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Lei non sa chi sono io! Viva l’(ex) onorevole Marilina Intrieri che sfida l’ipocrisia pretendendo il titolo onorifico

Amati lettori se vivete fuori dai confini calabresi e non avete letto il Corriere della Sera che ne ha doverosamente amplificato gli effetti a livello nazionale, vi sarete presumibilmente persi l’ennesima follia calabra.

Riassumo in pillole essenziali: il Garante per l’infanzia della Regione Calabria, Marilina Intrieri, ha rispedito una lettera al mittente (la prefettura di Crotone) perché questo organo di Stato non le aveva attribuito il titolo di ”onorevole”, essendo stata deputata per l’Ulivo dal 2006 al 2008.

Senza quella premessa faticosamente sudata sul campo – “onorevole” – Intrieri non si degna di dialogare con chicchessia (solo epistolarmente o anche, che so, telefonicamente o de visu? E chi lo sa?). Punto e a capo.

La lettera – venuta la scorsa settimana allo scoperto e chi la vuol leggere può andare su www.corrieredellacalabria.it – ha scoperchiato i più incredibili istinti politici.

Su tutti svetta, a mio modesto avviso, quello del presidente del consiglio regionale, Francesco Talarico che ha invitato cortesemente ma fermamente Intrieri a farsi da parte e abbandonare il suo posto di Garante che – evidentemente – per il sol fatto di volersi veder riconoscere un titolo dovuto, non dà più garanzie.

LEI NON SA CHI SIAMO NOI!

«Le dimissioni sarebbero un gesto importante e consapevole ed eviterebbero, al consiglio regionale – ha specificato Talaricodi avviare la verifica sulle procedure per la revoca dell’attuale Garante, per poi procedere con un nuovo incarico».

Detto in altre parole: al “Lei non sa chi sono io” postposto alla Prefettura da Intrieri, Talarico le ha ribattuto con un “Lei non sa chi siamo noi”, minacciandola – non si sa bene su quali basi di mancato rapporto fiduciario o inesistenti ipotesi di reato o i pur semplice infrazione – di “dimissionarla”.

Intrieri – per niente intimorita in una terra che fa del “a chi appartieni” uno stile di vita – ha risposto per le rime. Dopo aver snocciolato le attività svolte e la sordità del consiglio regionale alle sue pressanti richieste di incontri, ha chiuso così la replica: «Non posso far altro, pertanto, che respingere, con sdegno, l’invito a dimettermi dall’incarico. Alla luce di quanto sopra chiedo al presidente del consiglio regionale di ritirare le gratuite insinuazioni espresse nei miei confronti, nonché l’inopinato invito rivoltomi a rinunciare all’incarico di Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Calabria».

Prendi e porta a casa.

Soltanto quel senso innato dei politici calabresi all’autoconservazione che li porta a mordere il “nemico” senza mai fare male, ha consentito a Intrieri di tenere alla larga dalla sua replica edificanti e recentissimi episodi del consiglio regionale che hanno visto lo stesso peritarsi in esercizi di altissimo equilibrismo circense per non prendere posizione o effettuare voli pindarici o ancora esporsi al senso del ridicolo su consiglieri arrestati, indagati, rinviati a giudizio e financo condannati per fatti gravissimi. Ma, del resto, questo accadeva anche con i consigli regionali precedenti e dunque non era il caso di sottilizzare…

«La classe dirigente e politica di questa regione – ha affermato Talaricodeve rimboccarsi le maniche e lavorare con concordia, concretezza e umiltà, senza dimenticare mai di avere il dovere di porsi, sempre, al servizio esclusivo dei cittadini, in particolare dei più deboli, degli indifesi e degli emarginati, evitando atti e gesti che possono dar vigore al sistema dell’antipolitica. La Calabria è terra di intelligenze, di nuove generazioni colte e preparate, di aspettative e speranze di cambiamento. Abbiamo bisogno che l’opinione pubblica nazionale abbia queste percezioni positive». Percezioni positive che nel caso dell’affaire Rappoccio, solo per ricordare l’ultimo episodio, i calabresi e gli italiani hanno ampiamente vissuto.

VIVA INTRIERI

Fin qui la cronaca che – se non fosse vera – parrebbe inventata. Ma in Calabria si inventa tutto.

Il tema di fondo è però: fa bene Intrieri a resistere o va sostenuto il resto del mondo politico calabrese uscito coraggiosamente allo scoperto, armi dialettiche e amministrative in pugno, per eliminare il pericolosissimo Garante per l’Infanzia?

