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Armi chimiche siriane/ Un imprenditore del porto di Gioia Tauro, Antonino De Masi, si schiera con i sindaci e dice no alla nave

Nel giorno del silenzio – i 33 sindaci della Piana hanno infatti deciso di rimandare a domani la loro assemblea che, verosimilmente, sarà “virtuale” perché chiusa al pubblico e aperta alla Rete che metterà in collegamento i 33 consigli comunali dedicati alle armi chimiche siriane – un imprenditore rompe le consegne. Le rompe e scrive una lettera aperta che invierà ai sindaci (e che riproduco in questo post)

Si tratta di Antonino De Masi, che da una vita opera all’interno dell’area portuale e che da una vita è abituato a fare i conti (vive sotto scorta) con lo “stato nello Stato” che domina la Calabria, vale a dire lo strapotere della ‘ndrangheta.

E’ altresì abituato a fare i conti (ha innescato più processi lui di tutte le associazioni antiusura) con lo Stato che conta, vale a dire il potere bancario che opprime e schiaccia.

E’ infine abituato (è diventato più esperto lui di un principe del Foro) a fare i conti con il verme che buca la mela italiana, vale a dire la burocrazia. Più cerca di schiacciare quel verme e più quello rialza la capocchia e va avanti, alimentato dalla mela stessa (l’Italia) che ormai è definitivamente bacata (mai come in Calabria).

Il coraggio, dunque, non gli manca e in questa lettera che mi ha inviato e che invia ai sindaci si schiera con il “no” all’arrivo delle armi chimiche.

La pubblico volentieri e mi piacerebbe – qualora ci fosse – pubblicarne anche una contraria. Cioè chi dice “si” all’arrivo delle armi chimiche e perché.

Sarebbe un modo di tenere acceso il dibattito su una situazione intricata che, anche oggi, descrivo sulle pagine del Sole-24 Ore con un servizio che giunge dopo quelli scritti dall’inizio della vicenda.

Si vedano anche:

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/armi-chimiche-siriane1-il-sindaco-di-giffone-mai-vista-unassemblea-sui-traffici-della-ndrangheta-nella-piana-di-gio.html

https://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2014/01/armi-chimiche-siriane2-i-sindaci-fuori-dal-raggio-di-operazione-guidano-la-rivolta-contro-la-nave-seminara-cinquefrondi-e.html

r.galullo@ilsole24ore.com

LA LETTERA AI SINDACI

Scrivo  questa mia nota da cittadino ed imprenditore che vive ed opera nella Piana di Gioia Tauro, titolare di aziende collocate anche nell’area portuale, per far presente alcune mie considerazioni.

Ho avuto modo di leggere sui media l’evoluzione o meglio la sequenza delle notizie in merito all’arrivo a Gioia Tauro delle navi con il carico di armi chimiche provenienti dalla Siria e sono rimasto senza parole.

Sequenza che inizia con la diffusione della notizia della decisione del Governo di far arrivare nel porto di Gioia Tauro le navi con le armi chimiche siriane, seguita subito dopo – e quasi contestualmente – dalle dichiarazioni del governatore della Sardegna il quale ha affermato di essere riuscito a scongiurare l’attracco delle navi in Sardegna, attribuendosi il merito di aver salvaguardato l’ambiente e la salute dei cittadini sardi e le bellezze naturali della regione. Tutto ciò mentre il Governo affermava come la scelta fosse ricaduta su Gioia Tauro in quanto vi è maggiore possibilità di controllare le proteste.

Questa è stata l’evoluzione dei fatti ed in base a tali evidenze la mia reazione è stata quella di sentirmi una nullità, con una forte sensazione di vuoto assoluto e di rabbia e con l’amara consapevolezza  di essere un cittadino senza diritti e dignità. Mi sono venute in mente le figure di quei soldati che durante la prima guerra mondiale venivano mandati allo scoperto per verificare, al costo della loro vita, la gittata dei cannoni nemici, ridotti a carne da macello. Al di là degli annosi problemi della mia Regione e di quanto la Calabria ed i calabresi agli occhi dei tanti sono ormai solo un problema, francamente credo che ciò sia troppo, sia andato oltre il dovuto.

Come cittadino di una nazione Europea credevo di avere gli stessi diritti dei miei amici e colleghi che vivono ed operano al nord del Paese, pensavo di avere lo stesso diritto alla salute con ospedali che possano fornire le cure adeguate, lo stesso diritto all’istruzione con edifici scolastici degni di questo nome in cui i miei figli possano frequentare i corsi di studio con percorsi formativi comuni, pensavo di avere lo stesso diritto alle infrastrutture, strade e servizi, lo stesso diritto degli altri alla libertà ed alla tutela dei diritti della persona; ma così non è, e non so nel nome di cosa e perché, forse noi calabresi “siamo figli di un Dio minore”, non c’è altra spiegazione.

Per la stessa ragione dobbiamo quindi accettare supinamente l’arrivo delle navi con il carico di armi chimiche.

