore Oliverio gioisce per Fra Nicola da Longobardi ma non ha assilli per la Giunta!

Mi domando se dopo il “Caro Modello” (Reggio) Peppe Scopelliti, colui che è stato condannato in primo grado a sei anni di reclusione (pena sospesa) per alcune amare vicissitudini contabili riferibili alla sua guida del Comune di Reggio, la Regione sia ora sotto il governo del “Prezioso Leader” Gerardo Mario Oliverio, eletto il 23 novembre 2014 Presidente della Giunta regionale con 489.559 voti pari al 61,40% e proclamato il 9 dicembre 2014.

Il “Prezioso Leader” (mi sono umilmente rimesso ai comunicati ufficiali pubblicati sul sito della Regione sul suo personale sito web):

1)   Il 23 novembre ha gioito per la canonizzazione di frà Nicola Saggio da Longobardi

2)   Il 24 novembre ha incassato le congratulazioni per l’elezione da parte del premier Matteo Renzi

3)   Il 29 novembre a Reggio ha parlato al premier Matteo Renzi di azioni strategiche da perseguire di concerto con il governo

4)   il 4 dicembre ha incontrato a Roma il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini

5)   il 10 dicembre ha indetto per le ore 12 una conferenza stampa

6)   l’11 dicembre ha letto la lettera che gli ha scritto il direttore generale del ministero del Lavoro Ugo Menziani forse mentre si recava a Roma per un incontro sul precariato calabrese e ha anche esultato per lo stanziamento del Tesoro di 40 milioni per gli ammortizzatori sociali in deroga. Lo stesso giorno (che stress) sul Quotidiano del Sud ha fatto pubblicare la risposta ad una lettera aperta di una giovane

7)   il 12 dicembre (altra giornata stressante) ha dapprima incontrato il Commissario per il Piano di rientro della sanità Luciano Pezzi e poi il direttore regionale dell’Inps Giuseppe Greco ma ha trovato anche il tempo per ricordare che entro il 18 dicembre sarebbero state saldate le spettanze ai lavoratori in mobilità e cassa integrazione in deroga

8)   il 16 dicembre ha incontrato i presidenti delle Province (abolende) di Crotone e Vibo

9)   il 17 dicembre ha incontrato i rappresentanti sindacali

10)         il 18 dicembre ha sentito la necessità di affermare che Expo 2015 è un palcoscenico unico all’interno del panorama mondiale e un occasione per valorizzare le risorse interne della Regione ma ha sentito anche l’urgenza di intervenire a Roma al convegno “Verso il Sud”

11)         il 19 dicembre, già che c’era, nella Capitale ha stretto la mano del Santo Padre che gliel’ha imposta sulla testa per una benedizione urbi et orbi

12)         il 20 dicembre ha presieduto un incontro sulla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità

13)         il 21 dicembre gli premeva rispondere a Giuseppe Naccarato, Francesco Rende e Domenico Rositano sul tema dell’innovazione tecnologica (dove? In Calabria?)

14)         il 27 dicembre gli premeva ribadire che il consiglio è stato rinviato su formale richiesta dell’onorevole Ennio Morrone

15)         il 29 dicembre ha approvato una proposta di modifica della legge sulle misure straordinarie in tema di sostegno all’edilizia

16)         il 30 dicembre ha dichiarato che nelle società in house della Regione ha (hanno) scoperto un sistema di illegalità diffusa da far tremare le vene dei polsi (il capo della Procura Federico Cafiero De Raho lo aspetta a braccia spalancate se non altro per chiedergli dove aveva vissuto fino a quel momento il centrosinistra)

17)         il 2 gennaio 2015 ha incontrato una delegazione di studenti universitari

18)         il 7 gennaio è intervenuto alla prima seduta del consiglio regionale e, lo stesso giorno, a passo di danza ha ricevuto l’atleta paralimpica Giusy Versace

La perla, però, in mezzo a questi impegni stringenti a metà tra il mistico e il terreno è stata dispensata il 16 dicembre 2014 chiacchierando amorevolmente con i giornalisti calabresi che (viva la libertà di stampa e l’indipendenza) si sono ben guardati da sbarrare occhi e taccuini di fronte a questa dichiarazione: «Non ho nessun assillo. Quando sarò nelle condizioni di avere rimosso questo vincolo, allora darò vita ad una giunta che sceglierò io».

Il vincolo al quale Oliverio si riferiva è quello relativo alla modifica dello Statuto della Regione. «Innanzi tutto – spiegò Oliveriobisogna che si insedi il Consiglio, che ad oggi non è stato ancora formalmente convocato perché non è stata comunicata la proclamazione. Ho detto sin dall’inizio che subito dopo l’elezione degli organi del Consiglio bisognerà provvedere alla modifica dello Statuto nel senso di rimuovere quelle che sono le ragioni che hanno indotto il Governo ad impugnarlo. Tra queste c’è l’abolizione del consigliere supplente, che è una anomalia, una forzatura evidente ed una distorsione della politica, e quello di dare al presidente, come avviene in tutte le altre regioni, mani libere per la scelta degli assessori. Perché stante questo vincolo statutario, non si possono avere le mani libere».

