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Il consigliere Chizzoniti scrive a Cafiero De Raho: «Giri la tenebrosa pagina della Giustizia calabrese, non tema i bazooka ma la delegittimazione»

Il presidente della Commissione speciale di Vigilanza e controllo del consiglio regionale calabrese, Aurelio Chizzoniti, non le manda certo a dire.

È un calabrese “sbagliato” (la capoccia è si dura come da stereotipo ma a differenza, in particolar modo, delle generazioni successive alla sua non si piega per dire signorsì) ma è soprattutto un politico “sbagliato”.

Non capisco e non capirò mai cosa ci faccia con il centrodestra di Ciccio-Peppe Scopelliti anche se è vero che in Calabria i colori e le maglie si mischiano e si scambiano come al termine di una partita di calcio. E anche se è vero che il centro-sinistra calabrese invita ad avvicinarsi al suo desco con la stessa golosità che può ispirare una fetta di torta rancida.

È un avvocato tostissimo ma quello che mi piace è che non ha paura di dire quello che pensa. Giusto o sbagliato che sia, ovviamente, ma garantisco che in terra di Calabria avere il coraggio di dire ciò che si pensa non “dopo”, con ipocrita e delinquenziale atteggiamento (sport che adesso a Reggio è praticatissimo nei confronti del neo procuratore) ma “durante”, è dura.

Ma soprattutto Chizzoniti è tra quelli che non ha paura di andare oltre e mettere nero su bianco quello che pensa (si pensi, tanto per dirne una, al caso FinCalabra di cui i giornali locali sono pieni).

Ebbene ieri – mentre ero alle prese con un pezzo di ripresa sul Sole-24 Ore dell’affaire Belsito – mi piomba nella casella postale una sua mail preceduta da questa annotazione: «Preg.mo Dott. Galullo, Le trasmetto copia integrale della lettera già inviata al Dott. Cafiero per informarlo in ordine alla cornice ambientale che accompagnerà spero ben altre interpretazioni dell’amministrazione della Giustizia. Mi permetto segnalarLe che l’indennità corrisposta ai consiglieri regionali calabresi (me compreso) non è 5.100,00 euro, bensì 6.800,00 euro omnicomprensivi. Personalmente percepisco 8.200,00 euro perché esercito le funzioni di Presidente della Commissione Speciale di Vigilanza e Controllo. Con riferimento alla giungla burocratica sto cercando di approfondire se gli stipendi ex ante ancorati a quelli dei consiglieri regionali a seguito della radicale riduzione degli stessi (da circa 14.000,00 euro a 6.800,00 euro al mese) siano stati adeguati alla rimodulazione riduttiva legiferata sin dal dicembre 2012.

Con la stima di sempre».

Minchia Signor Tenente: «…ben altre interpretazioni della Giustizia…». Ma su questo ora torneremo.

Trovare inoltre uno che spiattella buste paghe e privilegi è come cercare un ago in un pagliaio, se oltretutto te lo mette per iscritto e lo accompagna con riflessioni su battaglie future, beh che dire…tanto di cappello!

Prima che gli imbecilli – le cui madri sono sempre incinte – pensino che io abbia motivi particolari per dare spazio a Chizzoniti su questo umile e umido blog non solo dico urbi et orbi che neppure lo conosco personalmente ma agli stessi…”orbi”, dico che lo stesso spazio (anche di più) lo darei a chiunque altro avesse le palle di fare e scrivere ciò che fa Chizzoniti, uno che va controcorrente e non si è piegato alle correnti del pensiero unico che a Reggio, per anni, hanno dettato legge più di quelle dello Stretto di Messina! Lo stesso spazio (e anche di più) lo darei a chiunque la pensasse in maniera opposta a quella di Chizzoniti, perché questo umile e umido blog è un agorà dove si esercita la democrazia dialettica che compete alla libera stampa e non la censura che si addice ai sistemi mediatici totalitari.

Sapete che per anni ho combattuto il pensiero unico calabrese e sono andato controcorrente anche nei confronti di una Giustizia abile a dare la caccia agli ‘ndranghetisti (spesso di seconda o terza fila) ma incapace di svelare a mio modesto avviso quei “sistemi criminali” che un pm palermitano, Roberto Scarpinato, nel 1998 indicò alla Calabria e all’Italia intera come la terra da battere. Mi spiace ma, con tutto il rispetto che si deve, la dittatura del pensiero unico non fa per me: preferisco pensare e sbagliare con la mia testa. E preferisco sbagliare quando penso che il capo della ‘ndrangheta calabrese non sia Don Mico Oppedisano ma un direttorio nel quale siedono servitori infedeli dello Stato, politici costruiti a tavolino, professionisti cresciuti all’ombra dei vari De Stefano & C e ‘ndranghetisti.

