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Aleggiano in Veneto i tempi bui della mafia del Brenta: sequestrati 600mila euro a un padovano condannato per partecipazione mafiosa

Era dai tempi della cosiddetta mafia del Brenta che a Padova i sequestri di beni non facevano così tanto scalpore. Ed era sempre da quei tempi che non tornava di moda e d’attualità in Veneto e nel padovano la criminalità organizzata, intesa come potere distruttivo della società e dell’economia, come testimonia anche la recentissima operazione della Dda di Catanzaro (pm Pier Paolo Bruni) che ha svelato le infiltrazioni della famiglia Tripodi a Limena, paese padovano di 7mila anime)

(Si veda https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/07/02/sapete-dov-e-limena-in-provincia-di-padova-li-per-la-dda-di-catanzaro-la-ndrangheta-costruiva-e-faceva-affari/).

E già, perché anche questa volta, di mezzo c’è un veneto, un padovano (per l’esattezza di Saccolongo), per il quale ieri il centro operativo Dia di Padova ha completato l’esecuzione del decreto di sequestro anticipato dei beni immobili emesso dal Tribunale di Padova nell’ambito di una proposta di misura di prevenzione  patrimoniale proposta dal del Pm della Dda di Venezia Roberto Terzo.

Il soggetto spogliato preventivamente dei beni (in attesa di eventuale confisca) si chiama Johnny Giuratti e il valore complessivo del sequestro è di circa 600mila euro (5 fabbricati e 4 terreni).

Ancora una volta, la Procura ha dimostrato la sproporzione tra i redditi (in questo caso di Giuratti) e il tenore di vita e/o i beni mobili e immobili riconducibili direttamente o indirettamente al soggetto. Secondo la ricostruzione degli investigatori e degli inquirenti, i redditi dichiarati nel periodo 1889/2009 sono risultati appena sufficienti a soddisfare le primarie esigenze di sopravvivenza di un nucleo familiare e quindi del tutto inadeguati ad affrontare le ingentissime spese sostenute da Giuratti per l’acquisto dei beni immobili e, successivamente, per onorare i ratei dei mutui ipotecari.

Come se non bastasse, nell’arco temporale preso in esame, gli accertamenti bancari eseguiti nel 2011 sul suo conto dal consulente tecnico delegato dal pm Terzo, certificarono che la sua posizione bancaria/contabile in Italia (sia personale che aziendale, talvolta come intestatario, talaltra come rappresentante legale) era passiva.

E’ quindi emersa una evidente sproporzione tra redditi leciti e patrimonio costituito, sintomatica per la Dda di Venezia del fatto che Giuratti avesse impiegato denaro di provenienza ignota (non fiscalmente dichiarato) e ascrivibile ad attività illecite.

Le indagini svolte e le istruttorie dibattimentali hanno evidenziato la pericolosità sociale di Giuratti, soggetto, si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Dia di Padova «dimostratosi dedito alla consumazione di gravissimi delitti. Successivi accertamenti, hanno, inoltre, dimostrato, la sproporzione tra i redditi dichiarati al fisco dal proposto ed il valore dei beni nella sua disponibilità. La lettura congiunta della biografia criminale del Giuratti, del suo tenore di vita e della sua condizione reddituale e patrimoniale, hanno determinato l’emissione del decreto di sequestro da parte del Tribunale di Padova».

 

IL PROFILO

Dopo aver visto come e perché si è giunti al sequestro preventivo, addentriamoci nella parte socialmente più interessante. Cominciamo col vedere chi è Johnny Giuratti.

Classe 1973, è detenuto preso la casa circondariale di Parma, dove sta scontando la pena di 11 anni e 9 mesi di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, poiché riconosciuto in primo grado responsabile dei reati di promozione/ partecipazione ad associazione per delinquere di stampo mafioso, usura ed estorsione a conclusione delle indagini svolte nei confronti del sodalizio casalese operante dietro lo schermo societario dell’Aspide srl di Padova (cosiddetta operazione Serpe).

Giuratti è stato giudicato con rito ordinario celebrato davanti alla 1^ sezione penale del Tribunale di Padova: la sentenza è stata pronunciata il 6 maggio 2013 e depositata il 19 luglio 2013.

LE INDAGINI SUL SODALIZIO MAFIOSO

E passiamo a vedere qualcosa di più di quelle indagini, che scossero il Veneto (ne ho abbondantemente scritto negli anni sul Sole-24 Ore e su questo blog) e che consentirono alla Procura di Venezia di accertare l’esistenza di un’associazione per delinquere armata di tipo mafioso riconducibile al cosiddetto clan dei casalesi, orbitante intorno alla carismatica figura di Mario Crisci, coadiuvato da una ristrettissimo gruppo dirigenziale di cui Giuratti, secondo sentenza di primo grado, era parte.

Giuratti, secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti, era proficuamente impegnato nella sistematica e ben remunerata gestione illecita delle procedure finalizzate all’erogazione di crediti usurari a imprenditori in difficoltà economiche e, come se non bastasse, per chi “sgarrava” arrivavano le estorsioni, indispensabili alla riscossione forzosa dei crediti e alla spoliazione delle risorse aziendali. In altre parole: “ciao ciao” impresa.

Il gruppo criminale – che ha operato in Veneto (la sede logistica era a Padova) ma anche in Trentino-Alto Adige e in Sardegna – si è rifugiato dietro lo schermo dell’Aspide srl da gennaio 2009 ad aprile 2011, dedicandosi primariamente al prestito usurario e affiancando a questa attività gli abituali reati “satellite”: estorsione e altri reati violenti, oltre alla detenzione di armi.

Il sodalizio è però nato ancora prima, perché l’insediamento in Veneto di Mario Crisci e dei suoi complici risale secondo gli inquirenti al 2008. Il gruppo aveva operato inizialmente nel settore dell’evasione fiscale e della finanza illegale, proponendosi così agli imprenditori veneti in difficoltà che cercavano (presunte) facili scappatoie.

Ancora prima della costituzione della società Aspide srl nel giugno del 2009, il luogo di emersione del gruppo criminale di Mario Crisci fu, secondo la ricostruzione della Procura, la società Jta di Johnny Giuratti (dissoltasi poi in vari “cloni”) che servì da prima base logistica del “neo” sodalizio.

Secondo le ricostruzioni investigative e giudiziarie Giuratti beneficiò largamente dell’attività di Crisci sia individualmente (traendo ricchi emolumenti proprio dal farne parte) sia come imprenditore che fu un grado di risollevarsi economicamente ricorrendo all’evasione fiscale e alle false intestazioni societarie, che facevano parte della strategia di Mario Crisci.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • diego penolazzi |

    ogni mondo è paese

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