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Le larghe intese politiche in Calabria: cosca di maggioranza, cosca di minoranza unite dal sindaco equilibrista

Se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. O viceversa. Scegliete voi. Come sapete ho scritto e detto mille volte che centro, destra e sinistra in Calabria non esistono.

In questa terra le larghe intese sono ab origine, nel senso che la maglietta politica e l’appartenenza partitica sono valori nulli. Vuoti. Inesistenti. Cosicché diventa naturale, addirittura genetico, trasmigrare da una sponda all’altra per poi magari ritornarvi e ripartire.

Spesso le casacche servono solo alla bisogna: raccogliere voti per amministrare non in nome del popolo ma per conto di interessi terzi.

ECLISSI POLITICA

Non mi sarei certo aspettato che, mentre incombono le elezioni amministrative a Reggio Calabria (Comune sciolto per contiguità mafiosa) e si avvicinano quelle per il rinnovo della Regione (dopo che il conducator è stato condannato in primo grado) e i candidati fanno di tutto per dimostrare l’aleatorietà delle ideologie politiche in terra calabra, irrompesse Giulia Pantano, sostituto procuratore presso la Procura di Reggio Calabria, Direzione distrettuale antimafia, a certificare quanto sopra.

A lei, infatti, si deve un’indagine dal nome ovvio: Eclissi. Eclissi della politica, suppongo. Ma l’eclissi ha bisogno che un corpo celeste si interponga tra una sorgente di luce e un altro corpo impedendo di vederlo e consentendo al secondo di entrare nel cono d’ombra del primo. E quale sarebbe, di grazia, il corpo celeste che si è messo di traverso ai calabresi per impedirgli di vedere la sorgente di luce politica? Forse la ‘ndrangheta? Certamente si anche se ricordo sempre che il condizionamento delle cosche è una mortale e mortifera quota parte dei sistemi criminali e criminogeni che offuscano il cielo calabrese (e non solo).

LE INDAGINI

Fatto sta che due giorni fa sono stati arrestati nella Piana di Gioia Tauro 26 soggetti accusati a vario titolo di concorso o associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti e intimidazioni. Tra di loro il sindaco di San Ferdinando Domenico Madafferi.

La cosa straordinaria (spero si colga l’ironia) è che la Procura ha appurato infiltrazioni mafiose nel Comune di San Ferdinando attraverso referenti delle ‘ndrine, ovvero il vice sindaco Santo Celi per la cosca Bellocco  e il consigliere di minoranza Giovanni Pantano, quale “contraltare” posto lì dalla cosca Pesce.

Ma è o non è straordinario? Lotte tra cosche a suon di sedute di giunta e consiliare. Che strano vero che la ‘ndrangheta entri in politica. E se lo fa a San Ferdinando…

Ma in questa sceneggiatura (che, ripeto anche questo, dovrà comunque superare tre eventuali gradi di giudizio) non poteva mancare il paciere, l’uomo della “divindrina provvidenza”: il sindaco. Ohhh là…

Sempre secondo quanto scrive il pm Pantano ai condizionamenti della ‘ndrangheta non si è sottratto neppure il sindaco  Madafferi, che anzi, si è mostrato perfetto “equilibrista” tra le due cosche, consentendo di fatto  l’innesto della gestione criminale delle iniziative comunali da parte del locale di ‘ndrangheta.

Qui tocchiamo livelli altissimi: il nirvana delle larghe intese politiche, l’orgasmo del partito unico, il punto G dell’accoppiamento politico, la sublimazione della costituzione criminale, la perfezione del governo di salute pubblica.

Tanto per dirne una, il nostro uomo, sempre secondo la ricostruzione della Dda di Reggio Calabria, dopo l’incendio, a opera di ignoti, del 17 marzo 2014, di un autocompattatore della ditta Evergreen di San Ferdinando, aggiudicataria dell’appalto di raccolta dei rifiuti solidi urbani nel centro cittadino e la conseguente rescissione del contratto con il Comune, «seguendo le indicazioni del consigliere di minoranza Giovanni Pantano, intraneo alla cosca Pesce-Pantano,  e raccolto il placet di Celi Santino, vice sindaco ed esponente della cosca Bellocco-Cimato, si spendeva affinché il nuovo appalto venisse aggiudicato alla ditta …omissis ndr…di Palmi, azienda sulla quale era confluito il gradimento delle due ‘ndrine di San Ferdinando».

Ancora, a pagina 1708 del decreto si legge che le moine del sindaco e il tentativo di accreditarsi come paladino della legalità contro le infiltrazioni negli appalti pubblici, sono solo nell’ottica di “pubblicizzare” la sua presa di distanza dalle cosche imperanti su San Ferdinando. «Il Sindaco si barcamenava cercando nei fatti non solo di non danneggiare né l’una né l’altra organizzazione criminale, da perfetto “equilibrista” – si legge nel provvedimento  – ma teneva ottimi rapporti e “dialogava”, pur sapendo che si trattava dei politici referenti rispettivamente delle due cosche Pesce Pantano e Bellocco-Cimato, sia con il consigliere Pantano Giovanni che con il vice sindaco Celi Santino, cercando da ciascuno di carpire i desiderata del proprio clan di appartenenza ed assecondandoli». Aulico. Uno così andrebbe fatto – se tutto fosse provato in giudizio – come minimo sottosegretario.