Mi sarebbe piaciuto che un governo serio ed autorevole affermasse di aver scelto la destinazione del porto di Gioia Tauro per l’adeguatezza della struttura, delle competenze e professionalità, ma ciò doveva essere supportato da azioni conseguenti che invece in questi anni hanno dimostrato il contrario, in quanto sono state chiare a tutti le scelte di investire nei porti del nord-ovest e del nord-est. Certamente i governi che si sono succeduti hanno dovuto e voluto pagare i giusti prezzi ad una classe politica capace di tutelare gli interessi di quei territori.

Qualora il metro del giudizio e gli elementi in discussione fossero quindi state le competenze e le capacità, da cittadino ed imprenditore che ha sempre vissuto nel rispetto delle regole e delle Istituzioni sarei stato ben felice di essere d’accordo con la scelta fatta, portando a termine questo compito e dimostrando a tutti di che pasta siamo fatti noi calabresi, ma se invece serviva e serve solamente un “sud del mondo”, un luogo sottosviluppato in cui la gente non protesta, dove scaricare le porcherie del mondo (come è sempre avvenuto, vedi terra dei fuochi e le presunte navi dei veleni), allora occorre dire un fermo NO, a noi non sta bene!

Comunque aldilà di quanto avverrà, nei prossimi giorni l’attenzione dei media del mondo sarà concentrata sulla nostra terra, quanto sarebbe bello far vedere a tutti ciò di cui siamo capaci e la triste realtà nella quale siamo chiamati a vivere ed operare. Far vedere le bellezze della nostra terra e dei suoi abitanti, mostrare la nostra cultura ricordando a tutti di essere stati la culla del mondo civile, far vedere la nostra ospitalità, approfittare insomma di questa “vetrina” che ci è stata “offerta” per gridare al mondo che siamo cittadini uguali agli altri, che siamo stati messi in ginocchio dalle angherie ed i soprusi della criminalità e di una classe politica indegna (anche grazie ai  nostri omertosi silenzi).

Quanto sarebbe bello se davanti all’ingresso del porto si potesse organizzare un evento, anche informale, che sia un momento di rivalsa, invitando tutta la stampa estera e nazionale ed i cittadini in primis, in cui far vedere la nostra ospitalità, la nostra cultura, la nostra storia e la bellezza della nostra terra, dicendo al modo: ecco chi siamo, ecco la nostra cultura, noi siamo questi!

Sarebbe un sogno se noi cittadini di questa martoriata terra ci riappropriassimo del ruolo di attori protagonisti del nostro futuro, assumendoci anche le nostre responsabilità, se alla protesta noi rispondessimo con una festa dell’orgoglio calabrese, se a quello che altri vogliono far vedere di noi, la puzza dell’illegalità dell’arretratezza, noi rispondessimo con i profumi della nostra terra e della nostra dignità.

Abbracciamoci ed uniam
oci al nostro porto per quello che è e potrebbe diventare, il luogo della speranza per i nostri figli, contribuiamo partendo qui, sapendo anche che ciò può essere una delle ultime possibilità, alla nostra rinascita.  Se questo fosse possibile sarei ben felice di contribuire attivamente a tutto ciò.

Antonino De Masi

  • Otello |

    G R A Z I E

  • Otello |

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    STO PIANGENDO, MA ANCORA DI PIU’ E’ IL MIO CUORE DI CONVINTO MERIDIONALE CHE PIANGE, SOFFRE, NON SI DA PACE; PER UNA “DIGNITA’ E ORGOGLIO”? CHE STIAMO SEMPRE DI PIU’ PERDENDO CHE NON AVREMO PIU’, UN PATRIMONIO CHE NONOSTANTE TUTTO, I NOSTRI NONNI I NS PADRI SONO RIUSCITI COMUNQUE CON FORZA A CONSERVARE E CONSEGNARCELO CON DIGNITA’ AMORE E LA CERTEZZA O SPERANZA CHE noi RIUSCISSIMO A MIGLIORARLO E TRASMETTERLO AI NOSTRI FIGLI???? MI VIENE IN MENTE “IL GIORNO DELLA MEMORIA” E HO IL TERRORE PENSARMI, PERSARCI DENTRO, ANCHE SE IN CHIAVE MODERNA. CON TUTTA LA FORZA CHE ABBIAMO DENTRO CALABRESI E MERIDIONALI TUTTI, DOBBIAMO CAMBIARE IL CORSO. NON E’ SOLO LA NAVE DEI VELENI CHE ABBIAMO L’OBBLIGO DI MONITORARE, SONO TANTE LE “PIETRE” DA SMUOVERE E RIMETTERE AL GIUSTO POSTO – PARLIAMO TANTO, A VOLTE ANCHE NEI LUOGHI E CON PERSONE SBAGLIATE, E QUESTO E’ CONSAPEVOLEZZA DI UN MALCONTENTO GENERALE. ALLORA S V E G L I A M O C I, E’ ORA DI MUOVERSI CONCRETAMENTE DI FARCI RISPETTARE DI RICONQUIOSTARE E VALORIZZARE LA NS TERRA E RIPRISTINARE LA NS DIGNITA’. DIAMO MODO (UNICO) A CHI CI GUARDA DI DIRE DI NOI CON RISPETTO E RIGUARDO. MA ANCORA DI PIU’ DIAMO LA POSSIBILITA’ AI NS FIGLI DI PENSARE E PARLARE DI NOI CON ORGOGLIO E CON LO STESSO ORGOGLIO DI AFFRONTARE IL FUTURO CON LA SPERANZA CHE MERITANO
    Scritto da: Otello |

