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La Regione Calabria soccorre De Masi: lettera al Viminale, corsia per la Cig e incontro al ministero del Lavoro – Il 4 tutti in prefettura

La Regione Calabria salta sul carro di Antonino De Masi, l’imprenditore della Piana di Gioia Tauro che – a meno di risposte certe dal Commissariato straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura – dal 10 luglio lascerà a casa 101 dipendenti.

Ieri, con un’insolita convocazione a mezzo stampa, l'assessore regionale al Lavoro, formazione professionale e politiche sociali, Nazzareno Salerno, ha convocato per oggi alle 10 l’imprenditore a Catanzaro. «Ritengo indispensabile – ha spiegato ieri Salernoascoltare De Masi per comprendere fino in fondo una vicenda che rischia di trasformarsi in un vero problema sociale».

Meglio tardi che mai è così sono giunte le prime risposte: la Regione Calabria scriverà una lettera al ministero dell’Interno per sollecitare un intervento (ma l’unico possibile è l’erogazione del fondo di solidarietà così come riconosciuto da ben 14 sentenze tra Tar e Consiglio di Stato) e, nell’immediato, creerà una corsia privilegiata in Regione per la domanda di Cig per alcune aziende del Gruppo De Masi.

Infine il terzo atto: domani, 3 luglio, una rappresentanza della Regione Calabria dovrebbe incontrare a Roma il sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociale, Jole Santelli che, essendo calabrese anche lei quantomeno non dovrebbe cascare dal pero quando gli sarà rammentata per l’ennesima volta (sfido infatti qualunque politico calabrese a non conoscere da anni la situazione di De Masi) la tragedia che sta per consumarsi nella Piana di Gioia Tauro a causa della ventilata chiusura di alcune attività produttive dell’imprenditore di Rizziconi (Reggio Calabria).

Intanto poche ore fa la Prefettura di Reggio Calabria ha convocato per dopodomani, 4 luglio, alle 17, i sindacati, proprio per affrontare il difficile nodo. Sarà curioso capire cosa accadrà in prefettura alla luce del fatto che la notizia più attesa, in realtà l'unica – vale a dire lo sblocco del fondo – dovrà essere comunicata a De Masi (anche lui presenzierà all’incontro) ed è difficile ipotizzare (anche se sarebbe benvenuta) una “carrambata” nel corso della quale il prefetto di Reggio Calabria annunci a tutti che entro il 10 luglio arriverà il 50% del fondo ed entro fine agosto la rimanente quota. Ma la speranza è sempre l'ultima a morire.

Intanto tutti si sono allertati.

CONFINDUSTRIA

Il presidente di Confindustria Calabria, Giuseppe Speziali affida ad un comunicato stampa il proprio intervento: «Il grido di dolore e la vicenda di Nino De Masi sono davvero emblematici di come (non) funziona il nostro Stato. Un imprenditore coraggioso che non ha avuto paura di aprire importanti contenziosi con pezzi forti del potere economico come le banche e, nello stesso tempo, combattere con sagacia il crimine organizzato e la ‘ndrangheta. Un uomo che solo per le sue battaglie di legalità e giustizia dovrebbe essere portato come esempio non soltanto di “buon imprenditore” ma di calabrese onesto ed operoso. Battaglie che lo hanno fortemente esposto sul piano imprenditoriale ed umano. Battaglie che oggi vengono rese inefficaci da lungaggini burocratiche, interpretazioni e decisioni relative all’applicazione degli strumenti antiusura a dir poco schizofreniche e paradossali.

Non bastano le ripetute sentenze favorevoli né i sette anni trascorsi ad attendere invano: cosa deve ancora succedere, dopo i colpi di kalashnikov, perché si possano far valer i propri diritti e vedere coronati gli sforzi e la lealtà di essere sempre stati dalla parte giusta?

E’ una domanda che, al momento almeno, non ha risposta e che invece dovrebbe averla “forte e chiara”!»

CGIL

Nino Cosentino, segretario generale della Cgil della Piana di Gioia Tauro ha invece fatto ricorso ad una lettera aperta.

«Carissimo Nino De Masi – si legge nella missiva – la lettera inviata alle Oo.Ss. e alle Istituzioni evidenzia, se ce ne fosse bisogno, le difficoltà non solo economiche in cui versano le sue aziende ma anche lo stato di prostrazione di un imprenditore che da anni fa impresa onestamente e con proprie capacità finanziarie. Nonostante le diverse intimidazioni subite nel corso degli anni Lei ha sempre continuato nell'attività con coraggio e tenacia, dimostrando una straordinaria passione civile e una tenace resistenza e volontà di continuare e non arrendersi alla tracotanza intimidatrice della 'ndrangheta. Ed ha ricevuto, per ultimo nella catena umana promossa da Libera lo scorso 3 maggio, un forte sostegno ed una evidente solidarietà da parte dei cittadini onesti della Piana, dei sindacati e delle associazioni. Ed in quella occasione il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Cafiero De Rao, Le ha espresso parole forti ed importanti corroborate da fatti concreti che si sono sostanziati, qualche giorno dopo, nella scorta a salvaguardia della sua persona.

Certo, questo è solo un aspetto, pur importante, che riguarda la sicurezza sua personale. Ma oggi Lei chiede giustamente altro. Rivendica il diritto, per altro riconosciuto da pronunciamenti del Tar, di potere accedere a prestiti bancari in grado di sostenere le sue attività di imprenditore.

