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Benzina col trucco (mafioso): un singolo distributore “taroccato” frutta a Cosa nostra fino a 150mila euro netti all’anno

Può sembrare marginale ma così non è.

Il capo della Procura di Palermo, Francesco Messineo, seduto il 17 marzo di fronte alla Commissione parlamentare antimafia, non usa perifrasi. «Attraverso le nostre indagini – ha spiegato in audizione – abbiamo individuato un’importante attenzione della mafia al settore, che può sembrare marginale, ma che tale non è, dei distributori di benzina».

Un profilo è quello dell’intestazione fittizia dei distributori a soggetti mafiosi, mentre la gestione è affidata a persone apparentemente esenti da pregiudizi penali o, comunque, con lievi pregiudizi, tali da non determinare alcuna conseguenza negativa. Un primo fattore di arricchimento, quindi, è il controllo di questo mercato attraverso personaggi perbene. «Soprattutto, però – ha affermato Messineoabbiamo individuato un contesto, arrivando a definirlo attraverso normali indagini svolta dalla Guardia di finanza sulla regolarità dell'erogazione della benzina, la cui partenza è stata abbastanza modesta, in tono minore: ci siamo resi conto che la distribuzione della benzina troppo spesso avviene in condizioni di irregolarità attraverso un semplicissimo meccanismo che può essere attivato con un semplice impulso e che trucca le colonnine della benzina segnando più benzina di quanta ne sia stata erogata, e quindi potendo locupletarsi della differenza. Questo è un semplice meccanismo che, ripetuto tante volte durante la giornata, i mesi e gli anni, può fruttare moltissimo».

Ebbene, sapete quanto può rendere un meccanismo illegale di questo tipo? Un solo distributore può rendere anche 150mila euro all’anno “puliti”. «Puliti per modo di dire», si è affrettato a specificare Messineo.

L’approfondimento sulla distribuzione dei carburanti è nata da una domanda puntuale del senatore Beppe Lumia (Pd) che aveva segnalato «la presenza straripante dei Giuliano» e voleva avere notizie sulle attività in corso della Dda e sui risultati raggiunti.
Come abbiamo visto Messineo non si è certo sottratto e ha risposto anche sulle “famiglie”. «Abbiamo individuato vari distributori riferibili alla famiglia Graviano. Si è fatto riferimento a Giuliano. C’è un contesto di soggetti direttamente mafiosi, appartenenti alle famiglie o, comunque, gravitanti in quest'ambito che sono detentori o gestori di fatto di numerosi di questi distributori», ha affermato il capo della Procura di Palermo.
Non sono mancate le riflessioni amare, nonostante molti siano stati i sequestri preventivi e la Procura sia abbastanza avanti con le procedure di rinvio a giudizio e di celebrazione dei dibattimenti. «Vi invito però a riflettere sul fatto che, tutto sommato – ha affermato Messineoè un'attività a costo vicino allo zero per la mafia, che sequestrare un distributore non significa recare un danno definitivo alla famiglia mafiosa. Un distributore, infatti, non è nulla, ma solo una superficie di terreno che può essere anche in affitto, le colonnine sono in comodato d’uso, a chiunque si presenti è concessa la fornitura della benzina. Sequestrato un distributore e sottratto alla famiglia mafiosa, nulla vieta di aprirne un altro in un’altra zona e di ricominciare. È un gioco a guardie e ladri che, ovviamente, ci impegna, ma abbiamo scoperto questi meccanismi».

QUI CASERTA

Ricordiamo che il 3 aprile, nell'ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli, i Carabinieri del reparto operativo-Nucleo investigativo di Caserta, hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di sei indagati e degli arresti domiciliari nei confronti di altri sette, tutti ritenuti responsabili, a vario titolo, di estorsione, concussione, illecita concorrenza con violenza o minaccia, calunnia, favoreggiamento personale, riciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso. Tra gli arrestati, Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e per anni leader di Forza Italia in Campania.
L’indagine ha consentito di ricostruire l’illecita attività di gestione di impianti di distribuzione carburanti svolta da tre società, alla quale sono interessati i fratelli Antonio, Giovanni e Nicola Cosentino. Gli indagati, con il concorso di dirigenti pubblici, funzionari regionali e del comune di Casal di Principe, nonché con la complicità di funzionari di una società petrolifera, si sono assicurati il rapido rilascio di permessi e licenze per la costruzione degli impianti, anche in presenza di cause ostative.
Gli stessi, attraverso un sistema di coercizioni a danno di amministratori e funzionari pubblici locali, hanno costretto il comune di Casal di Principe e la Regione Campania ad adottare atti amministrativi illegittimi per impedire o rallentare la creazione di altri impianti da parte di società concorrenti. Di estrema importanza, al fine della ricostruzione dei fatti, é stata la collaborazione della parte offesa, Luigi Gallo, titolare di una stazione di servizio in corso di costruzione in Villa di Briano, le cui dichiarazioni accusatorie hanno trovato ampi e significativi riscontri nelle investigazioni svolte dalla polizia giudiziaria.
La vicenda, tuttavia, ha formato oggetto anche di dichiarazioni di collaboratori di giustizia, l’approfondimento delle quali ha richiesto accertamenti particolarmente complessi che, partendo dall’acquisizione della documentazione riguardante l’apertura di due impianti di distribuzione, sia presso il comune di Casal di Principe (per quanto attiene i Cosentino) che presso il comune di Villa di Briano (per quanto riguarda Gallo) sono proseguiti con attività d’intercettazione e di ascolto sia della parte offesa che di coloro che, a vario titolo, avevano preso parte alle attività istruttorie relative al rilascio delle autorizzazioni richieste da Gallo e dai Cosentino.
r.galullo@ilsole24ore.com

P.S. Ricordo che, come ogni giovedi, sotto la testata online www.ilsole24ore.com c'è il mio spazio settimanale "ORA LEGALE" – Oggi parlo del Tribunale di Roma e della catalogazione dei beni confiscati alla mafia

  • riccardo fornasier |

    Buongiorno
    fa piacere che i vari corpi di polizia si impegnino per limitare sempre piu l attivita di queste organizzazioni di stampo vario. ieri sera le iene hanno mostrato come lavare il denaro nero attraverso una falla, voluta o meno questo non lo possiamo sapere, presente nelle slot machine.
    un giornale come questo uno se non l unico serio di questo paese non potrebbe occuparsi di questa situazione portandola all attenzione delle autorita competenti ?

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