Mi schiero apertamente: fa bene Intrieri a resistere. Fossi in lei mi barricherei nella sede del Garante, farei scorta di viveri e batterie telefoniche satellitari, per sopravvivere e dialogare a lungo con il mondo esterno. E fa bene a resistere non perché abbia ragione nella sostanza (per carità di Dio!) ma perché ha ragioni da vendere sui principi che regnano in terra calabra e perché – non dimentichiamolo – la sua caduta di stile (a dir poco) nulla ha a che vedere con la bontà (o meno) del suo lavoro, che è e deve restare l’unico metro di giudizio per le sue attività. Solo se quella lettera altezzosa (o altre a noi sconosciute) avesse rallentato, intralciato o peggio ancora ostacolato le funzioni e l’attività del suo ufficio, allora diventerebbe discriminante nel giudizio.

Sia ben chiaro dunque – non ci sarebbe bisogno di ribadirlo ma anche in Calabria la mamma degli idioti è sempre incinta e dunque è bene purtroppo sottolinearlo – Intrieri ha sbagliato all’ennesima potenza. Quella richiesta di vedersi riconoscere il titolo di “onorevole” la trovo quanto di più lontano e disdicevole si possa immaginare. Non voglio andare oltre perché è chiaro.

Ma…Ma in una terra come la Calabria dove sulla porta di casa e sui citofoni prima dei cognomi spiccano i titoli veri, presunti o ridicoli che ciascuno può vantare (“dott.”, “M.llo capo”, “Ing”, “Prof.ssa in discipline motorie” “Cav” “Mago”, etc etc”) e in cui le presentazioni sono sempre precedute da “Questo è il presidenteSua eccellenzail grande dottoreil re del foroil miglior architetto…etc etc etc”, è sacrosanto difendere con le unghie e con i denti un titolo che al Sud è come un diamante: è per sempre. Un diamante che non si indossa con discrezione, no! Lo si esibisce come un trofeo, con spavalderia e pacchianeria! Insomma: “io so io e voi chi cazzo siete?” come diceva il Marchese del Grillo mirabilmente interpretato da Alberto Sordi.

E il malcostume di fregiarsi di titoli che addirittura sono inventati di sana pianta viene proprio dai consiglieri regionali. Non solo quelli calabresi, ma tutti. Chi può scagliare la prima pietra in Calabria (e non solo)?

TRECCANI E CAMERA

Se consultate – come ho fatto iowww.treccani.it leggerete che “onorevole” «In Italia (e in altri paesi a regime parlamentare, per calco dell’ing
lese
the honourable), è titolo attribuito ai membri del Parlamento, deputati e senatori (abbreviato di solito in on.)».

E’ davvero così? Nessun altro si fregia ingiustamente del titolo di “onorevole?

Il 3 dicembre 1998 i deputati Rossetto, Cimadoro, Del barone, Fei, Filocamo, Galeazzi, Domenico Izzo, Lento, Lucchese, Marinacci, Marotta, Martino, Masiero, Matacena, Mazzocchin, Michelini, Ostillio, Piva, Riccio, Rivolta, Saraca, Tarditi e Gaetano Veneto presentarono alla Camera dei Deputati la proposta di legge (abortita) n. 5489 con la quale chiedevano di modificare l’articolo 18 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, in materia di diritto al titolo di «onorevole».

L’articolo 18 è quello in materia di «Divieto di attribuzione di talune prerogative e titoli ai consiglieri regionali» e così recita: «Ai membri dei Consigli regionali non possono essere attribuiti con legge della Regione prerogative e titoli che per legge o per tradizione siano propri dei membri del Parlamento o del Governo».

LA RATIO

Da brivido la presentazione per l’Aula della proposta di legge. Leggetela con me: «ONOREVOLI COLLEGHI ! (Le maiuscole sono originale e suonano come un monito all’insegna del “noi sappiamo chi siamo…” ndr) — La presente proposta di legge propone un intervento volto a limitare l’uso del titolo di «onorevole » ai soli componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

Il titolo di «onorevole» ebbe origine all’epoca in cui il mandato era gratuito e rappresentava un segno di riconoscimento dei membri delle due Camere legislative eletti dal popolo.