Già il sindacato unitario di categoria ha fatto richiesta urgente di convocazione dal Prefetto di Reggio Calabria. E, Le posso garantire, faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità,  per il ruolo e la funzione che esercitiamo, per sostenere le sue richieste ed il suo sforzo.

Ma dobbiamo farlo creando un grande fronte unitario perché coloro che vogliono colpire chi intraprende con serietà e onestà hanno l'obbiettivo di isolare e di emarginare. Le Istituzioni dello Stato democratico, come ha già dimostrato il Procuratore della Repubblica di Reggio, devono continuare nella propria azione anche con altri atti concreti. Per questo ritengo che bisogna interessare di questa vicenda, oltre al Ministero dell'interno, anche il Presidente della Giunta Regionale che può e deve intervenire con energia.

Appunto per queste ragioni, e con questa consapevolezza,  Le chiediamo, pur nella difficoltà del momento, di rivedere la sua decisione di avvio delle procedure di chiusura degli stabilimenti e di licenziamento dei lavoratori.

È necessario resistere. È vitale, caro De Masi, resistere. Il sindacato la sosterrà convintamente e con serietà in questa battaglia di civiltà per l'affermazione della democrazia, dei diritti e della giustizia».

LA POLITICA

Infine, dopo l’interrogazione del 27 giugno della senatrice del Pd Doris Lo Moro e l’imminente interrogazione della parlamentare del M5S Dalila Nesci, è intervenuta l’ex membro della Commissione parlamentare antimafia Angela Napoli che da sempre segue l’evoluzione dell’imprenditore.

«Da anni ho seguito l'attività imprenditoriale della famiglia De Masi di Rizziconi – si legge nel comunicato stampa scritto come presidente dell’associazione Risveglio Idealee, in particolare, ho apprezzato sempre il coraggio di Antonino De Masi fin da quando, da solo, pur operando nella Piana di Gioia Tauro, territorio ad alta densità mafiosa, ha osato intaccare il "potere" delle banche del Sud ed i loro tassi usurai.

Ritenevo che il coraggio di Antonino De Masi, quasi sempre vittorioso su banche e 'ndrangheta, gli avrebbe garantito tutto ciò che è previsto dalla Costituzione Italiana e sancito dalla legge, supportato, peraltro, da un'ultima e 14° sentenza del TAR: un mutuo antiusura, che avrebbe dovuto essergli erogato fin dal 2006, utile a far proseguire l'attività delle sue aziende in un territorio che registra il più alto tasso di disoccupazione. Ed invece a tutt'oggi nulla, nonostante i sacrifici economici ai quali si è da anni sottoposto Nino De Masi, pur di non licenziare un centinaio di lavoratori!

Trovo davvero assurdo che in Italia. e nel Mezzogiorno in particolare, venga meno la tutela di quegli imprenditori onesti, i quali, pur in presenza di una 'ndrangheta pervasiva (soltanto due mesi fa erano stati sparati 44 colpi di khalashnikov contro l'azienda di Antonino De Masi a Gioia Tauro), trovano forza e coraggio per rimanere onesti e garantire lavoro».

Dalila Nesci, del Movimento Cinque Stelle, ha scritto al ministro dell’Interno Angelino Alfano. Nella sua lettera al ministro dell’Interno, la parlamentare scrive: «La situazione che si è determinata è paradossale. De Masi è costretto a cessare le attività d’impresa non per una crisi aziendale, bensì perché non vi è organo che ne renda effettive le ragioni sancite in giudizio».

Nesci ha dunque sottolineato al ministro Alfano: «Ci troviamo, perciò, a un bivio: o lo Stato s’attiva subito, garantendo a De Masi quanto gli spetta per legge e per diritto, oppure si vanifica ogni discorso sulla tutela del lavoro, dell’impresa e dei lavoratori; sulla difesa della legalità, dell’impegno antimafia e del coraggio civile – specie in una terra come la Calabria, oppressa dal crimine mafioso».

Chiedendo l’immediato intervento del ministro Alfano perché all’imprenditore De Masi sia garantita la necessaria, dovuta liquidità, Nesci ha scritto che, in caso contrario, «il pericolo è che passi un segnale terribile, per la Calabria e per tutti quei territori e figure che lottano per affermare i princìpi e le regole dello Stato democratico».

E mentre il conto alla rovescia segna appena 8 giorni prima dell’avvio delle procedure di blocco delle attività e licenziamento dei dipendenti, non resta che attendere quali novità arriveranno domani, 3 luglio, anno domini 2013.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • Giancarlo Porcini |

    CONFINDUSTRIA,..ARTIGIANI,.. IMPRESE,.ORDINI PROFESSIONALI,.. DEVONO AGIRE ALL’UNISONO PER DENUNCIARE LA PRESENZA DELLA MAFIA ALLE ASTE GIUDIZIARIE IN MOLTI/TUTTI I TRIBUNALI DELLO STATO,.. LO STATO DEVE INTERVENIRE AD HORAS SOSPENDENDO LE ESECUZIONI BASATE SU SIMULAZIONE DI REATO, E POI AIUTARE TUTTI I CITTADINI A RICOSTRUIRE LA PROPRIA ATTIVITA’,…. LA GIUSTIZIA SI E’ SUICIDATA NELLE AULE DELLO STATO E LA COSTITUZIONE NON RIESCE PIU’ A PROTEGGERE LE MINORANZE ! !!
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