CHI SONO I DUE

Giunti a questo punto uno può porsi una domanda: ma era così difficile capire chi fossero i due pugili che se le davano sul ring del Comune di San Ferdinando (sotto il quale, così, di passaggio, ricordo che ricade il porto)?

Difficilissimo. In prima battuta l provvedimento, con riguardo a Celi (ma su questa figura torneremo domani), dice che fa parte della cosca Bellocco-Cimato con il ruolo di partecipe, trait d’union tra le istituzioni e gli affiliati alla cosca Bellocco-Cimato, rivestendo il ruolo di vice-sindaco nel Comune di San Ferdinando e  rappresentando di fatto la ‘ndrina ed i suoi interessi economici nell’affidamento degli appalti pubblici, con compiti anche operativi nel compimento di atti intimidatori e nella custodia di armi anche clandestine (pagina 23).

Su Giovanni Pantano scrive una mezza informativa.

Da pagina 1625 si legge che:

–      Pantano Giovanni, nato a Rosarno, il 23 giugno 1959, residente a San Ferdinando, figlio di Pantano Salvatore e Taccone Antonia,  fratello del più noto Giuseppe Pantano, detto “Pino”, è un intraneo alla cosca Pesce-Pantano, di cui cura gli interessi attraverso l’attività politica cui si dedica e che piega ai “desiderata” del clan di appartenenza, essendo un consigliere (ancorché di minoranza) in seno all’amministrazione Comunale di San Ferdinando.

–      Della famiglia Pesce, Pantano Giovanni è anche parente e la parentela è duplice. L’uomo è cognato di Pesce Antonino classe 1964, quest’ultimo coniuge della sorella Pantano Anna Maria; è inoltre zio acquisito di Pesce Antonio classe 1982 (figlio di Pesce Giuseppe detto “Pecora”), che è coniugato con  Pantano Sarina, figlia del fratello Giuseppe Pantano.

–      Sia Pesce Antonino classe 1964 che Pesce Antonio classe 1982 sono ritenuti personaggi di rilievo dell’omonima ‘ndrina mafiosa operante a Rosarno e San Ferdinando.

–      Attraverso Pantano Giovanni,  che rappresenta per la famiglia mafiosa Pesce-Pantano la figura speculare a quella di Celi Santo per la famiglia Bellocco-Cimato,  le azioni amministrative del comune vengono controllate e manipolate dalla ‘ndrangheta.

MEET UP

Vale la pena ricordare che Giovanni Pantano è tra i fondatori, per sua stessa ammissione, il 6 novembre 2013, del meet up del Movimento 5 Stelle di San Ferdinando. Diploma di Istituto tecnico industriale, sposato con 4 figli, Pantano si occupa di amministrazione del personale e contabilità presso un’azienda privata. Nel presentarsi nel blog del meet up grillino o paragrilino, dice di sé di essere «risoluto, pignolo e di sani valori. Credo nella giustizia e nella legalità».

Ma ecco la smentita di appartenenza al M5S. «Il consigliere comunale di San Ferdinando (Reggio Calabria) Giovanni Pantano, da poco arrestato in un’operazione contro la ‘ndrangheta, non è mai stato un rappresentante istituzionale del Movimento Cinque Stelle»: lo hanno precisato ieri i parlamentari M5S Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni, che aggiungono: «Sappiamo bene che Pantano aveva già cercato di spacciarsi come esponente del Movimento, ma era stato richiamato subito, in quanto le sue affermazione pubbliche non rispondevano al vero. Si atteggiava, anche pubblicando per conto suo dei video».

«La verità – proseguono i parlamentari M5S – è che Pantano rappresentava soltanto se stesso nel consiglio comunale di San  Ferdinando ed era da ultimo transitato all’opposizione. Aveva tentato maldestramente di avvicinarsi al Meet Up locale, proponendosi all’attenzione pubblica in occasione del trasbordo di armi siriane a Gioia Tauro. Occorre chiarire che Pantano non è mai stato eletto con il simbolo M5S, ma ha cercato illegittimamente di parlare a nome del Movimento, pure se mai scelto dagli iscritti tramite il voto in rete, col quale selezioniamo i nostri candidati».

Curioso che nel sito del meet up di San Ferdinando, dove fino a due giorni fa Pantano figurava come tra i fondatori, ora non appare più con quella definizione ma solo come attivista. Così come nel prendere atto della smentita dei parlamentari 5 stelle, si deve ugualmente prendere atto che la gente” (così la definisce il blog) del meet up appartiene (si legge espressamente, almeno al momento in cui scrivo, nel link http://www.meetup.com/Movimento-5-stelle-San-Ferdinando-RC/) ai movimenti 5 stelle di Polistena (Libertà e partecipazione), movimento 5 stelle Calabria Jonica Costa dei gelsomini, movimento 5 stelle di Villa San Giovanni ed area dello Stretto, meet up di Vibo Marina, meet up territoriale vibonese. Lo scrivono loro, non lo dico io. Senza contare che il link, come potrete vedere sei righe sopra, dopo lo slash (/) rimanda proprio al Movimento 5 stelle. Strano no! O no?

Per ora mi fermo qui ma domani torno con la figura del vicesindaco.

1  – to be continued

r.galullo@ilsole24ore.com