Ha ragione Oliverio. Mani libere (la recente conferma della dinastia Gentile nel ruolo di Governo ombra, a mio fallace giudizio, lo testimonia inconfutabilmente). Nessun assillo. Infatti (sempre lui, a meno che non fosse il sosia) il 10 dicembre 2014, nel corso di un altro incontro con i giornalisti, ha testualmente dichiarato all’insegna della sobrietà: «Le condizioni della Calabria sono drammatiche, abbiamo una condizione sociale ed economica molto grave, difficile, nella quale siamo in presenza di un allargamento della povertà e delle condizioni di sofferenza sociale…Una condizione, quella della Calabria contrassegnata da una disoccupazione dilagante e da un allargamento della povertà. Le prime misure che noi assumeremo, innanzi tutto, sono quelle di dare risposte a questa grande parte di lavoratori precari, con iniziative a contrasto della povertà…La seconda questione è quella relativa ad un’altra emergenza, quella dei rifiuti… Terza questione, non ultima come impegno, è quella di fare una ricognizione per evitare di perdere consistenti risorse comunitarie del programma 2007/2013 dell’Unione Europea…Non ci saranno metri di valutazione sul tema dell’amicizia. La vera amicizia sarà quella con la Calabria, con i suoi problemi. Chi mi conosce sa come lavoro, la mia costanza e il fatto che non me ci si confronta sulla base degli obiettivi che si realizzano.
Dobbiamo dare un segnale di svolta, di rottura…E’ un’opera ardua, un impegno alto, ma questo impegno potrà produrre risultati e li produrrà, se non sarà l’impegno di un uomo solo che oggi guida la Regione, ma invece corale
».

Ah ecco, avevo capito male: ancora pochi minuti e arriva la Giunta perché non può esserci un uomo solo al comando ma un impegno corale. Aspettate, non vi muovete calabresi, che ci vuole a cambiare uno Statuto, è questione di un attimo…Ma dove correte calabresi, è questione di minuti e poi arriva la Giunta…calabresiiiiii perché scappate!?!!?

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Angela Napoli |

    Gentile Roberto Galullo, purtroppo siamo solo all’inizio!!! E che dire del neo Ufficio di Presidenza del nuovo Consiglio Regionale?
    E degli inciuci vari per garantire l’elezione a sindaco del Comune di Cosenza di Nicola Adamo?
    Colgo l’occasione per augurarle un Sereno Nuovo Anno.

  • bartolo |

    Caro Galullo,
    in tutta franchezza, spero tanto che Lei si sia ravveduto rispetto alle accuse d’inerzia contro il popolo calabrese inerme all’azione dei clan.
    Ovviamente, il clan non è tipo quello cui io stesso sono stato affiliato d’ufficio (Procura e Corte d’Assise). Ovverosia, di ndrangheta. Bensì, clan politici. A coloro, politici, rarissimi a dir vero, cosiddetti cani sciolti, che riescono a ritagliarsi posti singoli nei banchetti cui si sbafa a sazietà, come porci che ingrassano all’inverosimile, vengono affibbiati nomignoli come “Lupo”. E ti credo, chi altri potrebbe sopravvivere alla furia dei cinghiali?
    Poveri calabresi!!! Ma, più ancora, poveri ndranghetisti; Convinti di essere mafiosi e, invero, incapaci d’intendere e volere. O, quantomeno, di comprendere cosa siano davvero le mafie.
    Non lo sapevo. Ma fin dall’infanzia non ho mai creduto, come avete fatto credere voi della stampa, potessero essere quei capoccioni che terrorizzavano i più miserabili tra i miserabili; servendo, invero, i clan politici del territorio.
    Ecco la direzione dovuta dall’azione della magistratura per il superamento della mafia: i clan. E, forse, non ci sarebbe stato neppure bisogno di sparare, come ai tempi della Rivoluzione russa il cui motto era “Uccidi prima il servo e poi il padrone”, oggi, quel motto, sarebbe bastato modificarlo così “Fratelli, abbiamo capito tutto, basta o spariamo”. E, secondo me, un cinghiale o un lupo al 41 bis non credo l’avremmo mai visto.
    Saluti Galullo.
    bartolo

  • guido |

    è vero che non bisogna mai perdere la speranza ma quello che si vede testimonia che per questa regione sarà impossibile entrare nella sezione “regioni sviluppate” fino a quando ci sarà una classe politica di tale levatura . Sono affermazioni qualunquiste? Pazienza ma la Calabria di 40 anni fa poco differisce da quella attuale con buona pace di internet,globalizzazione etc.etc.. Buon anno

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