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Il procuratore capo di Reggio Calabria Cafiero De Raho: «Le Istituzioni, anziché risolvere i problemi, ne creano di nuovi» – Il caso Bentivoglio

Senza se e senza ma (direbbe Walter Veltroni, fresco dell’officiamento a Venezia del matrimonio tra George Clooney e Amal Alamuddin) la parte in cui, in Commissione parlamentare antimafia, il 17 settembre il capo della procura di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha affrontato il tema dell’usura, è stata di grande interesse (si legga anche .

Cafiero De Raho ha infatti messo a nudo, qualora ce ne fosse bisogno, le pochezze dello Stato di diritto.

Premessa necessaria: in base ad una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, il termine di sospensione del decreto ingiuntivo, emesso nei confronti di una società vittima di usura ai sensi dell’articolo 20 della legge 40/99, è perentorio e non può essere prorogato. Ne consegue la possibilità di dichiarare il fallimento della società una volta trascorso tale periodo. 

Detto questo, Cafiero De Raho ha affermato che qualche sforzo e qualche artificio la sua procura lo usa pure ma non c’è niente da fare: anche a fronte di una mini proroga il giudice civile non si è adegua al nostro provvedimento favorevole e procede con gli atti esecutivi.

Il caso più delicato, anzi delicatissimo, che la Procura ha dovuto affrontare, è stato ed è quello di Tiberio Bentivoglio, un imprenditore che continua a denunciare, come ha fatto nel passato, i criminali usurai e no. Ebbene, proprio nei confronti di Bentivoglio, la Procura di Reggio Calabria aveva emesso un nuovo provvedimento, agganciandoci a una lettera anonima che lui aveva ricevuto, ritenendo questo un ulteriore episodio rispetto al quale potessero essere conteggiati nuovamente i 300 giorni. Ma i termini scadranno o probabilmente sono già scaduti.

Ma lo Stato fa di più. Leggete qui.

Bentivoglio ha chiesto che gli fosse assegnato un bene confiscato per poter continuare a esercitare la propria attività ma l’Agenzia nazionale gli ha chiesto un canone di circa tremila euro al mese, che anche al capo della Procura appare fuori mercato.

I problemi, dunque, anziché risolversi, sembra che si moltiplichino. «È come se i soggetti istituzionali che dovrebbero concorrere alla soluzione del problema – afferma uno sconsolato Cafiero De Raho davanti ai commissari antimafia – intervengano per porre altri problemi».

Uno pensa: è un caso isolato. Come no! Un altro esercente, un tabaccaio, ha avuto un problema di usura ed è stato aiutato con un sussidio ma nel frattempo l’Agenzia dei Monopoli gli ha revocato quella concessione.  «E’ come se concorressero tutti remando contro – ha continuato Cafiero De Raho – . Come procura, noi abbiamo scritto al prefetto e all’Agenzia per restituire al tabaccaio quella concessione e consentirgli di continuare a lavorare, ma sembra che ci si muova veramente in un mare in tempesta, in cui tutti impersonificano le onde, anziché il naviglio che dovrebbe galleggiare».

Cos altro aggiungere? Una sola cosa: ma veramente qualcuno in Italia ancora pensa che la lotta alle mafie sia una cosa da lasciare in mano a questa politica e a questa classe dirigente?

r.galullo@ilsole24ore.com

  • giuseppe |

    caro dott. cafiero de raho magari fosse solo questo lei ha posto in evidenza il problema di Bentivoglio che è gravissimo ma come lui ci sono e ci sono stati casi simili senza mai averli risolti, cosi non possiamo andare avanti spero che si riesca a cambiare, io sono fiducioso nelle istituzione.

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