Nell’uso corrente il termine «onorevole» si è diffuso anche al di fuori dell’ambito parlamentare: di questa prerogativa onorifica si avvalgono spesso, infatti, anche alcuni consiglieri comunali, provinciali e soprattutto, regionali, nella professione e nella vita privata, nonostante l’articolo 18 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, ne vieti l’attribuzione a questi ultimi con legge regionale.

La ratio della presente proposta di legge, che modifica l’articolo 18 della citata legge n. 62 del 1953, è quella da un lato di tutelare una prerogativa che per sua natura e` connessa alla condizione di parlamentare, dall’altro di evitare di ingenerare nella pubblica opinione confusione sui diversi ruoli ricoperti e, soprattutto, fuorvianti convinzioni circa i compiti che i soggetti istituzionali sono chiamati a svolgere nell’esercizio delle loro funzioni».

IL TESTO

Insomma basta con gli “abusi”! E così – anziché cancellare il termine “onorevole” come pure alcune forze politiche e singoli parlamentari hanno tentato di fare anche nel recente passato, visto che gratuita oltretutto la carica non è più, ma ben retribuita – gli “onorevoli colleghi” che hanno tentato di fare? Stoppare quei bricconi di consiglieri – soprattutto regionali – che ingeneravano confusione nell’opinione pubblica. Spettacolare!

E dunque ecco il nuovo articolo 1 proposto nel 1998: «1. L’articolo 18 della legge 10 febbraio 1953, n. 62, e` sostituito dal seguente: «ART. 18 – (Divieto di attribuzione di talune prerogative e titoli ai consiglieri regionali, provinciali e comunali) – 1. Il diritto al titolo di “onorevole” è prerogativa onorifica dei soli componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica.

2. I membri dei consigli regionali, provinciali e comunali non possono avvalersi nei rapporti verbali, epistolari e nelle occasioni pubbliche dell’appellativo di “onorevole”.

3. Non possono essere attribuiti con alcun provvedimento ai membri dei consigli regionali, provinciali e comunali prerogative o titoli che spettano per legge o per tradizione ai membri del Parlamento o del Governo».

(A)MORALE DELLA FAVOLA

Ora, in Calabria, quanti consiglieri regionali (solo per circoscrivere il campo a coloro i quali usufruirebbero più di altri di titoli non dovuti) quando firmano anche un semplice comunicato stampa o si fanno precedere dalla segreteria al telefono o ancora fanno vergare il proprio nome e cognome su un manifesto politico, fanno a meno dell’appellativo di “onorevole”? Gli esempi si sprecano: qualcuno ha mai protestato o chiesto le loro dimissioni? E quanti, anche in Calabria fanno, generalmente, a meno di anteporre la propria qualifica o il proprio titolo di studio – in atti ufficiali o anche solo verbalmente – per strappare quel “respiro” che faccia in modo di far comprendere all’interlocutore che, anche in Calabria, sono tutti uguali di fronte alla legge e al Signore ma qualcuno è…più uguale dell’altro? Quel “respiro” che serve a saltare una coda o a vincere un concorso.

Per questo – al bando l’ipocrisia di chi vuole coglierla con le mani nella marmellata per un titolo che in Calabria non si nega a nessuno figuriamoci agli ex sempre in corsa per una poltrona – cara Intrieri (mi permetta il “cara” anche se non l’ho mai vista e conosciuta in vita mia) resista, resista e resista.

Onorevole Intrieri…mi faccia il piacere. Sono pronto a paracadutarle viveri e telefoni satellitari sul tetto della sede del Garante per l’Infanzia.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Gianmaria |

    Articolo ilare e nello stesso tempo rispettoso, ma soprattutto ben argomentato. Quello che sconcerta è che anche i nostri europarlamentari si autodefiniscono “onorevoli” sollevando ironie di cui proprio faremmo a meno. Inoltre Lei avrà certo notato che nei collegamenti tv con la Camera mettono, in sovrimpressione, On. prima del nome del deputato che sta parlando…
    Ma ci facciano il favore, ci facciano.

  • bartolo |

    condivido appieno, galullo. e aggiungo: è veramente triste constatare che la classe politica calabrese, in perfetta sintonia con quella dirigente, e “dominante” si trova in perenne posizione di ATTENTI!!! al cospetto dei prefetti, che non intendono assolutamente pronunciare loro la parola RIPOSO!!!
    p.s.
    mi arruolo pure alla lotta di resistenza in supporto all’on. intrieri.

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