Chizzoniti sarà – come qualcuno mi suggerisce perché a Reggio c’è sempre qualcuno che è più furbo e intelligente dell’altro – anche una vecchia volpe della politica calabrese, un marpione dalle sette leghe ma la mia risposta è sempre la stessa: e chissenefrega! Le persone si giudicano dai fatti e dagli atti e a me basta leggere ciò che ha scritto sull’”affare Cisterna” (anche nella lettera a Cafiero De Raho, con parole pesantissime sulla vicenda) per dire che a Reggio uno come lui è un animale raro. Magari le stesse menti raffinatissime che in passato mi hanno additato come “manovrabile” da un avvocato a me sconosciuto e che dunque per me rappresenta il “nulla eterno”, troveranno ora il modo di pensare (e perché no, scrivere in una dettagliata informativa) che con Chizzoniti facciamo parte dello stesso manipolo di oscuri manovratori che si scagliano contro la Giustizia, quella “vera”. Me lo auguro, per Dio, ah se mi auguro che qualcuno provi anche solo a pensare che non altri se Nostro Signore siano in grado di guidare i miei pensieri e sostenere la mia schiena dritta!

Andatevi a leggere – fuori dai confini calabresi, visto che i media online ieri ne hanno già scritto e visto che verosimilmente altri questa mattina ne scriveranno – cosa ha il coraggio di mettere nero su bianco questa “vecchia volpe” della politica in una missiva spedita al neo Procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho.

Ve lo elenco sinteticamente, in modo da evitare ai pigri la lettura integrale (che ha molti altri spunti):

1) La gestione giudiziaria che si è chiusa «resta una delle pagine più tenebrose della storia giudiziaria reggina».

2) citando il pm Giuseppe Lombardo che, non a caso, è rimasto solo e isolato per molto tempo nella lotta ai “sistemi criminali”, rammenta che si può parlare «di non indagini da parte di una Procura che “di fronte al potere politico si è spesso girata dall’altra parte”».

3) per descrivere quello che in molti sostengono da anni – ovvero una Procura spaccata all’interno – oltre a ricordare le recenti visite notturne negli archivi della Dda, rammenta che nel passato recente, con protagonista involontario il pm Nicola Gratteri, «…la Procura si è autointercettata!». Come se non bastasse in appena 10 mesi la Procura generale ha «attivato per ben due volte l’Istituto dell’avocazione».

E qui metto un primo punto perché ancora la critica di Chizzoniti – ciascuno è libero di formarsi una propria opinione – non
ha espresso il meglio. Il dopo è fatto di colpi di fucile. Anzi, di bazooka.

E’ proprio a proposito del rinvenimento del bazooka davanti alla sede del Cedir il 5 ottobre 2010, che Chizzoniti si scatena, scrivendo che fu «già utilizzato, quindi, sicuramente inoffensivo ma fisiologico catalizzatore di folgoranti conquiste romane». Ariminchia Signor Tenente!

E tanto per rimanere in argomento, sperando che la presenza di Federico Cafiero De Raho non garantisca quella continuità da altri «lungamente inseguita» con un passato che ha costretto la Procura a muoversi su un binario obbligato, Chizzoniti descrive un percorso che ha agevolato «facili carriere per i falsi profeti della giustizia penalizzando – di contro – i veri apostoli della Stessa nei cui confronti non sono mancati particolari attenzioni da parte di tanti spettri vaganti nella penombra dei corridoi della Procura autointercettata, visitata da ignoti (?) incursori sabotatori e soprattutto pluriavocata».

Insomma Cafiero De Raho – e lo sottoscrivo in pieno ed in verità l’ho scritto da tempo – «siede su una polveriera e non si illuda che gli artificieri, di comprovata esperienza, che, in assenza del Comandante Schettino si sono inchinati al Suo ben gradito arrivo (per me e per l’intera città), abbiano rinunciato a farla esplodere. Si preferisce invece la tecnica aristocratica e raffinata della delegittimazione personale che può correre anche via cavo o per cellule telefoniche satellitari e soprattutto attraverso scritti anonimi che resta lo sport più ampiamente praticato in città e dintorni».

Ora ciascuno si formi la propria opinione.

r.galullo@ilsole24ore.com

  • bartolo |

    caro galullo,
    più che su una polveriera cafiero de raho siderà su una montagna di mer..
    sono certo che il tempestivo intervento da parte della protezione civile e dei vigili del fuoco bonificherà l’ambiente. i tentativi di far passare la mer.. per polvere svaniranno dopo un’adeguata disinfestazione.
    saluti, bartolo iamonte.

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