  • bartolo |

    davanti al porto di gioia tauro i calabresi poveri e onesti dovrebbero inchinarsi al cospetto del governo e ringraziarlo per il trattamento da sudditi loro riservato. talmente sudditi da averci fatto conoscere al cospetto del mondo intero quali pericolosi ndranghetisti con tentacoli in ogni posto del mondo, capaci di uccidere e bruciare bambini di tre anni, giovani diciottenni, in gruppo, fino in germania; e, persino, di cibare maiali con materiale umano ancora vivo.
    magris, per questo, ci augura ( sarei mafioso per i giudici) le fiamme eterne dell’inferno. a lui non auguro assolutamente di finire sotto le dotte mani nordiche del primario chirurgo scarcerato qualche giorno fa dopo una condanna a sedici anni per aver, tra gli altri assassinii perpetrati, strappato un polmone, uccidendola, ad una povera madre. il tutto, operazioni su pazienti in perfetta salute, al sol fine di frodare la sanità nordica.

  • Anna |

    Il dialogo istituzionale
    La lettera di Antonino De Masi è la risposta legittima a tutti gli intellettuali, giornalisti, twitteriani e facebookiani che ci fanno la morale da giorni, che ci spronano ad accettare le armi chimiche, perché se proprio dobbiamo ribellarci, dovremmo farlo prima contro la criminalità, ecco a De Masi non possono dire nulla. Ma non possono dire nulla nemmeno a coloro che temono un attacco al Mediterraneo. Il problema non è solo il passaggio da Gioia Tauro, ma soprattutto lo smaltimento delle armi chimiche al largo del Mar Jonio. (http://www.bbc.co.uk/news/world-25755767?SThisFB&fb_source=timeline&ref=profile#_=_)
    Per quanto riguarda il passaggio, prima il Ministro Lupi dalla sua pagina (http://www.mauriziolupi.it/approfondimento-sostanze-chimiche-dalla-siria-a-gioia-tauro/#.Ut6xlGQuI6V ) e poi il Presidente Letta, all’incontro con i sindaci calabresi, non hanno proprio convinto con le loro rassicurazioni, la prima fra tutte: il “trasbordo avverrà in mare”, come dicono gli esperti, questo è peggio ed è più pericoloso. Non ci siamo nemmeno con le quantità, i massimi quantitativi trasbordati da nave a nave a Gioia Tauro non hanno mai superato le 29.802 tonnellate in un anno. Poi ci sono le ore dell’operazione: per i portuali 7, per Lupi 48, per il direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu, minimo 24 ore. “A sua insaputa” Scopelliti invece non ne sapeva niente (intervista a La7), ma ora si sente tranquillo, dopo il dialogo istituzionale con il compagno di partito Lupi.
    Distruzione armi in mare
    Nel Mediterraneo, davanti allo Jonio, mare dei Bronzi di Riace, si svolgerà il primo dei due smaltimenti di armi chimiche siriane, si tratta “della più importante operazione di disarmo degli ultimi 10 anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Emma Bonino. Dove? Qui. Non è coinvolta solo la Calabria, il Mediterraneo è l’Italia. Altri paesi si sono opposti, noi no. È un’altra decisione scellerata che mette in pericolo le risorse ambientali italiane, già oltraggiate dalla criminalità e dalla politica, vedi la “Terra dei Fuochi”. Il nostro mare, che dovrebbe diventare Sito Patrimonio dell’Umanità, sarà ridotto a una discarica pericolosa.
    Ci sono troppi dubbi, non è un rischio che noi calabresi e italiani dovremmo correre così, anche per la tipologia geologica del territorio. Ma perché non hanno scelto la terraferma lontana dai centri abitati? Hanno optato per il Mediterraneo, un mare chiuso, con un’operazione che durerà due mesi.
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-14/le-armi-chimiche-assad-saranno-distrutte–mediterraneo-passeranno-un-porto-italiano-ecco-come-avverra-operazione-214535.shtml?uuid=ABjuKmp&p=2
    Nel suo “Diario di bordo” la corrispondente estera della BBC, Anna Holligan, parla delle esercitazioni di bordo della nave norvegese (non dovrebbero riguardare anche i cittadini coinvolti?) http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-25547203 … La giornalista prima è stata invitata a seguire le operazioni sulla nave, poi all’improvviso è stata mandata via con gli altri colleghi, senza spiegazioni convincenti.
    È giusto sostenere le battaglie degli altri paesi, ma anche difendere le ragioni e la tutela del proprio territorio e del proprio futuro. Si è capito, non sono d’accordo.

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